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Martin Scorsese e il doppiaggio

 

Un altro grande speciale sul #sitodellevoci. Alessandro Delfino lo ha dedicato a Martin Scorsese, ripercorrendo la sua luminosa carriera di regista, e analizzando le sue opere anche dal punto di vista della trama e del doppiaggio. Fino a "The Irishman", film Netflix che ha portato sui nostri schermi i grandi Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino.

Recensione a cura di Alessandro Delfino


Quando ci fermiamo a guardare un film, da cosa possiamo capire se è vera “Arte cinematografica” oppure un semplice film di intrattenimento? Oggi viviamo in un’epoca piena di CGI ed effetti speciali ed è sempre più netta la separazione tra “film d’autore” e “film commerciale”. Eppure negli anni '70 c’erano dei registi che riuscivano grazie al loro talento a mettere insieme le due cose, ovvero trasformare un film puramente autoriale in una pellicola godibile da tutti, molti sono divenuti veri e propri capolavori nel tempo; i registi della cosiddetta “New Hollywood” erano: Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Woody Allen, Brian De Palma e soprattutto Martin Scorsese, il grande regista italo-americano. Sicuramente Martin Scorsese è uno che ha dimostrato di saperli fare i film, dando il suo tocco registico, ma senza dimenticarsi di raccontare storie interessanti in modo da poter catturare il pubblico; la sua filmografia a partire dai primi anni '70 fino ad oggi è vasta, ma, vista l’uscita di “The Irish Man”, voglio focalizzarmi sui due protagonisti storici con cui Martin ha collaborato in diverse pellicole “cult”: Robert De Niro e Joe Pesci.

E’ il 1980: Scorsese è sull’orlo della depressione dopo lo scarso successo del film musical “New York New York” e Robert De Niro (già interprete di diverse pellicole del regista tra cui “Mean Streets”, “Taxi Driver” e lo stesso “New York New York” assieme a Liza Minnelli), propone a Scorsese di girare una biografia sul pugile italo-americano degli anni 40 Jake LaMotta, grande campione, ma con una vita privata molto travagliata; è proprio qui che per la prima volta De Niro recita assieme a Joe Pesci, che interpreta il fratello minore e manager di Jake, Joey.

Il film è un grandissimo successo, tanto che la coppia ottiene due nomination, una come attore protagonista e l’altro come non protagonista, portando De Niro all’Oscar grazie alla sua interpretazione, ritenuta una delle più intense nella storia del cinema. L’edizione italiana del film vede Renato Izzo, direttore di doppiaggio della C.D. scegliere Ferruccio Amendola come voce di Jake LaMotta e Piero Tiberi di Joey (voce di Dan Aykroyd nel film “Blues Brothers”); i due doppiatori instaurano una chimica unica, tale non solo da raggiungere l’originale, ma da riuscire a colorare l’interpretazione con una leggera inflessione siciliana. 
La coppia De Niro-Pesci funziona talmente bene che Scorsese decide di riproporla esattamente dieci anni dopo in uno dei film più famosi e indimenticabili del regista: “Quei bravi ragazzi”. Questa volta il protagonista è Henry Hill (interpretato da Ray Liotta), giovane gangster in ascesa, insieme a Jimmy Conway (Robert De Niro) e Tommy De Vito (Joe Pesci).

Il film è una parabola sul mondo dei gangster, tanto da essere considerato il nuovo “padrino”; questa volta il duo diventa trio ed è il turno di Joe Pesci vincere l’Oscar per il miglior attore non protagonista, grazie al ruolo del sanguinario Tommy che ruba spesso in più occasioni la scena al protagonista Henry. Questa volta è il turno della CDC di occuparsi dell’edizione italiana del film; il direttore Manlio De Angelis sceglie Cesare Barbetti come voce di Henry Hill, riconferma Ferruccio Amendola su Jimmy Conway/Robert De Niro e si distribuisce su Tommy De Vito/Joe Pesci; il risultato è straordinario, il finto siciliano di De Angelis non solo riesce a dare vita a brillanti duetti con Barbetti e Amendola, ma a portare nell’immaginario collettivo battute come: “Mi trovi buffo?” 

Non passa molto prima che la coppia De Niro/Pesci si ricomponga con Scorsese nel film “Casinò”, con Sharon Stone come protagonista femminile; il film narra la storia di Sam Rothstein, chiamato “Asso” per via della sua abilità con le scommesse nei Casinò, tanto da diventare ad un certo punto il padrone di uno di essi, con Nicky Santoro (Joe Pesci) sua guardia del corpo personale e Ginger McKenna (Sharon Stone) bionda fatale che farà perdere la testa a Sam, tanto da arrivare a farla diventare in poco tempo sua moglie; ma le cose belle spesso lo sono solo in apparenza. L’edizione italiana cambia ancora: questa volta è la Dea5 ad occuparsi del doppiaggio e chiama Francesco Vairano per scegliere il cast di voci; torna Manlio De Angelis su Joey Pesci/Nicky Santoro, dopo il grande successo di “Basic Instict” viene richiamata Cristiana Lionello su Sharon Stone/Ginger McKenna e sul protagonista Robert De Niro/Sam Rothstein viene scelto Gigi Proietti, che già aveva doppiato De Niro nel primo film in coppia con Scorsese, “Mean Street” e “Gli ultimi fuochi” di Elia Kazan.

Ferruccio Amendola, nel frattempo divenuto doppiatore ufficiale di Robert De Niro rimane deluso della scelta di non mettere la sua voce su De Niro vista ormai l’affezione del pubblico verso il binomio. In ogni caso la coppia vocale Proietti/De Niro funziona e ci regalano un protagonista scaltro, ma umano e pieno di difetti in perfetto connubio con gli altri due doppiatori; Proietti inoltre, più vicino di età a De Niro e più simile come timbro riesce ad incollarsi perfettamente non facendo rimpiangere per nulla il binomio precedente.
Dopo piu di vent’anni finalmente la coppia torna insieme, diretta dal regista nel film “The Irishman”, insieme ad un magistrale Al Pacino. Non perdetevelo!

 

Articolo a cura di Alessandro Delfino

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