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Videocorso DIZIONE con Michele Lettera: l'articolazione delle consonanti

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ARTICOLO

Una corretta dizione passa anche per un'attenta articolazione delle consonanti. Altrimenti si finisce col dire “piaSCere” anziché “piaCere”! Per fortuna, grazie al docente Michele Lettera, scopriamo sul #sitodellevoci esercizi facili-facili per migliorare anche in questo.

VideoCorso a cura di Michele Lettera


Benvenuti alle lezione numero 12 di questo mini-corso di dizione on-line.

In questa lezione andremo a spiegare l’articolazione delle consonanti, perché a seconda del luogo di articolazione delle consonanti ne distinguiamo vari tipi.

Abbiamo le cosiddette consonanti “bilabiali”, pronunciate chiudendo le due labbra e poi aprendole come la “B” in “bene” e la “P” in “piacere”. Provate e vedrete che le labbra prima si uniscono e poi si aprono.

Poi distinguiamo le consonanti “labio-dentali”, pronunciate con gli incisivi che vanno a toccare il labbro inferiore come la “V” in "vero".

Dopodiché abbiamo le consonanti “dentali”, con la punta della lingua che tocca gli incisivi superiori, coma la “D” in “dente” e la “T” in “tela”.

Altri luoghi di articolazione riguardano le consonanti “alveolari”, con la punta della lingua che tocca gli alveoli degli incisivi superiori, come la “L” in “ulivo” oppure “lieto”.

Abbiamo poi le consonanti “palatali”, ossia pronunciate con la lingua che tocca il palato come la “GN” in “gnomo” oppure la “SC” in “scena”.

Infine, le consonanti “velari”, pronunciate con la chiusura del velo palatino (il cosiddetto “palato molle”), come la “G” in “riga” oppure la “C” in “Como”.

Le consonanti possono poi essere consonanti “sorde” o consonanti “sonore”, come abbiamo potuto vedere nella lezione sulla “S” e sulla “Z” sorda. Una consonante sorda è la “C”, infatti con essa le corde vocali non vibrano, mentre con la “D” di “dente” vibrano.

Oltre questo, vorrei rispondere ad una domanda che mi è stata fatta: “come migliorare la “C”, la “GH” e la “G”?”

Infatti, in alcune Regioni d’Italia, la “C” si pronuncia come “SC”, tipo “(SC)Ciliegia” o “Pia(SC)cere”.

Alleniamoci con alcuni scioglilingua: partite con “5055” (cinquemilacinquantacinque) per la “C”, poi aumentate a “5555” (cinquemilacinquecentocinquantacinque) e ancora “55555” ecc. In questo modo avrete proprio una pronuncia molto forte di questa “C”, che non deve diventare “SC”, poichè la “C” corretta è quella di “ci sono”, di “c’è” (“lui c’è”) e la “C” di “casa” corretta è articolata proprio chiudendo il velo palatino.

Allenatevi, trovate delle parole che hanno al loro interno queste consonanti e vedrete che man mano la pronuncia corretta sarà sempre più facile.
  

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Videocorso DIZIONE con Michele Lettera: l'articolazione delle consonanti

Una corretta dizione passa anche per un'attenta articolazione delle consonanti. Altrimenti si finisce col dire “piaSCere” anziché “piaCere”! Per fortuna, grazie al docente Michele Lettera, scopriamo sul #sitodellevoci esercizi facili-facili per migliorare anche in questo.

VideoCorso a cura di Michele Lettera


Benvenuti alle lezione numero 12 di questo mini-corso di dizione on-line.

In questa lezione andremo a spiegare l’articolazione delle consonanti, perché a seconda del luogo di articolazione delle consonanti ne distinguiamo vari tipi.

Abbiamo le cosiddette consonanti “bilabiali”, pronunciate chiudendo le due labbra e poi aprendole come la “B” in “bene” e la “P” in “piacere”. Provate e vedrete che le labbra prima si uniscono e poi si aprono.

Poi distinguiamo le consonanti “labio-dentali”, pronunciate con gli incisivi che vanno a toccare il labbro inferiore come la “V” in "vero".

Dopodiché abbiamo le consonanti “dentali”, con la punta della lingua che tocca gli incisivi superiori, coma la “D” in “dente” e la “T” in “tela”.

Altri luoghi di articolazione riguardano le consonanti “alveolari”, con la punta della lingua che tocca gli alveoli degli incisivi superiori, come la “L” in “ulivo” oppure “lieto”.

Abbiamo poi le consonanti “palatali”, ossia pronunciate con la lingua che tocca il palato come la “GN” in “gnomo” oppure la “SC” in “scena”.

Infine, le consonanti “velari”, pronunciate con la chiusura del velo palatino (il cosiddetto “palato molle”), come la “G” in “riga” oppure la “C” in “Como”.

Le consonanti possono poi essere consonanti “sorde” o consonanti “sonore”, come abbiamo potuto vedere nella lezione sulla “S” e sulla “Z” sorda. Una consonante sorda è la “C”, infatti con essa le corde vocali non vibrano, mentre con la “D” di “dente” vibrano.

Oltre questo, vorrei rispondere ad una domanda che mi è stata fatta: “come migliorare la “C”, la “GH” e la “G”?”

Infatti, in alcune Regioni d’Italia, la “C” si pronuncia come “SC”, tipo “(SC)Ciliegia” o “Pia(SC)cere”.

Alleniamoci con alcuni scioglilingua: partite con “5055” (cinquemilacinquantacinque) per la “C”, poi aumentate a “5555” (cinquemilacinquecentocinquantacinque) e ancora “55555” ecc. In questo modo avrete proprio una pronuncia molto forte di questa “C”, che non deve diventare “SC”, poichè la “C” corretta è quella di “ci sono”, di “c’è” (“lui c’è”) e la “C” di “casa” corretta è articolata proprio chiudendo il velo palatino.

Allenatevi, trovate delle parole che hanno al loro interno queste consonanti e vedrete che man mano la pronuncia corretta sarà sempre più facile.
  

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