La Radio: che "Evoluzione"!
ARTICOLO
Vogliamo parlare di radio? Ritagliamoci uno spazio per parlare della radio e di quello che si fa per arrivare ai propri ascoltatori. La radio è l'incarnazione solitamente di chi l'ha fondata e lo spirito con il quale è stata creata indica lo stile e il carattere di chi ad un certo punto della sua vita ha deciso di imbattersi in una grande avventura spesso corredata da pochi mezzi, ma tanto entusiasmo.
Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Roberto Arricale
Lavoro da tantissimo tempo con radio di piccole medie e grandi dimensioni e la cosa che le accomuna è sicuramente il fatto che all'inizio c'era un approccio più semplice, più spontaneo, più diretto, nei confronti di ciò che poi sono diventate.
I tempi cambiano, d’accordo, e ci si adegua; i contenuti non sono più casuali ma sono più ponderati, la musica non è quella che spesso usciva dalle borse dei vinili personali o dalle copie concesse dal negozio di dischi pubblicizzato in trasmissione, ma è quella che segue i gusti del pubblico (o presunti tali), le tendenze e certe strategie e finalità commerciali.
Nel tempo, molti dei pionieri. titolari di piccole radio, si sono ritirati lasciando le loro frequenze a radio più importanti, ai cosiddetti network radiofonici che hanno assorbito gran parte dell'ascolto per passare da una dimensione provinciale a nazionale.
Tutto si evolve e fin qui non c'è nulla di male.
Il mio plauso però in queste poche righe vuole andare proprio nella direzione di quei personaggi un po' sognatori e sicuramente molto appassionati che diedero inizio a tutto questo.
Grazie alla loro caparbietà e intraprendenza molti di noi, addetti ai lavori del mondo radiotelevisivo e della comunicazione in genere, stiamo facendo ciò che siamo.
Sì, perché è grazie all’ opportunità di entrare negli studi di quelle piccole emittenti radiofoniche che scoprimmo una passione, un hobby, che poi sarebbero diventati una vera attività e che ancora oggi ci offre il grande privilegio di “essere ciò che siamo”, godendo del fatto che si sia potuto coniugare la parola “divertimento” con il termine “lavoro”.
Dovremmo ricordarci più spesso di come tutto è cominciato cercando di ritrovare talvolta quello spirito che sembra perduto in molte delle realtà professionali di oggi pur riconoscendone la ineccepibile qualità.
Dovremmo ritornare un po' più sognatori, pur tenendo conto dell'evoluzione tecnologica attuale, e pensare un po' meno in chiave individuale ma più corale.
Forse questo è l’aspetto che ricordo maggiormente di quei pionieri: il senso della squadra, la capacità di includere personalità diverse e offrire agli ascoltatori una grande varietà di stili e programmi radiofonici.
Certamente la misurazione degli ascolti era meno assillante di quella attuale e mai troppo determinante; lo spazio di manovra era più ampio, si giocava meno sul sicuro, si scommetteva di più e questo era molto affascinante oltreché emozionante; si “osava”, per così dire, muniti di pochi dati certi e molto più coraggio.
Di fronte a certe valutazioni improbabili e diversi errori certamente ci si rideva sopra senza inutili drammatizzazioni, ma di fronte a qualche bella idea e novità si avvertiva con maggiore consapevolezza la svolta, il cambiamento; ne vogliamo ritrovare un po' di quel coraggio?
Con tutti i mezzi del ventunesimo secolo dovrebbe essere più facile no?
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La Radio: che "Evoluzione"!
Vogliamo parlare di radio? Ritagliamoci uno spazio per parlare della radio e di quello che si fa per arrivare ai propri ascoltatori. La radio è l'incarnazione solitamente di chi l'ha fondata e lo spirito con il quale è stata creata indica lo stile e il carattere di chi ad un certo punto della sua vita ha deciso di imbattersi in una grande avventura spesso corredata da pochi mezzi, ma tanto entusiasmo.
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Lavoro da tantissimo tempo con radio di piccole medie e grandi dimensioni e la cosa che le accomuna è sicuramente il fatto che all'inizio c'era un approccio più semplice, più spontaneo, più diretto, nei confronti di ciò che poi sono diventate.
I tempi cambiano, d’accordo, e ci si adegua; i contenuti non sono più casuali ma sono più ponderati, la musica non è quella che spesso usciva dalle borse dei vinili personali o dalle copie concesse dal negozio di dischi pubblicizzato in trasmissione, ma è quella che segue i gusti del pubblico (o presunti tali), le tendenze e certe strategie e finalità commerciali.
Nel tempo, molti dei pionieri. titolari di piccole radio, si sono ritirati lasciando le loro frequenze a radio più importanti, ai cosiddetti network radiofonici che hanno assorbito gran parte dell'ascolto per passare da una dimensione provinciale a nazionale.
Tutto si evolve e fin qui non c'è nulla di male.
Il mio plauso però in queste poche righe vuole andare proprio nella direzione di quei personaggi un po' sognatori e sicuramente molto appassionati che diedero inizio a tutto questo.
Grazie alla loro caparbietà e intraprendenza molti di noi, addetti ai lavori del mondo radiotelevisivo e della comunicazione in genere, stiamo facendo ciò che siamo.
Sì, perché è grazie all’ opportunità di entrare negli studi di quelle piccole emittenti radiofoniche che scoprimmo una passione, un hobby, che poi sarebbero diventati una vera attività e che ancora oggi ci offre il grande privilegio di “essere ciò che siamo”, godendo del fatto che si sia potuto coniugare la parola “divertimento” con il termine “lavoro”.
Dovremmo ricordarci più spesso di come tutto è cominciato cercando di ritrovare talvolta quello spirito che sembra perduto in molte delle realtà professionali di oggi pur riconoscendone la ineccepibile qualità.
Dovremmo ritornare un po' più sognatori, pur tenendo conto dell'evoluzione tecnologica attuale, e pensare un po' meno in chiave individuale ma più corale.
Forse questo è l’aspetto che ricordo maggiormente di quei pionieri: il senso della squadra, la capacità di includere personalità diverse e offrire agli ascoltatori una grande varietà di stili e programmi radiofonici.
Certamente la misurazione degli ascolti era meno assillante di quella attuale e mai troppo determinante; lo spazio di manovra era più ampio, si giocava meno sul sicuro, si scommetteva di più e questo era molto affascinante oltreché emozionante; si “osava”, per così dire, muniti di pochi dati certi e molto più coraggio.
Di fronte a certe valutazioni improbabili e diversi errori certamente ci si rideva sopra senza inutili drammatizzazioni, ma di fronte a qualche bella idea e novità si avvertiva con maggiore consapevolezza la svolta, il cambiamento; ne vogliamo ritrovare un po' di quel coraggio?
Con tutti i mezzi del ventunesimo secolo dovrebbe essere più facile no?











