Skip to main content

Quando una voce è bella?

VOCI IN VETRINA

VOCI.fm ADV

ARTICOLO

Una “bella voce” è un insieme di cose: timbro particolare e riconoscibile, estensione vocale e intensità. Anche i difetti possono fare, in positivo, la differenza. 

Articolo a cura della Dott.ssa Annalisa Peruzzi

Viste le enormi potenzialità espressive della voce umana (e le altrettanto enormi capacità di percepirle), non stupisce che per molte professioni rivesta una importanza fondamentale. Attori e cantanti sicuramente ma anche politici, professori e in generale i relatori che devono parlare ad una platea, tenerne desta l'attenzione e, se possibile, convincerla. Una bella voce è quindi anche una voce persuasiva che sa catturare l'attenzione del pubblico. In più deve possedere una corretta prosodia e un buon ritmo per sottolineare ad esempio le parole più importanti del discorso.

Le voci calde e profonde catturano di più la nostra attenzione perché all'orecchio umano tutto ciò che è basso viene percepito come intimo e familiare, dunque affidabile. Non a caso, quando si culla un bambino la voce non è mai acuta.

Addirittura, gli uomini con la voce calda risultano più seducenti agli occhi dell'altro sesso, forse perché questo tipo di tonalità è collegata ad una alta presenza di testosterone. Questo ormone nei maschi causa l'allungamento delle corde vocali che di conseguenza vibrano a frequenze sempre più basse.

I politici dovrebbero essere i primi a coltivare il proprio modo si parlare. In Italia pochi lo fanno ma in America, qualità della voce e qualità dei discorsi sono alla base della campagna politica.

C'è un mondo dietro le parole; andiamo a descrivere “la voce” dei principali stati d'animo.

Gioia: la voce è ampia e tesa, il ritmo regolare. La tonalità è abbastanza acuta e il volume alto, ma l'insieme è armonico.

Tenerezza: la voce è quasi normale ma ha una pienezza maggiore, il tono è leggermente grave, il volume basso e il ritmo lento. Solo il 50 % delle persone riesce a riconoscerle.

Rabbia: voce potente, tono medio con frequenti variazioni, ritmo lento e senza pause che assomiglia al ruggito e appare minaccioso.

Paura: il volume è alto, la voce è acuta, non armonica, ha picchi e ricadute. Poiché quando si ha paura il respiro è affannoso, l'eloquio è interrotto con pause frequenti e brevi.

Disprezzo: il volume non è mai alto, l'eloquio rallentato, con molte pause e lettere scandite.

Dolore e dispiacere: il tono di voce è basso, grave, il ritmo lentissimo e le pause molto lunghe. Come se il rallentamento servisse a dare il tempo agli altri di intervenire per fornire aiuto.

Tornando alla voce artistica, si può affermare innegabilmente che tutti possono cantare una canzone, ma pochi possono farlo per ore, senza stonare, senza fatica, senza problemi di raucedine. Chi lo fa per professione usa in modo consapevole la propria voce come strumento musicale. Usare consapevolmente la voce a scopo professionale vuol dire imparare a non stressare le corde vocali e sfruttare le cavità di risonanza in relazione al compito comunicativo da raggiungere o allo stile canoro. Questo richiede tecnica ed esercizio, come abbiamo già descritto negli altri articoli precedentemente pubblicati. Con la tecnica le corde vocali non si sovraccaricano ed è possibile cantare con forza e volume.



Condividi su:

Quando una voce è bella?

Una “bella voce” è un insieme di cose: timbro particolare e riconoscibile, estensione vocale e intensità. Anche i difetti possono fare, in positivo, la differenza. 

Articolo a cura della Dott.ssa Annalisa Peruzzi

Viste le enormi potenzialità espressive della voce umana (e le altrettanto enormi capacità di percepirle), non stupisce che per molte professioni rivesta una importanza fondamentale. Attori e cantanti sicuramente ma anche politici, professori e in generale i relatori che devono parlare ad una platea, tenerne desta l'attenzione e, se possibile, convincerla. Una bella voce è quindi anche una voce persuasiva che sa catturare l'attenzione del pubblico. In più deve possedere una corretta prosodia e un buon ritmo per sottolineare ad esempio le parole più importanti del discorso.

Le voci calde e profonde catturano di più la nostra attenzione perché all'orecchio umano tutto ciò che è basso viene percepito come intimo e familiare, dunque affidabile. Non a caso, quando si culla un bambino la voce non è mai acuta.

Addirittura, gli uomini con la voce calda risultano più seducenti agli occhi dell'altro sesso, forse perché questo tipo di tonalità è collegata ad una alta presenza di testosterone. Questo ormone nei maschi causa l'allungamento delle corde vocali che di conseguenza vibrano a frequenze sempre più basse.

I politici dovrebbero essere i primi a coltivare il proprio modo si parlare. In Italia pochi lo fanno ma in America, qualità della voce e qualità dei discorsi sono alla base della campagna politica.

C'è un mondo dietro le parole; andiamo a descrivere “la voce” dei principali stati d'animo.

Gioia: la voce è ampia e tesa, il ritmo regolare. La tonalità è abbastanza acuta e il volume alto, ma l'insieme è armonico.

Tenerezza: la voce è quasi normale ma ha una pienezza maggiore, il tono è leggermente grave, il volume basso e il ritmo lento. Solo il 50 % delle persone riesce a riconoscerle.

Rabbia: voce potente, tono medio con frequenti variazioni, ritmo lento e senza pause che assomiglia al ruggito e appare minaccioso.

Paura: il volume è alto, la voce è acuta, non armonica, ha picchi e ricadute. Poiché quando si ha paura il respiro è affannoso, l'eloquio è interrotto con pause frequenti e brevi.

Disprezzo: il volume non è mai alto, l'eloquio rallentato, con molte pause e lettere scandite.

Dolore e dispiacere: il tono di voce è basso, grave, il ritmo lentissimo e le pause molto lunghe. Come se il rallentamento servisse a dare il tempo agli altri di intervenire per fornire aiuto.

Tornando alla voce artistica, si può affermare innegabilmente che tutti possono cantare una canzone, ma pochi possono farlo per ore, senza stonare, senza fatica, senza problemi di raucedine. Chi lo fa per professione usa in modo consapevole la propria voce come strumento musicale. Usare consapevolmente la voce a scopo professionale vuol dire imparare a non stressare le corde vocali e sfruttare le cavità di risonanza in relazione al compito comunicativo da raggiungere o allo stile canoro. Questo richiede tecnica ed esercizio, come abbiamo già descritto negli altri articoli precedentemente pubblicati. Con la tecnica le corde vocali non si sovraccaricano ed è possibile cantare con forza e volume.



Condividi su: