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Luca Ward e il suo libro "Il talento di essere nessuno"

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ARTICOLO

Debutto letterario per Luca Ward: è uscita la sua autobiografia intitolata “Il talento di essere nessuno”, Patrizia Simonetti lo ha videointervistato.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Dalla parola pronunciata a quella scritta, dalla voce alle pagine di un libro. Si intitola “Il talento di essere nessuno”, e fa ovviamente riferimento alla sua professione di doppiatore, il primo libro di Luca Ward da ieri in libreria con Sperling & Kupfer. Romano, sessant’anni appena compiuti, Luca Ward ha voluto mettere dunque su carta il racconto della sua carriera che inevitabilmente si intreccia con quello della sua vita e della sua famiglia. Anzi, a dire il vero, comincia da lì. Da suo nonno che lavorava sul mare, della sua vita e della sua morte delle quali gli aveva a sua volta raccontato suo padre, un padre che amava tantissimo il mare e che gli trasmise la stessa passione, che lo aveva avuto a quarantasette anni e che all’improvviso lo lasciò solo a doversi prendere cura di sua madre, di suo fratello Andrea e di sua sorella Monica, entrambi più piccoli di lui.

E di tutti i lavori che fu costretto a fare. Racconta anche dei suoi amori Luca Ward, delle donne che via via lo hanno accompagnato per alcuni tratti sulla strada della vita, dei suoi tre figli: di Luna, affetta da una malattia genetica di cui a volte si è anche sentito in colpa, senza motivo; di Giada, “la donna che ho più rincorso nella vita” scrive, che ci mise un secolo a perdonarlo per la separazione dalla madre; e di Lupo, che ha rischiato di trascurare. Di come le ha conosciute queste donne, come Claudia, incontrata in una di quelle occasioni che per fortuna nella vita ogni tanto arrivano. Era il ridoppiaggio di “Addio alle armi” con Gary Cooper, il direttore di doppiaggio era Gigi Reder, e per lui fu una doppia occasione: quella di capire davvero che lavoro voleva fare nella vita e anche quella di conoscere la ragazza solare ed entusiasta che sarebbe stata la sua prima moglie e madre di Giada.

Di doppiaggio Luca Ward comincia a parlare in un capitolo intitolato “Il magico mondo di Ward Disney”, dove lo definisce “un lavoro devastante” per lamentare anche, più avanti, “eravamo una comunità, oggi siamo tutti cani sciolti ed è un peccato”. Poi gli incontri importanti, sin da bambino sulle prime tavole del palcoscenico, con Paolo Stoppa, e con Tino Buazzelli, i primi consigli seri, e i suoi mentori: Carlo Alighiero e Pino Locchi in primis che si accorse subito che la sua voce era quella di un protagonista. Senza dimenticare Alberto Sordi che vide all’opera al leggìo. Fu a vent’anni che Luca Ward decise che sarebbe diventato “il doppiatore più grande”. Missione compiuta. Nel corso della sua lunga carriera ha dato la voce a Russell Crowe nel Gladiatore, a Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, a Pierce Brosnan in James Bond, a Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones e a moltissimi altri grandi del cinema.

Oltre ad essere attore lui stesso. E tra le pagine de “Il talento di non essere nessuno”, frasi come “Non si doppia solo con la voce, ma con il cuore, con la testa, con la vita”. O “Siamo tutti come piccole isole. In attesa che il mare si calmi”. O ancora, in apertura: “A tutti quelli che credono di non farcela. Non è così”. Il libro potrebbe presto diventare un one man show teatrale o anche un audiolibro, con la sua voce ovviamente. Intanto ce lo leggiamo. Poi si vedrà. Anzi… semmai si sentirà.


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Luca Ward e il suo libro "Il talento di essere nessuno"

Debutto letterario per Luca Ward: è uscita la sua autobiografia intitolata “Il talento di essere nessuno”, Patrizia Simonetti lo ha videointervistato.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Dalla parola pronunciata a quella scritta, dalla voce alle pagine di un libro. Si intitola “Il talento di essere nessuno”, e fa ovviamente riferimento alla sua professione di doppiatore, il primo libro di Luca Ward da ieri in libreria con Sperling & Kupfer. Romano, sessant’anni appena compiuti, Luca Ward ha voluto mettere dunque su carta il racconto della sua carriera che inevitabilmente si intreccia con quello della sua vita e della sua famiglia. Anzi, a dire il vero, comincia da lì. Da suo nonno che lavorava sul mare, della sua vita e della sua morte delle quali gli aveva a sua volta raccontato suo padre, un padre che amava tantissimo il mare e che gli trasmise la stessa passione, che lo aveva avuto a quarantasette anni e che all’improvviso lo lasciò solo a doversi prendere cura di sua madre, di suo fratello Andrea e di sua sorella Monica, entrambi più piccoli di lui.

E di tutti i lavori che fu costretto a fare. Racconta anche dei suoi amori Luca Ward, delle donne che via via lo hanno accompagnato per alcuni tratti sulla strada della vita, dei suoi tre figli: di Luna, affetta da una malattia genetica di cui a volte si è anche sentito in colpa, senza motivo; di Giada, “la donna che ho più rincorso nella vita” scrive, che ci mise un secolo a perdonarlo per la separazione dalla madre; e di Lupo, che ha rischiato di trascurare. Di come le ha conosciute queste donne, come Claudia, incontrata in una di quelle occasioni che per fortuna nella vita ogni tanto arrivano. Era il ridoppiaggio di “Addio alle armi” con Gary Cooper, il direttore di doppiaggio era Gigi Reder, e per lui fu una doppia occasione: quella di capire davvero che lavoro voleva fare nella vita e anche quella di conoscere la ragazza solare ed entusiasta che sarebbe stata la sua prima moglie e madre di Giada.

Di doppiaggio Luca Ward comincia a parlare in un capitolo intitolato “Il magico mondo di Ward Disney”, dove lo definisce “un lavoro devastante” per lamentare anche, più avanti, “eravamo una comunità, oggi siamo tutti cani sciolti ed è un peccato”. Poi gli incontri importanti, sin da bambino sulle prime tavole del palcoscenico, con Paolo Stoppa, e con Tino Buazzelli, i primi consigli seri, e i suoi mentori: Carlo Alighiero e Pino Locchi in primis che si accorse subito che la sua voce era quella di un protagonista. Senza dimenticare Alberto Sordi che vide all’opera al leggìo. Fu a vent’anni che Luca Ward decise che sarebbe diventato “il doppiatore più grande”. Missione compiuta. Nel corso della sua lunga carriera ha dato la voce a Russell Crowe nel Gladiatore, a Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, a Pierce Brosnan in James Bond, a Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones e a moltissimi altri grandi del cinema.

Oltre ad essere attore lui stesso. E tra le pagine de “Il talento di non essere nessuno”, frasi come “Non si doppia solo con la voce, ma con il cuore, con la testa, con la vita”. O “Siamo tutti come piccole isole. In attesa che il mare si calmi”. O ancora, in apertura: “A tutti quelli che credono di non farcela. Non è così”. Il libro potrebbe presto diventare un one man show teatrale o anche un audiolibro, con la sua voce ovviamente. Intanto ce lo leggiamo. Poi si vedrà. Anzi… semmai si sentirà.


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