"Il grande spirito": intervistiamo Sergio Rubini
ARTICOLO
Appassionarsi al cinema passando per la radio. E' accaduto a Sergio Rubini, al cinema dal 9 maggio con “Il Grande Spirito” che dirige e interpreta accanto a Rocco Papaleo, secondo quanto l’attore e regista pugliese ha raccontato alla nostra Patrizia Simonetti che lo ha videointervistato per VOCI.fm chiedendogli anche del suo passato di doppiatore e della sua attività di lettore di audiolibri e di regista di audiodrammi radiofonici.
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
Sergio Rubini per VOCI.fm, al cinema con il grande spirito, una grande interpretazione
Beh questo lo dici tu, una grande interpretazione è certamente quella di Rocco Papaleo, che fa un personaggio particolare in maniera perfetta, come solo i comici riescono a fare questi personaggi comici ma anche drammatici. Rocco è l'anima del film. Poi è un film d'attori, tra cui la Lotito, che è un'attrice strepitosa con cui non avevo mai lavorato, poi anche Geno Diana, insomma è un film – ci tengo a dirlo – che è una commedia amara, un po' nella tradizione italiana e un po' nella tradizione di un certo cinema americano degli anni Settanta, a cui sono legato e con cui mi sono formato.
Noi di VOCI.fm siamo ovviamente molto interessati all'uso della voce; sapendo che hai fatto anche del doppiaggio, vorremmo sapere come ti sei trovato, cos'è per te il doppiaggio, e come curi la tua voce.
Mah, il doppiaggio l'ho fatto da ragazzino, faccio però ancora gli audiolibri, anche se non lavoro sulla voce, non mi piace farlo. A tutti quelli che usano la voce però dico a volte: l'importante è non innamorarsi della musica o della voce, ma di pensare costantemente mentre si recita; poi la voce viene da sé.
Ecco, tra l'utilizzo della voce per gli audiolibri e l'utilizzo della voce per il teatro c'è differenza? Mancano le immagini quando leggi un libro, forse.
Quando leggi un libro a voce alta, se pensi mentre reciti e leggi... la voce è come gli strumenti a fiato, quindi se non pensi la voce non esce dalla tromba. Se pensi, le immagini vengono fuori.
Hai fatto anche regie di audiodrammi per la radio! Cos'è per te invece il mondo della radio?
Mi sono approcciato al cinema perché avevo immagazzinato proprio quest'esperienza con la radio e mi ero molto divertito, ero partito a farla da ragazzino perché andavo dietro agli esperimenti che faceva col sonoro Carmelo Bene, di cui io ero un fan appassionato. La radio era la possibilità di cimentarmi con una regia, con gli attori, con un qualcosa di tecnico, perché il mestiere che facciamo è sì istinto, ma anche idea e poi tecnica, qualcosa di artigianale per riuscire a tirar fuori la materia nella maniera in cui l'hai immaginata.
Un bel mondo, no? È diverso lavorare in radio senza immagini piuttosto che al cinema, ce lo puoi dire tu che sei regista, sceneggiatore, e attore.
È un mondo completamente diverso, un po' meno didascalico, le cose devi saperle evocare e farle immaginare. Il cinema è una cosa più compiuta, infatti io dico che quando si vede un film si è “sotto” il film, il film incombe. Con la radio invece si è insieme, ti dà una certa percentuale e il resto devi mettercelo tu con l'immaginazione. Un saluto a VOCI.fm da Sergio Rubini, ciao!
Sergio Rubini, nato a Grumo Appula nel 1959, è un attore, regista e sceneggiatore italiano. Dopo alcune esperienze radiofoniche, esordisce sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio infinitamente caro, a cui faranno seguito nel corso di un anno Desiderando Giulia e Il caso Moro. La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l'autore e sceneggiatore Umberto Marino, con cui inizierà un lungo sodalizio artistico. Nel 1990 esordisce come regista con “La stazione”, film tratto da un'opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, cui seguono “Il viaggio della sposa”, “La terra”, “Colpo d'occhio”, e “Dobbiamo parlare”. Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l'attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores, che con”Nirvana” e “Amnèsia” ne estrapolerà l'aspetto surreale. Da diversi anni è docente di recitazione cinematografica presso l'Accademia nazionale d'arte drammatica.
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Appassionarsi al cinema passando per la radio. E' accaduto a Sergio Rubini, al cinema dal 9 maggio con “Il Grande Spirito” che dirige e interpreta accanto a Rocco Papaleo, secondo quanto l’attore e regista pugliese ha raccontato alla nostra Patrizia Simonetti che lo ha videointervistato per VOCI.fm chiedendogli anche del suo passato di doppiatore e della sua attività di lettore di audiolibri e di regista di audiodrammi radiofonici.
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
Sergio Rubini per VOCI.fm, al cinema con il grande spirito, una grande interpretazione
Beh questo lo dici tu, una grande interpretazione è certamente quella di Rocco Papaleo, che fa un personaggio particolare in maniera perfetta, come solo i comici riescono a fare questi personaggi comici ma anche drammatici. Rocco è l'anima del film. Poi è un film d'attori, tra cui la Lotito, che è un'attrice strepitosa con cui non avevo mai lavorato, poi anche Geno Diana, insomma è un film – ci tengo a dirlo – che è una commedia amara, un po' nella tradizione italiana e un po' nella tradizione di un certo cinema americano degli anni Settanta, a cui sono legato e con cui mi sono formato.
Noi di VOCI.fm siamo ovviamente molto interessati all'uso della voce; sapendo che hai fatto anche del doppiaggio, vorremmo sapere come ti sei trovato, cos'è per te il doppiaggio, e come curi la tua voce.
Mah, il doppiaggio l'ho fatto da ragazzino, faccio però ancora gli audiolibri, anche se non lavoro sulla voce, non mi piace farlo. A tutti quelli che usano la voce però dico a volte: l'importante è non innamorarsi della musica o della voce, ma di pensare costantemente mentre si recita; poi la voce viene da sé.
Ecco, tra l'utilizzo della voce per gli audiolibri e l'utilizzo della voce per il teatro c'è differenza? Mancano le immagini quando leggi un libro, forse.
Quando leggi un libro a voce alta, se pensi mentre reciti e leggi... la voce è come gli strumenti a fiato, quindi se non pensi la voce non esce dalla tromba. Se pensi, le immagini vengono fuori.
Hai fatto anche regie di audiodrammi per la radio! Cos'è per te invece il mondo della radio?
Mi sono approcciato al cinema perché avevo immagazzinato proprio quest'esperienza con la radio e mi ero molto divertito, ero partito a farla da ragazzino perché andavo dietro agli esperimenti che faceva col sonoro Carmelo Bene, di cui io ero un fan appassionato. La radio era la possibilità di cimentarmi con una regia, con gli attori, con un qualcosa di tecnico, perché il mestiere che facciamo è sì istinto, ma anche idea e poi tecnica, qualcosa di artigianale per riuscire a tirar fuori la materia nella maniera in cui l'hai immaginata.
Un bel mondo, no? È diverso lavorare in radio senza immagini piuttosto che al cinema, ce lo puoi dire tu che sei regista, sceneggiatore, e attore.
È un mondo completamente diverso, un po' meno didascalico, le cose devi saperle evocare e farle immaginare. Il cinema è una cosa più compiuta, infatti io dico che quando si vede un film si è “sotto” il film, il film incombe. Con la radio invece si è insieme, ti dà una certa percentuale e il resto devi mettercelo tu con l'immaginazione. Un saluto a VOCI.fm da Sergio Rubini, ciao!
Sergio Rubini, nato a Grumo Appula nel 1959, è un attore, regista e sceneggiatore italiano. Dopo alcune esperienze radiofoniche, esordisce sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio infinitamente caro, a cui faranno seguito nel corso di un anno Desiderando Giulia e Il caso Moro. La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l'autore e sceneggiatore Umberto Marino, con cui inizierà un lungo sodalizio artistico. Nel 1990 esordisce come regista con “La stazione”, film tratto da un'opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, cui seguono “Il viaggio della sposa”, “La terra”, “Colpo d'occhio”, e “Dobbiamo parlare”. Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l'attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores, che con”Nirvana” e “Amnèsia” ne estrapolerà l'aspetto surreale. Da diversi anni è docente di recitazione cinematografica presso l'Accademia nazionale d'arte drammatica.











