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Diamo più voce al Festival: i cantanti in gara a Sanremo

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Conto alla rovescia per Sanremo 2022. Ma come sono le canzoni che ascolteremo? E le voci che le canteranno? Ci racconta tutto Patrizia Simonetti.

Articolo realizzato da Patrizia Simonetti



Voleva canzoni da radio Amadeus, da uomo di radio, nato artisticamente in radio, qual è, ed è con questo criterio che ha scelto i 25 brani del Festival di Sanremo 2022. Canzoni, cioè, che escono bene nell’etere, che si ricordano, che piacciono a chi la radio la fa e a chi la radio l’ascolta. E dobbiamo dire che c’è riuscito in pieno. “Le canzoni che ho scelto mi piacciono tutte tantissimo – ha detto – e vedo molti pretendenti al podio finale. Sono tutte canzoni molto radiofoniche ed è quello che ho sempre voluto per il Festival di Sanremo, che portasse le canzoni in radio” Come sono queste canzoni? C’è tanta dance, qualche classicone, un po’ di rap e trap, melodie tradizionali, sonorità che sanno di nuovo, ma non troppo da restare indigeste al pubblico sanremese. E poi le voci, tante voci, tutte diverse tra loro. Se parliamo di voce nel senso di potenza ed estensione, non possiamo non iniziare che da Massimo Ranieri e Iva Zanicchi, quest’ultima con le corde vocali ancora in piena forma ci diletterà con una canzone d’amore molto sensuale, Voglio amarti, testo breve e melodia suadente. Mentre l’istrione napoletano ha scelto un testo che sa d’attualità parlando con gentilezza di immigrazione in Lettera di là dal mare su un’aria teatrale da musical. Altra voce decisamente top ma di altra generazione è quella di Elisa: l’usignolo di Monfalcone ancora incanta quando canta O forse sei tu, che entra piano sulle note del pianoforte e poi si apre come sa fare lei. Anche Michele Bravi usa bene la sua voce calda che si fa un po’ roca quando sussurra: torna al Festival con Inverno dei fiori, una canzone intensa a raccontare il male di vivere e a chiedersi “come si fa ad imparare la felicità”.


Ed eccoci a Irama che volta pagina regalandoci Ovunque sarai, una ballad romantica dove spiana tutta la sua voce in modo decisamente diverso dal solito, tra violini e acuti che non ti aspetti. Anche Giusy Ferreri usa decisamente bene la sua voce inconfondibile e un po’ nasale in Miele, davvero bella e struggente, con un non so che di etnico. Emma si supera con Ogni volta è così, anche lei con la voce graffiata ma quanto basta, e potente, che sposa perfettamente la melodia che trascina: a dirigere l’orchestra durante la sua esibizione sarà Francesca Michielin. Voce a sorpresa, morbida e soul, quella di Yuman, in arrivo con classe da Sanremo Giovani con Ora. Ci viene naturale parlare subito dopo della voce calda di Giovanni Truppi che porta a Sanremo la morbida Tua madre, mio padre, Lucia, l’evoluzione moderna del cantautorato italiano già apprezzato in Francia. Assolutamente riconoscibile anche il graffio di Noemi, la sua Ti amo non lo so dire ha un testo fitto fitto con tante parole che l’artista distribuisce tra strofe veloci e altre più lente, firmato anche da Mahmood che sfiora il capolavoro vocale con il suo duetto intenso con Blanco in Brividi che si sentono davvero grazie alle loro voci che danzano separate nelle strofe per poi intrecciarsi alla perfezione cantando la fisicità di un grande amore. Ballata intensa anche quella di Fabrizio Moro: la voce densa del cantautore romano si presta al pezzo Sei tu che è anche nella colonna sonora del suo primo film da coregista intitolato Ghiaccio. Altre voci inconfondibili? Sicuramente quella di Gianni Morandi che porta a Sanremo un nuovo inno all’ottimismo, dopo l’Allegria, ancora firmato Jovanotti, invitando ad “aprire tutte le porte” e a “far entrare il sole”, su un ritmo che sa di twist che ben gli si addice.


Sa invece di rock Tantissimo de Le Vibrazioni, pezzo che si arricchisce di un bel po’ di synth-pop anni Ottanta e Novanta che non offusca la voce potente di Francesco Sarcina. Un connubio perfetto tra voce e suono quello di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, ovvero La Rappresentante di Lista che con Ciao Ciao annunciano niente meno che la fine del mondo in modalità dance anni Ottanta. Particolare, fresca e da tenere d’orecchio la voce di Federica Ferracuti alias Hu che in coppia con Highsnob, al secolo Michele Matera, canta Abbi cura di te, tra pop ed elettronica. E se parliamo di voci fresche ecco Sangiovanni con le sue Farfalle che colora di allegria. Achille Lauro? Beh, la sua voce è un marchio, sfacciata, un po’ strisciata, quella di chi te le sta cantando e suonando pure: il pezzo si chiama Domenica, è ironico e fa ballare.


E veniamo ai pezzi dove la voce rincorre la cassa, tipo Insuperabile di Rkomi, canzone d’amore dei giorni nostri, fresca e ritmata. Altra canzone d’amore bum bum è quella di Aka7Even, voce più comune ma che tiene bene il ritmo, insomma, proprio Perfetta così. Ed è così anche per Dargen D’Amico che con Dove si balla ci regala la ricetta per vivere e sopravvivere, ovvero “fottitene e balla”. Arriva da Tik tok Matteo Romano con la sua voce che non sorprende ma che è perfetta per la sua Virale, che no, non si riferisce al Covid ma all’amore. Meglio no? Divertente Sesso occasionale di Tananai, che arriva da Sanremo Giovani, la sua voce? Recitativa… Trasgressive, anzi spudorate per autodefinizione, Rettore e Ditonellapiaga con la scatenata Chimica: la voce di Donatella si riconosce al volo, è sempre la stessa, quella di Margherita Carducci, alias Ditonellapiaga, è nuova nel panorama musicale nostrano, lieve e fresca, come il suo primo album Camouflage. Interessante anche la voce di Ana Mena, sensuale e latina, canta Duecentomila ore firmata Rocco Hunt.
 

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Diamo più voce al Festival: i cantanti in gara a Sanremo

Conto alla rovescia per Sanremo 2022. Ma come sono le canzoni che ascolteremo? E le voci che le canteranno? Ci racconta tutto Patrizia Simonetti.

Articolo realizzato da Patrizia Simonetti



Voleva canzoni da radio Amadeus, da uomo di radio, nato artisticamente in radio, qual è, ed è con questo criterio che ha scelto i 25 brani del Festival di Sanremo 2022. Canzoni, cioè, che escono bene nell’etere, che si ricordano, che piacciono a chi la radio la fa e a chi la radio l’ascolta. E dobbiamo dire che c’è riuscito in pieno. “Le canzoni che ho scelto mi piacciono tutte tantissimo – ha detto – e vedo molti pretendenti al podio finale. Sono tutte canzoni molto radiofoniche ed è quello che ho sempre voluto per il Festival di Sanremo, che portasse le canzoni in radio” Come sono queste canzoni? C’è tanta dance, qualche classicone, un po’ di rap e trap, melodie tradizionali, sonorità che sanno di nuovo, ma non troppo da restare indigeste al pubblico sanremese. E poi le voci, tante voci, tutte diverse tra loro. Se parliamo di voce nel senso di potenza ed estensione, non possiamo non iniziare che da Massimo Ranieri e Iva Zanicchi, quest’ultima con le corde vocali ancora in piena forma ci diletterà con una canzone d’amore molto sensuale, Voglio amarti, testo breve e melodia suadente. Mentre l’istrione napoletano ha scelto un testo che sa d’attualità parlando con gentilezza di immigrazione in Lettera di là dal mare su un’aria teatrale da musical. Altra voce decisamente top ma di altra generazione è quella di Elisa: l’usignolo di Monfalcone ancora incanta quando canta O forse sei tu, che entra piano sulle note del pianoforte e poi si apre come sa fare lei. Anche Michele Bravi usa bene la sua voce calda che si fa un po’ roca quando sussurra: torna al Festival con Inverno dei fiori, una canzone intensa a raccontare il male di vivere e a chiedersi “come si fa ad imparare la felicità”.


Ed eccoci a Irama che volta pagina regalandoci Ovunque sarai, una ballad romantica dove spiana tutta la sua voce in modo decisamente diverso dal solito, tra violini e acuti che non ti aspetti. Anche Giusy Ferreri usa decisamente bene la sua voce inconfondibile e un po’ nasale in Miele, davvero bella e struggente, con un non so che di etnico. Emma si supera con Ogni volta è così, anche lei con la voce graffiata ma quanto basta, e potente, che sposa perfettamente la melodia che trascina: a dirigere l’orchestra durante la sua esibizione sarà Francesca Michielin. Voce a sorpresa, morbida e soul, quella di Yuman, in arrivo con classe da Sanremo Giovani con Ora. Ci viene naturale parlare subito dopo della voce calda di Giovanni Truppi che porta a Sanremo la morbida Tua madre, mio padre, Lucia, l’evoluzione moderna del cantautorato italiano già apprezzato in Francia. Assolutamente riconoscibile anche il graffio di Noemi, la sua Ti amo non lo so dire ha un testo fitto fitto con tante parole che l’artista distribuisce tra strofe veloci e altre più lente, firmato anche da Mahmood che sfiora il capolavoro vocale con il suo duetto intenso con Blanco in Brividi che si sentono davvero grazie alle loro voci che danzano separate nelle strofe per poi intrecciarsi alla perfezione cantando la fisicità di un grande amore. Ballata intensa anche quella di Fabrizio Moro: la voce densa del cantautore romano si presta al pezzo Sei tu che è anche nella colonna sonora del suo primo film da coregista intitolato Ghiaccio. Altre voci inconfondibili? Sicuramente quella di Gianni Morandi che porta a Sanremo un nuovo inno all’ottimismo, dopo l’Allegria, ancora firmato Jovanotti, invitando ad “aprire tutte le porte” e a “far entrare il sole”, su un ritmo che sa di twist che ben gli si addice.


Sa invece di rock Tantissimo de Le Vibrazioni, pezzo che si arricchisce di un bel po’ di synth-pop anni Ottanta e Novanta che non offusca la voce potente di Francesco Sarcina. Un connubio perfetto tra voce e suono quello di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, ovvero La Rappresentante di Lista che con Ciao Ciao annunciano niente meno che la fine del mondo in modalità dance anni Ottanta. Particolare, fresca e da tenere d’orecchio la voce di Federica Ferracuti alias Hu che in coppia con Highsnob, al secolo Michele Matera, canta Abbi cura di te, tra pop ed elettronica. E se parliamo di voci fresche ecco Sangiovanni con le sue Farfalle che colora di allegria. Achille Lauro? Beh, la sua voce è un marchio, sfacciata, un po’ strisciata, quella di chi te le sta cantando e suonando pure: il pezzo si chiama Domenica, è ironico e fa ballare.


E veniamo ai pezzi dove la voce rincorre la cassa, tipo Insuperabile di Rkomi, canzone d’amore dei giorni nostri, fresca e ritmata. Altra canzone d’amore bum bum è quella di Aka7Even, voce più comune ma che tiene bene il ritmo, insomma, proprio Perfetta così. Ed è così anche per Dargen D’Amico che con Dove si balla ci regala la ricetta per vivere e sopravvivere, ovvero “fottitene e balla”. Arriva da Tik tok Matteo Romano con la sua voce che non sorprende ma che è perfetta per la sua Virale, che no, non si riferisce al Covid ma all’amore. Meglio no? Divertente Sesso occasionale di Tananai, che arriva da Sanremo Giovani, la sua voce? Recitativa… Trasgressive, anzi spudorate per autodefinizione, Rettore e Ditonellapiaga con la scatenata Chimica: la voce di Donatella si riconosce al volo, è sempre la stessa, quella di Margherita Carducci, alias Ditonellapiaga, è nuova nel panorama musicale nostrano, lieve e fresca, come il suo primo album Camouflage. Interessante anche la voce di Ana Mena, sensuale e latina, canta Duecentomila ore firmata Rocco Hunt.
 

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