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Interpretare con la voce

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

L’obiettivo di chi parla (e in primis, di uno speaker radiofonico o di un doppiatore) è quello di tenere viva l’attenzione di chi ascolta il suo messaggio. Succede però che, nonostante il contenuto espresso sia notevolmente interessante, gli ascoltatori non riescano a goderne appieno. Perché?

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta subito lo speaker Ivano Lenny 

La risposta sta nella qualità espressiva della voce, l’interpretazione vocale di un copy scritto proprio per raggiungere questa finalità, così da donare anima al contenuto di un testo.

Servono regole che sappiano stuzzicare le corde più emotive di chi parla ma anche di chi ascolta.

Proviamo ad elencarne alcune:

- Entrare nel contenuto di ogni parola e darle la tonalità vocale che quello ispira. Possiamo prendere spunto dai bambini che giocano a mimare ruoli, personaggi, oggetti e sembra, ad esempio, che una giostra giri davvero nel momento e nel modo in cui la si sente pronunciare. Nei bambini c’è l’istinto di far vivere, giocando, il parlato.

- Dare molta importanza al ruolo della pausa: si tende a creare sospensioni solo fra le frasi di un periodo o comunque dove si trovano i segni d’interpunzione, e questo non basta. Serve creare pause creative fra le parole, allungando e abbreviando queste ultime, ritmandole nei suoni vocalici, fermandosi in modo accattivante così da far nascere un’istintiva “stimolante” curiosità. Una sorta di passeggiata fra le stradine di un paese dando a chi ascolta l’idea di un divertente ed istruttivo viaggio che arricchisce di conoscenza senza annoiare. Inoltre, rispettare le pause può dar modo alla voce di riposarsi e di recuperare energia.

- Godere di ciò di cui si sta parlando o leggendo: essere emotivamente coinvolti nel contenuto esposto crea un’interazione fra lo speaker (o il doppiatore) e chi ascolta. Quest’ultimo viene a sua insaputa catturato dalle emozioni vissute dall’emittente perché esse “contagiano”, si insinuano attraverso un canale interiore che avvince. Questo è il segreto del bravo regista che sa dare alla trama quel “che” di speciale che fa divenire una storia “la storia di ognuno”. Far sì che l’utente entri nell’emozione vissuta dall’oratore rompe quelle che potremmo definire metaforicamente le barriere della comunicazione. E trovarsi senza inibizione dentro il messaggio, apprezzando il piacere di una vocalità creativa, fa scattare l’attenzione fino a portarla a livelli molto alti.

- Saper graduare i toni delle esclamazioni: né troppa enfasi, né freddezza. Riuscire a dare quel tono mediamente esclamato, laddove è presente il punto esclamativo, permette di evitare la monotonia del comunicare. Inoltre possiamo considerare anche il risvolto salutare: non raggiungere punte alte di esclamazione eviterà alle corde vocali di sforzarsi troppo. E chi, come la maggior parte dei nostri utenti, fa della voce il proprio strumento di lavoro sa che l’intonazione è il mezzo primario con cui ci si esprime perché permette di dare ad una stessa parola molteplici sfumature dei significati.

- Sentirsi autore delle parole che si esprimono anche se esse, e il messaggio che portano, sono state ideate, scritte, prodotte da altri. La parola posseduta esalta il suo spessore e riesce a destare interesse in chi la viene a ricevere! Inoltre, in questo atto di interiorizzazione, si è i primi ascoltatori della propria voce! La si può ben valutare, rispettare e, perché no, esserne affascinati ed amarla.



Come già puntualizzato in un altro post, si può far cenno indicativo alle appoggiature che sono un elemento interpretativo notevole per dare i giusti risalti alle parole all’interno della frase. Il destinatario del nostro messaggio, infatti, deve essere tenuto in forte considerazione durante la nostra lettura. Diverso infatti sarà il registro di voce usato per un prodotto rivolto ai giovani rispetto ad un altro rivolto ad una fascia d’età più matura. Il primo avrà toni più alti e vivaci, l’altro probabilmente più bassi e soft.

Tutti questi suggerimenti per una lettura interpretativa necessariamente presuppongono il possesso della tecnica di base dell’uso della voce. Essa si avvale di una corretta respirazione diaframmaticadi un’espirazione che rispetti l’integrità delle corde vocali, di una giusta emissione di suoni che vada a valorizzare l’estensione e la potenza della voce e di una capace articolazione fonetica. E’ davvero un meraviglioso gioco di alchimia combinatoria quello che porta alla giusta amplificazione del suono vocale! Esercizi mirati a formare e a consolidare questi aspetti (la rete propone tanti esercizi di tecnica vocale) permettono una corretta fisiologica prestazione dello strumento voce che valorizza appieno le capacità fonatorie.

Per eliminare o quantomeno ridurre gli eventuali fattori che causano un uso scorretto della voce, essi coinvolgeranno un po’ tutte le parti del corpo, i vari organi, le varie articolazioni attuando delle strategie quali, ad esempio:

praticare il riscaldamento della voce

- porre in risalto la postura che l’oratore deve tenere mentre sta parlando/usando la sua voce nel lavoro affinchè essa sia tale da aiutare/favorire il respiro e limitare lo sforzo;

- trovare un luogo di tranquillità e concentrazione per avere una condizione di rilassamento muscolare;

- avere conoscenza della corretta idratazione che devono possedere le corde vocali: bere nella quantità e nei modi più giusti;

- tenere presenti le accortezze di rispetto verso lo strumento vocale: evitare di usare la voce durante la digestione se quest’ultima risulta particolarmente difficile; riposarla se si è dovuto parlare molto, cercare di far riposare le corde vocali dopo un lungo utilizzo; evitare di urlare o di variare con troppa frequenza le tonalità, cercare di ridurre al minimo il fumo. 

Concludendo, una giusta interazione fra tecnica e creatività vocale permetterà un comunicare piacevole ed interessante. E, non da ultimo, darà al grande strumento “voce” il rispetto che si merita.

Articolo a cura di Matteo Mattiacci

 

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Interpretare con la voce

L’obiettivo di chi parla (e in primis, di uno speaker radiofonico o di un doppiatore) è quello di tenere viva l’attenzione di chi ascolta il suo messaggio. Succede però che, nonostante il contenuto espresso sia notevolmente interessante, gli ascoltatori non riescano a goderne appieno. Perché?

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta subito lo speaker Ivano Lenny 

La risposta sta nella qualità espressiva della voce, l’interpretazione vocale di un copy scritto proprio per raggiungere questa finalità, così da donare anima al contenuto di un testo.

Servono regole che sappiano stuzzicare le corde più emotive di chi parla ma anche di chi ascolta.

Proviamo ad elencarne alcune:

- Entrare nel contenuto di ogni parola e darle la tonalità vocale che quello ispira. Possiamo prendere spunto dai bambini che giocano a mimare ruoli, personaggi, oggetti e sembra, ad esempio, che una giostra giri davvero nel momento e nel modo in cui la si sente pronunciare. Nei bambini c’è l’istinto di far vivere, giocando, il parlato.

- Dare molta importanza al ruolo della pausa: si tende a creare sospensioni solo fra le frasi di un periodo o comunque dove si trovano i segni d’interpunzione, e questo non basta. Serve creare pause creative fra le parole, allungando e abbreviando queste ultime, ritmandole nei suoni vocalici, fermandosi in modo accattivante così da far nascere un’istintiva “stimolante” curiosità. Una sorta di passeggiata fra le stradine di un paese dando a chi ascolta l’idea di un divertente ed istruttivo viaggio che arricchisce di conoscenza senza annoiare. Inoltre, rispettare le pause può dar modo alla voce di riposarsi e di recuperare energia.

- Godere di ciò di cui si sta parlando o leggendo: essere emotivamente coinvolti nel contenuto esposto crea un’interazione fra lo speaker (o il doppiatore) e chi ascolta. Quest’ultimo viene a sua insaputa catturato dalle emozioni vissute dall’emittente perché esse “contagiano”, si insinuano attraverso un canale interiore che avvince. Questo è il segreto del bravo regista che sa dare alla trama quel “che” di speciale che fa divenire una storia “la storia di ognuno”. Far sì che l’utente entri nell’emozione vissuta dall’oratore rompe quelle che potremmo definire metaforicamente le barriere della comunicazione. E trovarsi senza inibizione dentro il messaggio, apprezzando il piacere di una vocalità creativa, fa scattare l’attenzione fino a portarla a livelli molto alti.

- Saper graduare i toni delle esclamazioni: né troppa enfasi, né freddezza. Riuscire a dare quel tono mediamente esclamato, laddove è presente il punto esclamativo, permette di evitare la monotonia del comunicare. Inoltre possiamo considerare anche il risvolto salutare: non raggiungere punte alte di esclamazione eviterà alle corde vocali di sforzarsi troppo. E chi, come la maggior parte dei nostri utenti, fa della voce il proprio strumento di lavoro sa che l’intonazione è il mezzo primario con cui ci si esprime perché permette di dare ad una stessa parola molteplici sfumature dei significati.

- Sentirsi autore delle parole che si esprimono anche se esse, e il messaggio che portano, sono state ideate, scritte, prodotte da altri. La parola posseduta esalta il suo spessore e riesce a destare interesse in chi la viene a ricevere! Inoltre, in questo atto di interiorizzazione, si è i primi ascoltatori della propria voce! La si può ben valutare, rispettare e, perché no, esserne affascinati ed amarla.



Come già puntualizzato in un altro post, si può far cenno indicativo alle appoggiature che sono un elemento interpretativo notevole per dare i giusti risalti alle parole all’interno della frase. Il destinatario del nostro messaggio, infatti, deve essere tenuto in forte considerazione durante la nostra lettura. Diverso infatti sarà il registro di voce usato per un prodotto rivolto ai giovani rispetto ad un altro rivolto ad una fascia d’età più matura. Il primo avrà toni più alti e vivaci, l’altro probabilmente più bassi e soft.

Tutti questi suggerimenti per una lettura interpretativa necessariamente presuppongono il possesso della tecnica di base dell’uso della voce. Essa si avvale di una corretta respirazione diaframmaticadi un’espirazione che rispetti l’integrità delle corde vocali, di una giusta emissione di suoni che vada a valorizzare l’estensione e la potenza della voce e di una capace articolazione fonetica. E’ davvero un meraviglioso gioco di alchimia combinatoria quello che porta alla giusta amplificazione del suono vocale! Esercizi mirati a formare e a consolidare questi aspetti (la rete propone tanti esercizi di tecnica vocale) permettono una corretta fisiologica prestazione dello strumento voce che valorizza appieno le capacità fonatorie.

Per eliminare o quantomeno ridurre gli eventuali fattori che causano un uso scorretto della voce, essi coinvolgeranno un po’ tutte le parti del corpo, i vari organi, le varie articolazioni attuando delle strategie quali, ad esempio:

praticare il riscaldamento della voce

- porre in risalto la postura che l’oratore deve tenere mentre sta parlando/usando la sua voce nel lavoro affinchè essa sia tale da aiutare/favorire il respiro e limitare lo sforzo;

- trovare un luogo di tranquillità e concentrazione per avere una condizione di rilassamento muscolare;

- avere conoscenza della corretta idratazione che devono possedere le corde vocali: bere nella quantità e nei modi più giusti;

- tenere presenti le accortezze di rispetto verso lo strumento vocale: evitare di usare la voce durante la digestione se quest’ultima risulta particolarmente difficile; riposarla se si è dovuto parlare molto, cercare di far riposare le corde vocali dopo un lungo utilizzo; evitare di urlare o di variare con troppa frequenza le tonalità, cercare di ridurre al minimo il fumo. 

Concludendo, una giusta interazione fra tecnica e creatività vocale permetterà un comunicare piacevole ed interessante. E, non da ultimo, darà al grande strumento “voce” il rispetto che si merita.

Articolo a cura di Matteo Mattiacci

 

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