AL CINEMA: SERGIO LEONE e IL DOPPIAGGIO
Alessandro Delfino ci porta... "Al Cinema". In questo speciale riscoprirete i film cult del grande regista e sceneggiatore italiano Sergio Leone, il papà del genere "Spaghetti Western". Pochi titoli ma che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e di cui oggi Alessandro ci parlerà ponendo un accento particolare sul fattore doppiaggio.
Speciale a cura di Alessandro Delfino
Pochi registi italiani sono riusciti ad imprimere il loro stile nel mondo; alcuni addirittura sono riusciti a prendere in prestito un genere non loro e rimodellarlo a piacimento riuscendo col tempo a superare il maestro. Uno di questi è stato sicuramente Sergio Leone che, imparando la lezione da John Ford ed i suoi western, è riuscito con i suoi film ad inventare un genere, denominato “Spaghetti Western”, per la sua assonanza con il nostro Bel Paese.
Con il suo primo film di successo, “Per un pugno di dollari”, rende famoso l’allora sconosciuto Clint Eastwood, con il suo sguardo glaciale, il sigaro e il famoso poncho. E sceglie come antagonista l’allora attore in ascesa Gian Maria Volontè. Il suo film diventa un mix di lingue, con l’americano Eastwood, l’italiano Volontè, la tedesca Marianne Kock e così via; un cast per niente facile da dirigere. Ma per fortuna, in fase di montaggio, Leone decide di affidare al direttore di doppiaggio Lauro Gazzolo il compito di trovare le voci italiane giuste per i personaggi: ecco così che l’attore teatrale Enrico Maria Salerno doppia Clint Eastwood (Joe), Nando Gazzolo doppia Gian Maria Volontè (Ramon Rojo), Rita Savagnone doppia Marianne Kotch / Marisol e lo stesso Lauro Gazzolo diventa la voce di Joe Edger / Piripero. Il risultato è eccezionale, Salerno riesce con la sua voce possente a restituire la durezza del timbro originale di Eastwood, mentre Gazzolo dona spietatezza e ambiguità al bandito Ramon.
Il successo di “Per un pugno di dollari” porta al seguito: “Per qualche dollaro in più”, dove vengono riconfermati Clint Eastwood e Gian Maria Volontè (questa volta nel ruolo di Indio) e un nuovo attore, anch’egli sconosciuto: Lee Van Cleef, qui nel ruolo del colonello Douglas Mortimer. Con il suo aspetto autorevole serviva una voce altrettanto imponente e la scelta cade su Emilio Cigoli (voce molto famosa nei western, grazie a John Wayne). Cigoli torna inoltre a doppiarlo nel terzo film della trilogia: “Il buono, il brutto, il cattivo”, con di nuovo Eastwood nei panni del protagonista (il buono), Van Cleef questa volta nei panni dell’antagonista (il cattivo) e una nuova entrata: Eli Wallach (il brutto), vero protagonista della pellicola più famosa di Sergio Leone. Sul formidabile attore americano, viene scelto Carlo Romano (voce caratterista di attori come Jerry Lewis, Bob Hope e Fernandel) che riesce a dare al personaggio di Tuco una simpatia tale da oscurare i suoi due piu famosi colleghi.
E’ il 1968 e Leone comincia ad essere stanco del genere western, dicendogli addio con il film “C’era una volta il west”, con un cast stellare: Henry Fonda, Charles Bronson e Claudia Cardinale. Per Henry Fonda, al suo primo ruolo negativo, viene di nuovo chiamato Nando Gazzolo, che però a differenza dei precedenti personaggi di Ramon e Indio, dona all’assassino Frank, eleganza, miscelata ad un glaciale sadismo. Sul suo antagonista e cowboy solitario Armonica, interpretato da Charles Bronson, troviamo Giuseppe Rinaldi (grande voce di attori come Paul Newman, Marlon Brando e Jack Lemmon), che dona dei bassi straordinari al personaggio ombroso di Armonica, quasi lo specchio di Frank, ma con un codice d’onore. Completa il cast Rita Savagnone, che doppia la prostituta Jill, interpretata da Claudia Cardinale, che all’epoca veniva spesso doppiata, per via della sua voce roca, in contrasto con il suo bel viso d’angelo.
Con questo film, Sergio Leone chiude in bellezza gli anni sessanta, entrando già nella leggenda e, dopo la parentesi avventurosa con “Giù la testa”, si limita a produrre per tutti gli anni settanta (ad esempio “Il mio nome è nessuno” con Terence Hill ed Henry Fonda) e i primi anni ottanta lanciando il giovane regista e attore Carlo Verdone. Ritornerà alla regia con l’ultimo film della sua carriera, ancora ad oggi considerato un capolavoro del cinema: “C’era una volta in America”. Il film narra la storia del gangster Noodles e della sua ascesa fino alla fuga per poi ritornare dopo tanti anni invecchiato, per indagare su una vecchia storia. Il cast è immenso, ma anche quello vocale, questa volta scelto dal direttore e doppiatore Riccardo Cucciolla: Ferruccio Amendola su Robert De Niro (Noodles) anche se all’inizio Leone voleva Pino Colizzi, ma lo stesso Colizzi gli consigliò Amendola, come voce ufficiale dell’attore), Sergio Fantoni per James Woods / Max Bercovicz, Rita Savagnone su Elizabeth McGovern (Deborah Gelly), Leo Gullotta su Joe Pesci (Frankie Monaldi), Gigi Reder su Burt Young (Joe), Franco Latini su Larry Rapp (Fat Moe Gelly), Maria Pia Di Meo su Tuesday Weld (Carol) e Vittoria Febbi su Darlenne Fluegel (Eve). Completano il cast le giovani voci di: Riccardo Rossi su Noodles, Georgia Lepore su Deborah (interpretata da una sconosciuta Jennifer Connelly), Massimo Rossi su Max e Francesco Pezzulli su Fat Moe. Se col tempo battute memorabili sono rimaste nel nostro immaginario possiamo ringraziare le nostre grandi voci nell’ombra. E una di queste ci svela che proprio una delle battute del film del regista romano e’ sempre stata una delle sue preferite, ascoltalo in questo video
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