Videocorso DIZIONE con Michele Lettera: i dittonghi
ARTICOLO
Su VOCI.fm parliamo di dittonghi nella quarta puntata del VIDEOCORSO di DIZIONE in collaborazione con Michele Lettera, speaker e docente di doppiaggio. Conoscerne la regola e le eccezioni ci permette di risolvere tantissimi dubbi legati alla corretta pronuncia di molte parole della lingua italiana.
VideoCorso a cura di Michele Lettera
Quarta lezione di questo minicorso di dizione on-line.
Partiamo col dire quali sono i dittonghi nella lingua italiana. Incontriamo il dittongo “ie” che si grafica con la ‘’j’’, poi abbiamo il dittongo “uo” che si grafica con la ‘’w’’. Questi sono i dittonghi principali e se volete apprendere appieno la dizione italiana dovrete imparare ad utilizzarli sapientemente.
Diciamo qualche regola su questi dittonghi.
Il dittongo “ie” è normalmente aperto, ossia vuole la “e” aperta; facciamo qualche esempio: "pieno", "cielo", "siero" ecc. Quindi, normalmente, quando incontriamo una parola che ha all’interno il dittongo “ie”, la pronunciamo aperta. Ma ci sono delle eccezioni come, ad esempio, nei suffissi di derivazione etnica in “iese”, in cui il dittongo “ie” si pronuncia chiuso ("marsigliese", "ateniese", per portare due semplici esempi). Altra eccezione nei suffissi dei diminutivi in “ietto”, come “maglietta”, “foglietto”, “vecchietto” che mantengono la “e” chiusa. Poi nei vocaboli “chierico” e “biglietto”: anch’essi si pronunciano con la “e” chiusa. Ultima eccezione nei suffissi in “iezza” ("ampiezza" o "sottigliezza"); per il resto, qualsiasi parola incontriate dovrete pronunciare il dittongo “ie” aperto.
Passiamo al dittongo “uo”, anche questo normalmente aperto. Facciamo qualche esempio: ”buono”, “suocera”, “cuoco”, “uova”, “scuola”. E le eccezioni del caso? Nei suffissi degli aggettivi e dei sostantivi in “uoso”: “affettuoso”, “sinuoso”, “flessuoso” e poi nelle parole “liquore” e “languore”. Ricapitolando, il dittongo “ie” e il dittongo “uo” sono normalmente aperti.
Io vi consiglio di ricordare le eccezioni perchè una volta memorizzate queste saprete che tutte le altre parole si pronunciano con il dittongo aperto.
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Partiamo col dire quali sono i dittonghi nella lingua italiana. Incontriamo il dittongo “ie” che si grafica con la ‘’j’’, poi abbiamo il dittongo “uo” che si grafica con la ‘’w’’. Questi sono i dittonghi principali e se volete apprendere appieno la dizione italiana dovrete imparare ad utilizzarli sapientemente.
Diciamo qualche regola su questi dittonghi.
Il dittongo “ie” è normalmente aperto, ossia vuole la “e” aperta; facciamo qualche esempio: "pieno", "cielo", "siero" ecc. Quindi, normalmente, quando incontriamo una parola che ha all’interno il dittongo “ie”, la pronunciamo aperta. Ma ci sono delle eccezioni come, ad esempio, nei suffissi di derivazione etnica in “iese”, in cui il dittongo “ie” si pronuncia chiuso ("marsigliese", "ateniese", per portare due semplici esempi). Altra eccezione nei suffissi dei diminutivi in “ietto”, come “maglietta”, “foglietto”, “vecchietto” che mantengono la “e” chiusa. Poi nei vocaboli “chierico” e “biglietto”: anch’essi si pronunciano con la “e” chiusa. Ultima eccezione nei suffissi in “iezza” ("ampiezza" o "sottigliezza"); per il resto, qualsiasi parola incontriate dovrete pronunciare il dittongo “ie” aperto.
Passiamo al dittongo “uo”, anche questo normalmente aperto. Facciamo qualche esempio: ”buono”, “suocera”, “cuoco”, “uova”, “scuola”. E le eccezioni del caso? Nei suffissi degli aggettivi e dei sostantivi in “uoso”: “affettuoso”, “sinuoso”, “flessuoso” e poi nelle parole “liquore” e “languore”. Ricapitolando, il dittongo “ie” e il dittongo “uo” sono normalmente aperti.
Io vi consiglio di ricordare le eccezioni perchè una volta memorizzate queste saprete che tutte le altre parole si pronunciano con il dittongo aperto.












