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Le radio pirata del Nord Europa

Le prime radio libere italiane furono definite anche “pirata” non solo perché in odore di illegalità, ma anche per le affinità con un importante fenomeno che interessò la radiofonia negli anni ’60. Ce ne parla Enzo Mauri nella consueta rubrica dedicata alla storia della radio.

Servizio realizzato da Enzo Mauri

https://soundcloud.com/voci-fm/radio-pirata-europa-broadcasting-caroline

Come già accennato dall’amica e collega Prisca Civitenga nel suo articolo sul film “I Love Radio Rock” del 2009, il fenomeno della radiofonia libera italiana ha origini lontane che risalgono alla fine degli anni ’50. All’epoca come risposta ai monopoli statali che non tolleravano alternative alle emittenti governative, un manipolo di temerari decise di sfidare la legge con strutture nella fattispecie definite “offshore”. Le radio indipendenti irradiavano il loro segnale da vecchie imbarcazioni in disuso, ancorate in acque internazionali e quindi fuori dalla giurisdizione dei rispettivi governi. Il fatto che le radio trasmettessero su delle navi procurò loro il soprannome di “pirata” aggiunto al particolare non indifferente che fossero comunque illegali. Il fenomeno che interessò soprattutto l’Europa del nord, nacque non tanto con connotazioni politiche quanto per diversificare l’offerta musicale unita a quella commerciale. Bisogna considerare che all’epoca in cui la tv in Europa muoveva i primi passi la radio rappresentava il mezzo di comunicazione di massa più diffuso, punto di riferimento per la popolazione di ogni età ma in particolare dei giovani, allora numerosissimi, mossi da un profondo sentimento di rivalsa dopo gli anni bui della guerra.



Le emittenti statali dalla programmazione ingessata e numero di ore dedicate alla musica limitate, non erano in grado di intercettare i gusti del pubblico giovane sempre più rivolto a un prodotto alternativo. Erano i tempi in cui ad esempio la BBC britannica per un preciso accordo fra la Phonographic Performance Limited e il sindacato dei musicisti non poteva trasmettere più di 28 ore settimanali di brani riprodotti da dischi. Inoltre l’unica musica trasmessa apparteneva alle principali etichette discografiche come Decca, Philips e Emi lasciando fuori tutte le indipendenti con relativi artisti. Va da se che in una simile situazione le emittenti pirata trovarono terreno fertile dove diffondersi, divenendo una ghiotta opportunità soprattutto per i marchi esteri, americani in particolare, che non trovavano spazio in Europa a causa delle politiche protezionistiche dei rispettivi governi. Ad aprire le danze, è il caso di dirlo, fu la danese Radio Mercur che nel 1958 iniziò le trasmissioni dalla nave da trasporto Cheeta I. L’intrattenimento era in stile americano, molto veloce e con poco parlato, la stessa musica proveniva in larga parte dagli Stati Uniti, purtroppo dopo appena 4 anni, nel 1962 le autorità danesi vararono una legge antipirateria che, di fatto, fece chiudere Radio Mercur con conseguente sequestro delle attrezzature. L’esperienza di Radio Mercur non fu vana perché servì da riferimento a molte altre emittenti nate negli anni successivi come l’olandese Radio Veronica in onda dalla nave faro Borkum Riff dal maggio 1960. Fu l’emittente dove esordì Frederik Van Stegeren “l’Olandese Volante” poi divenuto una delle voci in Fm più famose in Italia e non solo.

Il disc jockey registrava i programmi a terra, poi le bobine venivano portate sulla nave per essere trasmesse. La più famosa di tutte alla cui storia s’ispirò il film “I Love Radio Rock” fu la britannica Radio Caroline, dal nome di una delle figlie del presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Fondata dall’irlandese Ronan O’Rahilly già manager dei Rolling Stones, Radio Caroline iniziò le trasmissioni nel marzo del 1964, nel luglio dello stesso anno nacque l’alleanza con Radio Atlanta fondata dall’ex discografico americano Allen Crawford e l’ex maggiore dell’esercito Oliver Smidley. Le due emittenti si spartirono il territorio di competenza cambiando la denominazione in Radio Caroline North e Radio Caroline South. Il successo fra il pubblico giovane fu enorme, si parlò di 9 milioni di ascoltatori giornalieri. Di fronte a una simile sfida il governo britannico non stette troppo a lungo a guardare, sotto il governo del laburista Harold Wilson fu varata una legge che vietava le trasmissioni a tutte le emittenti “offshore” dall’agosto 1967. Solo Radio Caroline sopravvisse fino al 1990, di recente nel 2017 ha ripreso le trasmissioni, questa volta legalmente autorizzata. L’esperienza delle radio pirata aprì gli occhi alla BBC, la quale inauguro’ degli appositi canali d’intrattenimento musicale come BBC One, assumendo molte voci che provenivano dal mondo delle radio pirata.
 

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