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Lettura o interpretazione?

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Leggere o interpretare è uno di quei dubbi che inizia a frullare per la testa fin dai primi momenti che un aspirante attore e doppiatore, inizia a cimentarsi nel complesso quanto affascinante mondo della recitazione

Ti piace la voce di questo podcast? Contatta lo speaker Mirko Ferramola
  

Prima d’ora infatti, l’allievo pensava che leggere a scuola fosse lo stesso che leggere a una platea o dinnanzi a un microfono; ed era convinto che la sua voce fosse già pronta per essere “pubblicata”. Ma quando ci si inizia allo studio di noi stessi, tutta questa convinzione si sgretola in un lampo; ciò che si credeva giusto ora diventa improvvisamente errato e si sfocia nel totale caos esistenziale.

Il viaggio che ci porta alla scoperta di sé non sembra altro che una negazione di tutto ciò che credevamo vero, fino ad arrivare a chiedersi se sia più vera la vita fuori o quella sul palcoscenico. Tra le molteplici cose di cui man a mano ci si rende conto, arriva lo scoglio della lettura. Se facciamo caso ai vari contesti socio-culturali con cui entriamo in contatto, ci rendiamo facilmente conto che quasi tutti leggono ma pochissimi interpretano. Quante volte capita di annoiarsi durante una conferenza o un corso professionale dove si parla.

Ciò accade perché il nostro orecchio, per sua natura, tende ad abituarsi a determinati suoni detti in gergo “cantilene” fino a provocargli un vero e proprio effetto sonnifero. Leggere non è come interpretare così come un testo solo detto, non è lo stesso di un testo recitato. Occorre anche distinguere l’interpretazione dalla recitazione.



La prima riguarda più i doppiatori e gli speaker che avendo a disposizione il solo uso della voce, devono, al meglio delle loro possibilità, animare un testo e renderlo vero. La seconda riguarda gli attori, e come sappiamo recitare significa studiare un personaggio e diventare tale sia nelle sua parte fisica che in quella psicologica. Per interpretare occorre saper analizzare un testo, ossia fare l’analisi logica. È la chiave dell’interpretazione. Coloro i quali a scuola non hanno studiato bene questa parte di grammatica è chiamato a rimettersi in pari se vuole fare di questo il suo mestiere.

Ponendoci domande come: Chi? Che cosa? Dove? Quando? Perché? E andando a lavorare con le giuste intonazioni, passeremo da una semplice lettura avulsa da qualsiasi passione, a una lettura interpretativa efficace e bella da ascoltare per le orecchie degli spettatori, le quali non subiranno più l’effetto soporifero. Un altro accorgimento dovrà essere quello, in base al testo, di fare dei cambi di tono vocali, giocare con i vari colori e sfumature della voce in modo da non rimanere sempre sulla stessa nota interpretativa.

Un esempio molto efficace di come si debba leggere, è quello dei documentari; spesso esso viene seguito soltanto perché piace la voce di quel narratore, perché cattura l’attenzione e risulta musicale all’orecchio. Non bisogna mai dimenticarsi che colui che usa la voce è come un musicista; deve suonare il proprio strumento toccando le note giuste, accordarlo ogni volta al testo, che equivale al tipo di tono da usare. Soltanto così egli riuscirà a conquistare l’attenzione del pubblico che inevitabilmente penderà... dalla sua voce! 

Articolo a cura di Mirko Ferramola

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Lettura o interpretazione?

Leggere o interpretare è uno di quei dubbi che inizia a frullare per la testa fin dai primi momenti che un aspirante attore e doppiatore, inizia a cimentarsi nel complesso quanto affascinante mondo della recitazione

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Prima d’ora infatti, l’allievo pensava che leggere a scuola fosse lo stesso che leggere a una platea o dinnanzi a un microfono; ed era convinto che la sua voce fosse già pronta per essere “pubblicata”. Ma quando ci si inizia allo studio di noi stessi, tutta questa convinzione si sgretola in un lampo; ciò che si credeva giusto ora diventa improvvisamente errato e si sfocia nel totale caos esistenziale.

Il viaggio che ci porta alla scoperta di sé non sembra altro che una negazione di tutto ciò che credevamo vero, fino ad arrivare a chiedersi se sia più vera la vita fuori o quella sul palcoscenico. Tra le molteplici cose di cui man a mano ci si rende conto, arriva lo scoglio della lettura. Se facciamo caso ai vari contesti socio-culturali con cui entriamo in contatto, ci rendiamo facilmente conto che quasi tutti leggono ma pochissimi interpretano. Quante volte capita di annoiarsi durante una conferenza o un corso professionale dove si parla.

Ciò accade perché il nostro orecchio, per sua natura, tende ad abituarsi a determinati suoni detti in gergo “cantilene” fino a provocargli un vero e proprio effetto sonnifero. Leggere non è come interpretare così come un testo solo detto, non è lo stesso di un testo recitato. Occorre anche distinguere l’interpretazione dalla recitazione.



La prima riguarda più i doppiatori e gli speaker che avendo a disposizione il solo uso della voce, devono, al meglio delle loro possibilità, animare un testo e renderlo vero. La seconda riguarda gli attori, e come sappiamo recitare significa studiare un personaggio e diventare tale sia nelle sua parte fisica che in quella psicologica. Per interpretare occorre saper analizzare un testo, ossia fare l’analisi logica. È la chiave dell’interpretazione. Coloro i quali a scuola non hanno studiato bene questa parte di grammatica è chiamato a rimettersi in pari se vuole fare di questo il suo mestiere.

Ponendoci domande come: Chi? Che cosa? Dove? Quando? Perché? E andando a lavorare con le giuste intonazioni, passeremo da una semplice lettura avulsa da qualsiasi passione, a una lettura interpretativa efficace e bella da ascoltare per le orecchie degli spettatori, le quali non subiranno più l’effetto soporifero. Un altro accorgimento dovrà essere quello, in base al testo, di fare dei cambi di tono vocali, giocare con i vari colori e sfumature della voce in modo da non rimanere sempre sulla stessa nota interpretativa.

Un esempio molto efficace di come si debba leggere, è quello dei documentari; spesso esso viene seguito soltanto perché piace la voce di quel narratore, perché cattura l’attenzione e risulta musicale all’orecchio. Non bisogna mai dimenticarsi che colui che usa la voce è come un musicista; deve suonare il proprio strumento toccando le note giuste, accordarlo ogni volta al testo, che equivale al tipo di tono da usare. Soltanto così egli riuscirà a conquistare l’attenzione del pubblico che inevitabilmente penderà... dalla sua voce! 

Articolo a cura di Mirko Ferramola

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