Gli anticorpi della Radio contro la pandemia
L'emergenza Covid ha riportato alla ribalta il mezzo radiofonico che ha saputo fronteggiare la situazione meglio della televisione, anche per propria "costituzione". Ce ne parla Davide Camera nel suo articolo.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/radio-pandemia-covid-consolidamento
La pandemia ha fatto molte vittime, ma paradossalmente la radio si è rinforzata, mezzo capace di lenire un pò l'ansia generale provocata da restrizioni, lockdown, zone rosse, notizie vere (e talvolta false) uscite a tamburo battente da quel tritacarne spesso incontrollabile che sono i social network. La radio ha saputo opporre la sua secolare esperienza, e insieme la sua duttilità, regalando quello che sa (o saprebbe) fornire: compagnia, intrattenimento, informazione verificata, spesso dalle voci dei diretti interessati, e poi ancora musica. L'emergenza Covid ha spezzato una spirale che ormai da molti anni si era creata, sulla base di radicate convinzioni da parte di editori e dirigenti di molta radiofonia importante: troppo spesso la radio era diventata frutto di un'esasperata pianificazione a tavolino, nella musica, nella programmazione, negli interventi degli speaker.
Ci si è accorti subito che l'ascoltatore, dallo scoppio della pandemia, chiedeva altro alla radio. Chiedeva di essere informato e intrattenuto. Soprattutto, aveva bisogno di un po' di serenità, essendo circondato dall'ansia profusa a piene mani, per esempio, da una televisione costretta a cambiare i propri programmi, a mandare in onda inviati costretti a parlare con la mascherina sul volto, a fare trasmissioni senza pubblico, a modificare il regolamento dei giochi, a utilizzare sempre di più i collegamenti in remoto via Skype, con continue perdite di segnali e ritardi spesso esasperanti. La radio ha fatto di meglio, decisamente, e molto si deve alla capacità dei conduttori di riprendere in mano il bandolo della matassa, quel bandolo che loro, ultimo terminale tra la radio e l'ascoltatore, attendevano l'occasione di riprendere.
Parlare al microfono di una radio, in diretta, non è operazione per tutti, e questo lo dimostra la difficoltà di un ricambio generazionale che ora qualcuno sta tentando con qualche esperimento come RadioZeta o RTL 102,5 News, due canali del gruppo radiofonico di Cologno Monzese. Però esiste una grammatica radiofonica che i conduttori attualmente in onda, spesso decani o comunque esperti, hanno imparato da anni e che non vedevano l'ora di poter nuovamente padroneggiare. Anche perché la grande capacità del conduttore radiofonico esperto, che magari ha cominciato quando ancora gli ascoltatori telefonavano alla stazione in onda, è quella di stabilire un'empatia immediata con chi ti sta sentendo, perché si mette dalla loro parte essendo stato prima di tutto ascoltatore.
In questo ha aiutato, strano ma vero, lo smart working, che in radiofonia è diventato una necessità, specie per le radio più importanti che hanno conduttori nati in diverse zone dell'Italia, costretti alle loro case dal lockdown. Per fortuna gli sviluppatori dei principali software di messa in onda utilizzati oggi dalle radio, si sono dimostrati attentissimi a questa esigenza e hanno studiato delle applicazioni dedicate, in grado di andare in diretta dalla propria casa, attraverso il computer, con un microfono USB che funge da scheda audio, oppure addirittura con il proprio smartphone avendo l'auricolare con microfono. Il tutto con collegamenti dedicati e quindi vedendo dal monitor la messa in onda della regia, e con un suono della voce molto simile a quello da studio, altro che i collegamenti con Skype o zoom cui ricorre la televisione.
Ma ad essere vincenti sono stati soprattutto i contenuti, dove i conduttori, così come gli autori che talvolta li affiancano, hanno potuto nuovamente ridare spazio alla parola, a quella intelligente, insomma alla radio autentica. Lo smart working si è quindi trasformato in questo caso in un'arma vincente, probabilmente destinata a proseguire nella radio anche oltre la pandemia. Non va dimenticato che ci sono comunque alcune emittenti che hanno fatto una scelta diversa, continuando a trasmettere dal proprio studio, ovviamente con protocolli rigidi legati alla sanificazione degli strumenti e al distanziamento delle persone in onda. Queste sono scelte, ma siccome alla fine conta quello che si sente, quello che viene trasmesso in diretta, la radio si è presa la sua ennesima rivincita, anche nei confronti dei soloni o dei guru che ciclicamente, ne annunciano il ridimensionamento o il decesso.









