Il web viene incontro alla cara vecchia radio
"La radio oggi e domani" è la nuova rubrica del #sitodellevoci curata da Davide Camera. Nell'articolo Davide ripercorre la storia della radio, dalle prime emittenti in FM degli anni 70 fino alle Webradio di oggi, palestra per tante giovani voci. Buon ascolto.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/radio-futuro-webradio
Negli anni Settanta, poteva succedere a un ragazzo di 15 anni di essere "sbattuto in diretta" senza mai avere fatto un provino. Se stavi a galla, magari perché da bambino ti eri esercitato tante volte sul Gelosino e perché ascoltavi tanta radio, allora forse potevi ragionevolmente pensare di poter continuare la tua avventura nel magico mondo della modulazione di frequenza. Diventare un personaggio nel tuo quartiere o nella tua città, creare qualche invidia o ammirazione nella classe che frequentavi, cominciare a essere riconosciuto in giro dalla tua voce. Magari, aiutarti con il microfono a rompere un'atavica timidezza. Questa è, né più né meno, la storia della mia vita e quella di molti altri che in quel periodo avevano iniziato a fare radio, in quella che a ragione si può ritenere la prima generazione delle emittenti libere in Italia. Una generazione che parte dai fondatori, nati negli anni Cinquanta e giovanissimi pionieri che si costruivano materialmente le emittenti ancora abusive, e finisce con quelli come noi che videro la luce nella prima metà dei Sessanta, e che ancora a pieno titolo facevano parte di quella fase pionieristica. Qualcuno, come i miei amici Diego Albanese e Stefano Pittarello, iniziò addirittura più giovane di me, da bambino o poco più (Diego è del '74 e nel '79 era in onda a Venezia su Radio San Polo!).
Già nei primi anni Ottanta, la radio libera perdeva la sua primaria innocenza, diventava più professionale, meno amatoriale, pur rimanendo fondamentalmente quello che era: un'altra voce, più a misura d'uomo e diversa dalla Rai che a quel punto era costretta a rincorrere. Tutto un altro mondo rispetto a oggi, dove le radio fanno la corsa invece per "far vedere" le loro trasmissioni, l'FM viene data costantemente in disarmo ma ancora continua a vivere, specie nelle autoradio, e a non essere soppiantata dal decantato DAB ed è comunque affiancata dal digitale terrestre per l'ascolto in casa. Impensabile davvero oggi non solo che un quindicenne del tutto acerbo possa essere mandato in onda, ma neppure messo in regia a mandare in onda la musica. La musica, certo, perché in questa radio 3.0 o forse 4.0 i dischi non ci sono più, ci sono i file audio, che in termini di resa, va riconosciuto, si sentono immensamente meglio rispetto ai nostri amati vinili analogici. Diamo per scontato, lo dicono non a torto anche i vari Linus & C. che oltre che uomini di radio sono genitori, che agli adolescenti di oggi la radio interessi poco o nulla. Si fanno le loro scalette sullo smartphone attraverso piattaforme come Spotify che non a caso anticipa i nuovi singoli degli artisti ancor prima delle radio, e se proprio vogliono seguire qualcosa in diretta lo trovano sui social, o magari vanno a cercarsi lo streaming della radio che lo mette in onda.
Tutto giusto e sacrosanto, così come però le generazioni più adulte stanno imparando a conoscere proprio lo streaming: ce l'hanno ormai tutte le emittenti in FM, grandi o piccole che siano. Aumenta la loro diffusione in maniera esponenziale e se vogliamo capillare, perché si può accedere dove ci sia una connessione, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, ha un suono molto più pulito di quello di un'emittente via etere con segnale analogico, senza fruscii o sporcature di sorta, e l'emissione è molto più economica dato che per dare una compressione ed un'equalizzazione a quello che esce non servono apparecchiature costose, sofisticate e dedicate, ma basta un semplice software che dà risultati incredibili sotto questo profilo. Impareremo in altri servizi a conoscere meglio il mondo composito delle webradio, che è variegatissimo: ci sta proprio di tutto, come nella fase del Far West in FM. Ma la differenza è che non ci si pesta i piedi. Ognuno può avere il proprio spazio senza toglierlo per questo ad altri, il suo angolino sul web.
Così troviamo le radio nazionali o regionali che oltre a diffondere la stazione principale, aprono sulla rete anche una serie di webradio dedicate; le stazioni che vivono una seconda vita dopo aver chiuso in FM magari molti anni prima; i personaggi che credono – bontà loro – di poter rivaleggiare con le grosse radio; editori veri che compiono operazioni dedicate sul web, come nel caso di Lolliradio; le università che possono essere autentiche palestre per giovani che abbiano ancora voglia di imparare a conoscere e fare la radio, e poi ancora altro. Nel web si trova davvero di tutto. Anche perché, per aprire una webradio basta avere una connessione internet e poco altro. Non è necessaria una concessione governativa, né mettere su un'impresa o un'associazione. Non serve uno studio ma si può andare in onda da casa. Magari, se non si vuole che tutto salti, ci si rivolge a un provider che diffonderà il tuo segnale, quasi come fosse un vecchio ripetitore, ma è qualcosa di molto diverso e ne parleremo. Se poi si vuole mandare la musica "normale", quella protetta dai diritti d'autore, si pagano anche le licenze, altrimenti si ricorre a brani con licenza "Common Creative": ce ne sono davvero di eccellenti, ma certo se vuoi mandare un pezzo dei Beatles o dei Queen, non puoi farlo.
Noi però eravamo partiti dal 15enne che negli anni Settanta poteva finire di colpo in diretta: oggi può aprirsi la sua piccola webradio, o al limite ancora meglio, creare il suo podcast, diffondendo i suoi show in rete, che poi si ascolteranno in apposite piattaforme. Non c'è neppure la preoccupazione di coprire le 24 ore di programmazione. E poi sul web sei libero, non hai quei pali e paletti, lacci e lacciuoli imposti dalle direzioni artistiche delle varie emittenti in FM. Il limite, invece, è non avere al fianco la persona esperta che ti può indirizzare su quello che puoi fare o quello che non puoi fare in onda. Questo lo si trova comunque in alcuni siti che propongono anche dei tutorial, ma per forza di cose è diverso dalla presenza fisica. Poi ci sono, ahinoi, i talent, presenti anche nel mondo della radio. Attenzione: gli insegnanti, spesso conduttori bravissimi e titolatissimi, possono insegnare i rudimenti, i fondamentali. Si può diventare potenzialmente un buon conduttore: il talento, quello di Federico l'Olandese Volante, di Anna Pettinelli, di Albertino, di Clelia Bendandi, Emilio Levi, Antonella Giampaoli, Gianni Riso, Claudio Cecchetto, Rosaria Renna, insomma di chi negli anni ha reso grande la radio in Italia....beh, quello, come nel calcio, nel teatro e in ogni altra cosa, è innato e viene sicuramente migliorato dai fondamentali. Che sia FM o web, insomma, occorre avere la cosiddetta "marcia in più" e fare la radio per il piacere di farla. Anche perché, prima o dopo, anche noi avremo bisogno per motivi anagrafici di un...ricambio generazionale! Nel prossimo articolo parleremo meglio del grande universo delle webradio e dei podcast. Dove, forse, risiede una parte del futuro di questo mondo. Non tutto, comunque.









