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Coronavirus il mezzo RADIO è veramente in crisi?

Crisi della radio per colpa del Coronavirus? Si parla di ascolti a picco, di raccolta pubblicitaria ridotta al minimo, tutta colpa del Covid-19 che l’ha messa in ginocchio e chissà se si rialzerà più. Ma è davvero così? Una ricerca condotta da GfK - Media Measuremen per conto di TER – Tavolo Editori Radio che trovate in versione pdf scaricabile sul sito Aeranticorallo.it, sembra smentire tutto questo. Ce ne parla Patrizia Simonetti.

Articolo realizzato da  Patrizia Simonetti

https://soundcloud.com/voci-fm/radio-coronavirus-ascolto-gfk-radioter

Il 22 marzo 2020 a Bergamo, nel bel mezzo della zona italiana più colpita dal Covid-19, nasce Radio GAMeC, subito definita “la radio dal fronte”. Il 15 aprile a Perugia sboccia Mascheradio, che si appoggia in orari definiti sulle frequenze dell’ospitale Radio Umbria. Alcuni studenti di Bolzano danno vita a Radio Quarantenna. E il 6 maggio si accenderà online Radio Naviglio per ospitare tutto ciò che fisicamente non si può più organizzare sul lungargine. E sono soltanto alcune delle emittenti fiorite come rose sull’asfalto duro e grigio di questi giorni per consolare, rassicurare, tenere compagnia, informare, lanciare campagne di solidarietà, raccogliere fondi per l’emergenza, organizzare flash mob sui balconi. E per mettere insieme tante testimonianze a dipingere un quadro della situazione che resterà a memoria, come il podcast Radio Londra 2020, diario della quarantena. Tutte pronte poi a unirsi alle più grandi, anch’esse fonti di buonumore e informazione, quando ce n’è bisogno, a fare rete, come è stato il 20 marzo con La Radio per l’Italia.

Tutto inutile? La radio ha davvero i giorni contati? La ricerca intitolata “L’ascolto della Radio ai tempi del Covid”, realizzata con l’obiettivo di tracciare la discesa, o l’ascesa, del ruolo e della funzione del mezzo radiofonico in Italia nei giorni di quarantena, sembra invece dissolvere le previsioni più funeree. Tra i vari parametri, quello più evidente della situazione generale: la riduzione degli spostamenti fisici delle persone, che comunque, quando si muovono, lo fanno per lo più con la propria auto e molto spesso ascoltando la radio. Ebbene, dai dati raccolti emerge che, nonostante si sia molto ridotto l’ascolto della radio in macchina, proprio in rapporto ai minori spostamenti, tale riduzione non è poi così pesante. E questo grazie al fatto che la maggior parte delle persone abituate ad ascoltare la radio prima dell’emergenza, continuano a farlo anche ora, mentre una piccola ma significativa parte di italiani che prima non lo faceva, ha iniziato a farlo proprio in questi giorni di isolamento sociale. Aumenta infatti l’ascolto da casa che diventa prevalente, e si allunga in generale anche il tempo cui ci si dedica a tale attività, e non solo quando ci rilassiamo e ci riposiamo.

In tempo di quarantena, ascoltiamo tutti di più la radio soprattutto mentre ci dedichiamo alle consuete attività quotidiane come fare le pulizie e mangiare, fare colazione, ma anche ai nostri hobby e passatempi cui ovviamente in questi giorni regaliamo tutti più tempo del solito l’ascoltiamo facendo ginnastica, persino studiando o lavorando. Al calare dell’uso dell’autoradio, fa dunque da contraltare l’aumento dell’utilizzo di altri device come la classica radio fm e AM, lo smartphone, soprattutto tra i giovani, la televisione, il PC e gli smart speaker, a creare un picco di ascolto per le app e i siti delle emittenti. Diventa infatti ancora più importante la radio come compagnia, soprattutto per le persone che si ritrovano sole in casa e a volte e il silenzio si fa insopportabile, e come fonte di distrazione, con la musica a sviluppare un senso di unità e condivisione anche con chi è lontano. E si accentua il ruolo fondamentale dell’informazione. La ricerca mostra chiaramente negli ultimi giorni ascoltiamo la radio molto più attentamente, eleggendola quasi a fonte primaria di notizie e aggiornamenti relativi al Covid. E in parallelo aumentano anche la fiducia e la credibilità nei confronti di chi quelle notizie ce le racconta, i nostri conduttori preferiti della nostra emittente prediletta, con cui si è instaurata una sorta di familiarità, e ci viene più spontaneo interagire, mandando messaggi o telefonando. Il Coronavirus ha ucciso la radio? Non ci sembra proprio.

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