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"Radio America”: Il commiato di Robert Altman

Cinema FM”, la rubrica curata da Prisca Civitenga che parla di come i film raccontano la radio, questa volta si sofferma sull'ultimo film di Robert Altman: “Radio America”, uscito nel 2006. Il regista, all'epoca ottantunenne, lascia il suo testamento artistico raccontando l'ultimo show di uno storico varietà radiofonico del Midwest americano costretto a chiudere. Un affresco corale con un cast di stelle, da Meryl Streep e Lily Tomlin a Tommy Lee Jones e Kevin Kline, da Woody Harrelson e John C. Reilly a Lindsay Lohan, fino a Garrison Keillor, il vero conduttore della trasmissione a cui è ispirato il film.

Articolo realizzato da Prisca Civitenga



Nel nostro viaggio attraverso l'universo radiofonico raccontato dal cinema non poteva mancare “Radio America”, l'ultimo film del maestro Robert Altman, uscito nel 2006, che rappresenta in un certo senso il suo testamento artistico. In “Radio America” troviamo tutte le cifre stilistiche di Altman, soprattutto quelle del periodo maturo, ritroviamo la sua poetica e la maestria del racconto corale. Il regista costruisce la storia intrecciando le vicende di numerosi personaggi, in questo caso una cinquantina sul palco, sovrappone i dialoghi con il suo famoso overlapping, usa i campi lunghi per dare uno sguardo d'insieme dove nessuno è protagonista, somma i dettagli, usa lo zoom non per focalizzare, ma per straniare. Attraverso piccole storie intime crea l'affresco di un mondo più ampio, di un'epoca, di una parte dell'America, il Midwest, che poi si riflettono sul tutto.

Un percorso stilistico partito da M.A.S.H. in cui il regista raccontava l'esercito, poi sono arrivati la politica e la musica country in Nashville, il cinema ne I Protagonisti, la moda in Prêt à porter e la danza in The Company. Stavolta il microcosmo è una trasmissione radiofonica di varietà, con musica country e folk, sketch, battute ed esilaranti pubblicità inventate. Un ritorno alle origini per la sua ultima opera, visto che in gioventù Altman si cimentò con i radiodrammi. L'occasione è stata la sceneggiatura di Garrison Keillor, conduttore, cantante, showman e divo della radio, che voleva trarre un film dalla sua pluridecennale esperienza alla guida del varietà A Prairie Home Companion. Altman intuì subito il potenziale, mantenne il nome della trasmissione, tradotto in italiano con La voce amica della prateria, il format e il conduttore. Il programma all'epoca andava ancora in onda ma Altman usò l'espediente narrativo di presentarlo all'ultimo show prima della chiusura. Il filo conduttore del film è tenuto da Guy Noir, interpretato da Kevin Kline, un detective che sembra uscito da un racconto di Raymond Chandler e che per sbarcare il lunario si ritrova addetto alla sicurezza dello show radiofonico.

Lo vediamo all'inizio del film uscire da un diner identico a quelli dei quadri di Hopper, è lui che ci spiega subito la situazione: “il programma radiofonico veniva trasmesso da un vecchio teatro, il Fitzgerald, e andava in onda da quando Gesù frequentava la terza elementare, ma il sabato sera richiamava ancora qualche centinaio di persone. Era un programma di varietà dal vivo, già morto e sepolto cinquant'anni fa, solo che nessuno si era preso la briga di farlo notare, fino a questa sera. Una grossa compagnia giù in Texas aveva comprato la stazione radio e il loro tagliatore di teste stava arrivando a St. Paul per chiudere la baracca e trasformare il teatro in un parcheggio”. La macchina da presa ci fa entrare con il pubblico nel teatro Fitzgerald di St. Paul, in Minnesota, ma dalla platea svoltiamo l'angolo e ci troviamo nel backstage, nei camerini dove regna la confusione, e iniziamo a conoscere i personaggi carpendo frammentarie parti di dialoghi. C'è il conduttore G.K., Garrison Keillor nei panni di se stesso, impegnato a raccontare aneddoti della sua lunghissima carriera; le Johnson Girls, le sorelle cantanti Yolanda e Rhonda, Meryl Streep e Lily Tomlin; la figlia di Yolanda, Lola, una scrittrice e cantante dai testi votati al suicidio, interpretata da Lindsay Lohan; i mandriani canterini Dusty e Lefty, Woody Harrelson e John C. Reilly, con la loro comicità ruspante, i doppi sensi e il puro stile western; la vecchia gloria del country Chuck, L.Q. Jones, ancora innamorato della moglie che porta i sandwich.



C'è la segretaria di produzione Molly, Maya Rudolph, impegnata a gestire il caos e gli indisciplinati protagonisti dello show e c'è il tagliatore di teste di cui tutti parlano e che incontriamo sul finale, uno strepitoso Tommy Lee Jones. Senza dimenticare i musicisti, i fonici e i rumoristi del vero programma radiofonico nei panni di loro stessi. Altman come al solito guida un cast di grandi star, senza che una prevalga sull'altra, per mostrarci il mondo di un antico varietà radiofonico: il disordine, il caos e la fretta nel dietro le quinte, l'ansia da prestazione, qualche capriccio da star, gli imprevisti in diretta e l'improvvisazione, la tenacia e la professionalità nel risolvere i problemi, il rigore dei tempi della messa in onda, gli stratagemmi al microfono, c'è tutto. Da citare anche il cast stellare del doppiaggio italiano: Roberto Pedicini, Oreste Rizzini, Sergio Di Stefano, Luca Biagini, Maria Pia Di Meo, Ludovica Modugno, Simone Mori, Perla Liberatori, Enzo Garinei e Valeria Valeri. “Radio America” è uno sguardo malinconico, affettuoso e struggente verso la Fine.

La fine di un'epoca, di una generazione, di un mondo che ormai è cambiato e forse della vita stessa. Ma non c'è dramma in questo, è il naturale corso delle cose, Altman tratta il tema con delicatezza ed ironia. Il suo commiato è affidato alla misteriosa figura interpretata da Virginia Madsen, un'affascinante angelo della morte dai riccioli biondi, avvolta da un trench bianco, che in vita era stata una fan del programma. Quando la morte colpisce davvero qualcuno della compagnia, G.K. si rifiuta di fare un elogio funebre, il modo migliore per onorare il collega è continuare il lavoro, dice spiegando la sua filosofia sulla radio: “non si guarda indietro alla radio, questa è la sua bellezza, nessuno invecchia, nessuno muore, solo si continua ad andare avanti”. “The show must go on” anche quando si arriva all'ultima puntata.

La radio non può morire, sembra dirci Altman, cambia, si rigenera. Oggi pare che non ci sia più posto per i programmi musicali di varietà che hanno fatto la storia, lo stesso A Prairie Home Companion è andato avanti con G.K. fino al 2016, poi ha cambiato nome e conduttore per essere definitivamente cancellato nel 2020. Per restare in Italia come non ricordare il mitico Gran Varietà di Luciano Rispoli e Maurizio Riganti, condotto da Johnny Dorelli con le esibizioni live di Mina, forse non c'è più spazio per quelle grandi produzioni, ma gli ingredienti della musica dal vivo, della comicità e del racconto restano d'appeal. Tra le trasmissioni che li hanno ripresi con successo ad esempio c'è “Radio2 Social Club”. In fondo come dice il trailer di “Radio America”... “la fine dello show è solo l'inizio della storia”.

Articolo a cura di Prisca Civitenga
 

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