Luca Viscardi presenta "La vita a piccoli passi", l'intervista video
ARTICOLO
Luca Viscardi, blogger, Youtuber, conduttore radiofonico e station manager di Radio Number One, ex Rtl 102,5, presenta il suo romanzo "La vita a piccoli passi" scritto dopo il suo incontro ravvicinato con Covid 19. Ecco l'intervista video di Marco Picchio per il #sitodellevoci.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm buon pomeriggio da Marco Picchio. Abbiamo un ospite importante, conduttore radiofonico, blogger, YouTuber, in radio da 30 anni, come conduttore per tantissimo tempo del programma “La Famiglia” su RTL 102,5. Oggi è station manager di “Radio Number One” e ne avrei tantissime altre da dire. Ah! E' anche ideatore del sito mistergadget.tv, che seguo con molta attenzione. Ospite di VOCI.fm Luca Viscardi, benvenuto.
Buongiorno a te e anche a chi ci segue, qualcuno dirà “ma quante cose fa questo? Troppe!
In realtà non siamo qua per parlare proprio di radio, ma per parlare di un libro che tu hai scritto, faccio anche un passo indietro e parto proprio da lì: “quando sarò anziano potrò raccontare di aver partecipato a una guerra”. Sono poche parole che descrivono questo periodo bruttissimo che tu hai vissuto, cioè l’incontro ravvicinato con il COVID-19, incontro che è avvenuto nella prima fase della pandemia (marzo-aprile 2020) e da qui una cosa positiva è nata, il libro “La Vita a Piccoli Passi” che è uscito il 3 novembre 2020 nelle librerie anche in versione e-book, edito da Sperling Kupfer. Ma come è cominciata questa guerra senza cannoni e senza bombe?
Purtroppo io vivo in una città che è stata al centro della prima ondata, la città di Bergamo. Un giorno ho cominciato ad avere la febbre, poi il giorno dopo a stare un pò peggio, poi molto peggio, finché c’è stata l’esperienza in ospedale. L’idea della partecipazione alla guerra mi è venuta proprio con il primo impatto che era quello del Pronto Soccorso.
Tu hai contratto questo virus nel periodo in cui si sapeva pochissimo, perché era proprio il momento in cui tutto è esploso, adesso ne sappiamo qualcosa di più, abbiamo anche una prospettiva di vaccino, l’unica cosa che conoscevamo tutti quanti bene, di cui tu hai parlato, erano le ambulanze con le sirene spiegate che vedevamo sempre in tv. Come appare la vita da quella prospettiva? La famiglia, gli amici, la radio, la tecnologia che ami tantissimo?
Guarda, diciamo che il non sapere verso cosa si stesse andando, era forse la cosa più difficile. Io, appunto, ho chiamato l’ambulanza perché sentivo che non riuscivo a respirare, cominciavano a mancarmi le forze, ma non avevo idea se poi davanti a me ci fossero un giorno, due giorni, tre giorni, una settimana, un mese di ospedale. L’idea di scrivere questo libro è venuta proprio per spiegare l’esperienza quando si entra in questo mondo, in un modo un pò più traumatico, leggiamo ancora oggi di persone che anche con un’età relativamente bassa hanno bisogno di essere ospedalizzate. Io sono entrato al Pronto Soccorso e mi chiedevo quando ne sarei uscito, con la famiglia hai un collegamento che è solo attraverso il telefono, io per alcuni giorni non sono riuscito a usare nemmeno quello.
Ho visto anche i tuoi post che hanno allarmato un pò tutti e c’era tanta gente che ti stava vicino, anche sui social.
Sì quella è stata una scoperta straordinaria, una riscoperta, perché ho ritrovato un sacco di amici che hanno avuto un atteggiamento, una disponibilità, una sensibilità nei miei confronti e soprattutto in quelli della mia famiglia. Per non parlare degli ascoltatori della radio, qualche giorno fa ero per strada e mi ha affiancato una signora, che poi ho scoperto essere una mia ascoltatrice da tanti anni, che mi ha detto “io ho pregato per lei”; tutto sommato ti fa capire che sei all’interno di una famiglia, quando ci arrivi con la radio sei uno di famiglia, ed è una sensazione bellissima.
Tu hai detto che non avevi contatti diretti con la famiglia, però dovrebbe essere stato terribile anche la situazione in cui erano i tuoi familiari.
Sì, poi su alcune cose ci sono dei momenti in cui sei talmente coinvolto dagli eventi che a volte pensi che sia tutto concentrato su quello che succede a te. Poi mi sono reso conto, in quel momento no, di quanto fosse stato anche difficile per la famiglia; c’erano dei giorni in cui io non riuscivo a comunicare, chiamando l’ospedale dicevano “non migliora e non peggiora”.
Se io fossi un negazionista, cosa mi direbbe Luca Viscardi?
La cosa migliore che ti potrei augurare è di provarlo, perché se fino ad oggi non si è compreso qual è il rischio di questa malattia, allora provala, fino in fondo… Io questa mattina ho avuto un contatto con un giornalista di Varese che ha fatto 88 giorni di ospedale, di cui 45 in terapia intensiva, in due fasi diverse, quindi diciamo che noi probabilmente avremo meno casi come il mio oggi, le persone che non hanno patologie avranno un impatto meno violento con questa malattia, però dobbiamo pensare a quelli che sono più deboli. Quando tu giochi al pallone e non conosci il tuo avversario, o sai che il tuo avversario più forte di te, la prima cosa di cui ti preoccupi è mettere 5 difensori davanti alla porta, poi se riesci a contrattaccare, cerchi anche di fare i goal. Noi oggi non abbiamo informazioni chiare su questo virus, sulla sua evoluzione, diciamo che certezze non ce ne sono, allora dobbiamo pensare al fatto di difenderci e di cercare di fare tutto quello che ci è possibile, anche per gli anziani e i soggetti a maggior rischio.
Quindi abbiamo delle armi, che sono quelle che ci consigliano tutti da sempre: mascherina, distanziamento, possibilità di disinfettarci le mani, quindi dobbiamo rispettare queste regole, che sono importantissime.
Hai ragione, ognuno di noi deve fare il suo pezzettino, io troppo spesso in questo periodo sento le reazioni delle persone, come se dovesse domani arrivare qualcuno con la bacchetta magica a risolverci il problema e allora vai a protestare contro il Sindaco, contro il Governatore, contro il Presidente del Consiglio, contro chicchessia… Magari le soluzioni fatte non sono le migliori, ma è quello che abbiamo potuto mettere in campo, da Marzo ad oggi abbiamo migliaia di posti in più nelle terapie intensive quindi, secondo me, ognuno di noi deve metterci un pò del suo.
Io invito ancora tutti quelli che fanno parte della nostra grande community VOCI.fm a leggere la storia finita bene, se Dio vuole, di Luca Viscardi, che è raccontata in “La vita a Piccoli Passi”, questo libro che è uscito il 3 novembre 2020, che trovate in libreria, sono 160 pagine che ti leggi proprio in un attimo.
Grazie mille, sto scoprendo anche questa differenza, per anni abbiamo raccontato storie alla radio ma con le parole che sono volate via, cioè lo stile è lo stesso perché è quello che ho messo anche nelle parole scritte, è una sensazione veramente bella di cui non finirò mai di ringraziare chi riesce a trasmetterle.
Bene Luca, grazie, in bocca al lupo e buon lavoro.
A prestissimo, grazie a voi.
Guarda anche...
Luca Viscardi presenta "La vita a piccoli passi", l'intervista video
Luca Viscardi, blogger, Youtuber, conduttore radiofonico e station manager di Radio Number One, ex Rtl 102,5, presenta il suo romanzo "La vita a piccoli passi" scritto dopo il suo incontro ravvicinato con Covid 19. Ecco l'intervista video di Marco Picchio per il #sitodellevoci.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm buon pomeriggio da Marco Picchio. Abbiamo un ospite importante, conduttore radiofonico, blogger, YouTuber, in radio da 30 anni, come conduttore per tantissimo tempo del programma “La Famiglia” su RTL 102,5. Oggi è station manager di “Radio Number One” e ne avrei tantissime altre da dire. Ah! E' anche ideatore del sito mistergadget.tv, che seguo con molta attenzione. Ospite di VOCI.fm Luca Viscardi, benvenuto.
Buongiorno a te e anche a chi ci segue, qualcuno dirà “ma quante cose fa questo? Troppe!
In realtà non siamo qua per parlare proprio di radio, ma per parlare di un libro che tu hai scritto, faccio anche un passo indietro e parto proprio da lì: “quando sarò anziano potrò raccontare di aver partecipato a una guerra”. Sono poche parole che descrivono questo periodo bruttissimo che tu hai vissuto, cioè l’incontro ravvicinato con il COVID-19, incontro che è avvenuto nella prima fase della pandemia (marzo-aprile 2020) e da qui una cosa positiva è nata, il libro “La Vita a Piccoli Passi” che è uscito il 3 novembre 2020 nelle librerie anche in versione e-book, edito da Sperling Kupfer. Ma come è cominciata questa guerra senza cannoni e senza bombe?
Purtroppo io vivo in una città che è stata al centro della prima ondata, la città di Bergamo. Un giorno ho cominciato ad avere la febbre, poi il giorno dopo a stare un pò peggio, poi molto peggio, finché c’è stata l’esperienza in ospedale. L’idea della partecipazione alla guerra mi è venuta proprio con il primo impatto che era quello del Pronto Soccorso.
Tu hai contratto questo virus nel periodo in cui si sapeva pochissimo, perché era proprio il momento in cui tutto è esploso, adesso ne sappiamo qualcosa di più, abbiamo anche una prospettiva di vaccino, l’unica cosa che conoscevamo tutti quanti bene, di cui tu hai parlato, erano le ambulanze con le sirene spiegate che vedevamo sempre in tv. Come appare la vita da quella prospettiva? La famiglia, gli amici, la radio, la tecnologia che ami tantissimo?
Guarda, diciamo che il non sapere verso cosa si stesse andando, era forse la cosa più difficile. Io, appunto, ho chiamato l’ambulanza perché sentivo che non riuscivo a respirare, cominciavano a mancarmi le forze, ma non avevo idea se poi davanti a me ci fossero un giorno, due giorni, tre giorni, una settimana, un mese di ospedale. L’idea di scrivere questo libro è venuta proprio per spiegare l’esperienza quando si entra in questo mondo, in un modo un pò più traumatico, leggiamo ancora oggi di persone che anche con un’età relativamente bassa hanno bisogno di essere ospedalizzate. Io sono entrato al Pronto Soccorso e mi chiedevo quando ne sarei uscito, con la famiglia hai un collegamento che è solo attraverso il telefono, io per alcuni giorni non sono riuscito a usare nemmeno quello.
Ho visto anche i tuoi post che hanno allarmato un pò tutti e c’era tanta gente che ti stava vicino, anche sui social.
Sì quella è stata una scoperta straordinaria, una riscoperta, perché ho ritrovato un sacco di amici che hanno avuto un atteggiamento, una disponibilità, una sensibilità nei miei confronti e soprattutto in quelli della mia famiglia. Per non parlare degli ascoltatori della radio, qualche giorno fa ero per strada e mi ha affiancato una signora, che poi ho scoperto essere una mia ascoltatrice da tanti anni, che mi ha detto “io ho pregato per lei”; tutto sommato ti fa capire che sei all’interno di una famiglia, quando ci arrivi con la radio sei uno di famiglia, ed è una sensazione bellissima.
Tu hai detto che non avevi contatti diretti con la famiglia, però dovrebbe essere stato terribile anche la situazione in cui erano i tuoi familiari.
Sì, poi su alcune cose ci sono dei momenti in cui sei talmente coinvolto dagli eventi che a volte pensi che sia tutto concentrato su quello che succede a te. Poi mi sono reso conto, in quel momento no, di quanto fosse stato anche difficile per la famiglia; c’erano dei giorni in cui io non riuscivo a comunicare, chiamando l’ospedale dicevano “non migliora e non peggiora”.
Se io fossi un negazionista, cosa mi direbbe Luca Viscardi?
La cosa migliore che ti potrei augurare è di provarlo, perché se fino ad oggi non si è compreso qual è il rischio di questa malattia, allora provala, fino in fondo… Io questa mattina ho avuto un contatto con un giornalista di Varese che ha fatto 88 giorni di ospedale, di cui 45 in terapia intensiva, in due fasi diverse, quindi diciamo che noi probabilmente avremo meno casi come il mio oggi, le persone che non hanno patologie avranno un impatto meno violento con questa malattia, però dobbiamo pensare a quelli che sono più deboli. Quando tu giochi al pallone e non conosci il tuo avversario, o sai che il tuo avversario più forte di te, la prima cosa di cui ti preoccupi è mettere 5 difensori davanti alla porta, poi se riesci a contrattaccare, cerchi anche di fare i goal. Noi oggi non abbiamo informazioni chiare su questo virus, sulla sua evoluzione, diciamo che certezze non ce ne sono, allora dobbiamo pensare al fatto di difenderci e di cercare di fare tutto quello che ci è possibile, anche per gli anziani e i soggetti a maggior rischio.
Quindi abbiamo delle armi, che sono quelle che ci consigliano tutti da sempre: mascherina, distanziamento, possibilità di disinfettarci le mani, quindi dobbiamo rispettare queste regole, che sono importantissime.
Hai ragione, ognuno di noi deve fare il suo pezzettino, io troppo spesso in questo periodo sento le reazioni delle persone, come se dovesse domani arrivare qualcuno con la bacchetta magica a risolverci il problema e allora vai a protestare contro il Sindaco, contro il Governatore, contro il Presidente del Consiglio, contro chicchessia… Magari le soluzioni fatte non sono le migliori, ma è quello che abbiamo potuto mettere in campo, da Marzo ad oggi abbiamo migliaia di posti in più nelle terapie intensive quindi, secondo me, ognuno di noi deve metterci un pò del suo.
Io invito ancora tutti quelli che fanno parte della nostra grande community VOCI.fm a leggere la storia finita bene, se Dio vuole, di Luca Viscardi, che è raccontata in “La vita a Piccoli Passi”, questo libro che è uscito il 3 novembre 2020, che trovate in libreria, sono 160 pagine che ti leggi proprio in un attimo.
Grazie mille, sto scoprendo anche questa differenza, per anni abbiamo raccontato storie alla radio ma con le parole che sono volate via, cioè lo stile è lo stesso perché è quello che ho messo anche nelle parole scritte, è una sensazione veramente bella di cui non finirò mai di ringraziare chi riesce a trasmetterle.
Bene Luca, grazie, in bocca al lupo e buon lavoro.
A prestissimo, grazie a voi.











