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La storia della radio: Radio Sicilia Libera

Nuovo appuntamento con la storia della radiofonia italiana, questa volta dedicato a quella che a tutti gli effetti fu la prima emittente ad accendere il proprio segnale FM, in alternativa alla Rai: Radio Sicilia Libera. Ecco l'articolo di Enzo Mauri.

Articolo realizzato da Enzo Mauri

https://soundcloud.com/voci-fm/radio-sicilia-libera-dolci-vintage

In precedenza proprio qui su VOCI.fm, ho affrontato l’argomento di quale sia stata, fra le numerose emittenti libere che si arrogano il primato della prima trasmissione nell’etere italiana, quella che davvero fu la capostipite di un fenomeno che a metà anni ’70 sarebbe dilagato su tutto il territorio nazionale. Di sicuro la prima struttura concettualmente più vicina al tipo di radio volta all’intrattenimento misto all’informazione fu Radio Parma nata il primo gennaio 1975, ancor prima però qualcun altro aveva osato sfidare la legge, subendone le inevitabili conseguenze: Radio Sicilia Libera. Il 25 marzo 1970, dal terrazzino del palazzo Scalia di Partinico in provincia di Palermo iniziarono le trasmissioni di Radio Libera Partinico. L’obiettivo era lanciare un forte messaggio di denuncia del potere mafioso e clientelare che aveva attinto a piene mani dai soldi destinati alla ricostruzione della valle del Belice dopo il terremoto del 1968. Il fondatore era Danilo Dolci. sociologo e poeta strenuo attivista della nonviolenza e per questo definito il Ghandi della Sicilia, nato e Trieste e trasferitosi nell’isola nel 1952.

“Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza. Siciliani, italiani, uomini di tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravità, assurdo. Si lascia spegnere una intera popolazione. La popolazione delle Valli del Belice, dello Jato e del Carboi, la popolazione della Sicilia occidentale non vuole morire”. Iniziarono cosi le trasmissioni della “radio dei poveri cristi” intervallate dai segnali di SOS in alfabeto Morse riprodotti dal flauto di Amico Dolci, figlio di Danilo. Per realizzare il progetto della radio Dolci si avvalse del contributo di Franco Alasia e Pino Lombardo, due collaboratori del “Centro Studi e Iniziative” presenti nei locali della radio, per tutta la durata delle trasmissioni. Nel frattempo Dolci, davanti a duecento persone radunate nelle sale del Centro Studi, accese gli altoparlanti di un apparecchio sintonizzato sui 20.1 Megaherz e annunciò l’inizio delle attività di “Radio Libera” per: “difendere la vita delle popolazioni delle zone terremotate”.

Alle 19 di quel 25 marzo 1970, iniziarono le trasmissioni di Radio Libera, la radio della nuova resistenza, prima emittente clandestina italiana dal secondo dopoguerra. Il materiale utilizzato dal Centro Studi e Iniziative per le trasmissioni di Radio Libera fu una serie di documenti audio e testimonianze raccolti su nastri preregistrati, in onda a ciclo continuo fino alla chiusura dell’emittente, avvenuta dopo circa 27 ore dall’inizio delle trasmissioni da parte delle forze di polizia. Furono intervistate decine e decine di persone della zona terremotata, per verificare quale fosse la situazione comune per comune, cosa pensava la gente, cosa desiderava, cosa avrebbe voluto. Verso le 22.30 del giorno successivo arrivarono le forze dell’ordine per chiudere la radio, ma nessuno degli occupanti fu condotto in carcere. La notizia si diffuse in un battibaleno, decine di giovani si accalcarono nel piazzale sotto l’emittente con la precisa volontà di formare una barriera umana per impedire l’arresto di Danilo Dolci e i suoi compagni, ma come detto non avvenne nulla di tutto questo. L’episodio fu un segnale rivelatore di come un piccolo gruppo di persone, attraverso l’utilizzo delle tecnologie della comunicazione possa risvegliare le energie nascoste di un tessuto sociale, sia pur con pochi mezzi e un tempo limitato di trasmissione.

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