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Casa e Bottega: lavorare in home-studio

VOCI IN VETRINA

VOCI.fm ADV

ARTICOLO

Dalle scatole di uova appese alle pareti delle radio di pochi decenni fa, siamo arrivati a sentire parlare sempre più spesso di questi famigerati “Home-Studio”. Sul blog di VOCI.fm scopriamo insieme alla speaker Sunny Valerio a cosa servono e quanto è utile averne uno tutto per sé. 

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta subito la speaker Sunny Valerio

Sarà che l’inglese rende sempre tutto più “figo”, ma la sostanza traducibile in parole povere è “studio a casa”, che effettivamente suona molto meno fashion rispetto al termine “Home-Studio”.

Come accennato, si tratta dello studio personale che uno speaker adibisce in uno spazio della propria abitazione o in qualsiasi posto che si presti a questo utilizzo, in cui esercita liberamente la propria professione senza dover andare fisicamente in un centro di produzione audio, magari collocato a non poca distanza da dove vive, o addirittura all’estero.

A mio parere ci troviamo in un’epoca di passaggio, in cui si abbandonano alcuni metodi tradizionali, per adottarne altri più comodi, che a volte possono però compromettere il guadagno, la qualità e tagliare fuori alcune figure professionali. Ma d’altronde siamo in continua evoluzione, e le cose cambieranno sempre e comunque, sta noi portarle avanti con consapevolezza e buon criterio.

Perché uno speaker dovrebbe avere un Home-Studio? Serve davvero? Si abbassa la qualità del lavoro? E’ più difficile lavorare da soli e da remoto?

Rispondendo alla prima domanda che mi sono gentilmente posta da sola, posso dire che se si vive in un posto totalmente fuori dalla portata delle grandi città come Roma, Milano, Torino o Bologna, che pullulano di studi di produzione audio, la soluzione dello studio personale è davvero indispensabile, tanto più con la comodissima connessione internet che ci permette di inviare le nostre registrazioni in seduta stante, o di collegarci con il cliente e registrare in diretta simulando un turno di registrazione come in uno studio vero…insomma, la tecnologia ci aiuta molto in questo.

Con l’Home-Studio si lavora indubbiamente più comodamente, e si gestisce il proprio tempo come più si preferisce, non dovendo viaggiare e recarsi sul tradizionale posto di lavoro, ma allo stesso tempo, sulla mia esperienza professionale posso dire che si rischia di ritrovarsi a registrare e portarsi avanti del lavoro a tutte le ore del giorno e della notte, quindi è sempre bene stabilire degli orari e dei giorni di apertura e chiusura e di operatività.

Per prodotti come spot locali, e-learning, audiolibri, segreterie ecc. è davvero l’ideale, sta solo a noi capire bene quanto investire per la realizzazione di una stanza adatta a registrare la nostra voce, e per acquistare la giusta attrezzatura.

Si può partire dal gradino più basso come avere un semplice microfono, scheda-audio e computer, non di fascia troppo alta, perché con un ambiente non trattato è meglio non avere strumentazione eccessivamente sensibile per non peggiorare ulteriormente la qualità audio, e ovviamente dedicarsi a produzioni amatoriali, o comunque non professionali, e poi magari cominciare a migliorare la qualità che si offre alla propria cerchia di clienti, magari cominciando a trattare le pareti dell’ambiente circostante, acquistando strumentazione di un fascia un po’ più alta ecc; per evitare di rischiare troppo con investimenti eccessivi è sempre bene fare le cose per gradi, anche per impratichirsi, ci si dovrà abituare a lavorare da soli, utilizzando software adatti e acquisendo un minimo di basi su quella che può essere la post-produzione sulla nostra voce, e avere il tempo di raccogliere lavori e progetti continuativi a cui dedicarsi e per cui vale la pena ingegnarsi al meglio con questo studio di registrazione personale.

E’ bene però prima o poi, una volta assodato che può tornarci utile, attrezzarsi al meglio, e riprodurre una qualità audio che simuli quanto più quella degli studi veri, così da garantire una resa ottima nonostante si tratti di home-studio, che magari diventerà qualcosa di più in questo caso.

Affidarsi per esempio ad aziende che producono box insonorizzati prefabbricati, o che trattano direttamente un ambiente a nostra disposizione creando una sala-recording a tutti gli effetti, il budget è sicuramente corposo, ma il risultato non deluderà assolutamente e farà abbandonare la qualità da studio “casalingo”.

La strumentazione che sceglieremo sarà fondamentale, e qui consiglio di affidarsi a dei negozi specializzati spiegando le proprie esigenze e facendosi consigliare. Ci sono però degli stereotipi e standard qualitativi come il noto brand Neumann per i microfoni, che all’orecchio di chi ci commissiona il lavoro fa sempre una buona impressione, perché è garanzia di qualità, nulla toglie però a tante altre aziende che producono strumenti di registrazione.

Lavorando dal proprio studio si avrà la possibilità di affacciarsi al mercato estero, in crescita anche questo grazie anche ai tanti portali internazionali per le voci che permettono di candidarsi o di farsi conoscere.

Si abbassano però anche le tariffe, perché nonostante si sia investito un bel gruzzoletto per garantire una resa professionale, si tenderà a non far pagare la famosa convocazione, retribuendo solo il lavoro in sé e gli eventuali diritti.

Inoltre, non tutti decidono di affrontare una spesa ingente e tirare su uno studio a tutto tondo, quindi la qualità dei prodotti che gira tenderà ad abbassarsi…

Il mio consiglio è di mediare tra la comodità di lavorare dalla propria postazione e la professionalità che si offre, il servizio che si vende in qualità di professionisti, e non farsi trattare come semplici improvvisatori.

Deve essere un valore aggiunto quello di avere a disposizione una sala di registrazione personale, e non dobbiamo svalutare la cosa, ma anzi, portarlo all’occhio del committente come un servizio in più.

E’ una professione quella che svolgiamo, e sta a noi non permettere di svalutare il nostro lavoro.



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Casa e Bottega: lavorare in home-studio

Dalle scatole di uova appese alle pareti delle radio di pochi decenni fa, siamo arrivati a sentire parlare sempre più spesso di questi famigerati “Home-Studio”. Sul blog di VOCI.fm scopriamo insieme alla speaker Sunny Valerio a cosa servono e quanto è utile averne uno tutto per sé. 

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta subito la speaker Sunny Valerio

Sarà che l’inglese rende sempre tutto più “figo”, ma la sostanza traducibile in parole povere è “studio a casa”, che effettivamente suona molto meno fashion rispetto al termine “Home-Studio”.

Come accennato, si tratta dello studio personale che uno speaker adibisce in uno spazio della propria abitazione o in qualsiasi posto che si presti a questo utilizzo, in cui esercita liberamente la propria professione senza dover andare fisicamente in un centro di produzione audio, magari collocato a non poca distanza da dove vive, o addirittura all’estero.

A mio parere ci troviamo in un’epoca di passaggio, in cui si abbandonano alcuni metodi tradizionali, per adottarne altri più comodi, che a volte possono però compromettere il guadagno, la qualità e tagliare fuori alcune figure professionali. Ma d’altronde siamo in continua evoluzione, e le cose cambieranno sempre e comunque, sta noi portarle avanti con consapevolezza e buon criterio.

Perché uno speaker dovrebbe avere un Home-Studio? Serve davvero? Si abbassa la qualità del lavoro? E’ più difficile lavorare da soli e da remoto?

Rispondendo alla prima domanda che mi sono gentilmente posta da sola, posso dire che se si vive in un posto totalmente fuori dalla portata delle grandi città come Roma, Milano, Torino o Bologna, che pullulano di studi di produzione audio, la soluzione dello studio personale è davvero indispensabile, tanto più con la comodissima connessione internet che ci permette di inviare le nostre registrazioni in seduta stante, o di collegarci con il cliente e registrare in diretta simulando un turno di registrazione come in uno studio vero…insomma, la tecnologia ci aiuta molto in questo.

Con l’Home-Studio si lavora indubbiamente più comodamente, e si gestisce il proprio tempo come più si preferisce, non dovendo viaggiare e recarsi sul tradizionale posto di lavoro, ma allo stesso tempo, sulla mia esperienza professionale posso dire che si rischia di ritrovarsi a registrare e portarsi avanti del lavoro a tutte le ore del giorno e della notte, quindi è sempre bene stabilire degli orari e dei giorni di apertura e chiusura e di operatività.

Per prodotti come spot locali, e-learning, audiolibri, segreterie ecc. è davvero l’ideale, sta solo a noi capire bene quanto investire per la realizzazione di una stanza adatta a registrare la nostra voce, e per acquistare la giusta attrezzatura.

Si può partire dal gradino più basso come avere un semplice microfono, scheda-audio e computer, non di fascia troppo alta, perché con un ambiente non trattato è meglio non avere strumentazione eccessivamente sensibile per non peggiorare ulteriormente la qualità audio, e ovviamente dedicarsi a produzioni amatoriali, o comunque non professionali, e poi magari cominciare a migliorare la qualità che si offre alla propria cerchia di clienti, magari cominciando a trattare le pareti dell’ambiente circostante, acquistando strumentazione di un fascia un po’ più alta ecc; per evitare di rischiare troppo con investimenti eccessivi è sempre bene fare le cose per gradi, anche per impratichirsi, ci si dovrà abituare a lavorare da soli, utilizzando software adatti e acquisendo un minimo di basi su quella che può essere la post-produzione sulla nostra voce, e avere il tempo di raccogliere lavori e progetti continuativi a cui dedicarsi e per cui vale la pena ingegnarsi al meglio con questo studio di registrazione personale.

E’ bene però prima o poi, una volta assodato che può tornarci utile, attrezzarsi al meglio, e riprodurre una qualità audio che simuli quanto più quella degli studi veri, così da garantire una resa ottima nonostante si tratti di home-studio, che magari diventerà qualcosa di più in questo caso.

Affidarsi per esempio ad aziende che producono box insonorizzati prefabbricati, o che trattano direttamente un ambiente a nostra disposizione creando una sala-recording a tutti gli effetti, il budget è sicuramente corposo, ma il risultato non deluderà assolutamente e farà abbandonare la qualità da studio “casalingo”.

La strumentazione che sceglieremo sarà fondamentale, e qui consiglio di affidarsi a dei negozi specializzati spiegando le proprie esigenze e facendosi consigliare. Ci sono però degli stereotipi e standard qualitativi come il noto brand Neumann per i microfoni, che all’orecchio di chi ci commissiona il lavoro fa sempre una buona impressione, perché è garanzia di qualità, nulla toglie però a tante altre aziende che producono strumenti di registrazione.

Lavorando dal proprio studio si avrà la possibilità di affacciarsi al mercato estero, in crescita anche questo grazie anche ai tanti portali internazionali per le voci che permettono di candidarsi o di farsi conoscere.

Si abbassano però anche le tariffe, perché nonostante si sia investito un bel gruzzoletto per garantire una resa professionale, si tenderà a non far pagare la famosa convocazione, retribuendo solo il lavoro in sé e gli eventuali diritti.

Inoltre, non tutti decidono di affrontare una spesa ingente e tirare su uno studio a tutto tondo, quindi la qualità dei prodotti che gira tenderà ad abbassarsi…

Il mio consiglio è di mediare tra la comodità di lavorare dalla propria postazione e la professionalità che si offre, il servizio che si vende in qualità di professionisti, e non farsi trattare come semplici improvvisatori.

Deve essere un valore aggiunto quello di avere a disposizione una sala di registrazione personale, e non dobbiamo svalutare la cosa, ma anzi, portarlo all’occhio del committente come un servizio in più.

E’ una professione quella che svolgiamo, e sta a noi non permettere di svalutare il nostro lavoro.



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