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"L'immensità della notte": il fascino del racconto radiofonico e i messaggi dal cielo

Fantascienza, atmosfere anni Cinquanta, oggetti volanti non identificati e indecifrabili messaggi audio che s'insinuano tra le linee telefoniche e le frequenze radio. Questi gli ingredienti della nuova puntata di CinemaFM, la rubrica curata da Prisca Civitenga che svela come la radio è vista nei film. Si parla de L'immensità della notte, brillante opera prima di Andrew Patterson che attraverso un'opera filmica riesce a restituire tutto il fascino del racconto radiofonico.

Articolo realizzato da Prisca Civitenga



Torniamo a parlare di fantascienza nella nuova puntata di CinemaFM, e lo facciamo con un film molto recente, del 2019, che però si ispira agli anni '50 ed ha un fascino tutto retrò. Si tratta de L'immensità della notte, brillante opera prima del regista statunitense Andrew Patterson, classe 1982, autoprodotta e girata in soli 17 giorni con un budget limitato, 700 mila dollari. Oltre ad esserne regista Patterson ne è anche co-sceneggiatore e co-produttore sotto lo pseudonimo di James Montague e montatore sotto un altro pseudonimo, Julius Tully. Un film che più indie non si può e che si è fatto notare a numerosi festival, partendo dallo Slamdance, e passando, tra gli altri, per quelli di Toronto, Chicago, Edimburgo fino alla Festa del Cinema di Roma. Ha suscitato un interesse tale da spingere Amazon Studios a curarne la distribuzione, ed ora L'immensità della notte è nel catalogo in abbonamento di Amazon Prime. Il punto di forza del film non è certo la trama, piuttosto esile, che richiama linee narrative già ampiamente battute, ma lo è il modo in cui la storia viene messa in scena, con un virtuosismo registico fatto di long take e lunghi piani sequenza, riprese rasoterra che corrono strisciando per mostrarci la geografia dei luoghi, primi piani che schiacciano i protagonisti e dettagli che accrescono mistero, a cui si aggiunge un'attenzione maniacale per il sound design. Un intrigante miscela di atmosfere vintage e suspense, ma soprattutto L'immensità della notte ha il merito di ravvivare il fascino senza tempo del racconto orale, è un film quasi tutto parlato, anzi raccontato dai protagonisti, in maggior parte attraverso la regina degli anni '50: la radio. Patterson ha dichiarato di essersi ispirato a due inquietanti avvenimenti realmente accaduti, l'incidente di Kecksburg, che vide un oggetto non identificato simile ad una enorme ghianda scagliarsi dal cielo sul terreno, e le sparizioni di Foss Lake, che diedero vita alle teorie più disparate, compresa quella dei rapimenti alieni.

La vera ispirazione del regista, però, sono i vecchi film di fantascienza degli anni '50 e '60, quelli che oggi definiremo naif, prima su tutte la serie cult Ai confini della realtà che viene esplicitamente omaggiata già all'inizio del film. La prima inquadratura, infatti, è quella di un salotto con un vecchio televisore in bianco e nero che sta trasmettendo The Vast of Night, L'immensità della notte, una puntata della trasmissione Paradox Theatre, il Teatro del Paradosso, che richiama in tutto e per tutto Ai confini della realtà. La macchina da presa si avvicina sempre di più fino a farci entrare nello schermo televisivo e il bianco e nero pian piano si colora per farci vivere la storia raccontata. Più volte si tornerà allo schermo in bianco e nero, per ricordarci che quello che stiamo vedendo è solo un programma TV. 
La vicenda è ambientata negli anni '50, in una immaginaria cittadina di provincia, Cayuga, nel New Mexico, con tutti i suoi cliché, le acconciature gonfiate e le gonne a ruota, i fast food e le divise scolastiche, la passione per le auto, i rimandi alla guerra fredda e alla segregazione razziale. Tutto si svolge in una notte, nella sera in cui la maggior parte degli abitanti è riunita nella palestra del liceo per un'importante partita di basket.

Incontriamo i due protagonisti in un lungo piano sequenza: Everett, Jake Horowitz, doppiato in italiano da Andrea Oldani, è il dj della radio locale dalla parlantina inarrestabile e dall'atteggiamento un po' sbruffone, Fay, invece, Sierra McCormick, doppiata da Valentina Pallavicino, è una studentessa liceale che per arrotondare fa la centralinista telefonica. S'incontrano perché lei ha comprato un gioiello tecnologico, un registratore portatile, e chiede al suo mentore dj di insegnarle ad usarlo. Subito il regista mostra tutta la sua passione per la radio, attraverso i consigli di Everett che svela i trucchi del suo mestiere e prova ad insegnare a Fay come parlare al microfono, come andare in onda e soprattutto come realizzare interviste spingendo l'impacciata ragazza a fare domande alle persone che sono arrivate nel parcheggio per assistere alla partita. 
Ecco poi entrare in gioco gli elementi del giallo. Strane cose iniziano ad accadere durante la serata, mentre Fay è in turno come centralinista ed Everett è impegnato nella sua trasmissione radiofonica.



Le luci iniziano ad andare e venire e un enigmatico segnale acustico s'inserisce nelle linee telefoniche e nelle frequenze radio. Al centralino le chiamate si interrompono e una donna telefona concitata dicendo di aver visto inquietanti luci nel cielo. Fay chiama Everett e gli fa ascoltare il suono indecifrabile, lui riesce a registrarlo e decide di mandarlo in onda chiedendo notizie e riscontri agli ascoltatori. Poche persone sono sintonizzate, visto che quasi tutti sono alla partita di basket, ma ad un certo punto chiama Billy, un ex militare che ha una storia molto interessante da raccontare, riconosce il suono e inizia a parlare di esperimenti governativi top secret, bunker sotterranei, misteriose macchine nascoste. Non vediamo mai Billy, ascoltiamo solo la sua voce che nella versione originale è di Bruce Davis e in quella italiana di Gabriele Calindri. Un lungo racconto che ascoltiamo insieme ai protagonisti. La voce esce dall'altoparlante, viene registrata sui nastri a bobina, niente ci viene mostrato, le immagini sono solo dettagli, fin quando lo schermo diventa nero e lo rimane a lungo.

Niente di meno cinematografico, l'assenza dell'immagine. Siamo costretti ad ascoltare e a focalizzarci sulle parole. Una curiosità da notare: la stazione radiofonica da cui trasmette Everett si chiama WOTW, acronimo di War Of The Worlds, La guerra dei mondi, forse il più famoso radiodramma della storia a firma di Orson Wells, imprescindibile per i cultori del genere. 
Da qui il film si fa più dinamico, il montaggio più serrato, iniziano le corse in giro per la città alla ricerca dell'origine di quel suono e degli avvistamenti di strani oggetti nel cielo segnalati da alcuni passanti. Continua però la fascinazione del racconto orale, stavolta sarà una vecchia signora ad ammaliare i due protagonisti, Mabel Blanche, interpretata da Gail Cronauer e doppiata da Loredana Nicosia, che invita i giovani a casa sua perché anche lei ha una misteriosa storia da raccontare, legata a quel suono che ha riconosciuto in radio. Insieme ad Everett e Fay ci troviamo di nuovo seduti ad ascoltare. Nella conclusione del film le inquadrature, che finora avevano mostrato solo parzialmente il cielo, svelano finalmente tutta l'immensità della notte e quello che accade sulle teste dei due protagonisti. Un finale scontato, ma che resta parzialmente aperto, senza dare tutte le riposte, lo stesso Patterson ha spiegato: “Mi piacciono l'ignoto e la mancanza di risposte perché sono luoghi entusiasmanti da esplorare ed esplorare ancora”. In questo caso il regista ha esplorato l'ignoto con un'opera filmica che attraverso immagini ben calibrate riflette sul potere della voce, di una voce senza volto e forse senza tempo, che restituisce tutto il fascino di un intrigante racconto al buio.

Articolo a cura di Prisca Civitenga
 

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