Tecniche di Conduzione Radiofonica
ARTICOLO
Abbiamo parlato di stili e di contenuti; ora andiamo a scoprire qualcosa in più di tecnica di conduzione radiofonica. Il cinema offre numerosi esempi che hanno avuto come protagonista o come semplice personaggio uno speaker alla radio.
Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Roberto Arricale
Dalle atmosfere notturne di Talk radio (Oliver Stone) a quelle presenti in un contesto decisamente diverso come come quello della guerra (Good morning Vietnam); dalla radio che osserva la strada come in “Fai la cosa giusta” (Spike Lee), alla radio che segue un’impresa disperata (Punto Zero) e diventa l'unica compagna del solitario in fuga, alle labbra carnose che raccontano davanti ad un microfono le gesta dei guerrieri della notte nel famoso film degli anni ottanta…
Potremmo citarne decine ed decine, ma ciò che vogliamo evidenziare in questo caso, aldilà dei contenuti, è la tecnica che ognuno di quei personaggi alla radio adottava per rendere ancora più efficace il suo programma.
In Talk radio ad esempio il conduttore radiofonico esprimeva il suo punto di vista su qualsiasi cosa interagendo con gli ascoltatori e spesso polemizzando acidamente con loro tanto da attrarre antipatie e scatenare delle vere proprie risse verbali (ciò che avviene oggi nei social in forma prevalentemente scritta).
Programmi di questo genere ce ne sono diversi cercando tra le tante emittenti che popolano l'FM e il web; la principale distinzione consiste nel tipo di conduzione: leggera e sorridente o estrema e provocatoria. Nel caso di Talk radio, il mixer o la pulsantiera che veniva utilizzata per selezionare le telefonate aveva uno scopo ben preciso: quello di dare il ritmo alla trasmissione escludendo o includendo, a insindacabile giudizio del conduttore, gli ascoltatori che volevano parlare in diretta, interrompendone il flusso non appena ne percepisse un calo di tensione o non li trovasse più utili al suo “ritmo”.
In questo come in tutti gli altri casi di conduzione radiofonica la parola chiave è “timing” ossia l'incidere del parlato e la capacità di anticipare e coprire opportunamente gli inevitabili tempi morti e fasi di stallo. Alla base di tutto c'è sempre la musica, e anche quando si parla vengono espressi dal conduttore ritmo armonia e melodia.
Se la conduzione non tiene conto della musica che viene suonata nel momento in cui si parla, l' incedere diventa troppo uniforme e si rischia di risultare monotoni; anche il timbro di voce troppo presente su un brano morbido può creare un contrasto inelegante e viceversa nel caso di una canzone molto forte.
Rispetto ai tempi lontani la conduzione radiofonica di oggi è di tipo più lineare e spesso uniformante per tutti i conduttori. Una volta era più facile incontrare diverse tecniche all'interno della stessa programmazione; c'era lo speaker che parlava solo “in bianco” ossia senza musica di sottofondo e il brano partiva non appena conclusa la presentazione (uno stile Rai ancora oggi presente nella programmazione di Radio 3 e Radio 1). C'era poi lo speaker che giocava sulla sequenza e sul ritmo parlando poco e introducendo con entusiasmo i titoli; tecnica spesso associata a coloro che poi facevano anche i dj in discoteca.
Ci sono poi le presentazioni dei brani all'interno dello spazio tra l'inizio strumentale del brano e l'inizio del cantato: questo spazio misurato in secondi o ad orecchio per chi conosce bene le canzoni in programmazione, è quello più utilizzato oggi, generalmente, e proviene da molti esempi di radio inglesi e americane che si ascoltavano sulle onde medie negli anni 70/80; un metodo molto accattivante e di sicuro effetto, se fatto come si deve, che permette una continuità musicale costante e più facilmente armonizzabile con gli spot pubblicitari, i promo, le sigle e i jingles.
Mi rendo conto che l'argomento è davvero molto ampio e pieno di varianti, quindi sarò ben felice di riprenderlo, magari anche con il vostro aiuto e le vostre domande, non dimenticando il fatto che, rispetto ad una volta, la conduzione singola è sempre più rara a favore di quella in coppia o addirittura in trio che presenta caratteristiche molto diverse. Ne riparleremo di certo. Rimango in ascolto.
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Dalle atmosfere notturne di Talk radio (Oliver Stone) a quelle presenti in un contesto decisamente diverso come come quello della guerra (Good morning Vietnam); dalla radio che osserva la strada come in “Fai la cosa giusta” (Spike Lee), alla radio che segue un’impresa disperata (Punto Zero) e diventa l'unica compagna del solitario in fuga, alle labbra carnose che raccontano davanti ad un microfono le gesta dei guerrieri della notte nel famoso film degli anni ottanta…
Potremmo citarne decine ed decine, ma ciò che vogliamo evidenziare in questo caso, aldilà dei contenuti, è la tecnica che ognuno di quei personaggi alla radio adottava per rendere ancora più efficace il suo programma.
In Talk radio ad esempio il conduttore radiofonico esprimeva il suo punto di vista su qualsiasi cosa interagendo con gli ascoltatori e spesso polemizzando acidamente con loro tanto da attrarre antipatie e scatenare delle vere proprie risse verbali (ciò che avviene oggi nei social in forma prevalentemente scritta).
Programmi di questo genere ce ne sono diversi cercando tra le tante emittenti che popolano l'FM e il web; la principale distinzione consiste nel tipo di conduzione: leggera e sorridente o estrema e provocatoria. Nel caso di Talk radio, il mixer o la pulsantiera che veniva utilizzata per selezionare le telefonate aveva uno scopo ben preciso: quello di dare il ritmo alla trasmissione escludendo o includendo, a insindacabile giudizio del conduttore, gli ascoltatori che volevano parlare in diretta, interrompendone il flusso non appena ne percepisse un calo di tensione o non li trovasse più utili al suo “ritmo”.
In questo come in tutti gli altri casi di conduzione radiofonica la parola chiave è “timing” ossia l'incidere del parlato e la capacità di anticipare e coprire opportunamente gli inevitabili tempi morti e fasi di stallo. Alla base di tutto c'è sempre la musica, e anche quando si parla vengono espressi dal conduttore ritmo armonia e melodia.
Se la conduzione non tiene conto della musica che viene suonata nel momento in cui si parla, l' incedere diventa troppo uniforme e si rischia di risultare monotoni; anche il timbro di voce troppo presente su un brano morbido può creare un contrasto inelegante e viceversa nel caso di una canzone molto forte.
Rispetto ai tempi lontani la conduzione radiofonica di oggi è di tipo più lineare e spesso uniformante per tutti i conduttori. Una volta era più facile incontrare diverse tecniche all'interno della stessa programmazione; c'era lo speaker che parlava solo “in bianco” ossia senza musica di sottofondo e il brano partiva non appena conclusa la presentazione (uno stile Rai ancora oggi presente nella programmazione di Radio 3 e Radio 1). C'era poi lo speaker che giocava sulla sequenza e sul ritmo parlando poco e introducendo con entusiasmo i titoli; tecnica spesso associata a coloro che poi facevano anche i dj in discoteca.
Ci sono poi le presentazioni dei brani all'interno dello spazio tra l'inizio strumentale del brano e l'inizio del cantato: questo spazio misurato in secondi o ad orecchio per chi conosce bene le canzoni in programmazione, è quello più utilizzato oggi, generalmente, e proviene da molti esempi di radio inglesi e americane che si ascoltavano sulle onde medie negli anni 70/80; un metodo molto accattivante e di sicuro effetto, se fatto come si deve, che permette una continuità musicale costante e più facilmente armonizzabile con gli spot pubblicitari, i promo, le sigle e i jingles.
Mi rendo conto che l'argomento è davvero molto ampio e pieno di varianti, quindi sarò ben felice di riprenderlo, magari anche con il vostro aiuto e le vostre domande, non dimenticando il fatto che, rispetto ad una volta, la conduzione singola è sempre più rara a favore di quella in coppia o addirittura in trio che presenta caratteristiche molto diverse. Ne riparleremo di certo. Rimango in ascolto.











