Skip to main content

Andrea Piovan su VOCI.fm

VOCI IN VETRINA

VOCI.fm ADV

ARTICOLO

Sul #sitodellevoci ospitiamo l'attore e doppiatore Andrea Piovan. La sua voce, profonda grintosa e a tratti arrabbiata, è diventata nota ai più da quando narra tutte le vicende della popolare trasmissione televisiva "Live - Non è la D'Urso". Lo ha intervistato per noi Angelo Oliva.

Intervista realizzata da Angelo Oliva


Su VOCI.fm c'è Andrea Piovan, che incontriamo proprio qui, di fronte a Mediaset!
Si, hai visto? Sono arrivato addirittura con un look “da palestra”. Domani torna “LIVE – Non è la D’Urso” e devo allenarmi a fare un pò di fiato :-) 

Eh si, il fiato per fare questa voce molto particolare, che ha rapito il pubblico italiano!
Si, è vero. Pensa che nessuno lo sa, lo saprete voi di VOCI.fm adesso per la prima volta, questa voce arriva dalla commedia dell’arte. Io sono nato tra Venezia e Padova, a Spinea, che molti conoscono, perché è il paese di Federica Pellegrini. Proprio lì vicino c’è la “Sartori Masks”, che ha realizzato le più grandi maschere  per Dario Fo o per Zeffirelli. Io, vivendo lì, ho sempre curiosato, sono sempre stato interessato a vedere come nascono queste maschere della commedia dell’arte, tra cui “la maschera del capitano”, dalla voce particolare che ho abbinato a quella dei trailer americani. Questo mix è piaciuto molto ad uno degli autori della D’Urso e da lì è partito tutto il lavoro per “Live”, che mi ha dato questa notorietà.

Come nasce l’artista Andrea Piovan?
Andrea Piovan si è sempre nascosto, e con “nascosto” intendo dire “fare altre voci”. Mi piacevano tanto le mie zie, che sin da bambine usavano voci diverse, anche vestiti diversi, per camuffarsi e non farsi scoprire da mio nonno quando uscivano, quando andavano in discoteca. Io avevo 6-7 e sono rimasto folgorato da questo loro modo di fare; da lì è nata la passione per il teatro, per il cambio di voci, di ritmo, di contrasti.

Ma questa tua passione, è stata difficile da seguire?
E' stato facile, perché sapevo cosa volevo, ho seguito le mie scuole di teatro, prima a Parigi con Jacques Lecoq, la Scuola Internazionale di Teatro, poi Philip Collier, poi a Londra con il Teatre de Complicitè, dove ho avuto la fortuna anche di recitare in inglese. Quindi, avevo sempre tutto ben chiaro ed era abbastanza facile trovare le strade giuste. La scuola è stata quella che mi ha dato la possibilità di capire dove potevo andare, cosa potevo fare. Prima non lo sapevo. Non conoscevo come muovermi come attore nello spazio, ascoltare il pubblico e la scuola mi ha dato tutte queste cose, che poi ho perfezionato con il tempo e mi sono servite nel lavoro che faccio, soprattutto nei documentari, il mio lavoro principale e come voce dei palinsesti di Rete 4.

Che tipo di consiglio daresti a chi ha questa voglia di fare, ma magari non ha proprio tutte le idee chiare su come perseguire l'obiettivo?
Senza dubbio di fare una scuola con dei bravi insegnanti, che sappiano capire di che cosa tu hai bisogno. Se trovi un bravo insegnante sei già a buon punto. Io ho imparato tanto anche “a scimmia”: andavo negli studi, seguivo i turni, copiavo la pubblicità in televisione... È chiaro che è un’imitazione, ma poi diventa tua, tu imiti, però sei diverso. Perchè sei tu, anche se copi... sei tu! 

Io ho ascoltato altri promo che tu hai realizzato in passato per la D’Urso ed erano diversi da quelli attuali. Quindi, com’è avvenuta questa trasformazione? Come è arrivata a questo produttore, eri lì che giocavi, ti divertivi, cosa stavi facendo?
Devo dire che lì è meraviglioso, perché i ragazzi sono veramente straordinari. Tutti gli autori mi hanno accolto a braccia aperte e davvero mi fanno fare quello che voglio. E quindi, è bello, perché lavoriamo sui volumi, sul cambio di ritmo, sulla velocità, alto, basso, incuriosiamo e poi ci fermiamo. È un pò come il fiume che viene giù, il torrente che trova un ostacolo, si ferma e poi ricomincia. È meraviglio e anche terapeutico, devo dire!

Sei consapevole che potresti avere, come dire, aperto una strada.
Ma, più che una strada, a me piace molto l’idea di lasciare nella mente, nella testa di chi ci guarda la possibilità di immaginare. Tanti mi chiamano “l’inquisitore”, altri “il giudice”. È bello, secondo me, che un attore sappia, abbia la capacità di lasciare allo spettatore la possibilità di fantasticare.  

A proposito di attore e di insegnante, come si fa a trovare un bravo insegnante?
Ce ne sono tantissimi di bravi insegnanti, soprattutto in Italia. Io mi sono basato molto sul mio istinto, perchè sento “a pelle”. Per esempio, adesso mi trovo bene qua con te. Anche nei corsi che tengo, perché lavoro con diverse aziende, per le quali preparo i vari responsabili a stare in pubblico, a presentarsi. Una cosa che io faccio sempre (e che è sbagliata!) è muovere tanto le mani; pensa che quando andavo a Londra, mi riconoscevano subito che ero italiano. Adesso non le muovo più. Poi, mi dicevano sempre di non essere troppo agitato nel parlare, quindi adesso parlo più lentamente. E quindi, è molto importante sentire a pelle chi hai di fronte e lo capisci subito. È una qualità che, secondo me, va curata. 

Quindi, non è sempre valido il binomio ”famoso / bravo”!
Non è detto, perché ognuno di noi ha un carattere diverso: tanti non hanno tempo, non vogliono star lì ad insegnare. È una cosa che senti, se il tuo insegnante vuol darti una mano, se è onesto, se vuole aiutarti veramente. Tanti sono talmente famosi, che non hanno il tempo, non hanno voglia, magari vengono scambiati per stronzi, però non è così. E' questione anche di tempo, perché io conosco tanti ragazzi che sono andati da docenti famosissimi e hanno detto: “Quello mi ha trattato male, non ha umanità”, ma non è così ragazzi. È proprio perché hanno talmente tanto lavoro da fare, che non riescono a seguire tutto. Ecco, devi capire, secondo me, chi ti può aiutare veramente. Se c’è un trasporto, perché si crea una relazione, sempre, con le persone. L’importante è capire dove siamo: una delle cose importanti anche nel nostro lavoro è capire che io sono qui, davanti a te, Angelo, ti ascolto e ti sto guardando e costruiamo insieme qualcosa.
Un’interazione! Questo è importante! Con gli autori, quando lavoro io sono lì, in quel momento, quando c’è il “BANG!”. Quello è bello! 

C’è un piccolo segreto che Andrea Piovan ha, per costruire giorno dopo giorno qualcosa? In una sola parola: lo stupore, la meraviglia, il dire “oggi vado a fare qualcosa che non ho mai fatto”! Vado in strade nuove, cerco percorsi nuovi, nuovi modi di interagire, utilizzo la voce in modo diverso, il corpo che si muove nello spazio, l’impulso, di cui abbiamo bisogno per fare quei personaggi. C’è bisogno di avere lo stupore, la meraviglia, la curiosità. Ecco che le voci cambiano! Il lavoro del doppiaggio, per esempio, è molto difficile. C’è bisogno di un’interazione totale, devi essere adrenalinico, sveglio, attento.

I tempi sono moderni, tutto è veloce. Forse la curiosità si sta un pò perdendo, per questo motivo, o secondo te, c'è dell'altro?
Io credo che ci sia una cosa fondamentale da considerare: adesso si vuole arrivare subito al punto, mentre c’è, secondo me, sempre bisogno di una naturale “lievitazione”. Dobbiamo assaporare le cose e poi... Ad esempio, io dopo tanti anni ho capito la differenza dei volumi, il ritmo, i contrasti. Ho dovuto fare un’esperienza teatrale, ho avuto bisogno di lavorare nel silenzio. Allora lì, nasce l’impulso, nascono le emozioni e diventi vivo.

Quindi costruire se stessi è costruire un percorso?
Si, lavorare su se stessi, essere attenti, curiosi, come ho già detto. Abbiate la voglia di stare sul pezzo, ogni giorno. È faticoso, c’è bisogno di tempo ma poi le cose inevitabilmente arrivano. Arrivano se ci metti la passione, la grinta, la voglia di studiare. La ripetitività è importante, la quotidianità fa diventare bravi, perché se c’è del talento è proprio questo che offre la possibilità di crescere. In teatro, se lavori tutte le sere e ne hai le qualità, diventi un bravo attore. Ma devi lavorarci costantemente. E mai farsi demoralizzare da qualche piccola battaglia persa, che, al contrario, è un'opportunità per ricominciare e ricostruire.
 

Condividi su:

Andrea Piovan su VOCI.fm

Sul #sitodellevoci ospitiamo l'attore e doppiatore Andrea Piovan. La sua voce, profonda grintosa e a tratti arrabbiata, è diventata nota ai più da quando narra tutte le vicende della popolare trasmissione televisiva "Live - Non è la D'Urso". Lo ha intervistato per noi Angelo Oliva.

Intervista realizzata da Angelo Oliva


Su VOCI.fm c'è Andrea Piovan, che incontriamo proprio qui, di fronte a Mediaset!
Si, hai visto? Sono arrivato addirittura con un look “da palestra”. Domani torna “LIVE – Non è la D’Urso” e devo allenarmi a fare un pò di fiato :-) 

Eh si, il fiato per fare questa voce molto particolare, che ha rapito il pubblico italiano!
Si, è vero. Pensa che nessuno lo sa, lo saprete voi di VOCI.fm adesso per la prima volta, questa voce arriva dalla commedia dell’arte. Io sono nato tra Venezia e Padova, a Spinea, che molti conoscono, perché è il paese di Federica Pellegrini. Proprio lì vicino c’è la “Sartori Masks”, che ha realizzato le più grandi maschere  per Dario Fo o per Zeffirelli. Io, vivendo lì, ho sempre curiosato, sono sempre stato interessato a vedere come nascono queste maschere della commedia dell’arte, tra cui “la maschera del capitano”, dalla voce particolare che ho abbinato a quella dei trailer americani. Questo mix è piaciuto molto ad uno degli autori della D’Urso e da lì è partito tutto il lavoro per “Live”, che mi ha dato questa notorietà.

Come nasce l’artista Andrea Piovan?
Andrea Piovan si è sempre nascosto, e con “nascosto” intendo dire “fare altre voci”. Mi piacevano tanto le mie zie, che sin da bambine usavano voci diverse, anche vestiti diversi, per camuffarsi e non farsi scoprire da mio nonno quando uscivano, quando andavano in discoteca. Io avevo 6-7 e sono rimasto folgorato da questo loro modo di fare; da lì è nata la passione per il teatro, per il cambio di voci, di ritmo, di contrasti.

Ma questa tua passione, è stata difficile da seguire?
E' stato facile, perché sapevo cosa volevo, ho seguito le mie scuole di teatro, prima a Parigi con Jacques Lecoq, la Scuola Internazionale di Teatro, poi Philip Collier, poi a Londra con il Teatre de Complicitè, dove ho avuto la fortuna anche di recitare in inglese. Quindi, avevo sempre tutto ben chiaro ed era abbastanza facile trovare le strade giuste. La scuola è stata quella che mi ha dato la possibilità di capire dove potevo andare, cosa potevo fare. Prima non lo sapevo. Non conoscevo come muovermi come attore nello spazio, ascoltare il pubblico e la scuola mi ha dato tutte queste cose, che poi ho perfezionato con il tempo e mi sono servite nel lavoro che faccio, soprattutto nei documentari, il mio lavoro principale e come voce dei palinsesti di Rete 4.

Che tipo di consiglio daresti a chi ha questa voglia di fare, ma magari non ha proprio tutte le idee chiare su come perseguire l'obiettivo?
Senza dubbio di fare una scuola con dei bravi insegnanti, che sappiano capire di che cosa tu hai bisogno. Se trovi un bravo insegnante sei già a buon punto. Io ho imparato tanto anche “a scimmia”: andavo negli studi, seguivo i turni, copiavo la pubblicità in televisione... È chiaro che è un’imitazione, ma poi diventa tua, tu imiti, però sei diverso. Perchè sei tu, anche se copi... sei tu! 

Io ho ascoltato altri promo che tu hai realizzato in passato per la D’Urso ed erano diversi da quelli attuali. Quindi, com’è avvenuta questa trasformazione? Come è arrivata a questo produttore, eri lì che giocavi, ti divertivi, cosa stavi facendo?
Devo dire che lì è meraviglioso, perché i ragazzi sono veramente straordinari. Tutti gli autori mi hanno accolto a braccia aperte e davvero mi fanno fare quello che voglio. E quindi, è bello, perché lavoriamo sui volumi, sul cambio di ritmo, sulla velocità, alto, basso, incuriosiamo e poi ci fermiamo. È un pò come il fiume che viene giù, il torrente che trova un ostacolo, si ferma e poi ricomincia. È meraviglio e anche terapeutico, devo dire!

Sei consapevole che potresti avere, come dire, aperto una strada.
Ma, più che una strada, a me piace molto l’idea di lasciare nella mente, nella testa di chi ci guarda la possibilità di immaginare. Tanti mi chiamano “l’inquisitore”, altri “il giudice”. È bello, secondo me, che un attore sappia, abbia la capacità di lasciare allo spettatore la possibilità di fantasticare.  

A proposito di attore e di insegnante, come si fa a trovare un bravo insegnante?
Ce ne sono tantissimi di bravi insegnanti, soprattutto in Italia. Io mi sono basato molto sul mio istinto, perchè sento “a pelle”. Per esempio, adesso mi trovo bene qua con te. Anche nei corsi che tengo, perché lavoro con diverse aziende, per le quali preparo i vari responsabili a stare in pubblico, a presentarsi. Una cosa che io faccio sempre (e che è sbagliata!) è muovere tanto le mani; pensa che quando andavo a Londra, mi riconoscevano subito che ero italiano. Adesso non le muovo più. Poi, mi dicevano sempre di non essere troppo agitato nel parlare, quindi adesso parlo più lentamente. E quindi, è molto importante sentire a pelle chi hai di fronte e lo capisci subito. È una qualità che, secondo me, va curata. 

Quindi, non è sempre valido il binomio ”famoso / bravo”!
Non è detto, perché ognuno di noi ha un carattere diverso: tanti non hanno tempo, non vogliono star lì ad insegnare. È una cosa che senti, se il tuo insegnante vuol darti una mano, se è onesto, se vuole aiutarti veramente. Tanti sono talmente famosi, che non hanno il tempo, non hanno voglia, magari vengono scambiati per stronzi, però non è così. E' questione anche di tempo, perché io conosco tanti ragazzi che sono andati da docenti famosissimi e hanno detto: “Quello mi ha trattato male, non ha umanità”, ma non è così ragazzi. È proprio perché hanno talmente tanto lavoro da fare, che non riescono a seguire tutto. Ecco, devi capire, secondo me, chi ti può aiutare veramente. Se c’è un trasporto, perché si crea una relazione, sempre, con le persone. L’importante è capire dove siamo: una delle cose importanti anche nel nostro lavoro è capire che io sono qui, davanti a te, Angelo, ti ascolto e ti sto guardando e costruiamo insieme qualcosa.
Un’interazione! Questo è importante! Con gli autori, quando lavoro io sono lì, in quel momento, quando c’è il “BANG!”. Quello è bello! 

C’è un piccolo segreto che Andrea Piovan ha, per costruire giorno dopo giorno qualcosa? In una sola parola: lo stupore, la meraviglia, il dire “oggi vado a fare qualcosa che non ho mai fatto”! Vado in strade nuove, cerco percorsi nuovi, nuovi modi di interagire, utilizzo la voce in modo diverso, il corpo che si muove nello spazio, l’impulso, di cui abbiamo bisogno per fare quei personaggi. C’è bisogno di avere lo stupore, la meraviglia, la curiosità. Ecco che le voci cambiano! Il lavoro del doppiaggio, per esempio, è molto difficile. C’è bisogno di un’interazione totale, devi essere adrenalinico, sveglio, attento.

I tempi sono moderni, tutto è veloce. Forse la curiosità si sta un pò perdendo, per questo motivo, o secondo te, c'è dell'altro?
Io credo che ci sia una cosa fondamentale da considerare: adesso si vuole arrivare subito al punto, mentre c’è, secondo me, sempre bisogno di una naturale “lievitazione”. Dobbiamo assaporare le cose e poi... Ad esempio, io dopo tanti anni ho capito la differenza dei volumi, il ritmo, i contrasti. Ho dovuto fare un’esperienza teatrale, ho avuto bisogno di lavorare nel silenzio. Allora lì, nasce l’impulso, nascono le emozioni e diventi vivo.

Quindi costruire se stessi è costruire un percorso?
Si, lavorare su se stessi, essere attenti, curiosi, come ho già detto. Abbiate la voglia di stare sul pezzo, ogni giorno. È faticoso, c’è bisogno di tempo ma poi le cose inevitabilmente arrivano. Arrivano se ci metti la passione, la grinta, la voglia di studiare. La ripetitività è importante, la quotidianità fa diventare bravi, perché se c’è del talento è proprio questo che offre la possibilità di crescere. In teatro, se lavori tutte le sere e ne hai le qualità, diventi un bravo attore. Ma devi lavorarci costantemente. E mai farsi demoralizzare da qualche piccola battaglia persa, che, al contrario, è un'opportunità per ricominciare e ricostruire.
 

Condividi su: