La radio FM bandita dagli smartphone
La radio in modulazione di frequenza non si potrà più ascoltare dal telefonino. Di questo ci parla Davide Camera nella nuova puntata di "La Radio oggi e domani".
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/radio-fm-app-rimozione-android
In Italia spesso, a livello normativo, si costruiscono le case cominciando dal tetto. Pensiamo alla legge Mammì che iniziò, in parte, a regolamentare il far West della modulazione di frequenza ma costrinse per esempio le radio a diventare aziende, assumendo giornalisti quando il costo di questo tipo di assunzioni era ancora proibitivo per molte stazioni. Non era ancora nato il famoso contratto AERANTI-Corallo e questa insostenibilità costrinse molti a chiudere. È solo un esempio, molti altri se ne potrebbero fare. E quando poi si parla di nuove tecnologie, ecco che spesso il legislatore mostra una certa impreparazione in materia che rende più farraginosi certi passaggi. È quello che in particolare sta avvenendo con gli smartphone che funzionano con il sistema operativo Android, nei quali da gennaio in teoria non dovrebbe più esserci l'applicazione Radio FM, tanto è vero che tutti i produttori stanno distribuendo nuovi aggiornamenti che tra le altre cose inibiscono questa funzione. In sostanza, la radio in modulazione di frequenza non si potrà più ascoltare dal telefonino.
Questo, di fatto, almeno nel breve periodo, si trasforma in un danno per gli utenti, e forse anche per il mondo della radio che suo malgrado è ancora costretto alla vecchia modulazione di frequenza, che per le generazioni storiche degli ascoltatori rimane centrale. Facciamo un passo indietro e torniamo al 2017: la legge 205, imponeva che dal primo giugno del 2019 non si potessero più fabbricare, e dal primo gennaio 2021 vendere, gli apparecchi radio tradizionali come fino a quel momento si erano venduti, tipo il vecchio transistor. Adesso ogni apparecchio radio deve integrare, per essere a norma di legge, un'interfaccia che possa permettere l'ascolto della radio digitale, ossia DAB o DAB+ . Questo vale per tutti gli apparecchi che ricevono il segnale radiofonico, compresi gli smartphone. E va detto che per i produttori di questi ultimi, davvero, il DAB non è in cima ai pensieri, anzi tutt'altro dal momento che non si può integrare in un telefonino con una semplice app, e ci vuole un chip. E allora, dovendo comunque rispettare la legge, provvedono con i nuovi aggiornamenti a rispettarla, disabilitando l'ascolto della radio in modulazione di frequenza.
Una funzione in meno per gli utenti che comunque, forse, si sono abituati al web e hanno installato delle piattaforme che consentono ugualmente di ascoltare la loro radio preferita. La Più NOTA è Tune In che però negli ultimi anni non accetta più nuove emittenti, ma per fortuna ce ne sono altre, tra cui Radio Garden che secondo un criterio di mappa geografica individua le emittenti web presenti sul territorio. E quando parliamo di emittenti web, parliamo sia delle webradio che quindi indubitabilmente ricevono senza volerlo un vantaggio da questa situazione, sia delle radio tradizionali, che ormai si sono dotate tutte anche di uno streaming. Alla fine, paradossalmente, almeno per quanto riguarda gli smartphone e i tablet, a essere penalizzato è proprio quel DAB che il legislatore pensava di favorire. Mentre a casa, soprattutto ai tempi della pandemia, l'ascolto della radio è ormai quasi una peculiarità del digitale terrestre. La radio si ascolta – e bene – attraverso la televisione. Altro che “Video Killed The Radio Star”.









