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Marco Bonetti, la voce dell'Uomo Tigre

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Continuano le interviste di Stefania Dallio alle grandi voci del doppiaggio dei cartoni. L'ospite di oggi è Marco Bonetti voce tra l'altro dell"uomo tigre". Buon ascolto.

 

Intervista realizzata da Stefania Dallio



Ciao, sono Stefania Dallio e questa settimana abbiamo come ospite un volto conosciutissimo del cinema italiano, uno stimato attore che personalmente adoro, doppiatore noto per aver prestato la sua voce all'allenatore di Mimì (Hongo), di cui ero pazzamente innamorata, ma soprattutto lui, Naoto Date “l'Uomo Tigre”! A “Battiti Animati” proprio lui, Marco Bonetti! Ciao Marco e Benvenuto.
Ciao a tutti e grazie a te Stefania per l'invito, è un piacere essere qui a “Battiti Animati”.

Marco, quando eri un bambino avresti mai pensato di fare quello che hai fatto diventando un volto noto del cinema italiano e voce di personaggi animati diventati celebrità come l'Uomo Tigre?
Beh, questa è una domanda da prendere un pò così... alla larga. Devo dire che l'infanzia è stato il momento più bello della mia vita, ero a Milano negli anni '40 e primi '50 quindi è stato un giocare continuo in cortile, nei campi, nei fossi e nei prati: è stata la libertà assoluta per un ragazzo. Poi è arrivata l'adolescenza: un periodo meno carino, con un trasloco che mi ha allontanato dagli amici, non sapevo cosa fare, i brufoli, tutte queste cose, finché... finché un giorno, scoprii l'Accademia. Avevo 16, 17 anni, ho fatto l'esame perché mi divertiva l'idea di fare una cosa diversa, e da allora è stato un amore che è continuato per sessant'anni, anzi, non so neanche come abbia fatto ad arrivare fin qua con un tipo di lavoro come questo. Dall'Accademia è diventato teatro, televisione, musical, doppiaggio, direzione del doppiaggio, persino produzione perché ho prodotto documentari su Roma, sulle Isole Ponziane, e poi in seguito mi sono dato alla scrittura di testi, libri, sceneggiature varie non ancora realizzate, anche se al momento ne ho una in regione dove sta partecipando ad un concorso di scrittura, e spero che vada bene! Quindi come carriera non mi posso proprio lamentare, l'ho fatta tutta, ho fatto persino i fotoromanzi una volta, per poi arrivare a scoprire una nuova notorietà attraverso l'Uomo Tigre, che in fondo è una cosa lontana, fatta nei primi anni '80, ma che a posteriori si è rivelata una carta vincente perché mi ha fatto scoprire di avere un seguito di centinaia – se non migliaia – di persone che appena si nomina l'Uomo Tigre saltano sulla sedia, e questo mi fa ancora molto piacere.

Marco, a proposito del doppiaggio, come ti sei avvicinato a questo ruolo?
Beh, il doppiaggio allora era una cosa molto difficile da avvicinare, c'erano persone importanti, Cigoli, Carletto Romano. Noi facevamo solo dei brusii, anche se ne ricordo molti che facevano i brusii con me che poi sono diventati famosi. Mi ricordo che la prima battuta vera e propria della mia vita me la fece fare Sergio Graziani, anche se non rammento proprio la battuta; poi ho detto qualcosa nei Blues Brothers con così tanta emozione che dopo le prove neanche riuscivo a scandire bene, allora la direttrice di allora mi fece dire “i fratellini”, e quindi tutto andò tranquillo. Però a un certo punto arrivò Berlusconi, che come tutti sappiamo creò la prima televisione privata, incominciò a importare film, telefilm, e quindi si aprì un mercato che prima era solo di pochi. E noi cominciammo a fare anche le parti, io ricordo delle serie storiche come “Banner”, “Yattaman”, “Doraemon”, “La Battaglia Dei Pianeti”, e compagnia bella, tutti programmi d'animazione giapponese. È stato un trionfo per tutti noi il doppiaggio quindi, e ci buttammo a capofitto lasciando perdere teatro e tutto il resto.

Dello scoiattolo Banner, nella serie che hai appena citato, ricordo che tu eri la voce narrante oltre ad aver prestato la voce a uno dei personaggi. Sei stato voce narrante anche in “Orsetto Polare” e ricordo che doppiasti Bruto in “Glitter Force” e anche l'allenatore Hongo in “Mimì e la Nazionale di pallavolo. Ritieni che siano questi personaggi ad averti portato la notorietà, o è il contrario?
Dunque, io direi che una certa notorietà me l'abbia data solamente la televisione, che ho fatto in maniera abbastanza massiccia fra gli anni '70 e gli anni '80, poi in seguito ho fatto dei musical che mi hanno portato in giro per il mondo, con Modugno e tanti altri. Il doppiaggio non molto, perché lo facevo nei ritagli di tempo tra una lavorazione e l'altra, piccole cose. Però a un certo punto è scoppiato il doppiaggio, grazie all'incremento delle televisioni private e dei canali, quindi è nata una grande domanda di gente come noi, che abbiamo affinato la tecnica e siamo diventati doppiatori un pochino più importanti fino a fare i protagonisti. Poi io ho fatto molte direzioni, il doppiaggio è diventato il mio lavoro principale. Di questo me ne sono accorto solo in seguito, grazie a quelli che chiamo “maniaci del doppiaggio”, e ho capito che con l'Uomo Tigre ho fatto un po' il battesimo a migliaia di ragazzi e ragazze che adesso sono quarantenni, quindi quando ne parlo – a quei pochi a cui lo dico – vedo sgorgare le lacrime dagli occhi e capisco di aver fatto parte della loro infanzia.

Marco, come si viveva il doppiaggio degli anime negli anni in cui hai prestato la voce a questi personaggi? Rispetto ad oggi è cambiato qualcosa?
Certamente sì: una volta si doppiava con la pellicola, per cui erano anelli di pellicola con lo scotch che girava in continuazione e si doveva doppiare su un altro nastro magnetico, mentre adesso col digitale si arriva direttamente al punto in un secondo e non si ha un minimo di respiro, si registra e si è pronti per un'altra registrazione. Adesso si doppia da soli o in colonne separate, e non parliamo poi dell'avvento del Covid19, per cui bisogna avere una cuffia personale, leggii sanificati, insomma è decisamente diverso da allora. Più che altro ultimamente ho avuto solo cartoni francesi, come “Glitter Force” di cui ho corretto la direzione, come del resto anche in altre serie. L'ultima fatica l'ho fatta come protagonista settimana scorsa, doppiando un cartone francese dal titolo “Le Voyage du Prince”, il viaggio del principe, sono il protagonista ovvero un grosso gorilla che scopre un mondo di altre scimmie. Un cartone molto bello e ben disegnato, che spero abbia un buon successo.

Marco, tornando proprio all'Uomo Tigre, è passato molto tempo da quando lo doppiasti, ma avresti qualche ricordo o aneddoto legato a quel doppiaggio che potresti raccontarci?
Con l'Uomo Tigre ho passato molto tempo, erano i primi anni '80 quindi i ricordi sono vaghi, anche se ricordo i colleghi – tutti molto carini e simpatici – e ci siamo divertiti molto. La cosa noiosa di tutta quella storia erano le lotte: ragazzi, voi non sapete cosa voglia dire fare delle lotte con tutti i versi per ore e ore! Però devo dire che anche questo è passato. Una cosa divertente è molto più recente: l'anno scorso, per il cinquantenario dell'Uomo Tigre, sono stato invitato a una 3 giorni di fotografie, autografi, e tutto il resto, e quando ho raccontato la mia storia il giornalista mi ha chiesto quale fosse il famoso effetto utilizzato per la voce sotto la maschera dell'Uomo Tigre, allora ho messo le mani a conchetta davanti alla bocca e ho detto “è questo!”, e lui è rimasto malissimo perché si aspettava chissà che cosa. Famoso effetto Uomo Tigre!

Marco, tra i nostri ascoltatori ci sono tantissimi giovani che desiderano intraprendere il tuo percorso e magari diventare attori o specializzarsi in doppiaggio, puoi dare loro qualche consiglio in proposito?
Certo, a tutti questi ragazzi dò senz'altro il consiglio di studiare, frequentare una buona scuola che possa impostargli una buona dizione, una discreta recitazione, dopodiché dovrebbero frequentare un'altra scuola dedita all'insegnamento specifico della tecnica del doppiaggio, poi si deve affrontare la carriera vera e propria. Io stesso ho fatto delle lezioni che si possono vedere su un sito che si chiama BVision Roma, lezioni ironiche, che prendono un po' in giro l'insegnante del doppiaggio che in questo caso è un pazzo che urla, che dice delle cose assurde, però le cose che dice sono vere quindi anche se la cosa è ironica si possono imparare molte cose. Sono sei lezioni di doppiaggio gratuite che fanno capire le basi del mestiere del doppiatore.



Hai anche altre passioni o sei dedito unicamente al tuo lavoro?
Ma certo che ho degli hobby, come tutti. Una delle passioni sono tre ettari di terreno che coltivo il sabato e la domenica, a Celleno, un bellissimo paese del 1000, tutto attaccato a uno sperone di roccia, completamente raso al suolo dal tempo. Lì ho una piccola casa, un trattore, e coltivo i miei tre ettari di olivi. Poi naturalmente c'è l'orto, degli alberi da frutta, cose sane a cui mi dedico volentieri stancandomi come una bestia, poi la sera alle sette e mezzo sono a letto distrutto. L'altro hobby è un pochino più semplice ma altrettanto difficile da portare avanti perché richiede molto estro, e si chiama scrittura! Mi piace scrivere, infatti negli anni ho scritto molto materiale che ho radunato in un librone che chiamo Opera Omnia, che leggeranno i miei figli e nipoti. Nel librone ci sono una commedia per bambini, canzoni, poesie, sceneggiature varie – tra cui una arrivata quasi alla produzione, in Nigeria! Peccato che poi non siamo riusciti a trovare i finanziamenti, quindi al momento è rimasta nell'aria. Per i miei nipoti ho scritto dei libri, “Pierugo e il gatto” e “Pierugo e la terra misteriosa”, che ho regalato loro in unica copia quando hanno compiuto un anno. Era materiale che avevo lì da tanto quindi mi sono detto “mah, perché non usarlo”. Per ora “Pierugo e il gatto” è diventato un audiolibro con dodici canzoni scritte e cantate da me, e una storia divisa in tredici capitoli, che penso sia divertente perché piena di avventure. Pierugo è un bambino piccolissimo che cammina appena e parla molto poco, però incontra un gatto e insieme riescono ad andare in questo posto di fantasia chiamato il Regno di Orm, e lì il bambino non è più un bambino bensì un adulto che partecipa a molte avventure, spedizioni in cerca di un mago trasformato in un drago, e altre cose. Lo scopo era far vedere che un bambino può avere sentimenti da adulto che può raggiungere con l'esperienza, e infatti il gatto che è anche il suo mentore lo farà andare al museo di storia naturale, al teatro, all'opera, al museo d'arte moderna, eccetera. Pierugo vedrà e vivrà molte cose. “Pierugo e il gatto” si può comprare su Audible, se vi interessa. Questo era l'ultimo dei miei hobby, e adesso vi saluto e vi bacio!
 

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Marco Bonetti, la voce dell'Uomo Tigre

Continuano le interviste di Stefania Dallio alle grandi voci del doppiaggio dei cartoni. L'ospite di oggi è Marco Bonetti voce tra l'altro dell"uomo tigre". Buon ascolto.

 

Intervista realizzata da Stefania Dallio



Ciao, sono Stefania Dallio e questa settimana abbiamo come ospite un volto conosciutissimo del cinema italiano, uno stimato attore che personalmente adoro, doppiatore noto per aver prestato la sua voce all'allenatore di Mimì (Hongo), di cui ero pazzamente innamorata, ma soprattutto lui, Naoto Date “l'Uomo Tigre”! A “Battiti Animati” proprio lui, Marco Bonetti! Ciao Marco e Benvenuto.
Ciao a tutti e grazie a te Stefania per l'invito, è un piacere essere qui a “Battiti Animati”.

Marco, quando eri un bambino avresti mai pensato di fare quello che hai fatto diventando un volto noto del cinema italiano e voce di personaggi animati diventati celebrità come l'Uomo Tigre?
Beh, questa è una domanda da prendere un pò così... alla larga. Devo dire che l'infanzia è stato il momento più bello della mia vita, ero a Milano negli anni '40 e primi '50 quindi è stato un giocare continuo in cortile, nei campi, nei fossi e nei prati: è stata la libertà assoluta per un ragazzo. Poi è arrivata l'adolescenza: un periodo meno carino, con un trasloco che mi ha allontanato dagli amici, non sapevo cosa fare, i brufoli, tutte queste cose, finché... finché un giorno, scoprii l'Accademia. Avevo 16, 17 anni, ho fatto l'esame perché mi divertiva l'idea di fare una cosa diversa, e da allora è stato un amore che è continuato per sessant'anni, anzi, non so neanche come abbia fatto ad arrivare fin qua con un tipo di lavoro come questo. Dall'Accademia è diventato teatro, televisione, musical, doppiaggio, direzione del doppiaggio, persino produzione perché ho prodotto documentari su Roma, sulle Isole Ponziane, e poi in seguito mi sono dato alla scrittura di testi, libri, sceneggiature varie non ancora realizzate, anche se al momento ne ho una in regione dove sta partecipando ad un concorso di scrittura, e spero che vada bene! Quindi come carriera non mi posso proprio lamentare, l'ho fatta tutta, ho fatto persino i fotoromanzi una volta, per poi arrivare a scoprire una nuova notorietà attraverso l'Uomo Tigre, che in fondo è una cosa lontana, fatta nei primi anni '80, ma che a posteriori si è rivelata una carta vincente perché mi ha fatto scoprire di avere un seguito di centinaia – se non migliaia – di persone che appena si nomina l'Uomo Tigre saltano sulla sedia, e questo mi fa ancora molto piacere.

Marco, a proposito del doppiaggio, come ti sei avvicinato a questo ruolo?
Beh, il doppiaggio allora era una cosa molto difficile da avvicinare, c'erano persone importanti, Cigoli, Carletto Romano. Noi facevamo solo dei brusii, anche se ne ricordo molti che facevano i brusii con me che poi sono diventati famosi. Mi ricordo che la prima battuta vera e propria della mia vita me la fece fare Sergio Graziani, anche se non rammento proprio la battuta; poi ho detto qualcosa nei Blues Brothers con così tanta emozione che dopo le prove neanche riuscivo a scandire bene, allora la direttrice di allora mi fece dire “i fratellini”, e quindi tutto andò tranquillo. Però a un certo punto arrivò Berlusconi, che come tutti sappiamo creò la prima televisione privata, incominciò a importare film, telefilm, e quindi si aprì un mercato che prima era solo di pochi. E noi cominciammo a fare anche le parti, io ricordo delle serie storiche come “Banner”, “Yattaman”, “Doraemon”, “La Battaglia Dei Pianeti”, e compagnia bella, tutti programmi d'animazione giapponese. È stato un trionfo per tutti noi il doppiaggio quindi, e ci buttammo a capofitto lasciando perdere teatro e tutto il resto.

Dello scoiattolo Banner, nella serie che hai appena citato, ricordo che tu eri la voce narrante oltre ad aver prestato la voce a uno dei personaggi. Sei stato voce narrante anche in “Orsetto Polare” e ricordo che doppiasti Bruto in “Glitter Force” e anche l'allenatore Hongo in “Mimì e la Nazionale di pallavolo. Ritieni che siano questi personaggi ad averti portato la notorietà, o è il contrario?
Dunque, io direi che una certa notorietà me l'abbia data solamente la televisione, che ho fatto in maniera abbastanza massiccia fra gli anni '70 e gli anni '80, poi in seguito ho fatto dei musical che mi hanno portato in giro per il mondo, con Modugno e tanti altri. Il doppiaggio non molto, perché lo facevo nei ritagli di tempo tra una lavorazione e l'altra, piccole cose. Però a un certo punto è scoppiato il doppiaggio, grazie all'incremento delle televisioni private e dei canali, quindi è nata una grande domanda di gente come noi, che abbiamo affinato la tecnica e siamo diventati doppiatori un pochino più importanti fino a fare i protagonisti. Poi io ho fatto molte direzioni, il doppiaggio è diventato il mio lavoro principale. Di questo me ne sono accorto solo in seguito, grazie a quelli che chiamo “maniaci del doppiaggio”, e ho capito che con l'Uomo Tigre ho fatto un po' il battesimo a migliaia di ragazzi e ragazze che adesso sono quarantenni, quindi quando ne parlo – a quei pochi a cui lo dico – vedo sgorgare le lacrime dagli occhi e capisco di aver fatto parte della loro infanzia.

Marco, come si viveva il doppiaggio degli anime negli anni in cui hai prestato la voce a questi personaggi? Rispetto ad oggi è cambiato qualcosa?
Certamente sì: una volta si doppiava con la pellicola, per cui erano anelli di pellicola con lo scotch che girava in continuazione e si doveva doppiare su un altro nastro magnetico, mentre adesso col digitale si arriva direttamente al punto in un secondo e non si ha un minimo di respiro, si registra e si è pronti per un'altra registrazione. Adesso si doppia da soli o in colonne separate, e non parliamo poi dell'avvento del Covid19, per cui bisogna avere una cuffia personale, leggii sanificati, insomma è decisamente diverso da allora. Più che altro ultimamente ho avuto solo cartoni francesi, come “Glitter Force” di cui ho corretto la direzione, come del resto anche in altre serie. L'ultima fatica l'ho fatta come protagonista settimana scorsa, doppiando un cartone francese dal titolo “Le Voyage du Prince”, il viaggio del principe, sono il protagonista ovvero un grosso gorilla che scopre un mondo di altre scimmie. Un cartone molto bello e ben disegnato, che spero abbia un buon successo.

Marco, tornando proprio all'Uomo Tigre, è passato molto tempo da quando lo doppiasti, ma avresti qualche ricordo o aneddoto legato a quel doppiaggio che potresti raccontarci?
Con l'Uomo Tigre ho passato molto tempo, erano i primi anni '80 quindi i ricordi sono vaghi, anche se ricordo i colleghi – tutti molto carini e simpatici – e ci siamo divertiti molto. La cosa noiosa di tutta quella storia erano le lotte: ragazzi, voi non sapete cosa voglia dire fare delle lotte con tutti i versi per ore e ore! Però devo dire che anche questo è passato. Una cosa divertente è molto più recente: l'anno scorso, per il cinquantenario dell'Uomo Tigre, sono stato invitato a una 3 giorni di fotografie, autografi, e tutto il resto, e quando ho raccontato la mia storia il giornalista mi ha chiesto quale fosse il famoso effetto utilizzato per la voce sotto la maschera dell'Uomo Tigre, allora ho messo le mani a conchetta davanti alla bocca e ho detto “è questo!”, e lui è rimasto malissimo perché si aspettava chissà che cosa. Famoso effetto Uomo Tigre!

Marco, tra i nostri ascoltatori ci sono tantissimi giovani che desiderano intraprendere il tuo percorso e magari diventare attori o specializzarsi in doppiaggio, puoi dare loro qualche consiglio in proposito?
Certo, a tutti questi ragazzi dò senz'altro il consiglio di studiare, frequentare una buona scuola che possa impostargli una buona dizione, una discreta recitazione, dopodiché dovrebbero frequentare un'altra scuola dedita all'insegnamento specifico della tecnica del doppiaggio, poi si deve affrontare la carriera vera e propria. Io stesso ho fatto delle lezioni che si possono vedere su un sito che si chiama BVision Roma, lezioni ironiche, che prendono un po' in giro l'insegnante del doppiaggio che in questo caso è un pazzo che urla, che dice delle cose assurde, però le cose che dice sono vere quindi anche se la cosa è ironica si possono imparare molte cose. Sono sei lezioni di doppiaggio gratuite che fanno capire le basi del mestiere del doppiatore.



Hai anche altre passioni o sei dedito unicamente al tuo lavoro?
Ma certo che ho degli hobby, come tutti. Una delle passioni sono tre ettari di terreno che coltivo il sabato e la domenica, a Celleno, un bellissimo paese del 1000, tutto attaccato a uno sperone di roccia, completamente raso al suolo dal tempo. Lì ho una piccola casa, un trattore, e coltivo i miei tre ettari di olivi. Poi naturalmente c'è l'orto, degli alberi da frutta, cose sane a cui mi dedico volentieri stancandomi come una bestia, poi la sera alle sette e mezzo sono a letto distrutto. L'altro hobby è un pochino più semplice ma altrettanto difficile da portare avanti perché richiede molto estro, e si chiama scrittura! Mi piace scrivere, infatti negli anni ho scritto molto materiale che ho radunato in un librone che chiamo Opera Omnia, che leggeranno i miei figli e nipoti. Nel librone ci sono una commedia per bambini, canzoni, poesie, sceneggiature varie – tra cui una arrivata quasi alla produzione, in Nigeria! Peccato che poi non siamo riusciti a trovare i finanziamenti, quindi al momento è rimasta nell'aria. Per i miei nipoti ho scritto dei libri, “Pierugo e il gatto” e “Pierugo e la terra misteriosa”, che ho regalato loro in unica copia quando hanno compiuto un anno. Era materiale che avevo lì da tanto quindi mi sono detto “mah, perché non usarlo”. Per ora “Pierugo e il gatto” è diventato un audiolibro con dodici canzoni scritte e cantate da me, e una storia divisa in tredici capitoli, che penso sia divertente perché piena di avventure. Pierugo è un bambino piccolissimo che cammina appena e parla molto poco, però incontra un gatto e insieme riescono ad andare in questo posto di fantasia chiamato il Regno di Orm, e lì il bambino non è più un bambino bensì un adulto che partecipa a molte avventure, spedizioni in cerca di un mago trasformato in un drago, e altre cose. Lo scopo era far vedere che un bambino può avere sentimenti da adulto che può raggiungere con l'esperienza, e infatti il gatto che è anche il suo mentore lo farà andare al museo di storia naturale, al teatro, all'opera, al museo d'arte moderna, eccetera. Pierugo vedrà e vivrà molte cose. “Pierugo e il gatto” si può comprare su Audible, se vi interessa. Questo era l'ultimo dei miei hobby, e adesso vi saluto e vi bacio!
 

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