Aprire una Webradio: diritti connessi ed altro
ARTICOLO
Come aprire una webradio? Quali sono gli adempimenti, e come ci si deve comportare in particolare per la musica protetta, quella cioè tutelata dal diritto di autore e dai cosiddetti "diritti connessi". Ce lo spiega Davide Camera.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/webradio-diritti-connessi-siae-scf
Come abbiamo avuto modo di spiegare in precedenza, sono molte le persone che, in tempo di emergenza Covid, si sono inventate una webradio per informare, dire la loro, dare voce a chi voleva raccontare qualche cosa. Spesso a questo fenomeno si è accoppiato quello della street-radio, la cosiddetta radio di quartiere. Più classicamente, le webradio fanno riferimento a personaggi del mondo della radio "mainstream" che hanno aperto dei loro progetti, come nei casi di Marco Lolli oppure di chi scrive, spesso sono nate dal mondo universitario consentendo agli studenti di imparare il mondo della radio, guidati da qualche docente esperto, in altri casi c'è chi si è improvvisato "editore" dopo esserlo stato in modulazione di frequenza, cercando di far rivivere qualche marchio storico. Ci sono degli ex conduttori radiofonici legati al periodo "magico" degli anni Settanta e Ottanta che sono tornati in onda in diretta grazie al web, come avvenuto nel padovano prima nel progetto Megamix di Max Artusi con l'importante collaborazione di Alberto Martin speaker di Radio Padova, poi sempre nella Città del Santo con Radio Studio 91 Live, che si è strutturata con degli studi e un palinsesto. E poi c'è dell'altro ancora, perché questo mondo è davvero variegato.
Sempre più persone vogliono sapere che cosa occorra per aprire una webradio. Per aprirla non ci vuole molto, per farla durare e magari farla conoscere certamente sì. Tutto dipende da quello che si vuole fare e dagli obiettivi che si hanno. Se si pensa che sia un mondo redditizio, ecco, no. Decisamente no. Se l'idea è il fascino della diretta o comunque della radio, dipende quanto tempo e voglia si abbia per dedicarsi a quello che è comunque un progetto, anche quando si tratti di webradio personale. Per aprirla, come dicevamo, serve poco, non occorre neppure un'autorizzazione governativa o ministeriale come nelle radio tradizionali. Si è un po' come dei "pirati", anche se in realtà riconosciuti da tutti. La prima cosa è quindi avere a disposizione una connessione internet, possibilmente buona e stabile, e magari un provider che ti consenta di andare in onda stabilmente. Esistono anche delle piattaforme che permettono di andare in onda da remoto con un proprio progetto, a condizione che si passino i brani musicali presenti sulla loro banca dati, per i quali pagano direttamente i diritti d'autore. Se uno vuole decidere di mandare tutto in onda in proprio, deve avere un computer "da battaglia", possibilmente connesso a un provider perché altrimenti non potrà gestire un flusso di rete adeguato per l'ascolto di più persone contemporaneamente, e si troverà fatalmente senza rete domestica. In quel caso, è bene procurarsi anche un software di messa in onda. Non diamo consigli, anche se in rete ci si può agilmente informare. Ce ne sono di buoni e relativamente economici. Quanto all'impallarsi o meno, spesso questo dipende dalle macchine, che talvolta si impallano a prescindere dal fatto che si mandi in onda lì una radio o meno.
La questione dirimente è proprio sulla musica: perché, si vada in onda via etere, in digitale o in analogico, o si scelga lo streaming, se si trasmette la musica protetta vanno pagati comunque tanto i diritti d'autore che quelli connessi, cioè di chi è proprietario delle registrazioni, generalmente l'etichetta discografica. Oggi non bastano più SIAE per i diritti d'autore ed SCF per i connessi, dal momento che la direttiva europea Barnier ha cambiato molte cose in materia. Così alla SIAE, la Società Italiana Autori ed Editori, si è affiancata la privata Soundreef (gestita da LEA), che si occupa dei diritti di altri autori, mentre alla Società Consortile Fonografica si sono affiancate altre società come Itsright. Pagarle tutte o non pagarle? Dipende sempre da quello che si vuole fare. Se la webradio vuole puntare sulla musica, o comunque mandare quella protetta, ossia i brani di successo di oggi o di ieri, conviene sì, pagare. In fondo le licenze non sono particolarmente esose in caso di webradio personali, che però comprendono anche un numero massimo di ascolti contemporanei (tranquilli, non si supera mai). Il discorso cambia se ci sia uno scopo commerciale, ma anche in caso di associazione culturale c'è un sensibile aumento del costo delle licenze. Inoltre, se si pagano le licenze solo per lo streaming, gli eventuali podcast non devono contenere musica. Il podcast è la registrazione delle trasmissioni già andate in onda o di frammenti di esse, messe a disposizione sul web di chi le voglia ascoltare on demand, oppure scaricandole direttamente. Esistono anche delle piattaforme podcast che consentono di realizzare trasmissioni radiofoniche che non vanno in onda, ma possono essere sentite direttamente sul lettore presente nel sito. È una cosa molto diversa dallo streaming, e l'affronteremo separatamente. Però molte radio, note e meno note, mettono in rete i podcast delle proprie trasmissioni. Ecco: se non si paga la licenza podcast per la musica messa in onda sullo streaming, questa va saltata.
Lo stesso discorso vale per le dirette sui social network, come Facebook. Si può prelevare il suono della diretta in onda sulla webradio, ma non la musica, a meno che non si paghi un apposito supplemento di licenza. Molti preferiscono lasciare il silenzio o magari riempire gli spazi con altre chiacchiere, fruibili solo da chi ascolta sui social, come nel caso di Radio Cigliano, nota webradio specializzata sul mondo del doppiaggio, di proprietà del doppiatore e speaker Alessio Cigliano. Torniamo al discorso-base legato alle licenze per mandare la musica protetta in una webradio. Se si vuole fare una radio di parola, rinunciando alla musica mainstream, quindi anche a eventuali trasmissioni di collaboratori esterni già mixate o con musica presente, allora si può utilizzare la musica con licenza Common Creative. In genere c'è una licenza gratuita di utilizzo per questi brani, presenti in piattaforme come Jamendo, a condizione che il brano venga mandato così come viene scaricato, senza cioè modificarlo o editarlo al suo interno. Spesso è musica di buon livello, anche se sconosciuta. C'è inoltre una sentenza, confermata dalla Cassazione, secondo cui nel caso in cui la webradio non sia a scopo di lucro, vadano pagati i diritti d'autore ma non quelli connessi. Questa però è un'arma a doppio taglio: mettiamo che si vogliano richiedere alle etichette discografiche le "cartoline digitali", ossia le novità anche dei nomi importanti che poi usciranno sul mercato. In genere le etichette, anche quelle importanti, sono ben disposte nei confronti delle webradio, se queste sono serie e ben gestite. Ma prima di inserire la stazione tra quelle a cui invieranno la musica, controllano che sia in regola con le licenze. Anche quelle per i diritti connessi, oltre alla SIAE. È un aspetto da tenere in considerazione se si vuole mandare musica al passo con i tempi.
Nel caso in cui si voglia fare riferimento alla sentenza della Cassazione, i brani bisognerà comprarli, ovviamente da piattaforme autorizzate come Itunes, perché deve esserci la prova dell'acquisto, del download autorizzato. E comunque è la licenza che autorizza la messa in onda del brano e la cosiddetta "copia tecnica" per la messa in onda. Altrimenti uno lo compra esclusivamente per ascolto personale, esattamente come una volta avveniva per i dischi. Connessione quindi provider che la amplia, piattaforma esterna oppure computer proprio o remoto con software di messa in onda, scelta sulla radio che si vuole fare con relative decisioni sulla musica. Questi sono i primi passi per aprire una webradio. Mal che vada, ripeto, uno può decidere di limitarsi a produrre dei podcast, oppure aprirsi un canale dove si esprime e poi si replica per tutta la giornata. Si può fare tutto, a condizione magari che un ascoltatore, magari uno solo ci sia. Spesso sono specializzate, fanno cioè riferimento a chi abbia un interesse specifico. Proprio come Voci.fm, dove chi lavora con la voce può trovare un suo riferimento preciso. O come Radio Cigliano che ha un pubblico di interessati alle voci del cinema e delle serie tv. Se uno vuole, può aprire una webradio dedicata agli appassionati della pelota basca. Davvero, si può fare tutto. E anche cambiare, se dopo un po' il progetto non convince più chi lo ha creato.
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Aprire una Webradio: diritti connessi ed altro
Come aprire una webradio? Quali sono gli adempimenti, e come ci si deve comportare in particolare per la musica protetta, quella cioè tutelata dal diritto di autore e dai cosiddetti "diritti connessi". Ce lo spiega Davide Camera.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/webradio-diritti-connessi-siae-scf
Come abbiamo avuto modo di spiegare in precedenza, sono molte le persone che, in tempo di emergenza Covid, si sono inventate una webradio per informare, dire la loro, dare voce a chi voleva raccontare qualche cosa. Spesso a questo fenomeno si è accoppiato quello della street-radio, la cosiddetta radio di quartiere. Più classicamente, le webradio fanno riferimento a personaggi del mondo della radio "mainstream" che hanno aperto dei loro progetti, come nei casi di Marco Lolli oppure di chi scrive, spesso sono nate dal mondo universitario consentendo agli studenti di imparare il mondo della radio, guidati da qualche docente esperto, in altri casi c'è chi si è improvvisato "editore" dopo esserlo stato in modulazione di frequenza, cercando di far rivivere qualche marchio storico. Ci sono degli ex conduttori radiofonici legati al periodo "magico" degli anni Settanta e Ottanta che sono tornati in onda in diretta grazie al web, come avvenuto nel padovano prima nel progetto Megamix di Max Artusi con l'importante collaborazione di Alberto Martin speaker di Radio Padova, poi sempre nella Città del Santo con Radio Studio 91 Live, che si è strutturata con degli studi e un palinsesto. E poi c'è dell'altro ancora, perché questo mondo è davvero variegato.
Sempre più persone vogliono sapere che cosa occorra per aprire una webradio. Per aprirla non ci vuole molto, per farla durare e magari farla conoscere certamente sì. Tutto dipende da quello che si vuole fare e dagli obiettivi che si hanno. Se si pensa che sia un mondo redditizio, ecco, no. Decisamente no. Se l'idea è il fascino della diretta o comunque della radio, dipende quanto tempo e voglia si abbia per dedicarsi a quello che è comunque un progetto, anche quando si tratti di webradio personale. Per aprirla, come dicevamo, serve poco, non occorre neppure un'autorizzazione governativa o ministeriale come nelle radio tradizionali. Si è un po' come dei "pirati", anche se in realtà riconosciuti da tutti. La prima cosa è quindi avere a disposizione una connessione internet, possibilmente buona e stabile, e magari un provider che ti consenta di andare in onda stabilmente. Esistono anche delle piattaforme che permettono di andare in onda da remoto con un proprio progetto, a condizione che si passino i brani musicali presenti sulla loro banca dati, per i quali pagano direttamente i diritti d'autore. Se uno vuole decidere di mandare tutto in onda in proprio, deve avere un computer "da battaglia", possibilmente connesso a un provider perché altrimenti non potrà gestire un flusso di rete adeguato per l'ascolto di più persone contemporaneamente, e si troverà fatalmente senza rete domestica. In quel caso, è bene procurarsi anche un software di messa in onda. Non diamo consigli, anche se in rete ci si può agilmente informare. Ce ne sono di buoni e relativamente economici. Quanto all'impallarsi o meno, spesso questo dipende dalle macchine, che talvolta si impallano a prescindere dal fatto che si mandi in onda lì una radio o meno.
La questione dirimente è proprio sulla musica: perché, si vada in onda via etere, in digitale o in analogico, o si scelga lo streaming, se si trasmette la musica protetta vanno pagati comunque tanto i diritti d'autore che quelli connessi, cioè di chi è proprietario delle registrazioni, generalmente l'etichetta discografica. Oggi non bastano più SIAE per i diritti d'autore ed SCF per i connessi, dal momento che la direttiva europea Barnier ha cambiato molte cose in materia. Così alla SIAE, la Società Italiana Autori ed Editori, si è affiancata la privata Soundreef (gestita da LEA), che si occupa dei diritti di altri autori, mentre alla Società Consortile Fonografica si sono affiancate altre società come Itsright. Pagarle tutte o non pagarle? Dipende sempre da quello che si vuole fare. Se la webradio vuole puntare sulla musica, o comunque mandare quella protetta, ossia i brani di successo di oggi o di ieri, conviene sì, pagare. In fondo le licenze non sono particolarmente esose in caso di webradio personali, che però comprendono anche un numero massimo di ascolti contemporanei (tranquilli, non si supera mai). Il discorso cambia se ci sia uno scopo commerciale, ma anche in caso di associazione culturale c'è un sensibile aumento del costo delle licenze. Inoltre, se si pagano le licenze solo per lo streaming, gli eventuali podcast non devono contenere musica. Il podcast è la registrazione delle trasmissioni già andate in onda o di frammenti di esse, messe a disposizione sul web di chi le voglia ascoltare on demand, oppure scaricandole direttamente. Esistono anche delle piattaforme podcast che consentono di realizzare trasmissioni radiofoniche che non vanno in onda, ma possono essere sentite direttamente sul lettore presente nel sito. È una cosa molto diversa dallo streaming, e l'affronteremo separatamente. Però molte radio, note e meno note, mettono in rete i podcast delle proprie trasmissioni. Ecco: se non si paga la licenza podcast per la musica messa in onda sullo streaming, questa va saltata.
Lo stesso discorso vale per le dirette sui social network, come Facebook. Si può prelevare il suono della diretta in onda sulla webradio, ma non la musica, a meno che non si paghi un apposito supplemento di licenza. Molti preferiscono lasciare il silenzio o magari riempire gli spazi con altre chiacchiere, fruibili solo da chi ascolta sui social, come nel caso di Radio Cigliano, nota webradio specializzata sul mondo del doppiaggio, di proprietà del doppiatore e speaker Alessio Cigliano. Torniamo al discorso-base legato alle licenze per mandare la musica protetta in una webradio. Se si vuole fare una radio di parola, rinunciando alla musica mainstream, quindi anche a eventuali trasmissioni di collaboratori esterni già mixate o con musica presente, allora si può utilizzare la musica con licenza Common Creative. In genere c'è una licenza gratuita di utilizzo per questi brani, presenti in piattaforme come Jamendo, a condizione che il brano venga mandato così come viene scaricato, senza cioè modificarlo o editarlo al suo interno. Spesso è musica di buon livello, anche se sconosciuta. C'è inoltre una sentenza, confermata dalla Cassazione, secondo cui nel caso in cui la webradio non sia a scopo di lucro, vadano pagati i diritti d'autore ma non quelli connessi. Questa però è un'arma a doppio taglio: mettiamo che si vogliano richiedere alle etichette discografiche le "cartoline digitali", ossia le novità anche dei nomi importanti che poi usciranno sul mercato. In genere le etichette, anche quelle importanti, sono ben disposte nei confronti delle webradio, se queste sono serie e ben gestite. Ma prima di inserire la stazione tra quelle a cui invieranno la musica, controllano che sia in regola con le licenze. Anche quelle per i diritti connessi, oltre alla SIAE. È un aspetto da tenere in considerazione se si vuole mandare musica al passo con i tempi.
Nel caso in cui si voglia fare riferimento alla sentenza della Cassazione, i brani bisognerà comprarli, ovviamente da piattaforme autorizzate come Itunes, perché deve esserci la prova dell'acquisto, del download autorizzato. E comunque è la licenza che autorizza la messa in onda del brano e la cosiddetta "copia tecnica" per la messa in onda. Altrimenti uno lo compra esclusivamente per ascolto personale, esattamente come una volta avveniva per i dischi. Connessione quindi provider che la amplia, piattaforma esterna oppure computer proprio o remoto con software di messa in onda, scelta sulla radio che si vuole fare con relative decisioni sulla musica. Questi sono i primi passi per aprire una webradio. Mal che vada, ripeto, uno può decidere di limitarsi a produrre dei podcast, oppure aprirsi un canale dove si esprime e poi si replica per tutta la giornata. Si può fare tutto, a condizione magari che un ascoltatore, magari uno solo ci sia. Spesso sono specializzate, fanno cioè riferimento a chi abbia un interesse specifico. Proprio come Voci.fm, dove chi lavora con la voce può trovare un suo riferimento preciso. O come Radio Cigliano che ha un pubblico di interessati alle voci del cinema e delle serie tv. Se uno vuole, può aprire una webradio dedicata agli appassionati della pelota basca. Davvero, si può fare tutto. E anche cambiare, se dopo un po' il progetto non convince più chi lo ha creato.











