Cara vecchia Radio Luna
Torna Enzo Mauri con la sua rubrica "La storia della radio". Argomento di oggi le prime radio libere degli anni 70, con un focus sulla romana "Radio Luna" che possiamo a tutti gli effetti considerare il primo network italiano.
Articolo realizzato da Enzo Mauri
https://soundcloud.com/voci-fm/radio-storia-speaker-radioluna
A metà degli anni 70, l’effetto dirompente del fenomeno “radio libere” si diffuse su tutto il territorio nazionale. Fare radio divenne una vera e propria moda, favorita dal desiderio dei giovani, che all’epoca si contavano numerosi nella popolazione italiana contrariamente ad oggi, di uscire dall’anonimato, dire la propria o semplicemente divertirsi trasmettendo buona musica. Fra gli altri elementi che contribuirono al proliferare delle piccole emittenti, i costi relativamente bassi dell’attrezzatura, rimediata nell’ambiente domestico o auto-costruita e la modulazione di frequenza vuota che permetteva con pochi watt di coprire con il segnale vaste porzioni di territorio. Il numero di radio che nel 1976 crebbe a dismisura creò in seguito un sovraccarico nell'FM dove, in assenza di regole, vigeva la legge del più forte.
Sulla stessa frequenza capitava che si trovassero più segnali che interferivano tra loro. Molte emittenti sparivano con la stessa velocità che le aveva viste nascere, se i costi per l’avvio dell’attività risultavano accessibili, non lo erano altrettanto quelli di mantenimento che tra bollette e spese varie potevano raggiungere diversi milioni di lire al mese. Nell’epoca pionieristica delle prime radio libere italiane, nessuno sapeva esattamente cosa fare, le uniche fonti cui ispirarsi furono i canali Rai, Radio Montecarlo e Radio Luxembourg di cui parlerò in un altro articolo. E’ anche vero che dopo l’entusiasmo iniziale, dove tutto o quasi si basava sulla creatività e l’improvvisazione del singolo, alcuni editori “illuminati” cominciarono a intravvedere nella radio un’interessante opportunità di guadagno.
A Roma l’editore Gianni Leuti fondò “Radio Elle” avendo già ben chiaro il concetto d’azienda, ideò anzi un sistema per estendere il proprio marchio oltre i confini regionali, sebbene la legge non lo permettesse perché la diretta nazionale era prerogativa della sola Rai. A quell’idea si ispirarono alcune strutture fra cui “Radio Luna”, che può essere considerato il primo network nazionale italiano. Nella sede di viale Medaglie d’oro a Roma venivano registrati una serie di trasmissioni, poi distribuite alle emittenti associate che dovevano avere il nome “Radio Luna” abbinato a quello della città da cui trasmettevano. Il fatto che i programmi fossero trasmessi, sia pur incisi su nastro, tutti alla stessa ora faceva si che l’ascoltatore in giro per l’Italia per lavoro o turismo avesse l’illusione di una diretta nazionale. Nell’epoca di maggiore espansione si contarono in Italia 50 “Radio Luna”, qualcuna è arrivata fino ai giorni nostri ovviamente con caratteristiche diverse. All’inizio le voci in onda furono Francesco Acampora, Cristiana Nieddu, Clelia Bendandi, Daniela Debolini e Foxy John.
Le trasmissioni avevano degli spazi appositi per le pubblicità locali. Negli studi romani, la stanza adibita alle duplicazioni era dotata di una cinquantina di registratori a bobina Revox, dopo di che i programmi venivano spediti via posta alle varie “Radio Luna” situate sul territorio nazionale. Ogni volta che la famiglia si allargava, alcuni conduttori andavano a inaugurare la nuova sede, trasmettendo in diretta per un giorno. L’unica idea possibile in quel periodo per creare un’interconnessione sia pur fittizia aveva i suoi limiti: la qualità delle registrazioni spesso scadente (ma poteva dipendere anche dalle testine usurate dei Revox su cui erano trasmesse) e i conduttori poco empatici perché per ovvie ragioni non potevano fare alcun riferimento all’attualità, le trasmissioni, infatti andavano in onda con diversi giorni di ritardo rispetto a quando erano incise. In seguito alle bobine si preferirono le più pratiche cassette. Nei primi anni 80 il network “Radio Luna” cessò d’esistere, per far posto ad altri circuiti radiofonici con caratteristiche simili alla struttura romana.









