Speciale: la radio durante la seconda guerra mondiale
Le emittenti dopo l'armistizio, tra fascismo e resistenza. Voci ufficiali o clandestine, talvolta anche per finta. Ecco il servizio di Davide Camera.
Speciale realizzato da Davide Camera
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Nel famoso Ventennio, il regime si era accorto dell'importanza della radio, e ne aveva fatto uno strumento di propaganda che era servito anche agli inizi della Seconda Guerra Mondiale. L'EIAR era una macchina importante, la diffusione dei nuovi modelli di apparecchi radiofonici come la Radio Rurale e la Radio Balilla erano serviti molto a questo scopo. Ma con il proseguimento del conflitto, la situazione cambiò di molto, e lo sbarco degli Alleati da una parte, e l'armistizio dell'8 settembre 1943 dall'altra, modificarono il panorama radiofonico, creando una sorta di guerra anche per quanto riguarda la radio. Guerra vera, nel senso che gli eserciti da un lato bombardavano le stazioni trasmittenti, dall'altro puntavano a conquistarle, o magari a saccheggiare materiale allo scopo di creare le loro, oppure impedire ai nemici di crearne. Di certo, in quegli anni, la grande rete nazionale che era stata creata attraverso l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche fu di fatto smantellata, e se a Roma, nel Palazzo della Radio di via Asiago ancora le emissioni erano controllate dal governo, ben altra situazione si stava sviluppando nelle varie città, e progressivamente così sarebbe stato con l'avanzamento delle truppe alleate.
Fino a una vera e propria divisione dell'Italia che a centro-sud aveva le emissioni controllate dal PWB, cioè dagli americani, mentre progressivamente aveva spostato al nord Italia le stazioni che facevano riferimento ai fedelissimi mussoliniani e quindi poi alla Repubblica di Salò. Peraltro con piccole emittenti o zone reciproche di disturbo là dove c'erano le stazioni più note e temibili. In particolare, al Nord si ricorda un'anomalia creata per confondere le acque: a Milano era stata fatta nascere una emittente, chiamata Radio Tevere, proprio fingendo che andasse in onda da Roma, con lo scopo di dimostrare che il regime avesse ancora gran parte dell'Italia sotto controllo, e tra poco ne parleremo meglio. È bene precisare che, sia da una parte che dall'altra, queste stazioni radiofoniche non si limitavano a fare rispettiva propaganda o a mandare in onda messaggi in codice, sullo stile di Radio Londra che meriterà poi un discorso a parte: erano emittenti nelle quali lavoravano intellettuali, giornalisti, attori, personaggi che nel dopoguerra sarebbero stati protagonisti del mondo della cultura, dell'informazione e dello spettacolo. Talvolta c'erano perfino orchestre che suonavano musica dal vivo. Ma come nasce questo fermento radiofonico nell'Italia in guerra? Nel 1943, con lo sbarco americano in Sicilia e successivamente con l'armistizio dell'8 settembre, le forze alleate ma anche la Resistenza si resero conto dell'importanza che poteva avere la radio in quel momento così difficile ma anche di svolta nel conflitto.
Una delle prime cose che fece una volta arrivato a Palermo il generale Patton, comandante della Settima Armata Statunitense, fu riattivare la sede EIAR di Piazza Bellini, bombardata dagli stessi alleati e rimessa in sesto da alcuni militari ex dipendenti dell'ente radiofonico. A guidare la redazione composta da alcuni intellettuali antifascisti palermitani fu un sergente americano di origine russa che si chiamava Mikhail Kamenetzky, ma che poi l'Italia, e il giornalismo italiano conobbero con il nome di Ugo Stille. Spostiamoci in Sardegna, l'8 settembre 1943, proprio il giorno dell'armistizio. Qui, nel nuorese, fu data vita a Radio Sardegna, grazie a un capitano che era stata una figura importantissima dell'Eiar, come giornalista e annunciatore: si tratta di Pio Ambrogetti, che poi avrebbe contribuito da profugo a creare anche Radio Bari. O meglio, Radio Bari liberata: i militari italiani, i semplici cittadini ma anche i tecnici EIAR si opposero con successo allo smantellamento del centro trasmittente di Ceglie del Campo, che le milizie tedesche avevano avuto ordine di distruggere. Fu proprio a Radio Bari che nacque la trasmissione "L'Italia combatte", che diffondeva messaggi in codice, proclami e informazioni verso i territori ancora occupati dai tedeschi, con rubriche anche durissime. Una delle voci era quella di Arnoldo Foà, che infatti iniziò come annunciatore radiofonico la sua brillante carriera.
A dirigere la rubrica era l'intellettuale Alba De Céspedes, con il fondamentale apporto di Antonio Piccone Stella, che si presentava come Francalancia e anni dopo sarebbe diventato direttore del Giornale Radio della Rai, e ancora Giorgio Spini, Anton Giulio Majano e Vincenzo Talarico. Tutti si presentavano con pseudonimi. Da Roma era arrivato l'annunciatore Vito De Anna, e a Radio Bari iniziò la carriera di un'altra annunciatrice radiofonica importantissima, Liliana Sala. Dopo Radio Bari nacque Radio Napoli, dove molti di loro si spostarono, e dove troviamo Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Luigi Compagnone, Raffaele La Capria, Antonio Ghirelli e Maurizio Barendson. La musica, jazz e swing, oltre che in diretta, veniva garantita a queste emittenti controllate direttamente dai comandi alleati attraverso i V-Disc, dischi americani a 78 giri che fecero conoscere a tutti Glenn Miller, Tommy Dorsey e altri musicisti. Un altro militare giornalista, Jader Jacobelli, fu con Antonello Muroni e Armando Rossini protagonista dell'avventura di Radio Cagliari, dove furono gli ultimi due ad annunciare con enfasi nel 1945 la fine della guerra. In realtà, gli ordini alla resistenza arrivavano da Radio Londra, emittente in lingua italiana fatta nascere dalla BBC nel 1938, la cui voce principale era quella del colonnello Harold Stevens.
I messaggi in codice dei comandi alleati arrivavano attraverso una staffetta motociclistica e spesso facevano sudare freddo chi li doveva leggere in onda, perché talvolta scorretti e incomprensibili. Quindi doveva prima decifrarli lui, per non correre il rischio di dare ordini o indicazioni sbagliate, con conseguenze che potevano essere pesantissime. C'è da dire che indipendentemente dalla guerra e dal ruolo, le trasmissioni italiane della BBC rimasero in onda fino al 1981. Tornando agli ultimi anni della guerra, a Roma l'Eiar resisteva come poteva, e nel 1944, prima di essere sostituita dalla Rai, Radio Audizioni Italia, si spostò solo al nord e come tale continuò a esistere all'interno della Repubblica Sociale Italiana. Fu in questo ambito che nacque, a Milano, una sorta di emittente "clandestina" nel suo ambito. Si tratta di Radio Tevere, dopo un primissimo tentativo come Radio Falco. Benito Mussolini la affidò a Paolo Fabbri, direttore del giornale radio Eiar della Repubblica Sociale Italiana. L'idea di fondo era appunto far credere che l'emittente trasmettesse clandestinamente da Roma, mentre i programmi venivano realizzati a Milano, e in realtà questo fu scoperto abbastanza presto.
La qualità delle trasmissioni era rilevante, anche perché furono chiamati a occuparsene in prima persona due radiocronisti di grande spicco come Mario Ortensi e Mario Ferretti, quest'ultimo alcuni anni dopo ripescato dalla Rai per necessità, grazie a Vittorio Veltroni che convinse Piccone Stella a passare sopra alle idee politiche di Ferretti, unico in grado di sostituire al volo il radiocronista di ciclismo licenziato in tronco durante il Giro d'Italia. Tornando a Radio Tevere, dopo un periodo nel quale trasmetteva soprattutto musica jazz e programmi di intrattenimento ben curati, passò alla propaganda fascista vera e propria, che strideva con la programmazione e probabilmente testimoniava il momento storico. Un libro di Gianni Isola cita tra i giovani collaboratori anche Guido Oddo e Carlo Bacarelli, in realtà in quella occasione semplici annunciatori. Il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, la sede vera di trasmissione di Radio Tevere, a Busto Arsizio, fu occupata dai partigiani e diventò Radio Busto.
Con il materiale presente e quello salvato dalle razzie tedesche in tutta Italia, si poté ampiamente ricostruire la rete radiofonica che dall'Eiar passò alla Rai. Ci furono in questo senso figure meritorie che permisero questo recupero, magari nascondendo in casa propria i trasmettitori o i ripetitori, o ancora altri impianti, aspettando di poterli riportare alle sedi. Ci piace ricordare in particolare Franco Tommasino, l'uomo al quale si deve proprio per questo, di fatto, la nascita o la rinascita della sede RAI di Genova sotto il profilo tecnico. Un personaggio leggendario la cui figura e storia personale meriterebbero certamente maggiore attenzione. E come lui altri, che in giro per l'Italia rimisero insieme ciò che la guerra aveva devastato.









