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Claudio Astorri su VOCI.fm: la radio ai tempi del Covid

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Ecco l'intervista video realizzata da Marco Picchio al noto Radio Specialist Claudio Astorri. Tema: le radio italiane durante la pandemia da Covid 19. Claudio usa toni aspri nei confronti delle emittenti italiane che a suo parere avrebbero potuto porsi di più al servizio della gente in un momento di così grande difficoltà.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, buon pomeriggio da Marco Picchio. In questa intervista ospito un volto noto, conosciuto, il consulente radiofonico delle più importanti realtà radiofoniche nazionali, professore del master Comunicazione Musicale dell'università Cattolica di Milano, attualmente anche consulente di direzione di “Rai Radio 2” e la sua attività, il suo pensiero sul mondo della radio, sono comunque tutti i giorni documentati sul sito astorri.it  Ho il piacere di ospitare Claudio Astorri… bentornato sul #sitodellevoci
Buongiorno a tutti e grazie Marco del tuo invito e di questo confronto.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo che può essere un buon punto di partenza per parlare della radio nel 2020, in questa triste epoca di pandemia. Tu hai scritto testualmente “la posizione della radio non mi soddisfa, mi sarei aspettato un comportamento più da storydoing che da storytelling. Quindi, invece che raccontare storie, magari creare qualcosa di concreto, meno racconti, più azioni concrete, meno retorica sterile, un motore a favore di tutti i cittadini”. Quindi partiamo da qui, la radio secondo Astorri non ha fatto il suo dovere in un momento in cui poteva servire diversamente?
Permettimi Marco di premettere che sul mio blog ci sono sempre attestati a supporto della radio come mezzo di comunicazione, ci sono tantissimi spazi che sottolineano i nostri grandi punti di forza. Non voglio con questo promuovermi, ma a me fa davvero tantissimo piacere che tra i lettori, ci siano anche operatori nel mondo della pubblicità, del marketing commerciale, delle concessionarie delle nostre strutture vendita; quindi io credo che il tifo, in altre parole, il mio supporto del mezzo radio, è addirittura anteposto alla comunicazione delle mie stesse attività; sono, “tifoso razionale della radio”. Quindi non è che io stia criticando il mezzo di comunicazione, ma l'atteggiamento dell’”industria” della radio. Insomma, l’ho scritto chiaramente, di fronte alla pandemia il massimo che siamo riusciti a produrre è un “Contest di canzonette” e sono rimasto un pochettino spiazzato e, per contro dico, “caspita è un mezzo sociale il nostro, io vado ripetendo che i nostri conduttori sono i più grandi influencer, lo sono stati ancor prima che arrivassero quelli del web; e allora cerchiamo di costruire iniziative sociali che diano un senso concreto, che lascino qualcosa nella comunità, non possiamo pensare di giocarcela “tra di noi”, con dei flashmob o con poche altre cose, dobbiamo lasciare un segno. Purtroppo nell’articolo ho dovuto segnalare che, star del web come Chiara Ferragni e Fedez, ci hanno bagnato il naso, questo ce lo dobbiamo dire…

Infatti io sarei finito proprio su questo discorso, perché realmente il presidente Conte, quando si è messo a tavolino invece della radio hsa scelto i Ferragnez, quindi c’è un motivo no?
Il motivo è che questi signori nella prima parte della pandemia con soli 100.000 euro del loro investimento che, per le economie delle radio nazionali sono un giochetto, hanno raccolto altri 3.900.000 euro e, come moltissimi sanno, hanno comprato una ricca dotazione di terapie intensive offerte e donate all’ospedale San Raffaele di Milano. Questo, ripeto, è un esempio di concretezza, di chi ha utilizzato la visibilità “pubblica” per fare qualcosa di vero. Attenzione, poi si può anche dire che loro da questa operazione hanno avuto dei benefici, ma certo! Anche la radio potrebbe avere dei benefici e l’industria di questo Paese se facesse la stessa cosa, ma non c'è nulla di scorretto, perché è esattamente quello che andava fatto.

Io ti dico la verità, ho in simpatia questa coppia, lei è una grandissima imprenditrice, lui è il suo degno compagno.
Assolutamente, peraltro si stanno muovendo insieme a tanti altri artisti per un’altra iniziativa che, questa volta, non tocca più le esigenze degli ospedali in prima linea, ma tocca gli operatori del settore dello spettacolo che sono in grande difficoltà. Insomma, considerando che quello della radio in Italia è un mercato da mezzo miliardo di euro, vorrei pensare che ci fossero almeno dei Chiara Ferragni e dei Fedez anche nel nostro settore che, in qualche modo, senza copiarli, potessero raccogliere fondi. Oppure facciamo in modo che sia donato il tempo degli ascoltatori, raccogliamo dei volontari o, come è successo negli Stati Uniti, mettiamo insieme le nostre redazioni, facciamo un portale per cui l’informazione sul COVID-19 passa per la radio con indicazioni ed istruzioni locali, aggiornate in tempo reale su come fare, dove muoversi, cosa scegliere. Insomma, secondo me la gamma di idee potrebbe essere ampia e scusate il tono un pò arrabbiato, lo riconosco.

Senti, facciamo una piccola parentesi sull'iniziativa “I Love my Radio” che ha caratterizzato questa strana estate 2020. Il tuo parere su questo contest è negativo?
Si, te lo confermo Marco, l’unità delle radio è qualcosa di importante, siamo un settore che ha fortissime rivalità ed io trovo che in un momento di reale bisogno del Paese, la risposta del “contest delle canzoni” è sinceramente inappropriata; come quando uno ti fa una domanda e tu rispondi con qualcosa che non c’entra assolutamente nulla. E poi questa idea di “fratellanza” che si è voluta dare, quando poi ci si danno pugnalate sul mercato dal mattino alla sera… e la scelta delle canzoni, così a far pensare che ci sia una linea generalista, quando noi dobbiamo comunicare in realtà l’opposto, che abbiamo tante radio per tanti format diversi; viene da chiedersi: “come si sono sentite Virgin Radio e Radio Freccia dentro a questo contest? Oppure m2o?”

Io ho trovato perfettamente a suo agio “Radio Subasio”, per dire, ma moltri altri, come hanno fatto a contestualizzare tutto questo?
Si, è stato anche poco carino da un punto di vista dell’immagine del mezzo; io vado a raccontare alle agenzie, ai centri media, alle forze vendita di cui sono consulente, che il primo punto di forza della radio è “targetability”, cioè questa cosa fantastica per cui tu hai tanti pubblici e a tanti pubblici corrispondono formati e offerte del pubblico differenti. E noi cosa pensiamo di fare? Diamo un’idea “generalista”, facciamo passare il messaggio che in Italia c'è una sola musica, il contrario della verità.

Chissà, magari chi ha organizzato tutto questo ha pensato che gli italiani hanno adesso bisogno di distrarsi un pò dal momento di difficoltà...
Marco, io su questo sono felice di notare che le radio hanno comportamenti diversi, ci sono quelle che spingono di più per la terapia del rilassamento, ci sono state anche polemiche dentro le stesse emittenti perché qualcuno ha detto “basta con questo COVID-19”, altri dicevano “No, dobbiamo comunicare”, quindi il dibattito, le scelte delle stazioni, le scelte dei programmi rispetto a questo tema, secondo me vanno benissimo, io gradisco il fatto che ci sono emittenti che stanno più sul pezzo e altre che ci stanno meno e penso che anche l’ascoltatore sia avvantaggiato perché può scegliere le emittenti in base anche al momento. Torniamo a quella differenza di cui ti parlavo prima, tra una radio e l'altra, non dovevamo dare l'idea di una sola identità.

Ed è ormai tardi per fare qualcosa, secondo te?
Io mi sono permesso di scriverlo il 9 Novembre e ringrazio VOCI.fm di avermi chiamato per discuterne insieme, per estendere queste riflessioni anche ad altri che magari non hanno letto. Secondo me siamo ancora in tempo, purtroppo questa è una guerra, io vivo anche vicino a un ospedale ed il numero di sirene che sento mi dà molta emotività continuamente e, devo dire che anche quello che documentano i fatti è allarmante, quindi abbiamo tempo ma dobbiamo muoverci subito; sarà un Natale molto diverso, la radio potrebbe trasformarlo in un momento “sociale”, mentre invece mi risulta, che ancora una volta le grandi radio faranno le loro canzonette.

C’è un riferimento preciso?
Ma sì, perché si vocifera che questo contest sia partito da Linus, io non se sia vero, sono voci che ho sentito, ma io non sto criticando chi ha ordito questo quest’idea, sto criticando “l’idea”. Mi interessa semplicemente che si discuta del fatto che questo mezzo non può stare fermo e che anche il Natale deve pensarlo in un modo diverso, più sensibile, più sociale, più umano. Ci insegnano gli statunitensi che hanno cominciato la radio negli anni '20 ma del secolo scorso, che la radio fa due cose: “make people feel better” (fa stare meglio le persone) o “make people know better” (fa sapere meglio le cose alle persone). Queste sono le nostre attività distintive, dobbiamo usarle, soprattutto la seconda. Facciamo sapere alla gente cosa può fare, coinvolgiamo queste comunità, ci sono emittenti che hanno milioni di ascoltatori, abbiamo il potere di solleticare, di spingere, di condurre verso un’azione comune che serva a questo Paese.

Chiudiamo così, io spero che questa piccola provocazione, che noi stiamo appoggiando, arrivi dove deve arrivare e magari susciti una riflessione.
Ti devo dire che anche il mestiere del consulente spesso è quello di generare riflessioni, quindi non abbiamo il potere di decidere, abbiamo il potere di far pensare a nuovi modi di inquadrare l’analisi e di “spingere”. Spero nel mio piccolo, che grazie anche a te e a VOCI.fm, si riesca ad arrivare ad una riflessione, perché si intervenga adesso e subito, perché si dia un’immagine sociale autentica del mezzo. Le idee ci sono, le persone ci sono, i mezzi ci sono, mettiamo in movimento, giriamo questa chiavetta! Questo è il messaggio.

Claudio Astorri, ti ringrazio per essere stato con noi e auguri di buone feste.
Grazie a voi e auguri a tutti.


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Claudio Astorri su VOCI.fm: la radio ai tempi del Covid

Ecco l'intervista video realizzata da Marco Picchio al noto Radio Specialist Claudio Astorri. Tema: le radio italiane durante la pandemia da Covid 19. Claudio usa toni aspri nei confronti delle emittenti italiane che a suo parere avrebbero potuto porsi di più al servizio della gente in un momento di così grande difficoltà.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, buon pomeriggio da Marco Picchio. In questa intervista ospito un volto noto, conosciuto, il consulente radiofonico delle più importanti realtà radiofoniche nazionali, professore del master Comunicazione Musicale dell'università Cattolica di Milano, attualmente anche consulente di direzione di “Rai Radio 2” e la sua attività, il suo pensiero sul mondo della radio, sono comunque tutti i giorni documentati sul sito astorri.it  Ho il piacere di ospitare Claudio Astorri… bentornato sul #sitodellevoci
Buongiorno a tutti e grazie Marco del tuo invito e di questo confronto.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo che può essere un buon punto di partenza per parlare della radio nel 2020, in questa triste epoca di pandemia. Tu hai scritto testualmente “la posizione della radio non mi soddisfa, mi sarei aspettato un comportamento più da storydoing che da storytelling. Quindi, invece che raccontare storie, magari creare qualcosa di concreto, meno racconti, più azioni concrete, meno retorica sterile, un motore a favore di tutti i cittadini”. Quindi partiamo da qui, la radio secondo Astorri non ha fatto il suo dovere in un momento in cui poteva servire diversamente?
Permettimi Marco di premettere che sul mio blog ci sono sempre attestati a supporto della radio come mezzo di comunicazione, ci sono tantissimi spazi che sottolineano i nostri grandi punti di forza. Non voglio con questo promuovermi, ma a me fa davvero tantissimo piacere che tra i lettori, ci siano anche operatori nel mondo della pubblicità, del marketing commerciale, delle concessionarie delle nostre strutture vendita; quindi io credo che il tifo, in altre parole, il mio supporto del mezzo radio, è addirittura anteposto alla comunicazione delle mie stesse attività; sono, “tifoso razionale della radio”. Quindi non è che io stia criticando il mezzo di comunicazione, ma l'atteggiamento dell’”industria” della radio. Insomma, l’ho scritto chiaramente, di fronte alla pandemia il massimo che siamo riusciti a produrre è un “Contest di canzonette” e sono rimasto un pochettino spiazzato e, per contro dico, “caspita è un mezzo sociale il nostro, io vado ripetendo che i nostri conduttori sono i più grandi influencer, lo sono stati ancor prima che arrivassero quelli del web; e allora cerchiamo di costruire iniziative sociali che diano un senso concreto, che lascino qualcosa nella comunità, non possiamo pensare di giocarcela “tra di noi”, con dei flashmob o con poche altre cose, dobbiamo lasciare un segno. Purtroppo nell’articolo ho dovuto segnalare che, star del web come Chiara Ferragni e Fedez, ci hanno bagnato il naso, questo ce lo dobbiamo dire…

Infatti io sarei finito proprio su questo discorso, perché realmente il presidente Conte, quando si è messo a tavolino invece della radio hsa scelto i Ferragnez, quindi c’è un motivo no?
Il motivo è che questi signori nella prima parte della pandemia con soli 100.000 euro del loro investimento che, per le economie delle radio nazionali sono un giochetto, hanno raccolto altri 3.900.000 euro e, come moltissimi sanno, hanno comprato una ricca dotazione di terapie intensive offerte e donate all’ospedale San Raffaele di Milano. Questo, ripeto, è un esempio di concretezza, di chi ha utilizzato la visibilità “pubblica” per fare qualcosa di vero. Attenzione, poi si può anche dire che loro da questa operazione hanno avuto dei benefici, ma certo! Anche la radio potrebbe avere dei benefici e l’industria di questo Paese se facesse la stessa cosa, ma non c'è nulla di scorretto, perché è esattamente quello che andava fatto.

Io ti dico la verità, ho in simpatia questa coppia, lei è una grandissima imprenditrice, lui è il suo degno compagno.
Assolutamente, peraltro si stanno muovendo insieme a tanti altri artisti per un’altra iniziativa che, questa volta, non tocca più le esigenze degli ospedali in prima linea, ma tocca gli operatori del settore dello spettacolo che sono in grande difficoltà. Insomma, considerando che quello della radio in Italia è un mercato da mezzo miliardo di euro, vorrei pensare che ci fossero almeno dei Chiara Ferragni e dei Fedez anche nel nostro settore che, in qualche modo, senza copiarli, potessero raccogliere fondi. Oppure facciamo in modo che sia donato il tempo degli ascoltatori, raccogliamo dei volontari o, come è successo negli Stati Uniti, mettiamo insieme le nostre redazioni, facciamo un portale per cui l’informazione sul COVID-19 passa per la radio con indicazioni ed istruzioni locali, aggiornate in tempo reale su come fare, dove muoversi, cosa scegliere. Insomma, secondo me la gamma di idee potrebbe essere ampia e scusate il tono un pò arrabbiato, lo riconosco.

Senti, facciamo una piccola parentesi sull'iniziativa “I Love my Radio” che ha caratterizzato questa strana estate 2020. Il tuo parere su questo contest è negativo?
Si, te lo confermo Marco, l’unità delle radio è qualcosa di importante, siamo un settore che ha fortissime rivalità ed io trovo che in un momento di reale bisogno del Paese, la risposta del “contest delle canzoni” è sinceramente inappropriata; come quando uno ti fa una domanda e tu rispondi con qualcosa che non c’entra assolutamente nulla. E poi questa idea di “fratellanza” che si è voluta dare, quando poi ci si danno pugnalate sul mercato dal mattino alla sera… e la scelta delle canzoni, così a far pensare che ci sia una linea generalista, quando noi dobbiamo comunicare in realtà l’opposto, che abbiamo tante radio per tanti format diversi; viene da chiedersi: “come si sono sentite Virgin Radio e Radio Freccia dentro a questo contest? Oppure m2o?”

Io ho trovato perfettamente a suo agio “Radio Subasio”, per dire, ma moltri altri, come hanno fatto a contestualizzare tutto questo?
Si, è stato anche poco carino da un punto di vista dell’immagine del mezzo; io vado a raccontare alle agenzie, ai centri media, alle forze vendita di cui sono consulente, che il primo punto di forza della radio è “targetability”, cioè questa cosa fantastica per cui tu hai tanti pubblici e a tanti pubblici corrispondono formati e offerte del pubblico differenti. E noi cosa pensiamo di fare? Diamo un’idea “generalista”, facciamo passare il messaggio che in Italia c'è una sola musica, il contrario della verità.

Chissà, magari chi ha organizzato tutto questo ha pensato che gli italiani hanno adesso bisogno di distrarsi un pò dal momento di difficoltà...
Marco, io su questo sono felice di notare che le radio hanno comportamenti diversi, ci sono quelle che spingono di più per la terapia del rilassamento, ci sono state anche polemiche dentro le stesse emittenti perché qualcuno ha detto “basta con questo COVID-19”, altri dicevano “No, dobbiamo comunicare”, quindi il dibattito, le scelte delle stazioni, le scelte dei programmi rispetto a questo tema, secondo me vanno benissimo, io gradisco il fatto che ci sono emittenti che stanno più sul pezzo e altre che ci stanno meno e penso che anche l’ascoltatore sia avvantaggiato perché può scegliere le emittenti in base anche al momento. Torniamo a quella differenza di cui ti parlavo prima, tra una radio e l'altra, non dovevamo dare l'idea di una sola identità.

Ed è ormai tardi per fare qualcosa, secondo te?
Io mi sono permesso di scriverlo il 9 Novembre e ringrazio VOCI.fm di avermi chiamato per discuterne insieme, per estendere queste riflessioni anche ad altri che magari non hanno letto. Secondo me siamo ancora in tempo, purtroppo questa è una guerra, io vivo anche vicino a un ospedale ed il numero di sirene che sento mi dà molta emotività continuamente e, devo dire che anche quello che documentano i fatti è allarmante, quindi abbiamo tempo ma dobbiamo muoverci subito; sarà un Natale molto diverso, la radio potrebbe trasformarlo in un momento “sociale”, mentre invece mi risulta, che ancora una volta le grandi radio faranno le loro canzonette.

C’è un riferimento preciso?
Ma sì, perché si vocifera che questo contest sia partito da Linus, io non se sia vero, sono voci che ho sentito, ma io non sto criticando chi ha ordito questo quest’idea, sto criticando “l’idea”. Mi interessa semplicemente che si discuta del fatto che questo mezzo non può stare fermo e che anche il Natale deve pensarlo in un modo diverso, più sensibile, più sociale, più umano. Ci insegnano gli statunitensi che hanno cominciato la radio negli anni '20 ma del secolo scorso, che la radio fa due cose: “make people feel better” (fa stare meglio le persone) o “make people know better” (fa sapere meglio le cose alle persone). Queste sono le nostre attività distintive, dobbiamo usarle, soprattutto la seconda. Facciamo sapere alla gente cosa può fare, coinvolgiamo queste comunità, ci sono emittenti che hanno milioni di ascoltatori, abbiamo il potere di solleticare, di spingere, di condurre verso un’azione comune che serva a questo Paese.

Chiudiamo così, io spero che questa piccola provocazione, che noi stiamo appoggiando, arrivi dove deve arrivare e magari susciti una riflessione.
Ti devo dire che anche il mestiere del consulente spesso è quello di generare riflessioni, quindi non abbiamo il potere di decidere, abbiamo il potere di far pensare a nuovi modi di inquadrare l’analisi e di “spingere”. Spero nel mio piccolo, che grazie anche a te e a VOCI.fm, si riesca ad arrivare ad una riflessione, perché si intervenga adesso e subito, perché si dia un’immagine sociale autentica del mezzo. Le idee ci sono, le persone ci sono, i mezzi ci sono, mettiamo in movimento, giriamo questa chiavetta! Questo è il messaggio.

Claudio Astorri, ti ringrazio per essere stato con noi e auguri di buone feste.
Grazie a voi e auguri a tutti.


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