Lo Speaker radiofonico: "E adesso di cosa parlo in Radio?"
ARTICOLO
Chi parla alla radio e fa da tempo lo speaker conosce la questione e nonostante l’esperienza si ritrova puntualmente in diversi momenti di un programma radiofonico in diretta a chiedersi: e adesso cosa dico...senza risultare banale e ripetitivo?
Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Roberto Arricale
Stiamo parlando soprattutto di chi ha cominciato agli albori della modulazione di frequenza, dove regnava l’improvvisazione e, a parte i vinili e qualche rivista, le fonti per animare la conduzione radiofonica dovevi trovarle inventandoti qualcosa al momento con la speranza di risultare interessante o comunque di intrattenere quel minimo che serviva.
Oggi con tutto quello che c’è, tecnologicamente parlando, e con un approccio più professionale maturato nel tempo, Il rischio di risultare meno interessanti e più banali di una volta è dietro l’angolo: tutti attingiamo da tutto e ci ritroviamo a dire tutti le stesse cose più o meno allo stesso modo.
La personalità di un Conduttore Radiofonico
Ecco perché è la personalità ciò di cui c’è bisogno, a mio avviso, rivolgendomi in particolare ai giovani che si affacciano alla professione di speaker radiofonico o che semplicemente ci stanno provando: un approccio originale alla conduzione di un programma in radio, anche in presenza di un team, una redazione, di autori e altro per chi se li può permettere, non è facile da ottenere, ma è bene perseguirlo cercando di sviluppare il più possibile un proprio stile.
Come creare il proprio stile di conduzione in Radio?
Non smettendo mai di ascoltare gli altri: e non sto parlando solo di addetti ai lavori, ma di chiunque dica qualcosa in modo diverso dallo standard comunicativo del momento caratterizzato perlopiù da stereotipi legati al fatto che funziona e ha successo.
Inseguire ciò che funziona senza distinguersi ci porta ad una banale imitazione o, nel caso di un omaggio o tributo, ad un gesto di riconoscenza: fondamentale però che ci sia la piena consapevolezza delle proprie capacità di sostenere il confronto con chi si decide di citare. L’obiettivo per non risultare ovvi e noiosi, si può ottenere togliendo le cose che ci uniformano agli altri (speaker in questo caso: rientriamo nello specifico) e aggiungendo di volta in volta quelle che ci sembrano meno comuni ma consistenti.
Da cosa si dice a come lo si dice, dal tono adottato e dal timbro della voce, dal contesto musicale scelto alla situazione in cui ci si trova, tutto deve rientrare in una logica bene armonizzata anche quando si decide di stare fuori dalle regole della normale programmazione radiofonica. Questo perchè la radio a meno che non si sia da soli davanti al computer a registrare un podcast o una diretta web con pochi amici in ascolto, è soprattutto un luogo di incontro e di confronto nel quale cercare il modo migliore per far emergere la personalità di ogni speaker.
Perchè per uno speaker è importante riascoltare i propri interventi in radio
Ah, a proposito di banalità, registratevi sempre e riascoltatevi come se foste degli ascoltatori esigenti e un po’ rompipalle. Alla trasmissione successiva cercate di eliminare le cose che non vanno: tenete conto anche dei suggerimenti di chi vi ascolta se sono preziosi altrimenti “non ascoltatelo”. E’ sempre preferibile in primo luogo sbagliare di testa propria e far crescere lo spirito critico nei confronti di quello che siamo quando ci troviamo davanti ad un microfono e decidiamo di accenderlo.
Divertitevi facendo dei buoni programmi radiofonici. Rimango in ascolto.
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Chi parla alla radio e fa da tempo lo speaker conosce la questione e nonostante l’esperienza si ritrova puntualmente in diversi momenti di un programma radiofonico in diretta a chiedersi: e adesso cosa dico...senza risultare banale e ripetitivo?
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Stiamo parlando soprattutto di chi ha cominciato agli albori della modulazione di frequenza, dove regnava l’improvvisazione e, a parte i vinili e qualche rivista, le fonti per animare la conduzione radiofonica dovevi trovarle inventandoti qualcosa al momento con la speranza di risultare interessante o comunque di intrattenere quel minimo che serviva.
Oggi con tutto quello che c’è, tecnologicamente parlando, e con un approccio più professionale maturato nel tempo, Il rischio di risultare meno interessanti e più banali di una volta è dietro l’angolo: tutti attingiamo da tutto e ci ritroviamo a dire tutti le stesse cose più o meno allo stesso modo.
La personalità di un Conduttore Radiofonico
Ecco perché è la personalità ciò di cui c’è bisogno, a mio avviso, rivolgendomi in particolare ai giovani che si affacciano alla professione di speaker radiofonico o che semplicemente ci stanno provando: un approccio originale alla conduzione di un programma in radio, anche in presenza di un team, una redazione, di autori e altro per chi se li può permettere, non è facile da ottenere, ma è bene perseguirlo cercando di sviluppare il più possibile un proprio stile.
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Non smettendo mai di ascoltare gli altri: e non sto parlando solo di addetti ai lavori, ma di chiunque dica qualcosa in modo diverso dallo standard comunicativo del momento caratterizzato perlopiù da stereotipi legati al fatto che funziona e ha successo.
Inseguire ciò che funziona senza distinguersi ci porta ad una banale imitazione o, nel caso di un omaggio o tributo, ad un gesto di riconoscenza: fondamentale però che ci sia la piena consapevolezza delle proprie capacità di sostenere il confronto con chi si decide di citare. L’obiettivo per non risultare ovvi e noiosi, si può ottenere togliendo le cose che ci uniformano agli altri (speaker in questo caso: rientriamo nello specifico) e aggiungendo di volta in volta quelle che ci sembrano meno comuni ma consistenti.
Da cosa si dice a come lo si dice, dal tono adottato e dal timbro della voce, dal contesto musicale scelto alla situazione in cui ci si trova, tutto deve rientrare in una logica bene armonizzata anche quando si decide di stare fuori dalle regole della normale programmazione radiofonica. Questo perchè la radio a meno che non si sia da soli davanti al computer a registrare un podcast o una diretta web con pochi amici in ascolto, è soprattutto un luogo di incontro e di confronto nel quale cercare il modo migliore per far emergere la personalità di ogni speaker.
Perchè per uno speaker è importante riascoltare i propri interventi in radio
Ah, a proposito di banalità, registratevi sempre e riascoltatevi come se foste degli ascoltatori esigenti e un po’ rompipalle. Alla trasmissione successiva cercate di eliminare le cose che non vanno: tenete conto anche dei suggerimenti di chi vi ascolta se sono preziosi altrimenti “non ascoltatelo”. E’ sempre preferibile in primo luogo sbagliare di testa propria e far crescere lo spirito critico nei confronti di quello che siamo quando ci troviamo davanti ad un microfono e decidiamo di accenderlo.
Divertitevi facendo dei buoni programmi radiofonici. Rimango in ascolto.











