Videointervista: Mario Biondi e il doppiaggio
ARTICOLO
Mario Biondi ha presentato il suo nuovo album “Dare” nel giorno del suo cinquantesimo compleanno: Patrizia Simonetti ne ha approfittato per chiedergli della sua voce e del doppiaggio.
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
La sua voce è inconfondibile, calda, potente, profonda. E soprattutto versatile. Eppure, anche con un gioiello così prezioso, Mario Biondi resta generoso. Sia nel canto che nel doppiaggio. Non per nulla si intitola “Dare” il suo nuovo album appena uscito in occasione dei suoi cinquant’anni, ad evocare tuttavia sia un’attitudine di generosità nei confronti del mondo esterno, ma anche, giocando con la versione inglese della parola, il rischio che inevitabilmente questa comporta (to dare, osare in inglese). E lo ha presentato via Zoom con un incontro stampa/showcase. Ma a proposito di generosità e versatilità, per un buon periodo Mario Biondi si è immerso nel mondo Disney come doppiatore, sia nel cantato che nel parlato: nel 2008 interpreta due brani della colonna sonora del rifacimento del grande classico disneyano del cinema d´animazione: Gli Aristogatti, ed esattamente Everybody wants to be a cat (Tutti quanti voglion fare il jazz" nella versione italiana) e Thomas O´Malley (Romeo il gatto del Colosseo). Nel 2010 fa parlare e cantare il brigante buono Uncino in Rapunzel - l´intreccio della torre (nella versione originale la voce era di Brad Garrett) con la direzione al doppiaggio di Alessandro Rossi; e l’anno dopo e quello dopo ancora fa lo stesso con il perfido pappagallo Miguel (Nigel) nel film Rio e nel sequel Rio 2- – Missione Amazzonia dove la voce originale era quella di Jemaine Clement, sotto la direzione di Marco Guadagno.
Nel 2012 diventa invece voce narrante nella versione italiana di One Life, (in quella originale la voce narrante era di Daniel Craig) sotto la direzione del doppiaggio di Jessica Loddo, bellissimo film documentario sugli animali della BBC a sostegno della campagna “WWF Green Heart of Africa - Salviamo il cuore verde dell'Africa" per salvaguardare il bacino del Congo; attitudine che gli si era rivelata già da bambino: a soli 11 anni aveva infatti ricoperto lo stesso ruolo nella recita scolastica dedicata ai regnanti siciliani. Anche se la sua frequentazione del leggio risale a parecchi anni prima quando l’amico Tonino Accolla lo fece partecipare al doppiaggio di un film intitolato "Talk to Me" del regista Kasi Lemmons che raccontava di un ex detenuto che diventa un attivista e anche un famoso speaker radiofonico portando per la prima volta negli anni Sessanta il Soul alla radio. Sul suo nuovo album “Dare”, invece, Mario Biondi afferma: “Dare è un’attitudine oltre che una scelta di vita. Torno al mio sound con le band che hanno dato lustro alle mie canzoni”.
Per festeggiare al meglio i suoi cinquant’anni ha infatti voluto un album che unisse lo stile degli esordi, marcatamente jazz e soul, a sonorità ancora poco esplorate, tra funk, disco, pop, perfino con passaggi rock, andando a definire un sound molto vario ma sempre eclettico, adulto e contemporaneo. Da sempre generoso anche nel condividere la sua voce nei duetti, ad accompagnarlo in questa avventura ci sono amici vecchi e nuovi quali Dodi Battaglia, Il Volo, la storica band londinese degli “Incognito”, la cantante, autrice e pianista jazz tedesca Olivia Trummer, ma anche i musicisti con cui Mario ha raggiunto il successo a metà degli anni 2000 (The Highfive Quintet di Fabrizio Bosso) e la sua attuale band che da anni lo accompagna in tutto il mondo (150 spettacoli in oltre 40 paesi del mondo negli ultimi 5 anni). Il progetto “Dare” si compone in totale di 16 tracce: 10 brani originali, 2 remix e 4 reinterpretazioni di grandi successi internazionali quali “Strangers in the Night”, resa celebre da Frank Sinatra, “Cantaloupe Island” di Herbie Hancock, “Jeannine” di Eddie Jefferson e “Someday We’ll All Be Free”, rivisitazione in chiave jazz dell’inno soul di Donny Hathaway.
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Videointervista: Mario Biondi e il doppiaggio
Mario Biondi ha presentato il suo nuovo album “Dare” nel giorno del suo cinquantesimo compleanno: Patrizia Simonetti ne ha approfittato per chiedergli della sua voce e del doppiaggio.
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
La sua voce è inconfondibile, calda, potente, profonda. E soprattutto versatile. Eppure, anche con un gioiello così prezioso, Mario Biondi resta generoso. Sia nel canto che nel doppiaggio. Non per nulla si intitola “Dare” il suo nuovo album appena uscito in occasione dei suoi cinquant’anni, ad evocare tuttavia sia un’attitudine di generosità nei confronti del mondo esterno, ma anche, giocando con la versione inglese della parola, il rischio che inevitabilmente questa comporta (to dare, osare in inglese). E lo ha presentato via Zoom con un incontro stampa/showcase. Ma a proposito di generosità e versatilità, per un buon periodo Mario Biondi si è immerso nel mondo Disney come doppiatore, sia nel cantato che nel parlato: nel 2008 interpreta due brani della colonna sonora del rifacimento del grande classico disneyano del cinema d´animazione: Gli Aristogatti, ed esattamente Everybody wants to be a cat (Tutti quanti voglion fare il jazz" nella versione italiana) e Thomas O´Malley (Romeo il gatto del Colosseo). Nel 2010 fa parlare e cantare il brigante buono Uncino in Rapunzel - l´intreccio della torre (nella versione originale la voce era di Brad Garrett) con la direzione al doppiaggio di Alessandro Rossi; e l’anno dopo e quello dopo ancora fa lo stesso con il perfido pappagallo Miguel (Nigel) nel film Rio e nel sequel Rio 2- – Missione Amazzonia dove la voce originale era quella di Jemaine Clement, sotto la direzione di Marco Guadagno.
Nel 2012 diventa invece voce narrante nella versione italiana di One Life, (in quella originale la voce narrante era di Daniel Craig) sotto la direzione del doppiaggio di Jessica Loddo, bellissimo film documentario sugli animali della BBC a sostegno della campagna “WWF Green Heart of Africa - Salviamo il cuore verde dell'Africa" per salvaguardare il bacino del Congo; attitudine che gli si era rivelata già da bambino: a soli 11 anni aveva infatti ricoperto lo stesso ruolo nella recita scolastica dedicata ai regnanti siciliani. Anche se la sua frequentazione del leggio risale a parecchi anni prima quando l’amico Tonino Accolla lo fece partecipare al doppiaggio di un film intitolato "Talk to Me" del regista Kasi Lemmons che raccontava di un ex detenuto che diventa un attivista e anche un famoso speaker radiofonico portando per la prima volta negli anni Sessanta il Soul alla radio. Sul suo nuovo album “Dare”, invece, Mario Biondi afferma: “Dare è un’attitudine oltre che una scelta di vita. Torno al mio sound con le band che hanno dato lustro alle mie canzoni”.
Per festeggiare al meglio i suoi cinquant’anni ha infatti voluto un album che unisse lo stile degli esordi, marcatamente jazz e soul, a sonorità ancora poco esplorate, tra funk, disco, pop, perfino con passaggi rock, andando a definire un sound molto vario ma sempre eclettico, adulto e contemporaneo. Da sempre generoso anche nel condividere la sua voce nei duetti, ad accompagnarlo in questa avventura ci sono amici vecchi e nuovi quali Dodi Battaglia, Il Volo, la storica band londinese degli “Incognito”, la cantante, autrice e pianista jazz tedesca Olivia Trummer, ma anche i musicisti con cui Mario ha raggiunto il successo a metà degli anni 2000 (The Highfive Quintet di Fabrizio Bosso) e la sua attuale band che da anni lo accompagna in tutto il mondo (150 spettacoli in oltre 40 paesi del mondo negli ultimi 5 anni). Il progetto “Dare” si compone in totale di 16 tracce: 10 brani originali, 2 remix e 4 reinterpretazioni di grandi successi internazionali quali “Strangers in the Night”, resa celebre da Frank Sinatra, “Cantaloupe Island” di Herbie Hancock, “Jeannine” di Eddie Jefferson e “Someday We’ll All Be Free”, rivisitazione in chiave jazz dell’inno soul di Donny Hathaway.











