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Videocorso DIZIONE con Michele Lettera: il "raddoppiamento sintattico"

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ARTICOLO

Perchè chi abita al Sud Italia tende a raddoppiare le consonanti? E chi vive al Nord a commettere l'errore contrario? Di "raddoppiamento sintattico" e delle regole fondamentali ci parla il docente Michele Lettera nella nona puntata del VIDEOCORSO di DIZIONE su VOCI.fm

VideoCorso a cura di Michele Lettera


Benvenuti alla nona lezione di questo mini-corso on-line di dizione.

Parliamo del “raddoppiamento sintattico”, una delle cose che difficilmente si mette in pratica in modo corretto.

Innanzitutto, al Nord Italia il raddoppiamento sintattico si fa molto meno rispetto al Sud Italia, ma come mai succede questo?
Dobbiamo guardare la storia e considerare che al Nord c’è stata una dominazione di lingua diversa rispetto al Sud, che ha portato ad accentuare questo problema. Infatti è tipica la frase del Nord “ma cosa fai?” (senza il raddoppiamento) piuttosto che al Sud “ma c(c)osa fai?” (con il raddoppiamento). Al Sud si raddoppia molto anche la “b”, tipo “la mia rob(b)a” o “rag(g)ione”, con due “g”.

Diamo qualche cenno: che cos’è il raddoppiamento sintattico o fono sintattico?
In maniera tecnica è il rafforzamento di una consonante iniziale di parola quando la parola che precede finisce per vocale.

Detto in maniera più pratica, il raddoppiamento sintattico lo faccio in parole tipo: “perché (f)fai questo?”, oppure “mercoledì (s)sera” o “giovedì (s)santo” o ancora “venerdì (n)notte”. Insomma, prendo la parola “giovedì”, prendo la parola “sera”, ci metto un'altra “s” in mezzo, unisco la parola e la leggo come la pronuncio, ovvero come se fosse scritta tutto attaccato.

Vi esorto a fare questo esercizio: prendete le due parole, mettete un'altra consonante e pronunciatela in questo modo.

Ma il raddoppiamento sintattico quando va fatto?
Va fatto tecnicamente dopo i monosillabi, dopo il “tra” e dopo il “fra” (esempio, “fra quanto tempo vieni?), oppure dopo il “ma” (“ma che cosa fai?”). Con il raddoppiamento sentite proprio la doppia “c” e vi dovete esercitare con l’ascolto attivo. Il raddoppiamento va fatto anche con la “è” del verbo “essere” e con la “e” congiunzione: “è questo”, ne è un esempio comunissimo.

Ci sono però delle eccezioni.
Il raddoppiamento non va fatto dopo gli articoli determinativi e dopo gli articoli indeterminativi; spesso sento dire “la (b)bella e la (b)bestia” ed è un errore perché io ci metto tante “b” ma in realtà ne è soltanto una. Il raddoppiamento sintattico non va fatto dopo le parole polisillabe, ovvero formate da più sillabe. Ad esempio, sento spesso “quanta (b)bellezza” ma è sbagliato perché quanta è una parola polisillaba e quindi è “quanta bellezza”.
Vi invito a sentire la differenza. Il mio consiglio è quello di registrarvi e fare caso al raddoppiamento sintattico proprio a livello sonoro, sentirete un rafforzamento della consonante; in questo modo vi accorgerete dei progressi fatti e degli sbagli che dovete ancora correggere.

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Videocorso DIZIONE con Michele Lettera: il "raddoppiamento sintattico"

Perchè chi abita al Sud Italia tende a raddoppiare le consonanti? E chi vive al Nord a commettere l'errore contrario? Di "raddoppiamento sintattico" e delle regole fondamentali ci parla il docente Michele Lettera nella nona puntata del VIDEOCORSO di DIZIONE su VOCI.fm

VideoCorso a cura di Michele Lettera


Benvenuti alla nona lezione di questo mini-corso on-line di dizione.

Parliamo del “raddoppiamento sintattico”, una delle cose che difficilmente si mette in pratica in modo corretto.

Innanzitutto, al Nord Italia il raddoppiamento sintattico si fa molto meno rispetto al Sud Italia, ma come mai succede questo?
Dobbiamo guardare la storia e considerare che al Nord c’è stata una dominazione di lingua diversa rispetto al Sud, che ha portato ad accentuare questo problema. Infatti è tipica la frase del Nord “ma cosa fai?” (senza il raddoppiamento) piuttosto che al Sud “ma c(c)osa fai?” (con il raddoppiamento). Al Sud si raddoppia molto anche la “b”, tipo “la mia rob(b)a” o “rag(g)ione”, con due “g”.

Diamo qualche cenno: che cos’è il raddoppiamento sintattico o fono sintattico?
In maniera tecnica è il rafforzamento di una consonante iniziale di parola quando la parola che precede finisce per vocale.

Detto in maniera più pratica, il raddoppiamento sintattico lo faccio in parole tipo: “perché (f)fai questo?”, oppure “mercoledì (s)sera” o “giovedì (s)santo” o ancora “venerdì (n)notte”. Insomma, prendo la parola “giovedì”, prendo la parola “sera”, ci metto un'altra “s” in mezzo, unisco la parola e la leggo come la pronuncio, ovvero come se fosse scritta tutto attaccato.

Vi esorto a fare questo esercizio: prendete le due parole, mettete un'altra consonante e pronunciatela in questo modo.

Ma il raddoppiamento sintattico quando va fatto?
Va fatto tecnicamente dopo i monosillabi, dopo il “tra” e dopo il “fra” (esempio, “fra quanto tempo vieni?), oppure dopo il “ma” (“ma che cosa fai?”). Con il raddoppiamento sentite proprio la doppia “c” e vi dovete esercitare con l’ascolto attivo. Il raddoppiamento va fatto anche con la “è” del verbo “essere” e con la “e” congiunzione: “è questo”, ne è un esempio comunissimo.

Ci sono però delle eccezioni.
Il raddoppiamento non va fatto dopo gli articoli determinativi e dopo gli articoli indeterminativi; spesso sento dire “la (b)bella e la (b)bestia” ed è un errore perché io ci metto tante “b” ma in realtà ne è soltanto una. Il raddoppiamento sintattico non va fatto dopo le parole polisillabe, ovvero formate da più sillabe. Ad esempio, sento spesso “quanta (b)bellezza” ma è sbagliato perché quanta è una parola polisillaba e quindi è “quanta bellezza”.
Vi invito a sentire la differenza. Il mio consiglio è quello di registrarvi e fare caso al raddoppiamento sintattico proprio a livello sonoro, sentirete un rafforzamento della consonante; in questo modo vi accorgerete dei progressi fatti e degli sbagli che dovete ancora correggere.

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