"L'uomo della scatola magica": la radio oltre il tempo e lo spazio
Fantascienza, thriller, storia d'amore, manipolazione delle coscienze e viaggi nel tempo... Dopo i classici del passato, “Cinema FM”, la rubrica curata da Prisca Civitenga che vi porta a scoprire come la radio è vista nei film, si sofferma su un titolo del 2017 L'uomo della scatola magica, opera straniante del regista polacco Bodo Kox, che offre spunti di riflessione sulle aberrazioni della nostra società, passata, presente e futura, senza rinunciare al mistero e ad un pizzico d'ironia. Al centro di tutto una vecchia radio degli anni Cinquanta.
Articolo realizzato da Prisca Civitenga
La magia della radio... un mezzo senza tempo, che stimola l'immaginazione e la fantasia, che ci accompagna nelle azioni quotidiane e che ci riempie la mente di immagini quando siamo ad occhi chiusi sul divano. Tocca le nostre emozioni quel mix di musica e parole che esce dalla “scatola magica”, che oggi può essere anche un ipertecnologico cellulare, è capace di intrigarci ed incatenarci all'ascolto per ore, perché, prima di tutto, sa farci sognare. Sto dicendo delle banalità? Può darsi, ma la malia della radio l'ha certamente subita il regista polacco Bodo Kox, che sul fascino misterioso del mezzo ha voluto basare il suo fantascientifico L'uomo della scatola magica.
Stavolta parliamo di un'opera recente, del 2017, un film ispirato all'immaginario orwelliano, ricco di citazioni e trovate stravaganti, ambientato in un prossimo futuro distopico e claustrofobico, cupo e alienante. Filmaker, attore e sceneggiatore Bodo Kox è una figura di culto del cinema off polacco che si è fatto apprezzare a livello internazionale per The Girl from the Wardrobe – La ragazza dell'armadio. C'è anche un po' d'Italia ne L'uomo della scatola magica, prodotto dalla polacca Alter Ego Pictures e dall'italiana Vargo Film, così come è italiano il compositore dell'azzeccata colonna sonora, Sandro Di Stefano, premiato al Polish Film Festival. E a proposito di riconoscimenti, oltre a quelli ottenuti in patria, il film, scritto dallo stesso Kox, è stato premiato a Cannes per la sceneggiatura ancora prima di essere prodotto e ha vinto il Trieste Science+Fiction Festival come miglior film internazionale. Ma veniamo alla trama. Siamo a Varsavia nel 2030 sotto un governo oppressivo e autoritario.
Adam, che ha il volto dolente dell'attore Piotr Polak, ha perso la memoria e cerca di reinserirsi nella società. Trova rifugio in un fatiscente edificio abbandonato, i casermoni della Polonia comunista sono perfetti per questo scenario, e trova lavoro come addetto alle pulizie in una grande azienda nella zona ricca della città. Qui fa amicizia con Bernard interpretato dall'attore feticcio di Kox, Sebastian Stankiewicz, uno strambo inserviente dagli occhi lucidi pieno di fobie, e, soprattutto, Adam incontra Goria, Olga Boladz, intrigante impiegata delle Risorse Umane di cui subito si invaghisce. L'uomo della scatola magica è anche “una storia d'amore che oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio”, si legge nel teaser del film. Goria è attratta da Adam ma inizialmente non lo prende sul serio, sottolinea sprezzante il loro divario sociale e gli dice chiaramente che lei aspira ad uomo che possa darle benessere e sicurezza, salvo poi ringraziarlo per l'orgasmo ricevuto. In una scena alquanto bizzarra, un po' kitsch e con una punta di ironia, i due fanno l'amore per la prima volta nell'ufficio evacuato per uno dei tanti attentati, davanti ad un grattacielo che crolla iconicamente come le Torri Gemelle. Il lato romantico di Bodo Kox che sembra dirci che in un mondo senza speranza, l'amore è l'unica cosa che può salvarci.
E, infatti, anche la dura Goria s'innamorerà. Nel doppiaggio italiano diretto da Mimmo Strati, i due protagonisti hanno le voci di Terry De Felice e di Massimo Triggiani. Storia d'amore a parte, il fulcro del film è rappresentato dal ritrovamento da parte di Adam di una vecchia radio degli anni Cinquanta, nascosta nel soppalco del suo spoglio appartamento. Un elegante apparecchio in legno di ciliegio, dall'indubbio fascino retrò, che sorprendentemente funziona ancora. Adam si ritrova ad ascoltare la musica, severamente vietata dal regime, canzoni del passato e vecchie trasmissioni, e poi misteriosi messaggi su un cerchio e un triangolo, simboli esoterici, e istruzioni per strani esercizi di rilassamento. Senza svelare troppo possiamo dire che la radio è legata ad esperimenti sui viaggi temporali. Adam vuole vederci chiaro e cerca di coinvolgere Bernard che, inizialmente incuriosito, lo porta nella sua camera segreta, dove troviamo diversi oggetti d'epoca, cubi di Rubik, vecchi televisori e apparecchi radiofonici. Bernard accende la radio, che non prende, ma rimane incantato dal rumore di fondo e dalle onde elettromagnetiche, poi ha una reazione convulsa, caccia Adam e non vuole più saperne di lui.
Altra figura chiave del film è la stravagante vecchietta che abita nello stesso palazzo fatiscente di Adam, il suo appartamento è rimasto intatto come negli anni Cinquanta, fatta eccezione per un aspirapolvere rotante che l'anziana tratta come un cagnolino. Anche lei possiede apparecchi radiofonici. Con il susseguirsi degli eventi sarà Goria ad andare alla ricerca della verità per ritrovare il suo amore perduto. Nota di merito, oltre che per la colonna sonora di Sandro Di Stefano, orchestrale, epica e inquietante al punto giusto, per l'aggiunta del brano dei Maanam Krakowski Spleen, una canzone del 1983, metafora dell'atmosfera opprimente vissuta in Polonia durante la legge marziale, perfetta per essere urlata a squarciagola in faccia ad Adam dalla stralunata vecchietta e che ritroviamo sui titoli di coda. L'uomo della scatola magica, come accennato, è un film che viaggia sulle citazioni, da Orwell 1984 di Michael Radford fino Ai confini della realtà di Rod Serling.
Il prologo inizia con una esplicita citazione della saga Men in black, quando ci viene spiegato che ai protagonisti è stata cancellata la memoria, altrettanto esplicita è una scena che si rifà a Fight Club di David Fincher, ma sono citati tanti classici del genere, c'è chi vi ha trovato Blade Runner, chi le atmosfere di Terry Gilliam o di Roman Polanski. I cinefili si possono divertire a scovare i riferimenti più disparati, anche letterari. L'effetto finale è una rielaborazione del già visto, virata sui toni cupi del verde e del seppia e giocata sull'aspetto umano invece che sugli effetti speciali. Tornano i temi della solitudine e dell'alienazione cari a Kox, a cui si aggiungono quelli del controllo, dell'oppressione e della manipolazione in un parallelismo tra il regime comunista degli anni Cinquanta e la dittatura futuristica basata sull'alterazione delle menti e delle coscienze. Un'opera che vi consiglio di vedere, disponibile in streaming su Amazon Prime Video e a brevissimo in DVD, non fosse altro perché restituisce alla radio quel fascino e quel mistero che l'ha sempre connaturata.
Articolo a cura di Prisca Civitenga









