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Videointervista a Gigio D'Ambrosio voce di Rtl 102.5 e Mediaset

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Videointervista di Marco Picchio ad un Top Speaker italiano. Oggi sul #sitodellevoci abbiamo il piacere di ospitare Gigio D'Ambrosio, storica voce e direttore artistico della iconica Radio Milano International - One O One negli anni 70/80 e voce di Rtl 102.5 e Mediaset oggi.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di voci.fm, buon pomeriggio da Marco Picchio. Un altro grande ospite su VOCI.fm e oggi si va veramente “a tutta radio”, lo possiamo dire forte. Il suo curriculum è un'enciclopedia che parte dagli anni 70. Una vita farcita di radio. Gigio D’Ambrosio, benvenuto sul #sitodellevoci.
Ciao Marco! Bentrovato! Mi fa piacere parlare con te e con chi ci sta seguendo! 

Non tutti abbiamo avuto la fortuna di iniziare da una grande radio come ”Radio Milano International”, la mitica “101”, di cui poi sei anche diventato direttore artistico. Raccontaci un pò come è iniziata questa esperienza importante.
Avevo 16 anni, ero uno studente di Liceo Scientifico, grande appassionato di musica. Ero uno di quei ragazzi che a 10/11 anni, quando ricevevo la paghetta dai genitori, anziché andarmi a comprare caramelle o altro, aspettavo che uscissero gli album d’importazione, che a Milano si trovavano in pochissimi negozi e me li andavo a comprare appena uscivano. Erano gli anni del rock progressivo, dei “Genesis”, dei “Crimson Creek”, dei “Van der Graaf Generator”. Quindi, da appassionato di musica, appena nacque “Radio Milano International”, me ne accorsi, perché avevo comunque a casa un piccolo impianto, che, caso strano, riceveva anche l’FM, perchè ai tempi di radio in FM non ce n’erano veramente.

In quel periodo lì, negli anni 70’, si ascoltava molto anche Radio Montecarlo nelle onde medie.
Certo, ma c’erano pochi programmi musicali. A volte gli “sliding doors” della vita ti cambiano radicalmente l’esistenza; ero ad un concerto di un gruppo al PalaLido, c’era Fabio Santini che presentava il concerto. Lui era uno dei conduttori di “Radio Milano International” e in particolare faceva una trasmissione che a me piaceva molto, “New generation”. Quindi, ho preso coraggio e alla fine del concerto, mi sono fermato, l’ho chiamato e gli ho detto: “Io sono un tuo ascoltatore, mi piaci molto! Complimenti!” e lui, probabilmente, gratificato da questa cosa, mi ha detto: “Domani passami a trovare in radio, ti faccio partecipare alla trasmissione come rappresentante di un target particolare, i ragazzi e studenti del liceo”. Sono andato il giorno dopo. Come dire, ho detto due stupidaggini con lui alla radio, ma in quel momento è scoccato un amore, che poi non si è più fermato. Ho chiesto di poter fare un provino. Ho fatto un provino, che è andato in maniera un po' pittoresca.

Raccontaci tutto!
Mi hanno chiuso in uno studio con due giradischi, un registratore e un mixer. E io per mezz’ora ho fatto le mie cose. Alla fine schiaccio stop, esco e il tipo mi dice: “Ok, ti facciamo sapere!”. Passa una settimana, ne passano due e non mi chiama nessuno. Allora, prendo coraggio, telefono e dico: “Scusate, io sarei venuto a fare un provino un pò di giorni fa. Volevo sapere, così per curiosità, come era andato ecc.” e la persona che mi risponde è Anna Mucci e mi dice: “Guarda, mi devi dire con chi lo hai fatto, che così mi informo”. Io dico: “L’ho fatto con Rino Borra”. Lei: “Ok, ti richiamo e ti faccio sapere”. A quel punto avevo perso ogni speranza. Invece, passano 10 minuti, mi richiama e mi dice: “Il provino è andato benissimo, per cui quando vuoi puoi cominciare”. A posteriori, ho scoperto che, però, quel provino non è mai stato registrato e quando hanno chiesto a Rino com’era la registrazione, lui per non fare brutta figura e per non dire che si era dimenticato di schiacciare il rec ma solo il play, ha detto: “E' perfetto, ha una gran voce, per cui prendiamolo”.

Fantastico! Fa sorridere questa cosa qua, dai!
E' un colpo di fortuna, perché senza quella non c’è niente da fare per chiunque.

Da quello che hai detto si evince una cosa, cioè che negli anni 70, per esempio, era paradossalmente più semplice, perché c’era il rapporto umano. Oggi, tu puoi mandare i files che ti pare, ma ti filano poco. A quei tempi, bastava trovare la persona giusta, no?
Si, poi sul treno ci sali, devi sederti e imparare a rimanerci. Cogliere l’occasione, l’opportunità e sfruttarla al meglio. Insomma, diciamo che le cose che sono seguite poi sono andate piuttosto bene. Quindi, non mi posso assolutamente lamentare.

Dunque, un’altra cosa su cui volevo mettere l’accento è la conduzione per vent’anni, di “American Top 40”, che è la classifica ufficiale di Billboard. Tu sei stato la voce ufficiale italiana e questo è un format della ABC, quindi ti ha dato tanta notorietà, a livello mondiale, no?
Guarda, è stata una bella soddisfazione. All’inizio le radio scimmiottavano un pò le sorelle maggiori degli Stati Uniti con questo slang che faceva tanto “deejay” di un certo tipo. Io, appena potuto, a vent’anni, sono andato negli Stati Uniti per cercare di capire esattamente come funzionavano le radio. Siccome ero piuttosto curioso e intraprendente, mi era capitato di sentire sulle radio americane la trasmissione originale, quella fatta dal mitico Casey Kasem, che per molti anni ha condotto questo programma. Per darvi una dimensione del fenomeno, questo signore, all’ultimo rinnovo di contratto, siglò con ABC tre anni per il modico compenso di 18 milioni di dollari, quindi 6 milioni l’anno, che sarebbero già tantissimi adesso, ma 35 anni fa erano veramente una montagna di soldi. Quindi, comprammo per l’Italia, la versione americana. Dopodiché si prospettò la possibilità di farne una versione multilingue, perché ABC, che comunque era proprietaria del format, decise di affiancare la versione americana, che andava comunque in tutto il mondo, alle diverse versioni locali e quindi mi chiesero se avevo voglia di farlo. Andai a Los Angeles per un provino, la cosa piacque e così per molti anni mi è capitato di farlo ed è stato molto divertente.

Veniamo all’attualità. Tu sei una voce di RTL 102.5, attualmente vai in onda dalle 21.00 alle 23.00 con il tuo “Suite 102.5”, insieme a Laura Ghislandi. Insomma, ti puoi ritenere soddisfatto, sei in onda sulla radio più ascoltata d’Italia.
Lo possiamo assolutamente sottolineare. È stata anche in questo caso una bella occasione, perché, come forse sapranno le persone che sono abbastanza vicine al nostro mondo, le disavventure di 101 nei primi anni del nuovo millennio fecero si che la radio cambiasse proprietà e diventasse di Mondadori. Con Mondadori abbiamo lavorato un pochino, poi non ci siamo trovati reciprocamente a nostro agio. Per cui, a quel punto, avevo deciso di smettere di fare la radio. Erano comunque 30 anni che la stavo facendo, per cui, mi sembrava già un lungo periodo. Dopodichè la nostalgia per il microfono si è fatta sentire e ho accettato una brevissima apparizione a “105 Classic”, 15 anni fa. Ad un certo punto mi chiamò Lorenzo Suraci, che è l’editore di RTL 102.5, chiedendomi se avevo voglia di lavorare da loro. Colsi l’occasione. Ormai sono lì dal luglio del 2009. Faccio la “Suite” con Laura che è una magnifica partner e si è aggiunto recentemente anche un giovane conduttore, che si chiama Federico Pecchia e che è molto bravo. Mi ricorda noi quando eravamo giovani. Secondo me è un ragazzo talentuoso che farà strada.

Parliamo anche di quelle che sono le esperienze con la televisione. Tu sei una voce ufficiale per quanto riguarda i promo di Mediaset e sei anche la voce di tutti i promo sul Coronavirus, quelli che ci hanno accompagnato durante il lockdown, praticamente.
Beh, quando la radio è diventata un fenomeno più solido, all’inizio degli anni 80, mi ero cimentato in altre cose: facevo il consulente musicale, sempre per la neonata “Canale 5”. Mi occupavo dei primi “Varietà”, con Domenico Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ma, ad un certo punto cambiai, andai a lavorare per la Rai, facendo il programmista-regista di “Discoring”. Io però volevo lavorare con la mia voce, così ho fatto i corsi necessari per ripulire la dizione e via discorrendo ed ho avuto l’opportunità di rientrare a Mediaset, con cui lavoro come speaker dal 1985: pubblicità, documentari, speakeraggio nei programmi. Di trasmissioni ne ho fatte parecchie, attualmente sto facendo “Verissimo”, sono stato per molti anni la voce dello sport di tutte le reti Premium e da tanti anni la voce della comunicazione istituzionale: per cui quando ci sono le elezioni, spiego come si fa a votare e quando c’è, purtroppo, il Coronavirus, devo raccomandare di stare a casa. Di sicuro ho ricevuto molte maledizioni, perché l’hanno programmato in quantità mai viste, saturando le orecchie (e non solo quelle) di chi stava seguendo la tv.

Un'ultima cosa, noi abbiamo una community molto grande, che è VOCI.fm
La conosco.

Migliaia di iscritti, che chiaramente fanno molto spesso questo lavoro, quindi gli speaker. Ai più giovani, per esempio, che consiglio potresti dare per affacciarsi a questa professione.
Crederci, ma questa è una cosa che dicono tutti per qualsiasi tipo di aspirazione. Per la radio, in particolare, dovete essere voi stessi. Oggi la radio è comunicare ciò che si è e quindi tirare fuori la parte empatica che ognuno di voi ha sicuramente e che usa, magari, per conquistare un partner o per essere simpatico, carino o divertente con gli amici, socievole con chi incontra. Ecco, essere veri e avere qualcosa da dire o da dare. Oggi con la radio si può fare e si deve fare, perché non funziona più la finzione, quella la lasciamo ad altri mezzi, la lasciamo a chi usa Photoshop sui social, a chi si trucca per andare in televisione. La radio è, oggi più che mai, verità, naturalezza, essere se stessi.

Quindi, niente vocione, ma più empatia e carattere, mettiamola così.
Guarda, non esistono “brutte voci”, esistono voci “particolari”. Ci sono timbri un po' più gradevoli, vale per gli uomini e per le donne. Però, è molto più importante ciò che si dice e come lo si dice. La “bella voce” che non sa comunicare, non serve assolutamente a niente. Meglio una voce normale, che, però, sappia far parlare il cuore.

Gigio D'Ambrosio, è stato un piacere enorme fare queste quattro chiacchiere con te. Grazie per essere stato ospite qui su VOCI.fm. Buon lavoro e a presto!
In bocca al lupo a tutti! A presto.


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Videointervista a Gigio D'Ambrosio voce di Rtl 102.5 e Mediaset

Videointervista di Marco Picchio ad un Top Speaker italiano. Oggi sul #sitodellevoci abbiamo il piacere di ospitare Gigio D'Ambrosio, storica voce e direttore artistico della iconica Radio Milano International - One O One negli anni 70/80 e voce di Rtl 102.5 e Mediaset oggi.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di voci.fm, buon pomeriggio da Marco Picchio. Un altro grande ospite su VOCI.fm e oggi si va veramente “a tutta radio”, lo possiamo dire forte. Il suo curriculum è un'enciclopedia che parte dagli anni 70. Una vita farcita di radio. Gigio D’Ambrosio, benvenuto sul #sitodellevoci.
Ciao Marco! Bentrovato! Mi fa piacere parlare con te e con chi ci sta seguendo! 

Non tutti abbiamo avuto la fortuna di iniziare da una grande radio come ”Radio Milano International”, la mitica “101”, di cui poi sei anche diventato direttore artistico. Raccontaci un pò come è iniziata questa esperienza importante.
Avevo 16 anni, ero uno studente di Liceo Scientifico, grande appassionato di musica. Ero uno di quei ragazzi che a 10/11 anni, quando ricevevo la paghetta dai genitori, anziché andarmi a comprare caramelle o altro, aspettavo che uscissero gli album d’importazione, che a Milano si trovavano in pochissimi negozi e me li andavo a comprare appena uscivano. Erano gli anni del rock progressivo, dei “Genesis”, dei “Crimson Creek”, dei “Van der Graaf Generator”. Quindi, da appassionato di musica, appena nacque “Radio Milano International”, me ne accorsi, perché avevo comunque a casa un piccolo impianto, che, caso strano, riceveva anche l’FM, perchè ai tempi di radio in FM non ce n’erano veramente.

In quel periodo lì, negli anni 70’, si ascoltava molto anche Radio Montecarlo nelle onde medie.
Certo, ma c’erano pochi programmi musicali. A volte gli “sliding doors” della vita ti cambiano radicalmente l’esistenza; ero ad un concerto di un gruppo al PalaLido, c’era Fabio Santini che presentava il concerto. Lui era uno dei conduttori di “Radio Milano International” e in particolare faceva una trasmissione che a me piaceva molto, “New generation”. Quindi, ho preso coraggio e alla fine del concerto, mi sono fermato, l’ho chiamato e gli ho detto: “Io sono un tuo ascoltatore, mi piaci molto! Complimenti!” e lui, probabilmente, gratificato da questa cosa, mi ha detto: “Domani passami a trovare in radio, ti faccio partecipare alla trasmissione come rappresentante di un target particolare, i ragazzi e studenti del liceo”. Sono andato il giorno dopo. Come dire, ho detto due stupidaggini con lui alla radio, ma in quel momento è scoccato un amore, che poi non si è più fermato. Ho chiesto di poter fare un provino. Ho fatto un provino, che è andato in maniera un po' pittoresca.

Raccontaci tutto!
Mi hanno chiuso in uno studio con due giradischi, un registratore e un mixer. E io per mezz’ora ho fatto le mie cose. Alla fine schiaccio stop, esco e il tipo mi dice: “Ok, ti facciamo sapere!”. Passa una settimana, ne passano due e non mi chiama nessuno. Allora, prendo coraggio, telefono e dico: “Scusate, io sarei venuto a fare un provino un pò di giorni fa. Volevo sapere, così per curiosità, come era andato ecc.” e la persona che mi risponde è Anna Mucci e mi dice: “Guarda, mi devi dire con chi lo hai fatto, che così mi informo”. Io dico: “L’ho fatto con Rino Borra”. Lei: “Ok, ti richiamo e ti faccio sapere”. A quel punto avevo perso ogni speranza. Invece, passano 10 minuti, mi richiama e mi dice: “Il provino è andato benissimo, per cui quando vuoi puoi cominciare”. A posteriori, ho scoperto che, però, quel provino non è mai stato registrato e quando hanno chiesto a Rino com’era la registrazione, lui per non fare brutta figura e per non dire che si era dimenticato di schiacciare il rec ma solo il play, ha detto: “E' perfetto, ha una gran voce, per cui prendiamolo”.

Fantastico! Fa sorridere questa cosa qua, dai!
E' un colpo di fortuna, perché senza quella non c’è niente da fare per chiunque.

Da quello che hai detto si evince una cosa, cioè che negli anni 70, per esempio, era paradossalmente più semplice, perché c’era il rapporto umano. Oggi, tu puoi mandare i files che ti pare, ma ti filano poco. A quei tempi, bastava trovare la persona giusta, no?
Si, poi sul treno ci sali, devi sederti e imparare a rimanerci. Cogliere l’occasione, l’opportunità e sfruttarla al meglio. Insomma, diciamo che le cose che sono seguite poi sono andate piuttosto bene. Quindi, non mi posso assolutamente lamentare.

Dunque, un’altra cosa su cui volevo mettere l’accento è la conduzione per vent’anni, di “American Top 40”, che è la classifica ufficiale di Billboard. Tu sei stato la voce ufficiale italiana e questo è un format della ABC, quindi ti ha dato tanta notorietà, a livello mondiale, no?
Guarda, è stata una bella soddisfazione. All’inizio le radio scimmiottavano un pò le sorelle maggiori degli Stati Uniti con questo slang che faceva tanto “deejay” di un certo tipo. Io, appena potuto, a vent’anni, sono andato negli Stati Uniti per cercare di capire esattamente come funzionavano le radio. Siccome ero piuttosto curioso e intraprendente, mi era capitato di sentire sulle radio americane la trasmissione originale, quella fatta dal mitico Casey Kasem, che per molti anni ha condotto questo programma. Per darvi una dimensione del fenomeno, questo signore, all’ultimo rinnovo di contratto, siglò con ABC tre anni per il modico compenso di 18 milioni di dollari, quindi 6 milioni l’anno, che sarebbero già tantissimi adesso, ma 35 anni fa erano veramente una montagna di soldi. Quindi, comprammo per l’Italia, la versione americana. Dopodiché si prospettò la possibilità di farne una versione multilingue, perché ABC, che comunque era proprietaria del format, decise di affiancare la versione americana, che andava comunque in tutto il mondo, alle diverse versioni locali e quindi mi chiesero se avevo voglia di farlo. Andai a Los Angeles per un provino, la cosa piacque e così per molti anni mi è capitato di farlo ed è stato molto divertente.

Veniamo all’attualità. Tu sei una voce di RTL 102.5, attualmente vai in onda dalle 21.00 alle 23.00 con il tuo “Suite 102.5”, insieme a Laura Ghislandi. Insomma, ti puoi ritenere soddisfatto, sei in onda sulla radio più ascoltata d’Italia.
Lo possiamo assolutamente sottolineare. È stata anche in questo caso una bella occasione, perché, come forse sapranno le persone che sono abbastanza vicine al nostro mondo, le disavventure di 101 nei primi anni del nuovo millennio fecero si che la radio cambiasse proprietà e diventasse di Mondadori. Con Mondadori abbiamo lavorato un pochino, poi non ci siamo trovati reciprocamente a nostro agio. Per cui, a quel punto, avevo deciso di smettere di fare la radio. Erano comunque 30 anni che la stavo facendo, per cui, mi sembrava già un lungo periodo. Dopodichè la nostalgia per il microfono si è fatta sentire e ho accettato una brevissima apparizione a “105 Classic”, 15 anni fa. Ad un certo punto mi chiamò Lorenzo Suraci, che è l’editore di RTL 102.5, chiedendomi se avevo voglia di lavorare da loro. Colsi l’occasione. Ormai sono lì dal luglio del 2009. Faccio la “Suite” con Laura che è una magnifica partner e si è aggiunto recentemente anche un giovane conduttore, che si chiama Federico Pecchia e che è molto bravo. Mi ricorda noi quando eravamo giovani. Secondo me è un ragazzo talentuoso che farà strada.

Parliamo anche di quelle che sono le esperienze con la televisione. Tu sei una voce ufficiale per quanto riguarda i promo di Mediaset e sei anche la voce di tutti i promo sul Coronavirus, quelli che ci hanno accompagnato durante il lockdown, praticamente.
Beh, quando la radio è diventata un fenomeno più solido, all’inizio degli anni 80, mi ero cimentato in altre cose: facevo il consulente musicale, sempre per la neonata “Canale 5”. Mi occupavo dei primi “Varietà”, con Domenico Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ma, ad un certo punto cambiai, andai a lavorare per la Rai, facendo il programmista-regista di “Discoring”. Io però volevo lavorare con la mia voce, così ho fatto i corsi necessari per ripulire la dizione e via discorrendo ed ho avuto l’opportunità di rientrare a Mediaset, con cui lavoro come speaker dal 1985: pubblicità, documentari, speakeraggio nei programmi. Di trasmissioni ne ho fatte parecchie, attualmente sto facendo “Verissimo”, sono stato per molti anni la voce dello sport di tutte le reti Premium e da tanti anni la voce della comunicazione istituzionale: per cui quando ci sono le elezioni, spiego come si fa a votare e quando c’è, purtroppo, il Coronavirus, devo raccomandare di stare a casa. Di sicuro ho ricevuto molte maledizioni, perché l’hanno programmato in quantità mai viste, saturando le orecchie (e non solo quelle) di chi stava seguendo la tv.

Un'ultima cosa, noi abbiamo una community molto grande, che è VOCI.fm
La conosco.

Migliaia di iscritti, che chiaramente fanno molto spesso questo lavoro, quindi gli speaker. Ai più giovani, per esempio, che consiglio potresti dare per affacciarsi a questa professione.
Crederci, ma questa è una cosa che dicono tutti per qualsiasi tipo di aspirazione. Per la radio, in particolare, dovete essere voi stessi. Oggi la radio è comunicare ciò che si è e quindi tirare fuori la parte empatica che ognuno di voi ha sicuramente e che usa, magari, per conquistare un partner o per essere simpatico, carino o divertente con gli amici, socievole con chi incontra. Ecco, essere veri e avere qualcosa da dire o da dare. Oggi con la radio si può fare e si deve fare, perché non funziona più la finzione, quella la lasciamo ad altri mezzi, la lasciamo a chi usa Photoshop sui social, a chi si trucca per andare in televisione. La radio è, oggi più che mai, verità, naturalezza, essere se stessi.

Quindi, niente vocione, ma più empatia e carattere, mettiamola così.
Guarda, non esistono “brutte voci”, esistono voci “particolari”. Ci sono timbri un po' più gradevoli, vale per gli uomini e per le donne. Però, è molto più importante ciò che si dice e come lo si dice. La “bella voce” che non sa comunicare, non serve assolutamente a niente. Meglio una voce normale, che, però, sappia far parlare il cuore.

Gigio D'Ambrosio, è stato un piacere enorme fare queste quattro chiacchiere con te. Grazie per essere stato ospite qui su VOCI.fm. Buon lavoro e a presto!
In bocca al lupo a tutti! A presto.


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