La rivoluzione del web ai tempi della pandemia
Il Web ha rivoluzionato il mondo della radio. Oggi, avendo una connessione internet, è possibile ascoltare la nostra radio preferita in qualsiasi parte del mondo, cosa impensabile fino a qualche anno fa. In occasione del lockdown poi, le Webradio hanno funzionato come vere e proprie emittenti di servizio. Di questio ci parla Davide Camera in "La radio oggi e domani".
Servizio realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/radio-webradio-rivoluzione
Se colleghiamo il web alla radio, ci troviamo di fronte a una materia sterminata: c'è spazio per tutti e non c'è il rischio di un Far-West come avviene invece per le limitate frequenze radiofoniche nella vecchia modulazione di frequenza, che fino alla scoperta del digitale dava la migliore possibilità, in analogico, di far suonare bene la radio e la musica trasmessa. I principali problemi in FM sono da sempre i fruscii inevitabili soprattutto in trasmissioni stereofoniche, quindi da nascondere con l'uso appropriato di compressori-espansori di dinamica, e soprattutto la necessità di avere ripetitori molto potenti e in posizioni strategiche. Questo perché al primo ostacolo il segnale in modulazione di frequenza incontra dei problemi. La dimostrazione tipica l'abbiamo sempre avuta in Veneto, dove le radio veneziane, se non avevano una frequenza per Venezia e una per Mestre, si perdevano nella zona di San Giuliano, subito dopo il ponte translagunare che collega il centro storico con la terraferma.
È lo stesso comune, ma le radio di Mestre non si sentivano a Venezia e viceversa, salvo avere due segnali diversi, e in genere due diverse frequenze. Questo spiega anche perché difficilmente una radio di terraferma sfondava in centro storico, così come al contrario. Poi c'erano le postazioni privilegiate, che in Veneto erano sul Monte Venda e sul Cesen, ma costavano fior di quattrini e solo le radio grosse, Rai e private, se le potevano permettere. Il web ha cambiato tutto. Basta una connessione, basta un buon segnale in uscita, anche compresso come mp3, e la webradio si riceve da qualsiasi parte del mondo. Naturalmente ci si è accorti subito che le webradio non sono un business, per lo meno non lo sono ancora. Ma in occasione del lockdown, come già abbiamo detto, hanno funzionato come emittenti di servizio alle volte di più delle radio tradizionali, nazionali e regionali, talvolta spiazzate nelle loro certezze scientifiche sulla programmazione e sul palinsesto. Beninteso: anche le radio in FM hanno il loro segnale sul web, ma comunque rispondono ad altre logiche. Anche se sempre più spesso moltiplicano lì le proprie stazioni con nuovi canali dedicati, e magari musicalmente tematici. Lo fa RTL, lo fa Radio Deejay, anche Radio Padova.
Si dà sfogo in questo modo a gusti musicali del singolo disc-jockey appassionato di un certo tipo di musica, e magari serve anche per sperimentare un certo tipo di fidelizzazione all'ascolto, al di fuori dell'emittente ammiraglia. Talvolta, inoltre, come nel caso di RTL, le radio sul web si trovano anche sul DAB+. C'è anche da dire che prima del lockdown, gli esperti si dividevano su un possibile successo del web radiofonico: c'era chi lo indicava come possibile strada per il futuro, chi invece sosteneva che non potrà mai soppiantare la radio tradizionale, che sia ancora FM oppure appunto DAB o digitale terrestre, segnale audio sui canali televisivi. Il lockdown ha sparigliato le carte anche in questo settore, come in molti altri, proprio perché chi è libero da dettami economici, da regole rigide, dall'impossibilità di sperimentare può prendersi uno spazio e riempirlo come vuole. Una strada è stata spesso indicata in questi anni dalle webradio universitarie, dove giovani volonterosi, guidati magari da qualche docente ex dj o comunque appassionato di radio, avevano già indicato delle strade da cogliere per il futuro. Comunque, di che cosa c'era bisogno nei primi mesi della pandemia, e anche oggi: di notizie, di informazione possibilmente attendibile, possibilmente locale.
Situazione questa che ha agevolato sul web il fenomeno delle street-radio: impossibile avere la frequenza, le concessioni ormai si possono comprare solo da chi le vende e comunque sono costosissime. Ma c'è il web, basta fare un po' di tam tam anche sui social e ci si connette, magari si fa anche la diretta collegata ai social, a condizione di non mandare la musica. Ma se l'importante è informare non c'è neppure la necessità di fare la radio secondo criteri e stilemi noti. Certo, in questo panorama, esistono comunque delle webradio che se andassero in FM non sfigurerebbero. In genere le guidano professionisti della radio tradizionale che uniscono il loro mestiere alla libertà che dà questo tipo di mezzo. I limiti sono legati all'utilizzo della musica protetta e ai suoi costi. Questo aspetto lo spiegheremo in modo dettagliato in un prossimo servizio, dove affronteremo meglio anche il discorso dei podcast. Un'altra strada propria del web, dove si può fare radio anche senza la radio.









