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Il Doppiattore: intervista a Vanina Marini

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Dal teatro alla radio e al doppiaggio. Per Vanina Marini, allieva di Angelo Maggi, che l’ha voluta con lui sin dalla prima edizione de “Il Doppiattore”, la passione per la voce e per tutto ciò che può farci, l’ha conquistata da giovanissima. Più che all’attrice di turno, quando doppia le piace “attaccarsi” al personaggio, come ha raccontato a Patrizia Simonetti che l’ha videointervistata per VOCI.fm al Teatro Belli di Roma.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Vanina Marini per VOCI.fm, nella quarta edizione de “Il Doppiattore” con Angelo Maggi! Raccontaci il fascino di questo spettacolo, che si basa sul doppiaggio in diretta.
Questo spettacolo ce l'ho nel cuore perché è tutto nato quando ho iniziato a fare questo mestiere: io vengo dal teatro, e un giorno ho deciso di cedere al fascino che le voci esercitavano su di me, quindi avvicinarmi al doppiaggio. Così facendo ho conosciuto Angelo Maggi; sono andata a studiare con lui, lui mi ha scelto tra i suoi allievi e mi ha detto “senti, visto che tu sei un'attrice di teatro: io ho il desiderio di portare il doppiaggio a teatro”.  Io ho risposto “Angelo, ma come si fa a portare il doppiaggio a teatro?!”, quindi ci siamo seduti a tavolino e giorno dopo giorno ci siamo fatti venire delle idee e abbiamo costruito insieme questo spettacolo, a cui mi sento legata perché lo percepisco un po' mio. Abbiamo creato la storia di questa allieva che approccia questo mondo sconosciuto, e il maestro – per cui Angelo si è ispirato al suo stesso maestro, che era Vittorio Gassman – le racconta la propria vita. Eravamo giovani al tempo, poi abbiamo fatto quattro edizioni!
 
Sì, ma non si invecchia in quattro anni! Neanche la voce invecchia.
No, certo! Ecco, alla fine è questa cosa romantica al cui interno però spieghiamo veramente l'origine del doppiaggio, la sua storia, le voci del passato, e doppiamo dal vivo che è una grande novità. Di solito uno è in sala di doppiaggio e ha la possibilità di ripetere l'anello, di rivederlo e provarlo, invece noi non possiamo fermarci quindi buona la prima, ed è una cosa tecnicamente molto complessa! Gli spettatori restano sempre affascinati da questa cosa.

 
Allora si chiama “Il Doppiattore” perché i doppiatori devono essere attori. Tu nasci come attrice e passi poi al doppiaggio: ci hai già spiegato come questa passione ti ha preso, però raccontaci che cosa ti affascina in particolare quando sei nello studio di doppiaggio, davanti al leggio. Cosa ti fa sentire più appassionata ed emozionata?
Devo dire che all'inizio è stato strano per me, perché dovevo rinunciare a una parte di me che era il mio corpo, quindi la mia fisicità e la mia espressività fisica. Poi invece il viaggio è stato meraviglioso perché attraverso la voce riesci veramente a conoscere la tua anima, ne è lo specchio. Quindi c'è questo gioco meraviglioso in cui guardi gli occhi di questo attore – la possibilità di fare attori importantissimi – guardare la sua anima, farla tua e filtrarla attraverso la tua voce. Questo è un percorso molto intimo e molto poetico. Un mondo che mi aveva già affascinata al tempo delle “Fiabe Sonore”.

 
Le sentivo anche io! Certo, “A mille ce n'è...”
Io ero innamorata di queste voci e sognavo attraverso di esse, quindi la potenza evocativa della voce è profondissima, entra nella coscienza delle persone, la dai a un altro corpo e tutto ritorna in un quadro più ampio. Per quello che mi riguarda la poesia del doppiaggio è questa: attraverso la propria sensibilità, aggiungere ma senza mancare di rispetto l'attore che ha di fronte. C'è chi giustamente dice “ma il film in lingua originale...”, e sì, per certi versi è vero, ma non penso che sia un tradimento, semmai una cosa proprio diversa. E quindi è bello avere la possibilità sia di vedere i film in lingua originali sia di vederli doppiati, perché si vedono altre interpretazioni meravigliose e noi italiani in questo abbiamo un vanto.

 
Il doppiaggio che ti ha dato più soddisfazione, e il personaggio o l'attrice a cui ti senti più legata?
Allora, è bella questa domanda perché mi hai chiesto prima il personaggio dell'attrice. Ci sono varie attrici famose che ho doppiato: Mia Wasikowska, Selena Gomez, Lindsey Morgan in “The 100” col personaggio bellissimo di Raven, però sarà che venendo dal teatro mi sento più legata al personaggio e quindi Madame Bovary di sicuro, ce l'ho nel cuore per la sua solitudine, per tutto quello che ha affrontato e per il ruolo della donna in quel momento storico l'ha resa molto toccante per me. Oltre a lei anche il personaggio di Raven, questa meccanica spaziale rivoluzionaria e combattiva, che tira fuori un animo che io ho e che spesso nella vita devo tenere a bada. Però c'è da dire una cosa, questo spettacolo lo amo particolarmente perché qui ho la possibilità di fare Rossella O'Hara di “Via col vento”. Ora non vorrei spoilerare, ma...

 
“Domani è un altro giorno” possiamo dirlo!
Sì, devo ad Angelo la possibilità di dire in scena quella battuta storica, davanti al pubblico. Poi posso fare i micetti degli Aristogatti e mi diverto tantissimo, e poi Mary Poppins!

 
Una passione così grande per il doppiaggio come passa alla radio – perché tu ne hai fatta molta – e in quale modo cambia la voce, e soprattutto quale ami di più? Anche se forse abbiamo già la risposta.
Allora, io sono molto grata a Radio Vaticana perché grazie a Rosario Tronnolone e Mara Miceli, che mi chiamano sovente a fare i radio-dramma, ho la possibilità di recitare in diretta. A breve faremo “Romeo e Giulietta”, che è una cosa bellissima perché scenicamente non posso più coprire il ruolo di Giulietta, e invece con la radio posso coronare questo sogno.  Sono cose diverse, comunque: la radio mi dà un romanticismo un po' vintage che ho nel cuore; il doppiaggio allo stesso tempo mi dà un dinamismo, una modernità, una freschezza che mi permette – anche attraverso nuove piattaforme come Netflix – di vivere le storie anche in maniera più concreta. All'inizio pensi che il corpo un doppiatore non lo usi, in realtà più ti riesci a immedesimare e a usare il tuo corpo, compatibilmente con il microfono, e più quello che fai diventa credibile. Quindi una bella domanda: in senso romantico ti direi la radio, in senso di vita quotidiana invece il doppiaggio. Ciao a tutti gli ascoltatori e gli appassionati di VOCI.fm, ci vediamo presto!



VANINA MARINI: CENNI BIOGRAFICI
Vanina Marini, nata nel 1981, è una doppiatrice e attrice teatrale italiana. È nota per aver prestato voce a Lindsey Morgan in “The 100”, Alexandra Metz in “The Good Wife”, e Christina Chong in “Whitechapel”. Nel teatro ha lavorato a molti spettacoli, tra cui “Il Mercante di Venezia”, “Rugantino”, “Cirano dacci una mano”, “Una volta nella vita”, “Amadeus”, “Macbeth”, “Il marchese del Grillo”, “Quo vadis”, e “Giovanna d'Arco”.

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Il Doppiattore: intervista a Vanina Marini

Dal teatro alla radio e al doppiaggio. Per Vanina Marini, allieva di Angelo Maggi, che l’ha voluta con lui sin dalla prima edizione de “Il Doppiattore”, la passione per la voce e per tutto ciò che può farci, l’ha conquistata da giovanissima. Più che all’attrice di turno, quando doppia le piace “attaccarsi” al personaggio, come ha raccontato a Patrizia Simonetti che l’ha videointervistata per VOCI.fm al Teatro Belli di Roma.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Vanina Marini per VOCI.fm, nella quarta edizione de “Il Doppiattore” con Angelo Maggi! Raccontaci il fascino di questo spettacolo, che si basa sul doppiaggio in diretta.
Questo spettacolo ce l'ho nel cuore perché è tutto nato quando ho iniziato a fare questo mestiere: io vengo dal teatro, e un giorno ho deciso di cedere al fascino che le voci esercitavano su di me, quindi avvicinarmi al doppiaggio. Così facendo ho conosciuto Angelo Maggi; sono andata a studiare con lui, lui mi ha scelto tra i suoi allievi e mi ha detto “senti, visto che tu sei un'attrice di teatro: io ho il desiderio di portare il doppiaggio a teatro”.  Io ho risposto “Angelo, ma come si fa a portare il doppiaggio a teatro?!”, quindi ci siamo seduti a tavolino e giorno dopo giorno ci siamo fatti venire delle idee e abbiamo costruito insieme questo spettacolo, a cui mi sento legata perché lo percepisco un po' mio. Abbiamo creato la storia di questa allieva che approccia questo mondo sconosciuto, e il maestro – per cui Angelo si è ispirato al suo stesso maestro, che era Vittorio Gassman – le racconta la propria vita. Eravamo giovani al tempo, poi abbiamo fatto quattro edizioni!
 
Sì, ma non si invecchia in quattro anni! Neanche la voce invecchia.
No, certo! Ecco, alla fine è questa cosa romantica al cui interno però spieghiamo veramente l'origine del doppiaggio, la sua storia, le voci del passato, e doppiamo dal vivo che è una grande novità. Di solito uno è in sala di doppiaggio e ha la possibilità di ripetere l'anello, di rivederlo e provarlo, invece noi non possiamo fermarci quindi buona la prima, ed è una cosa tecnicamente molto complessa! Gli spettatori restano sempre affascinati da questa cosa.

 
Allora si chiama “Il Doppiattore” perché i doppiatori devono essere attori. Tu nasci come attrice e passi poi al doppiaggio: ci hai già spiegato come questa passione ti ha preso, però raccontaci che cosa ti affascina in particolare quando sei nello studio di doppiaggio, davanti al leggio. Cosa ti fa sentire più appassionata ed emozionata?
Devo dire che all'inizio è stato strano per me, perché dovevo rinunciare a una parte di me che era il mio corpo, quindi la mia fisicità e la mia espressività fisica. Poi invece il viaggio è stato meraviglioso perché attraverso la voce riesci veramente a conoscere la tua anima, ne è lo specchio. Quindi c'è questo gioco meraviglioso in cui guardi gli occhi di questo attore – la possibilità di fare attori importantissimi – guardare la sua anima, farla tua e filtrarla attraverso la tua voce. Questo è un percorso molto intimo e molto poetico. Un mondo che mi aveva già affascinata al tempo delle “Fiabe Sonore”.

 
Le sentivo anche io! Certo, “A mille ce n'è...”
Io ero innamorata di queste voci e sognavo attraverso di esse, quindi la potenza evocativa della voce è profondissima, entra nella coscienza delle persone, la dai a un altro corpo e tutto ritorna in un quadro più ampio. Per quello che mi riguarda la poesia del doppiaggio è questa: attraverso la propria sensibilità, aggiungere ma senza mancare di rispetto l'attore che ha di fronte. C'è chi giustamente dice “ma il film in lingua originale...”, e sì, per certi versi è vero, ma non penso che sia un tradimento, semmai una cosa proprio diversa. E quindi è bello avere la possibilità sia di vedere i film in lingua originali sia di vederli doppiati, perché si vedono altre interpretazioni meravigliose e noi italiani in questo abbiamo un vanto.

 
Il doppiaggio che ti ha dato più soddisfazione, e il personaggio o l'attrice a cui ti senti più legata?
Allora, è bella questa domanda perché mi hai chiesto prima il personaggio dell'attrice. Ci sono varie attrici famose che ho doppiato: Mia Wasikowska, Selena Gomez, Lindsey Morgan in “The 100” col personaggio bellissimo di Raven, però sarà che venendo dal teatro mi sento più legata al personaggio e quindi Madame Bovary di sicuro, ce l'ho nel cuore per la sua solitudine, per tutto quello che ha affrontato e per il ruolo della donna in quel momento storico l'ha resa molto toccante per me. Oltre a lei anche il personaggio di Raven, questa meccanica spaziale rivoluzionaria e combattiva, che tira fuori un animo che io ho e che spesso nella vita devo tenere a bada. Però c'è da dire una cosa, questo spettacolo lo amo particolarmente perché qui ho la possibilità di fare Rossella O'Hara di “Via col vento”. Ora non vorrei spoilerare, ma...

 
“Domani è un altro giorno” possiamo dirlo!
Sì, devo ad Angelo la possibilità di dire in scena quella battuta storica, davanti al pubblico. Poi posso fare i micetti degli Aristogatti e mi diverto tantissimo, e poi Mary Poppins!

 
Una passione così grande per il doppiaggio come passa alla radio – perché tu ne hai fatta molta – e in quale modo cambia la voce, e soprattutto quale ami di più? Anche se forse abbiamo già la risposta.
Allora, io sono molto grata a Radio Vaticana perché grazie a Rosario Tronnolone e Mara Miceli, che mi chiamano sovente a fare i radio-dramma, ho la possibilità di recitare in diretta. A breve faremo “Romeo e Giulietta”, che è una cosa bellissima perché scenicamente non posso più coprire il ruolo di Giulietta, e invece con la radio posso coronare questo sogno.  Sono cose diverse, comunque: la radio mi dà un romanticismo un po' vintage che ho nel cuore; il doppiaggio allo stesso tempo mi dà un dinamismo, una modernità, una freschezza che mi permette – anche attraverso nuove piattaforme come Netflix – di vivere le storie anche in maniera più concreta. All'inizio pensi che il corpo un doppiatore non lo usi, in realtà più ti riesci a immedesimare e a usare il tuo corpo, compatibilmente con il microfono, e più quello che fai diventa credibile. Quindi una bella domanda: in senso romantico ti direi la radio, in senso di vita quotidiana invece il doppiaggio. Ciao a tutti gli ascoltatori e gli appassionati di VOCI.fm, ci vediamo presto!



VANINA MARINI: CENNI BIOGRAFICI
Vanina Marini, nata nel 1981, è una doppiatrice e attrice teatrale italiana. È nota per aver prestato voce a Lindsey Morgan in “The 100”, Alexandra Metz in “The Good Wife”, e Christina Chong in “Whitechapel”. Nel teatro ha lavorato a molti spettacoli, tra cui “Il Mercante di Venezia”, “Rugantino”, “Cirano dacci una mano”, “Una volta nella vita”, “Amadeus”, “Macbeth”, “Il marchese del Grillo”, “Quo vadis”, e “Giovanna d'Arco”.

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