Giornata Mondiale della Radio 2021: evoluzione, innovazione, connessione
ARTICOLO
Sabato 13 febbraio 2021: "World Radio Day". Davide Camera ha dedicato questa puntata di "La Radio Oggi e Domani" alla Giornata Mondiale della Radio. Buon ascolto.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/world-radio-day-unesco
All'inizio si ascoltava solo attraverso auricolare, con molti disturbi, poi l'apparecchio radio divenne il protagonista delle serate familiari, sopra il mobile del salotto, con intorno tutti ad ascoltare radiodrammi, orchestre e cantanti, notiziari. Negli anni della guerra la radio divenne anche veicolo di propaganda politica, spesso di denigrazione del nemico. Ma poi raccontò anche la fine del conflitto, la libertà, un paese che voleva rinascere. Un mondo che voleva lasciarsi alle spalle quel periodo. La radio ha attraversato tutto questo, e ha resistito, addirittura rilanciando, quando la neonata televisione sembrava doverla surclassare, prendendo anche il suo posto proprio in quel salotto domestico. Ma la radio si trasformava, fisicamente diventando transistor, e a livello di contenuti, con la nascita di tante realtà, prima all'estero, addirittura nelle navi, autentica pirata.
Poi in Italia, libera veramente così come la cantò Finardi negli anni Settanta in quello che era il suo inno. Il sistema misto poi si trasformò, le radio libere divennero commerciali. I contenuti cambiarono, la rivoluzione tecnologica e i social sembrarono avere il sopravvento su questo mezzo che ormai pareva troppo vecchio, troppo lontano dai gusti di oggi. Ma la radio è per sua stessa conformazione agile e duttile, si sa trasformare, può essere ascoltata ovunque, ma anche andare in onda rapidamente da qualsiasi posto, raccontare quanto avviene, far sentire voci, suoni, a prescindere dalla tecnologia utilizzata, anzi gestendo le novità senza farsene soggiogare, come troppi soloni anche del settore avevano previsto.
L'Unesco crede ancora nella radio, la ritiene un patrimonio dell'umanità da proteggere, capace di promuovere valori come dialogo, tolleranza e pace. Così per il decimo anno consecutivo dopo la proclamazione, anche nel 2021 il 13 febbraio è il World Radio Day, la Giornata Mondiale della Radio. La giornata è ovviamente simbolica, si tratta dell'anniversario della nascita della radio dell'Onu, che avvenne appunto in quel giorno, il 13 febbraio 1946. Si tratta di un giorno di festa per gli operatori della radiofonia, ma soprattutto di riflessione, così come proprio l'Unesco ha inteso questa iniziativa, che non a caso ogni anno propone tre sottotemi. Nel 2021 sono legati al futuro della radiofonia: evoluzione, innovazione e connessione. Nell'evoluzione si tira in ballo quella parola ormai così di moda e abusata che è resilienza, ma se c'è un media che può rivendicarla è proprio la radio, che resiste sempre, rinasce e si ricrea rimanendo però se stessa. E talvolta sa resistere a chi cerca di cambiarla senza conoscerla, alle volte causandole autentici disastri.
Ma oggi si può dire che la radio, prima ancora della scienza, ha sconfitto la pandemia, l'ha superata guardando avanti, affiancando gli ascoltatori che avevano bisogno di informazione e anche di svago, in un momento difficile e pesante, dove la situazione dava ansia, dove i social, Agorà virtuale del presente, contribuivano a fornire stress in quantità industriale attraverso fake news e scontri tra fazioni opposte che pensano di essere depositari del verbo, o magari si ergono a educatori. La radio no: la radio non si erge su un piedistallo, è al fianco del suo ascoltatore, non a caso c'è chi si rivolge all'ascoltatore non con il voi, ma dandogli del tu, ponendolo al centro dell'attenzione.
Il sottotema dell'innovazione è legato principalmente alle nuove tecnologie, al DAB che continua a stentare nonostante sia la via maestra di sviluppo per l'etere analogico, al digitale terrestre che durante la pandemia ha ridato all'ascoltatore la gioia di sentire la radio in casa e non più solo in movimento, alla vecchia modulazione di frequenza che nonostante tutto ancora resiste, al web che offre lo streaming e il podcast. Quel web che, soprattutto attraverso le webradio universitarie, si fa palestra di giovani aspiranti conduttori e autori radiofonici come una volta erano le vecchie radio libere, colmando una lacuna lasciata proprio dalle emittenti ormai divenute adulte, e forse chiuse in se stesse sotto questo profilo. Il terzo sottotema è la connessione: la radio si collega da qualsiasi luogo e racconta ovunque.
Si fa veicolo di informazione e spesso anche di catene di solidarietà. Avvenne, con tecnologie più rudimentali, nel 1951 con la prima alluvione del Polesine, nel '76 con il terremoto in Friuli, nell'80 con quello in Irpinia, in tempi più recenti quando furono colpite l'Emilia e il centro Italia, soprattutto Amatrice. La radio è stata la sola a comunicare, in quella domenica 28 settembre 2003 quando un black out mise in ginocchio il centro-nord Italia. Era Ruggero Po, dallo studio di radio1 Rai "salvato" dal gruppo elettrogeno, a raccontare a tutti quello che stava avvenendo. Senza elettricità non si poteva guardare la tv, i social non erano ancora dominanti come oggi, e comunque computer portatili e telefonini prima o dopo si sarebbero scaricati.
La radio c'era: il transistor con le care vecchie pile stilo, funzionava e raccontava di come, all'inizio del terzo millennio, un problema in Svizzera avesse messo ko metà del nostro Paese. E ancora oggi, pure nell'immediatezza di twitter, delle dirette Facebook o Instagram, il racconto radiofonico mantiene la sua autorevolezza. Nonostante i tempi siano molto diversi da tutti gli eventi che abbiamo ricordato, compreso il 2003. In definitiva, la radio, che si sa trasformare rimanendo se stessa, nel futuro potrà essere molto diversa da quella del passato, ma ne manterrà un tratto comune. Quello di saper comunicare, intrattenere, informare. Sempre, comunque, da qualsiasi luogo e verso qualsiasi luogo.
Pensiamo solo al successo che ha avuto un giovane-vecchio programma iniziato 61 anni fa, Tutto il calcio minuto per minuto, quando lo scorso gennaio ci sono stati due turni di campionato praticamente in simultanea, come ai vecchi tempi. Oggi al posto di Bortoluzzi, Ameri e Ciotti ci sono Corsini, Repice e Scaramuzzino, ma quelle giornate hanno affascinato persino i più giovani, nati con lo spezzatino televisivo delle partite. Il giocattolo-calcio si potrà anche rompere, tanti altri cambiamenti epocali ci saranno ancora nel mondo nei prossimi anni e decenni: ma la radio sarà sempre lì, a raccontarli e a scandire le nostre vite.
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Giornata Mondiale della Radio 2021: evoluzione, innovazione, connessione
Sabato 13 febbraio 2021: "World Radio Day". Davide Camera ha dedicato questa puntata di "La Radio Oggi e Domani" alla Giornata Mondiale della Radio. Buon ascolto.
Articolo realizzato da Davide Camera
https://soundcloud.com/voci-fm/world-radio-day-unesco
All'inizio si ascoltava solo attraverso auricolare, con molti disturbi, poi l'apparecchio radio divenne il protagonista delle serate familiari, sopra il mobile del salotto, con intorno tutti ad ascoltare radiodrammi, orchestre e cantanti, notiziari. Negli anni della guerra la radio divenne anche veicolo di propaganda politica, spesso di denigrazione del nemico. Ma poi raccontò anche la fine del conflitto, la libertà, un paese che voleva rinascere. Un mondo che voleva lasciarsi alle spalle quel periodo. La radio ha attraversato tutto questo, e ha resistito, addirittura rilanciando, quando la neonata televisione sembrava doverla surclassare, prendendo anche il suo posto proprio in quel salotto domestico. Ma la radio si trasformava, fisicamente diventando transistor, e a livello di contenuti, con la nascita di tante realtà, prima all'estero, addirittura nelle navi, autentica pirata.
Poi in Italia, libera veramente così come la cantò Finardi negli anni Settanta in quello che era il suo inno. Il sistema misto poi si trasformò, le radio libere divennero commerciali. I contenuti cambiarono, la rivoluzione tecnologica e i social sembrarono avere il sopravvento su questo mezzo che ormai pareva troppo vecchio, troppo lontano dai gusti di oggi. Ma la radio è per sua stessa conformazione agile e duttile, si sa trasformare, può essere ascoltata ovunque, ma anche andare in onda rapidamente da qualsiasi posto, raccontare quanto avviene, far sentire voci, suoni, a prescindere dalla tecnologia utilizzata, anzi gestendo le novità senza farsene soggiogare, come troppi soloni anche del settore avevano previsto.
L'Unesco crede ancora nella radio, la ritiene un patrimonio dell'umanità da proteggere, capace di promuovere valori come dialogo, tolleranza e pace. Così per il decimo anno consecutivo dopo la proclamazione, anche nel 2021 il 13 febbraio è il World Radio Day, la Giornata Mondiale della Radio. La giornata è ovviamente simbolica, si tratta dell'anniversario della nascita della radio dell'Onu, che avvenne appunto in quel giorno, il 13 febbraio 1946. Si tratta di un giorno di festa per gli operatori della radiofonia, ma soprattutto di riflessione, così come proprio l'Unesco ha inteso questa iniziativa, che non a caso ogni anno propone tre sottotemi. Nel 2021 sono legati al futuro della radiofonia: evoluzione, innovazione e connessione. Nell'evoluzione si tira in ballo quella parola ormai così di moda e abusata che è resilienza, ma se c'è un media che può rivendicarla è proprio la radio, che resiste sempre, rinasce e si ricrea rimanendo però se stessa. E talvolta sa resistere a chi cerca di cambiarla senza conoscerla, alle volte causandole autentici disastri.
Ma oggi si può dire che la radio, prima ancora della scienza, ha sconfitto la pandemia, l'ha superata guardando avanti, affiancando gli ascoltatori che avevano bisogno di informazione e anche di svago, in un momento difficile e pesante, dove la situazione dava ansia, dove i social, Agorà virtuale del presente, contribuivano a fornire stress in quantità industriale attraverso fake news e scontri tra fazioni opposte che pensano di essere depositari del verbo, o magari si ergono a educatori. La radio no: la radio non si erge su un piedistallo, è al fianco del suo ascoltatore, non a caso c'è chi si rivolge all'ascoltatore non con il voi, ma dandogli del tu, ponendolo al centro dell'attenzione.
Il sottotema dell'innovazione è legato principalmente alle nuove tecnologie, al DAB che continua a stentare nonostante sia la via maestra di sviluppo per l'etere analogico, al digitale terrestre che durante la pandemia ha ridato all'ascoltatore la gioia di sentire la radio in casa e non più solo in movimento, alla vecchia modulazione di frequenza che nonostante tutto ancora resiste, al web che offre lo streaming e il podcast. Quel web che, soprattutto attraverso le webradio universitarie, si fa palestra di giovani aspiranti conduttori e autori radiofonici come una volta erano le vecchie radio libere, colmando una lacuna lasciata proprio dalle emittenti ormai divenute adulte, e forse chiuse in se stesse sotto questo profilo. Il terzo sottotema è la connessione: la radio si collega da qualsiasi luogo e racconta ovunque.
Si fa veicolo di informazione e spesso anche di catene di solidarietà. Avvenne, con tecnologie più rudimentali, nel 1951 con la prima alluvione del Polesine, nel '76 con il terremoto in Friuli, nell'80 con quello in Irpinia, in tempi più recenti quando furono colpite l'Emilia e il centro Italia, soprattutto Amatrice. La radio è stata la sola a comunicare, in quella domenica 28 settembre 2003 quando un black out mise in ginocchio il centro-nord Italia. Era Ruggero Po, dallo studio di radio1 Rai "salvato" dal gruppo elettrogeno, a raccontare a tutti quello che stava avvenendo. Senza elettricità non si poteva guardare la tv, i social non erano ancora dominanti come oggi, e comunque computer portatili e telefonini prima o dopo si sarebbero scaricati.
La radio c'era: il transistor con le care vecchie pile stilo, funzionava e raccontava di come, all'inizio del terzo millennio, un problema in Svizzera avesse messo ko metà del nostro Paese. E ancora oggi, pure nell'immediatezza di twitter, delle dirette Facebook o Instagram, il racconto radiofonico mantiene la sua autorevolezza. Nonostante i tempi siano molto diversi da tutti gli eventi che abbiamo ricordato, compreso il 2003. In definitiva, la radio, che si sa trasformare rimanendo se stessa, nel futuro potrà essere molto diversa da quella del passato, ma ne manterrà un tratto comune. Quello di saper comunicare, intrattenere, informare. Sempre, comunque, da qualsiasi luogo e verso qualsiasi luogo.
Pensiamo solo al successo che ha avuto un giovane-vecchio programma iniziato 61 anni fa, Tutto il calcio minuto per minuto, quando lo scorso gennaio ci sono stati due turni di campionato praticamente in simultanea, come ai vecchi tempi. Oggi al posto di Bortoluzzi, Ameri e Ciotti ci sono Corsini, Repice e Scaramuzzino, ma quelle giornate hanno affascinato persino i più giovani, nati con lo spezzatino televisivo delle partite. Il giocattolo-calcio si potrà anche rompere, tanti altri cambiamenti epocali ci saranno ancora nel mondo nei prossimi anni e decenni: ma la radio sarà sempre lì, a raccontarli e a scandire le nostre vite.











