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La storia della radio: I numeri delle radio libere

Nella consueta rubrica che VOCI.fm dedica alla “storia della radio”, questa volta Enzo Mauri ha deciso di dare i numeri! Quante erano nei primi anni le radio cosiddette “libere” in Italia e quanto costavano? Scopritelo con noi!

Articolo realizzato da Enzo Mauri

https://soundcloud.com/voci-fm/radio-libere-storia-numeri

Negli anni ’70 quella delle radio libere divenne rapidamente una moda, diffusa grazie all’alta percentuale di giovani presenti nella popolazione italiana e alla loro voglia di comunicare e scambiarsi informazioni o semplicemente per il gusto di ascoltare buona musica. Le condizioni affinché il fenomeno si diffondesse su tutto il territorio italiano con una notevole dirompenza, divennero favorevoli a metà anni ’70 quando la situazione d’incertezza legislativa causata dalla lentezza nell’ attuazione della riforma Rai del 1975, indusse più parti politiche e non, a chiedere di rivedere la situazione normativa che disciplinava le radio e le televisioni private. In questo “buco” che si venne a creare si lanciò un manipolo di temerari che incuranti delle conseguenze, decisero di gettare le basi delle prime radio libere italiane come Radio Parma, Radio Milano International e Radio Roma.

L’Fm italiano si presentava pressoché sgombro dagli 88 ai 104 mhz e a meno che non si avesse un segnale instabile non si rischiava di disturbare frequenze come quelle aeronautiche, causando l’immediato intervento della polizia postale o Escopost con conseguente cessazione delle trasmissioni. Le frequenze sgombre, permettevano inoltre di coprire con pochi watt distanze chilometriche di un certo rilievo e il reperimento dell’attrezzatura necessaria non comportava difficoltà insormontabili. In qualsiasi località italiana da nord a sud il copione era sempre il medesimo: gruppi di giovanissimi quasi sempre studenti decidevano di fondare una radio. Per far fronte alle prime spese, in genere dovute all’acquisto del trasmettitore ed elementi della consolle, si autotassavano. Le stanze di casa, cantine, mansarde, di proprietà dei genitori, si trasformavano in sedi operative, mentre l’attrezzatura e i dischi venivano rimediati dagli stessi fondatori, prendendoli dall’arredo domestico. Partire con una piccola emittente non era complicato, a parte i rischi dovuti alla situazione d’illegalità vissuti in quei primi mesi di vita.

Alla lunga, problema maggiore si rivelavano i costi di mantenimento: luce e telefono in primis, poiché l’organico prestava la propria collaborazione in via del tutto gratuita. L’aspetto pubblicitario non veniva contemplato e comunque le entrate erano talmente scarse che non bastavano a coprire le spese. Ecco perché’ in breve tempo molte radio sparirono subito soppiantate da altre. Ma quanto costava all’epoca una radio? Dalla viva voce di Francesca Cozzi intervistata nel 1976 dalla Rai negli studi al nono piano di via Locatelli appartenuti a Radio Milano International, apprendiamo che la spesa era di circa 6-7 milioni al mese, in realtà le somme potevano essere anche inferiori, ma ammontavano sempre a qualche milione mensile.

Nel febbraio 1976, prima della sentenza 202 del 28 luglio emessa dalla Corte Costituzionale che autorizzò, di fatto, il fenomeno delle radio libere, a Milano esistevano secondo la rivista Suono Stereo Hi Fi, 18 emittenti attive mentre a Roma 12. Il settimanale Scelta Tv ci informa che alla fine dello stesso anno sempre nella Capitale, litorale compreso le emittenti attive erano già più di 70, divenute 150 a fine 1977. Come si diceva il fenomeno si diffuse a macchia d’olio su tutto il territorio italiano, nel 1977 si era passati dalle 1000 alle 1500 emittenti censite , divenute 2686 nel 1978, e 3275 nel 1979. Un sondaggio del Ministero delle Poste, indicava in oltre 4200 le radio in attività nel 1984.

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