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La playlist musicale in radio

VOCI IN VETRINA

VOCI.fm ADV

ARTICOLO

Come addetto ai lavori e curioso ascoltatore spesso mi soffermo su alcune stazioni radio per cercare di capirne il senso. Infatti, molto si intuisce di una radio sin dai primi minuti di ascolto e anche dalla playlist musicale.

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Roberto Arricale 

La cosa che subito salta all'orecchio è la qualità del suono e come viene curata l'emissione considerando l'uso e l’abuso del compressore, il tipo di equalizzazione, i volumi di uscita e cosa si sente in termini di voci, spot, jingle e programmi. Sono tutti indicatori di uno stile o della sua totale o parziale mancanza e, a seconda del genere musicale predominante offerto, ci si può fare un'idea del livello e della qualità.

Le radio si distinguono o dovrebbero distinguersi l'una dall’altra, oltre che per l'originalità della programmazione e dei suoi conduttori, per la playlist musicale. Purtroppo nella maggior parte dei casi le sequenze musicali che ascolto in maniera casuale navigando tra le emittenti radiofoniche in streaming o in fm sono tutte molto simili per non dire uguali, a parte qualche rara eccezione.

Il programmatore musicale della radio nelle scelte da lui operate è così certo che siano realmente legate al gusto dei suoi ascoltatori o del pubblico in generale? E’ possibile che nel dubbio o in mancanza di una chiara direzione segua pedissequamente l'andazzo generale dettato dai network e dalle radio a diffusione nazionale più popolari che gestiscono le proprie playlist con ben altri criteri?

Nel caso delle emittenti locali trovo che sia un'occasione perduta quella di replicare ciò che si sente attraverso le cosiddette sorelle maggiori. La forza della piccola radio sta nella ricerca di una propria identità sia musicale che umana, che mi permetta di realizzare che ho veramente cambiato canale quando passo da un network ad una locale.



Paradossalmente le piccole emittenti meno professionali e più casarecce rientrano nei miei più curiosi parametri di ricerca proprio per le loro caratteristiche di genuinità e lontananza dagli standard nazionali. Sentire un po’ ovunque la stessa tipologia di voci, le stesse impostazioni, gli stessi jingles e lo stesso modus operandi, drammaticamente sbiadito dall’imitazione, è molto meno divertente.

Ritornando quindi alla playlist musicale, perché non tentare di dimenticare per un attimo quello che suonano gli altri per trovare tra milioni di possibili scelte delle sequenze musicali che ti permettano una certa riconoscibilità grazie anche alla qualità delle stesse? Pensate che non programmando i pezzi di successo o che vogliono far passare come tali gli ascoltatori vi abbandonino? Io non sono per niente convinto di questo; gli ascoltatori apprezzano le cose inusuali e alternative e si fidano di chi gliele propone con sincerità. Se non si è mossi da finalità commerciali, ma culturali verso la buona musica e la conoscenza degli artisti, gli ascoltatori se ne accorgono e ti seguono con fedeltà.

Sovente la musica viene trattata dagli speaker come uno degli accessori del loro programma e il loro senso di estraneità rispetto ai brani messi in onda è evidente. Una maggiore ricchezza e varietà della playlist permetterebbe l’ascolto di tante cose diverse e proprio perché diverse “bellissime” pur rimanendo anche all’interno di uno stesso genere; se poi consideriamo la proporzione tra l’infinita possibilità di scelta e il reale e limitato numero di canzoni normalmente facente parte di una playlist standard, certo possiamo capire quante siano ogni volta le occasioni mancate.

Perché non puntare quindi, con più audacia sulla qualità della musica e degli artisti, attingendo dalla storia e da un archivio “quello del web” che non conosce confini? 
 

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La playlist musicale in radio

Come addetto ai lavori e curioso ascoltatore spesso mi soffermo su alcune stazioni radio per cercare di capirne il senso. Infatti, molto si intuisce di una radio sin dai primi minuti di ascolto e anche dalla playlist musicale.

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Roberto Arricale 

La cosa che subito salta all'orecchio è la qualità del suono e come viene curata l'emissione considerando l'uso e l’abuso del compressore, il tipo di equalizzazione, i volumi di uscita e cosa si sente in termini di voci, spot, jingle e programmi. Sono tutti indicatori di uno stile o della sua totale o parziale mancanza e, a seconda del genere musicale predominante offerto, ci si può fare un'idea del livello e della qualità.

Le radio si distinguono o dovrebbero distinguersi l'una dall’altra, oltre che per l'originalità della programmazione e dei suoi conduttori, per la playlist musicale. Purtroppo nella maggior parte dei casi le sequenze musicali che ascolto in maniera casuale navigando tra le emittenti radiofoniche in streaming o in fm sono tutte molto simili per non dire uguali, a parte qualche rara eccezione.

Il programmatore musicale della radio nelle scelte da lui operate è così certo che siano realmente legate al gusto dei suoi ascoltatori o del pubblico in generale? E’ possibile che nel dubbio o in mancanza di una chiara direzione segua pedissequamente l'andazzo generale dettato dai network e dalle radio a diffusione nazionale più popolari che gestiscono le proprie playlist con ben altri criteri?

Nel caso delle emittenti locali trovo che sia un'occasione perduta quella di replicare ciò che si sente attraverso le cosiddette sorelle maggiori. La forza della piccola radio sta nella ricerca di una propria identità sia musicale che umana, che mi permetta di realizzare che ho veramente cambiato canale quando passo da un network ad una locale.



Paradossalmente le piccole emittenti meno professionali e più casarecce rientrano nei miei più curiosi parametri di ricerca proprio per le loro caratteristiche di genuinità e lontananza dagli standard nazionali. Sentire un po’ ovunque la stessa tipologia di voci, le stesse impostazioni, gli stessi jingles e lo stesso modus operandi, drammaticamente sbiadito dall’imitazione, è molto meno divertente.

Ritornando quindi alla playlist musicale, perché non tentare di dimenticare per un attimo quello che suonano gli altri per trovare tra milioni di possibili scelte delle sequenze musicali che ti permettano una certa riconoscibilità grazie anche alla qualità delle stesse? Pensate che non programmando i pezzi di successo o che vogliono far passare come tali gli ascoltatori vi abbandonino? Io non sono per niente convinto di questo; gli ascoltatori apprezzano le cose inusuali e alternative e si fidano di chi gliele propone con sincerità. Se non si è mossi da finalità commerciali, ma culturali verso la buona musica e la conoscenza degli artisti, gli ascoltatori se ne accorgono e ti seguono con fedeltà.

Sovente la musica viene trattata dagli speaker come uno degli accessori del loro programma e il loro senso di estraneità rispetto ai brani messi in onda è evidente. Una maggiore ricchezza e varietà della playlist permetterebbe l’ascolto di tante cose diverse e proprio perché diverse “bellissime” pur rimanendo anche all’interno di uno stesso genere; se poi consideriamo la proporzione tra l’infinita possibilità di scelta e il reale e limitato numero di canzoni normalmente facente parte di una playlist standard, certo possiamo capire quante siano ogni volta le occasioni mancate.

Perché non puntare quindi, con più audacia sulla qualità della musica e degli artisti, attingendo dalla storia e da un archivio “quello del web” che non conosce confini? 
 

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