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Radio e doppiaggio: un binomio indissolubile

La radio e il doppiaggio, un binomio negli anni divenuto indissolubile, di cui Enzo Mauri ci parla in questo e nel successivo appuntamento su Voci.fm con la rubrica dedicata alla storia della radio.

Articolo realizzato da Enzo Mauri



Che la radio e il doppiaggio vadano sotto braccio l’una con l’altro non ci sono dubbi, lo testimoniano fior di radiofonici divenuti doppiatori o viceversa. Ecco perché in questa e la prossima puntata sulla storia della radio ho deciso di affrontare l’argomento delle origini del doppiaggio nostrano, che vide gli albori più o meno nello stesso periodo in cui la radio in Italia mosse i primi passi. Tutto iniziò negli anni ’30 del secolo scorso con la nascita del sonoro. La produzione di film sonori mandò letteralmente nel panico i cinema italiani, delle 3200 sale di cui 700 circa aperte ogni giorno, solo una minima parte era attrezzata con apparecchi per la proiezione sonora, ma il problema era più a monte, la maggior parte dei film, infatti, proveniva dall’estero, in particolare dagli Usa.

Come fare a proporre al pubblico di casa nostra le pellicole che superavano la censura del regime, recitate in lingua straniera? All’inizio si pensò come per i film muti a delle didascalie, soluzione rivelatasi impraticabile soprattutto nei casi di dialoghi serrati, i quadri con la traduzione italiana  interrompevano troppo spesso le trame dei film rendendoli indigesti. A questo punto i big di Hollywood come la MGM, Paramount, Fox Film Co, società di produzione e distribuzione cinematografica pur di non perdere il ricco mercato nostrano, decisero di optare per il doppiaggio. In precedenza come per le pellicole di Stanlio e Ollio, si era deciso di realizzare più versioni nella lingua del paese dove i film sarebbero stati proiettati, alla fine il doppiaggio si rivelò la strada meglio percorribile e praticabile.

Nel 1929 il primo esperimento di doppiaggio in lingua italiana fu eseguito all’estero negli Studios della William Fox Co, su una sequenza del film recitato e cantato “Married in Hollywood” (Maritati a Hollywood). L’iniziativa partì dal montatore e regista Louis Loffler, sposato con un’italiana e di conseguenza abbastanza padrone della lingua. Loeffler si avvalse della collaborazione di Augusto Galli italiano emigrato a Pasadena nel 1922 che con la moglie Rosina divenne uno dei più importanti protagonisti del doppiaggio italiano di quegli anni, sua la voce di James Stewart nel film del 1940 Scrivimi fermo posta (The Shop Around The Corner) diretto da Ernst Lubitsch.

A ruota anche le altre società cinematografiche all’inizio un po’ titubanti, decisero di sposare la causa del doppiaggio in lingua italiana, ma mentre la MGM fece doppiare le pellicole in casa propria, la Paramount scelse gli studi di Joinville in Francia. Bisogna considerare che la maggior parte degli attori presi sul posto e di chiare origini italiane, per quanto bravi denunciavano comunque inflessioni dialettali tipiche della regione di nascita o addirittura americane. Dopo circa un anno e mezzo tutte le case di produzione decisero che il doppiaggio si sarebbe praticato in Italia, anche perché nel 1933 una legge proibì la proiezione nelle sale delle pellicole il cui adattamento supplementare in lingua italiana fosse stato eseguito all’estero.

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