“Il talento del Calabrone”: sfida al microfono tra DJ e terrorista
Torna la rubrica CinemaFM, curata da Prisca Civitenga, che ci fa scoprire come la radio è vista nei film. Sotto i riflettori un thriller italiano del 2020, Il talento del Calabrone, diretto da Giacomo Cimini. Un dj di successo e un misterioso attentatore suicida si fronteggiano in una lunga diretta radiofonica piena di tensione. Protagonisti un cinico e sfrontato Lorenzo Richelmy e un tormentato e mefistofelico Sergio Castellitto.
Articolo realizzato da Prisca Civitenga
Con “Cinema FM” stavolta torniamo in Italia e lo facciamo con un thriller dal sapore internazionale “Il talento del calabrone” di Giacomo Cimini, uscito a fine 2020 direttamente sulla piattaforma di Amazon Prime Video. Peccato che, a causa della pandemia, il film abbia saltato l'uscita in sala, perché va detto, è stato pensato proprio per il grande schermo, con un'attenzione quasi maniacale all'immagine e al suono. Un famoso dj tenuto in scacco in diretta radiofonica da un misterioso aspirante suicida che minaccia di far saltare in aria tutta Milano. Questa l'idea di base del secondo lungometraggio di Cimini che ha esordito nel 2003 con l' horror Red Riding Hood, per poi dedicarsi a cortometraggi e alla serie tv Delitti. Il regista, insieme allo sceneggiatore Lorenzo Collalti, confeziona un thriller enigmatico, moderno e accattivante, che aderisce ai codici del genere seguendo stilemi dal sapore hollywoodiano.
A partire dalla rappresentazione di Milano, città notturna e futuristica, fatta di grattacieli, traffico e luci al neon, che nulla invidia alle grandi metropoli americane. Vengono subito in mente titoli come In linea con l'assassino, Il colpevole, Liberty stands still o ATM- trappola mortale. Ma “Il talento del calabrone” ha il pregio di affrontare una tragedia umana dal risvolto sociale attraverso l'inedita lente del thriller. Il film inizia con l'immagine quasi claustrofobica di Sergio Castellitto di spalle, alla guida di un'utilitaria. Subito a contrasto le vedute aeree di Milano, larghissime e tremendamente suggestive, per poi tornare verso il particolare, il volo del drone si avvicina verso un grattacielo dove campeggia il manifesto di Steph, dj di punta di Radio 105, ottimo product placement del film. L'inquadratura si stringe sempre più, da una finestra con su scritto “on air” entriamo negli studi della radio, ed ecco il primo piano del dj.
Ha il volto di Lorenzo Richelmy e sta andando in onda con il suo programma notturno: “Beat time”. Una trasmissione leggera di intrattenimento, musica, interventi degli ascoltatori e concorsi a premi. Questa sera si vincono due biglietti per il concerto inaugurale della Milano Fashion Week. Ad un certo punto una telefonata cambia la vita di tutti. In linea dovrebbe esserci un bambino di 9 anni, invece dopo qualche momento di silenzio risponde Carlo, Sergio Castellitto, che non chiama per i vincere i biglietti, ma per annunciare che si sta per suicidare. Steph prova a calmarlo, poi perde la pazienza e cerca di liquidarlo, ma Carlo non ci sta e fa saltare in aria l'ultimo piano di un grattacielo proprio davanti agli studi della stazione radiofonica. Ora ha tutta l'attenzione che chiede e spiega di essere in macchina con un ordigno sul sedile posteriore, pronto ad esplodere si il dj non seguirà le regole del suo piano machiavellico.
Ecco quindi partire la sfida tra i due protagonisti che è anche un confronto generazionale. Da un lato il giovane dj alla moda, belloccio, sfrontato, un po' arrogante, un bravo professionista, molto popolare, che ogni giorno aumenta la sua fama a suon di like sui social. L'apparenza contro la sostanza. Dall'altra parte c'è il villain tormentato Carlo, un professore, dotto ed erudito, elegante nei modi e nell'abbigliamento. Sceglie di suicidarsi in smoking con tanto di papillon. E' un hacker informatico, un calcolatore, usa citazioni filosofiche e ama la musica classica. Le sue richieste musicali, da assecondare, pena lo scoppio dell'ordigno, scombinano tutta la programmazione del grande network commerciale. Carlo chiede Bach, Beethoven e Boccherini, in alcune particolari esecuzioni. Tutto ha un senso ma si scoprirà solo nel finale che ovviamente non svelo. A rompere la tensione tra i due, o meglio spesso ad esasperarla, arriva il tenente colonnello dei carabinieri Rosa Amedei, Anna Foglietta, forse il personaggio meno riuscito.
La notizia dell'attentatore la sorprende ad un vernissage, entra in azione, quindi, con un provocante abito da sera rosso, salvo prima infilare gli anfibi e indossare una fondina ascellare. Volto stralunato, il comandante passa dal ruolo di madre comprensiva a quello di militare con gli attributi, carica in continuazione la pistola e la punta pure alla testa di Steph, in una scena troppo sopra le righe. Sarà lei ad avere una specie di geniale intuizione: iniziare ricerche incrociate tra i professori della zona usando la parola chiave calabrone. “Il calabrone” è il nome usato da Carlo sul suo profilo social, scopriremo presto il motivo, che non sto qui a raccontare. E' sempre difficile parlare di un thriller senza fare spoiler, si cammina sulle uova. Posso dirvi che nel film niente è come sembra, ci sono diversi colpi di scena, capovolgimenti di ruoli e un finale fatto di confessioni in diretta radiofonica.
Il passato bussa alla porta per chiedere il conto, dolorosamente. Un passato che racconta un dramma contemporaneo, radicato nel nostro tessuto sociale. Stop ho detto anche troppo. Voglio soffermarmi però sul modo in cui viene vista la radio. Gli studi di Radio 105, eleganti, tecnologici e glamour, non sono quelli veri dell'emittente, sono stati ricostruiti in un teatro di posa a Roma, e le enormi vetrate scenografiche che danno sullo skyline milanese, in realtà davano su un green screen. Anche il grattacielo che ospita la radio nel film non esiste, è stato creato con gli effetti visivi. Il lavoro scenografico però è stato ben studiato, spazi e attrezzature sono tutti al punto giusto. Interessante anche la preparazione che ha fatto Lorenzo Richelmy per entrare nel ruolo del dj di successo. L'attore ce lo racconta in dettaglio nell'intervista di Patrizia Simonetti che trovate nel magazine di VOCI.fm.
Riassumendo Richelmy è partito acquistando un microfono professionale e creando la sua propria trasmissione radiofonica, ci ha preso gusto Lorenzo e chissà se prima o poi potremmo davvero ascoltarlo in onda. In seguito, grazie alle trasmissioni televisive delle dirette radiofoniche, ha studiato i dj più in voga che potevano assomigliare al profilo di Steph, ed ecco qui il personaggio che vediamo sullo schermo. Per chiudere “Il talento del Calabrone” è un buon prodotto che, nonostante qualche ingenuità e un paio di cadute di stile, esalta il genere thriller italiano. La tensione regge fino al finale, poca azione, niente inseguimenti, scazzottate o sparatorie, è più un thriller da camera, tutto è giocato sui primi piani dei personaggi e sul dialogo che non si può interrompere. Le confessioni finali, poi, mettono in luce un dramma esistenziale dai risvolti sociali, qualcosa che difficilmente troviamo nei film di genere italiani.
Articolo a cura di Prisca Civitenga









