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Clara Serina, cantante de "I cavalieri del re" su VOCI.fm

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Stefania Dallio ci propone un'altra delle sue interviste dedicate al doppiaggio nel mondo dei cartoni animati. La protagonista di oggi è Clara Serina, cantante de "I cavalieri del re". Buon ascolto.

Intervista realizzata da Stefania Dallio



Ciao, sono Stefania Dallio e questa settimana, ospite a “Battiti Animati”, c'è Clara Serina! Clara, contemporaneamente al progetto a cui hai dato vita ti sei dedicata anche ad altro, perché oltre ad essere una celebre cantante sei anche psicoterapeuta. Ce ne puoi parlare?
Facevo tante cose contemporaneamente, ma il mio obiettivo principale era diventare medico psicanalista; ero laureata in psicologia a Padova, ho poi conosciuto altre studentesse di Milano e così studiavamo insieme. Fare gruppo mi ha aiutato moltissimo e mi ha incoraggiata; non è infatti stato facile per me perché dovevo studiare, lavorare, e mantenermi. Iniziavo già a seguire qualche paziente e a scrivere anche libri: il primo era sui sogni, ma poi ho scritto “L'universo riflesso – Viaggio nell'occhio virtuale dell'osservatore”, e devo dire che questo libro ha sconvolto un po' i grandi capi della psicologia a Milano, come Marcello Cesa-Bianchi, e che poi è stato adottato tra i testi dell'Università di Brescia. Ho venduto molte copie, e ancora adesso chi desidera può scrivermi su Messenger riguardo al libro.

Clara, ci puoi raccontare qualcosa?
È stata una cosa fenomenale: noi eravamo gasatissimi, tanto che poi siamo andati a presentare la bambolina di Lady Oscar alla Villa Reale di Monza; infatti c'è purtroppo poco di quella manifestazione perché eravamo anche molto ingenui, molto bambini. Io oggi se vado a fare un concerto mi porto la videocamera, ma all'epoca non avevamo certi mezzi e dunque è un peccato perché non abbiamo tanto materiale di quell'epoca e di quello che abbiamo fatto.

Prima accennavi alle innumerevoli manifestazioni ed eventi a cui hai partecipato, e mi hai riportato alla mente le delirante emozioni del pubblico quando nel 2006 partecipasti a “La Notte delle Sigle” in una famosissima discoteca di Roma in occasione della provvisoria reunion dei Cavalieri del Re, ricordi?
Certo! Ricordo molto bene: il gruppo non voleva tornare insieme, ci siamo riuniti con vari autori in una grande e famosa discoteca dove la mia adorata Patty Pravo aveva cantato, che era il Piper di Roma. La discoteca era talmente piena che la gente non poteva muoversi: tutti insieme a piangere e io ho pianto con loro, perché era meraviglioso; ho scoperto in quel momento che non mi ero mai resa conto di essere così importante, così forte, così emozionante. Noi eravamo nella storia di tutti gli italiani, milioni di ragazzi. Da lì sono nate altre manifestazioni: quella fu “La Notte delle Sigle 1”, poi ci fu la 2, e nel 2006 sono riuscita a riunire il gruppo e abbiamo fatto questo meraviglioso concerto al Lucca Comics, e dopo abbiamo fatto anche un concerto a un Rolling Stone a Milano, e un altro al carnevale di Venezia. Dopodiché il gruppo si è di nuovo sciolto, per le diversità degli obiettivi di ognuno, ragioni non spiegabili nello specifico, ma ognuno ha comunque fatto la sua strada e io sono felice di cantare per conto mio. Quello che conta è esserci, come anche in questo momento con voi.

Tra le varie attività che hai svolto nel tuo ruolo di medico, so che ti sei interfacciata anche con i bambini riguardo un tema molto delicato: la morte. Ce ne puoi parlare?
Nel 1986 ho fondato un centro C.R.E.d.E.S. – che sta per Centro Ricerche Evolutive dell'Essere – perché così avremmo potuto lavorare con le altre associazioni; avevamo molte domande e vincevamo molto bandi per lavorare nelle scuole, e in questo centro la Fondazione Floriani ci aveva chiesto di poter affrontare argomenti come le emozioni di dolore dei bambini, e scrivere qualcosa in proposito. Così ho conosciuto Chiara Bonetti, direttrice di una scuola, che è stata la prima a lasciarci lavorare con le classi su come parlare della morte ai bambini: insieme a Patrizia Trimigno e Cristina Salvetti ho scritto tre fiabe – in realtà cinque, ma due le ho tenute da parte per una futura pubblicazione – e abbiamo fatto una lunga ricerca costituita da moltissime riunioni nelle scuole, combattendo il preconcetto più grande che è quello del sesso, e abbiamo parlato del dolore e della morte a quei bambini. Ancora oggi ho questo kit, di cui conservo alcune copie a disposizione di chi insegna, che si chiama Pamoba – “Parliamo della morte ai bambini” – ed è stato meraviglioso. Ho dei video incredibili di queste esperienze, e ho anche scritto un libro al riguardo: “I bambini raccontano... la morte. Riflessioni sulla vita”. Persino mia nipote Paola Serina mi ha aiutato a fare questi video ai bambini in Brasile. È un libro bellissimo che ci fa piangere ma che suscita in noi anche tanto amore: bambini che raccontano il proprio dolore per la morte dei nonni o di un gattino. Riconsiderando tutto questo materiale, questi libri, inceramente non so come abbia fatto a fare tante cose.

Come ci hai raccontato prima, ti sei dedicata all'infanzia a 360°, non solo per quanto riguarda le sigle ma anche perché nel corso degli anni '80 hai trattato temi molto delicati a diretto contatto con i bambini, e so che hai tenuto una rubrica per il Corriere dei Piccoli, che sono sicura molti dei nostri ascoltatori sicuramente ricorderanno così come ricorderanno il Corrierino, rivista settimanale pubblicata dal 1908 al 1996 e ideata dalla giornalista Paola Lombroso Carrara, in cui venivano trattati temi pedagogici che miravano alla formazione e all'educazione dei giovani. Ci racconti di questo tratto di te come scrittrice in quegli anni?
In quegli anni tante cose sono accadute, e io ho scritto varie rubriche: quella sui sogni dei bambini nel Corriere dei Piccoli è stata un'esperienza molto interessante e bellissima, perché interpretavo i sogni dei bambini tramite il racconto di una storia, quindi non era un'interpretazione a bruciapelo. L'ispirazione per questa rubrica mi era venuta durante le mie visite alle scuole, in cui chiedevo ai bambini di raccontare un sogno e scriverlo, e dunque in questa rivista ha trovato posto la mia rubrica, che permetteva ai bambini di leggersi e che veniva distribuita nelle scuole. A proposito di sogni, perché poi sono diventati una mia specialità, ho curato anche una rubrica al riguardo nella rivista Stop: noi pensiamo che il sogno non abbia valore, ma io ho scoperto che ci sono sogni i vari livelli; quello legato alle esperienze del giorno prima, l'incubo legato allo stomaco pesante, il sogno premonitore, i sogni dei viaggi astrali e di contatti con altri mondi. Insomma, facevamo esperienze che prolungherebbero moltissimo questa intervista per “Battiti Animati”, anche se spero di farvi battere il cuore con tutti questi racconti.

Clara, durante questa intervista ci hai fatto capire che sei una donna inarrestabile, sempre in moto, sempre pronta a rimettersi in gioco: hai qualche progetto in cantiere al momento, qualche nuovo brano da presentare?
Sì, c'è una canzone intitolata “Non dimenticare”, che è andata a far parte della colonna sonora di un film che uscirà a breve, “Buon Lavoro”, con regia di Marco Demurtas, una storia d'amore stupenda. La canzone – che ho composto in auto – l'ho scritta sia in italiano che in inglese, dove diventa “Don't forget my love...”, ma non vi canto di più perché è un brano inedito. È un brano in stile anni '50, perché come avrete notato le cose che creo possono avere stili diversi.

Clara, sono tantissimi i tuoi fan all'ascolto, e a tal proposito vorrei che ci parlassi del tuo rapporto con loro.
Il mio rapporto con i miei fan è meraviglioso, perché ricevo ogni giorno comunicazioni di nostalgia e ringraziamenti per averli accompagnati nell'infanzia, e io sono molto grata alla vita e a loro di questa memoria storica che portano dentro, e devo dire che l'esperienza con loro è travolgente, perché quando dopo un concerto arrivano e mi dicono che dopo la voce della loro madre, la mia è quella più importante della loro vita, io mi emoziono profondamente. Quando la gente sta male ascolta musica perché dice che rievoca periodi felici della vita; è evocativo il brano sia nel testo che nella voce. Un brano e una cover di quel brano non sono la stessa cosa, ha certo il suo valore, ma quando voce, testo, e musica originali sono insieme, assume un valore enorme.

Clara, come è nata l'idea di comporre lo splendido brano “Pensieri che passano”?
È stato Riccardo Lasero a chiedermi di comporre un brano per un evento, e io avevo composto da poco questa canzone che è una semplice storia d'amore di oggi, ma che è riconoscibile dalla voce che riprende l'emozione, e Riccardo Lasero mi ha chiesto dunque di fare l'arrangiamento insieme a lui, lavorando sulla ritmica e poi sui suoni. Mi aveva fatto sentire dei suoni come esempio, ma io non volevo proprio strumenti, lui proponeva il sax e io invece volevo un arpeggiato di pianoforte; insomma, l'ho tormentato, ma lui paziente si è sottoposto con tutta l'umiltà a questo processo. È rimasto colpito quando gli ho chiesto degli stacchi nella canzone, ma io mi sono imposta e lui ha provato ancora più sorpresa nel vedere che gli stacchi arricchivano la canzone. In un'intervista ha persino dichiarato di essere impressionato, dicendo che “è impressionante come Clara abbia tutto perfettamente in testa, il brano è venuto benissimo”.

Toglimi una curiosità, esistono dei luoghi che magari ti trasmettono sensazioni particolari e che magari ti aiutano a comporre le tue canzoni e scrivere i tuoi testi?
Sì, ci sono luoghi che ti ispirano di più per comporre un brano o scrivere un testo, un brano, una poesia, quest'ultime una mia grande passione da bambina. C'è un luogo che ti ispira, ma non è sempre lo stesso, per me almeno. C'è un brano che ho scritto quando ero al Centro Commerciale Fiordaliso a Milano, per prendere due cose con molta calma, e d'un tratto mentre ero lì ho sentito un suono, una sorta di “bling!” che ha echeggiato e mi ha fatto partire un brano nel cervello. Non ho ancora scritto un testo per questo brano, ma ho già registrato la melodia. Un altro giorno, viaggiando in treno, avevo in testa una melodia ma mi vergognavo di mettermi a cantare per registrarla, quindi sono andata a chiudermi nel bagno del treno per poter cantare in tranquillità.

Clara, è stato un piacere averti qui perché sulla tua vita e la tua persona ci sarebbe da fare una seconda puntata insieme come tu stessa avevi suggerito poco fa, perché c'è davvero tanto da dire. Ti ringrazio di cuore per essere stata a “Battiti Animati”!
Vi ringrazio per l'ascolto, ringrazio il bellissimo programma che è “Battiti Animati”, e ringrazio Stefania Dallio per la sua bella presentazione e condivisione, abbiamo anche cantato insieme ed è stato bellissimo; un grazie anche agli organizzatori di questo programma perché tante persone lavorano per realizzare quell'ora e mezza che viene offerta a voi. Io vi abbraccio e vi ringrazio, e ci sentiamo presto, appena possibile, per un grande concerto.
 

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Clara Serina, cantante de "I cavalieri del re" su VOCI.fm

Stefania Dallio ci propone un'altra delle sue interviste dedicate al doppiaggio nel mondo dei cartoni animati. La protagonista di oggi è Clara Serina, cantante de "I cavalieri del re". Buon ascolto.

Intervista realizzata da Stefania Dallio



Ciao, sono Stefania Dallio e questa settimana, ospite a “Battiti Animati”, c'è Clara Serina! Clara, contemporaneamente al progetto a cui hai dato vita ti sei dedicata anche ad altro, perché oltre ad essere una celebre cantante sei anche psicoterapeuta. Ce ne puoi parlare?
Facevo tante cose contemporaneamente, ma il mio obiettivo principale era diventare medico psicanalista; ero laureata in psicologia a Padova, ho poi conosciuto altre studentesse di Milano e così studiavamo insieme. Fare gruppo mi ha aiutato moltissimo e mi ha incoraggiata; non è infatti stato facile per me perché dovevo studiare, lavorare, e mantenermi. Iniziavo già a seguire qualche paziente e a scrivere anche libri: il primo era sui sogni, ma poi ho scritto “L'universo riflesso – Viaggio nell'occhio virtuale dell'osservatore”, e devo dire che questo libro ha sconvolto un po' i grandi capi della psicologia a Milano, come Marcello Cesa-Bianchi, e che poi è stato adottato tra i testi dell'Università di Brescia. Ho venduto molte copie, e ancora adesso chi desidera può scrivermi su Messenger riguardo al libro.

Clara, ci puoi raccontare qualcosa?
È stata una cosa fenomenale: noi eravamo gasatissimi, tanto che poi siamo andati a presentare la bambolina di Lady Oscar alla Villa Reale di Monza; infatti c'è purtroppo poco di quella manifestazione perché eravamo anche molto ingenui, molto bambini. Io oggi se vado a fare un concerto mi porto la videocamera, ma all'epoca non avevamo certi mezzi e dunque è un peccato perché non abbiamo tanto materiale di quell'epoca e di quello che abbiamo fatto.

Prima accennavi alle innumerevoli manifestazioni ed eventi a cui hai partecipato, e mi hai riportato alla mente le delirante emozioni del pubblico quando nel 2006 partecipasti a “La Notte delle Sigle” in una famosissima discoteca di Roma in occasione della provvisoria reunion dei Cavalieri del Re, ricordi?
Certo! Ricordo molto bene: il gruppo non voleva tornare insieme, ci siamo riuniti con vari autori in una grande e famosa discoteca dove la mia adorata Patty Pravo aveva cantato, che era il Piper di Roma. La discoteca era talmente piena che la gente non poteva muoversi: tutti insieme a piangere e io ho pianto con loro, perché era meraviglioso; ho scoperto in quel momento che non mi ero mai resa conto di essere così importante, così forte, così emozionante. Noi eravamo nella storia di tutti gli italiani, milioni di ragazzi. Da lì sono nate altre manifestazioni: quella fu “La Notte delle Sigle 1”, poi ci fu la 2, e nel 2006 sono riuscita a riunire il gruppo e abbiamo fatto questo meraviglioso concerto al Lucca Comics, e dopo abbiamo fatto anche un concerto a un Rolling Stone a Milano, e un altro al carnevale di Venezia. Dopodiché il gruppo si è di nuovo sciolto, per le diversità degli obiettivi di ognuno, ragioni non spiegabili nello specifico, ma ognuno ha comunque fatto la sua strada e io sono felice di cantare per conto mio. Quello che conta è esserci, come anche in questo momento con voi.

Tra le varie attività che hai svolto nel tuo ruolo di medico, so che ti sei interfacciata anche con i bambini riguardo un tema molto delicato: la morte. Ce ne puoi parlare?
Nel 1986 ho fondato un centro C.R.E.d.E.S. – che sta per Centro Ricerche Evolutive dell'Essere – perché così avremmo potuto lavorare con le altre associazioni; avevamo molte domande e vincevamo molto bandi per lavorare nelle scuole, e in questo centro la Fondazione Floriani ci aveva chiesto di poter affrontare argomenti come le emozioni di dolore dei bambini, e scrivere qualcosa in proposito. Così ho conosciuto Chiara Bonetti, direttrice di una scuola, che è stata la prima a lasciarci lavorare con le classi su come parlare della morte ai bambini: insieme a Patrizia Trimigno e Cristina Salvetti ho scritto tre fiabe – in realtà cinque, ma due le ho tenute da parte per una futura pubblicazione – e abbiamo fatto una lunga ricerca costituita da moltissime riunioni nelle scuole, combattendo il preconcetto più grande che è quello del sesso, e abbiamo parlato del dolore e della morte a quei bambini. Ancora oggi ho questo kit, di cui conservo alcune copie a disposizione di chi insegna, che si chiama Pamoba – “Parliamo della morte ai bambini” – ed è stato meraviglioso. Ho dei video incredibili di queste esperienze, e ho anche scritto un libro al riguardo: “I bambini raccontano... la morte. Riflessioni sulla vita”. Persino mia nipote Paola Serina mi ha aiutato a fare questi video ai bambini in Brasile. È un libro bellissimo che ci fa piangere ma che suscita in noi anche tanto amore: bambini che raccontano il proprio dolore per la morte dei nonni o di un gattino. Riconsiderando tutto questo materiale, questi libri, inceramente non so come abbia fatto a fare tante cose.

Come ci hai raccontato prima, ti sei dedicata all'infanzia a 360°, non solo per quanto riguarda le sigle ma anche perché nel corso degli anni '80 hai trattato temi molto delicati a diretto contatto con i bambini, e so che hai tenuto una rubrica per il Corriere dei Piccoli, che sono sicura molti dei nostri ascoltatori sicuramente ricorderanno così come ricorderanno il Corrierino, rivista settimanale pubblicata dal 1908 al 1996 e ideata dalla giornalista Paola Lombroso Carrara, in cui venivano trattati temi pedagogici che miravano alla formazione e all'educazione dei giovani. Ci racconti di questo tratto di te come scrittrice in quegli anni?
In quegli anni tante cose sono accadute, e io ho scritto varie rubriche: quella sui sogni dei bambini nel Corriere dei Piccoli è stata un'esperienza molto interessante e bellissima, perché interpretavo i sogni dei bambini tramite il racconto di una storia, quindi non era un'interpretazione a bruciapelo. L'ispirazione per questa rubrica mi era venuta durante le mie visite alle scuole, in cui chiedevo ai bambini di raccontare un sogno e scriverlo, e dunque in questa rivista ha trovato posto la mia rubrica, che permetteva ai bambini di leggersi e che veniva distribuita nelle scuole. A proposito di sogni, perché poi sono diventati una mia specialità, ho curato anche una rubrica al riguardo nella rivista Stop: noi pensiamo che il sogno non abbia valore, ma io ho scoperto che ci sono sogni i vari livelli; quello legato alle esperienze del giorno prima, l'incubo legato allo stomaco pesante, il sogno premonitore, i sogni dei viaggi astrali e di contatti con altri mondi. Insomma, facevamo esperienze che prolungherebbero moltissimo questa intervista per “Battiti Animati”, anche se spero di farvi battere il cuore con tutti questi racconti.

Clara, durante questa intervista ci hai fatto capire che sei una donna inarrestabile, sempre in moto, sempre pronta a rimettersi in gioco: hai qualche progetto in cantiere al momento, qualche nuovo brano da presentare?
Sì, c'è una canzone intitolata “Non dimenticare”, che è andata a far parte della colonna sonora di un film che uscirà a breve, “Buon Lavoro”, con regia di Marco Demurtas, una storia d'amore stupenda. La canzone – che ho composto in auto – l'ho scritta sia in italiano che in inglese, dove diventa “Don't forget my love...”, ma non vi canto di più perché è un brano inedito. È un brano in stile anni '50, perché come avrete notato le cose che creo possono avere stili diversi.

Clara, sono tantissimi i tuoi fan all'ascolto, e a tal proposito vorrei che ci parlassi del tuo rapporto con loro.
Il mio rapporto con i miei fan è meraviglioso, perché ricevo ogni giorno comunicazioni di nostalgia e ringraziamenti per averli accompagnati nell'infanzia, e io sono molto grata alla vita e a loro di questa memoria storica che portano dentro, e devo dire che l'esperienza con loro è travolgente, perché quando dopo un concerto arrivano e mi dicono che dopo la voce della loro madre, la mia è quella più importante della loro vita, io mi emoziono profondamente. Quando la gente sta male ascolta musica perché dice che rievoca periodi felici della vita; è evocativo il brano sia nel testo che nella voce. Un brano e una cover di quel brano non sono la stessa cosa, ha certo il suo valore, ma quando voce, testo, e musica originali sono insieme, assume un valore enorme.

Clara, come è nata l'idea di comporre lo splendido brano “Pensieri che passano”?
È stato Riccardo Lasero a chiedermi di comporre un brano per un evento, e io avevo composto da poco questa canzone che è una semplice storia d'amore di oggi, ma che è riconoscibile dalla voce che riprende l'emozione, e Riccardo Lasero mi ha chiesto dunque di fare l'arrangiamento insieme a lui, lavorando sulla ritmica e poi sui suoni. Mi aveva fatto sentire dei suoni come esempio, ma io non volevo proprio strumenti, lui proponeva il sax e io invece volevo un arpeggiato di pianoforte; insomma, l'ho tormentato, ma lui paziente si è sottoposto con tutta l'umiltà a questo processo. È rimasto colpito quando gli ho chiesto degli stacchi nella canzone, ma io mi sono imposta e lui ha provato ancora più sorpresa nel vedere che gli stacchi arricchivano la canzone. In un'intervista ha persino dichiarato di essere impressionato, dicendo che “è impressionante come Clara abbia tutto perfettamente in testa, il brano è venuto benissimo”.

Toglimi una curiosità, esistono dei luoghi che magari ti trasmettono sensazioni particolari e che magari ti aiutano a comporre le tue canzoni e scrivere i tuoi testi?
Sì, ci sono luoghi che ti ispirano di più per comporre un brano o scrivere un testo, un brano, una poesia, quest'ultime una mia grande passione da bambina. C'è un luogo che ti ispira, ma non è sempre lo stesso, per me almeno. C'è un brano che ho scritto quando ero al Centro Commerciale Fiordaliso a Milano, per prendere due cose con molta calma, e d'un tratto mentre ero lì ho sentito un suono, una sorta di “bling!” che ha echeggiato e mi ha fatto partire un brano nel cervello. Non ho ancora scritto un testo per questo brano, ma ho già registrato la melodia. Un altro giorno, viaggiando in treno, avevo in testa una melodia ma mi vergognavo di mettermi a cantare per registrarla, quindi sono andata a chiudermi nel bagno del treno per poter cantare in tranquillità.

Clara, è stato un piacere averti qui perché sulla tua vita e la tua persona ci sarebbe da fare una seconda puntata insieme come tu stessa avevi suggerito poco fa, perché c'è davvero tanto da dire. Ti ringrazio di cuore per essere stata a “Battiti Animati”!
Vi ringrazio per l'ascolto, ringrazio il bellissimo programma che è “Battiti Animati”, e ringrazio Stefania Dallio per la sua bella presentazione e condivisione, abbiamo anche cantato insieme ed è stato bellissimo; un grazie anche agli organizzatori di questo programma perché tante persone lavorano per realizzare quell'ora e mezza che viene offerta a voi. Io vi abbraccio e vi ringrazio, e ci sentiamo presto, appena possibile, per un grande concerto.
 

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