Skip to main content

Podcast: cos'è' e cosa serve per realizzarlo

Oggi ci soffermiamo sui podcast, che con il passare degli anni e soprattutto per le giovani generazioni abituate a fruire dei contenuti a loro piacimento, si sono affiancati alla radiofonia tradizionale. Ecco l'articolo di Davide Camera.

Articolo realizzato da Davide Camera

https://soundcloud.com/voci-fm/podcast-equipment-homestudio

Oggi ci soffermiamo sui podcast, che con il passare degli anni e soprattutto per le giovani generazioni abituate a fruire dei contenuti a loro piacimento, si sono affiancati alla radiofonia tradizionale. Qualcuno nei giorni scorsi ha fatto una distinzione, che a nostro avviso è vera soltanto in parte. Secondo questa distinzione, la differenza tra il podcast e la radio normale, sarebbe che quest'ultima si compone di musica e di interventi parlati, mentre il podcast non sarebbe altro che uno show nel quale sono concentrati solo gli interventi parlati, senza la musica. Distinzione impropria, perché esistono anche dei podcast che sono vere e proprie trasmissioni, dove il conduttore propone anche dei brani musicali.

Occorre dunque rimettere ordine: lo streaming in genere è quello che diffonde una vera e propria diretta radiofonica sul web, sia per le stazioni tradizionali, come la Rai, le radio nazionali, regionali o locali, sia per le webradio. Il podcast invece è la realizzazione di singoli show, di episodi che non vengono trasmessi, ma condivisi in alcune piattaforme specifiche. Oppure si isolano come show dei frammenti specifici di trasmissioni tradizionali, per esempio le interviste, condividendoli anch'essi attraverso queste piattaforme. In genere la piattaforma viene scelta a seconda di quello che si vuole fare. Spreaker, per esempio, va benissimo in caso di podcast parlati, senza musica o magari con una semplice base neutra sotto, possibilmente di musica non tutelata da diritti oppure meglio ancora se qualcosa di proprio.

Mixcloud invece, che da ragione sociale dovrebbe pagare i diritti d'autore ai rispettivi titolari, in genere viene utilizzata dai disc-jockey, e quindi vi si trovano spesso dei mixati musicali completi, talvolta senza interventi parlati all'interno se non qualche stacco identificativo. Ne abbiamo citato due, giusto per operare una distinzione, ma sono moltissime e diverse le piattaforme, da Buzzsprout, a Transistor, e spesso agevolano i realizzatori degli show, mettendo a disposizione sul proprio portale degli strumenti per poter fare al meglio gli episodi, pur non avendo grandi attrezzature tecniche. Poi ci sono personaggi noti anche del mondo della musica, come Fedez, che sono organizzatissimi nella registrazione dei propri show parlati, avendo a disposizione degli studi veri e propri con microfoni professionali, mixer e così via.

Ma è una spesa che chiaramente non si possono permettere tutti, specie gli studenti che vogliono mettere in rete dei loro episodi, talvolta chiacchierate tra amici, magari in questo periodo necessariamente a distanza, con Skype o con altri software. Che cosa serve? Sicuramente quello che serve, lavorando con il PC, è un microfono USB che sia di buona qualità e magari abbia una presa per cuffia, che consenta di sentirsi mentre si parla, proprio come durante una diretta radiofonica. Facciamo due esempi di microfoni realizzati a questo scopo e che mettono insieme una certa economicità e una buona resa, tenendo presente che in ogni caso per il podcaster, avendo già il PC, si tratta di un investimento: un microfono a condensatore che ha anche presa per cuffia, regolazioni e tasto mute è lo YETI, realizzato dalla Blue, ne esistono modelli più o meno nuovi. L'altro microfono adatto allo scopo è il Procaster della Rode, che è dinamico e quindi senza necessità di alimentazione esterna.

Sono due modelli diversi, ma studiati appositamente per chi vuole realizzare i propri show. Tecnicamente si può effettuare, normalizzare con una buona compressione e codificare le proprie registrazioni con un software gratuito ma completo come Audacity. Fermo restando che i contenuti possono essere dei tipi più diversi, ci sentiamo di dare solo due consigli, soprattutto alle giovani generazioni. Non sul linguaggio, siete voi che scegliete il vostro pubblico e viceversa, ma sicuramente sull'approccio alla diretta e quindi al microfono, che è uno strumento asettico, ma che va sentito in qualche modo come se fosse lui il vostro interlocutore, il vostro ascoltatore, e quindi va trattato con rispetto. Vale sempre il consiglio, che davano ai radiofonici della prima ora, di parlare come se si avessero di fronte due o tre persone. L'altro consiglio è la cadenza degli episodi: se cominciate a mettere in rete uno show è bene che lo facciate a intervalli regolari, che siano settimanali, quindicinali o anche mensili. Il pubblico del podcast deve sapere, ragionevolmente, quando troverà il nuovo episodio. Sui contenuti... beh, il bello viene lì. Perché la radio è un'operazione semplice, a prescindere dal mezzo, ma non facile.
 

Condividi su: