Claudio Astorri: i miei 40 anni di radio
ARTICOLO
Ospite del #sitodellevoci il radio specialist Claudio Astorri. Questa volta non per parlare di dati d'ascolto ma per festeggiare un compleanno importante: i suoi 40 anni nel mondo dellla radio. Ecco l''intervista video di Marco Picchio.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm, benvenuti! Oggi è con noi un ospite ormai “di famiglia”: Claudio Astorri! Benvenuto.
Grazie Marco e un saluto a tutti gli amici di VOCI.fm!
Oggi non parliamo di numeri bensì di un evento importante, che ci piacerebbe celebrare insieme: non si tratta infatti del tuo compleanno ma quasi, perché hai compiuto 40 anni di radio!
Confesso che tra il dire che ho 58 anni e il dire che ho 40 anni di radio, io preferisco di gran lunga la seconda!
Quando uno si occupa di radio, non invecchia mai.
Mi sembra, guardandomi intorno, che molti colleghi mantengono lo spirito da Peter Pan, quindi la radio fa bene!
40 anni di radio, dunque, spesi in tante direzioni...
Io amo solo ricordare l'inizio, poi francamente questi 40 anni non li ho festeggiati come un compleanno, ne ho approfittato per fare quaranta ringraziamenti: sul mio blog, cinque anni alla volta, ho pubblicato articoli in cui ringrazio le quaranta persone più importanti per quanto riguarda i miei anni di radio, perché da loro ho imparato tanto e mi sembrava giusto tributare chi mi ha aiutato a vivere questa esperienza così incredibile. L'inizio lo devo ad una persona che si chiama Roby Chris, Roberto Cristofari. Devi sapere che un mio vecchio amico di nome Sergio Ghisleni a un certo punto ottiene da una radio di Bergamo la possibilità di trasmettere la radiocronaca della partita di basket della squadra locale e mi dice: “Claudio, tu che sei radioamatore, vieni a farmi da regia”. Naturalmente, la connessione tra l'essere un radioamatore (cosa che sono ancora oggi) e fare regia non esiste, però mi inventai pur di entrare in radio, di mettermi al mixer. E in quell'ambiente, “Studio 54” di Bergamo, conobbi Roby Chris che era il direttore, una persona per me importantissima perché scoprì le mie qualità al microfono e mi affidò un programma. Non solo: con Roby Chris ho fatto anche i primi dieci anni di radio in varie emittenti. Purtroppo non si occupa più di questo mondo perché è un informatore farmaceutico, in pensione da poco, ma nel mio cuore lui resta il punto di partenza.
Quello che ho notato è che tu non sei mai autocelebrativo, nel festeggiare questi importantissimi quarant'anni, e lo si deduce anche dalle parole che hai scritto sui social: non stai celebrando te stesso bensì le persone che ti sono state accanto.
Marco, la cosa può essere certo letta psicologicamente in più modi; il primo è quello della pazzia: “ma come, festeggi quarant'anni e non ti dedichi qualcosa?” No, io penso che non sia pazzia ma è di più e di peggio: è un aspetto della megalomania perché io credo che i miei migliori progetti siano ancora da realizzarsi. Questa è la verità. Mi muovo con molta umiltà e tranquillità rispetto al passato e al presente, perché continuo ad avere il maledetto vizio di guardare al futuro.
A che titolo hai fatto radio, tu? Speaker... e poi come sei arrivato ad oggi?
Sono arrivato ad oggi facendo il pessimo (e sottolineo pessimo) tecnico di regia del programma di basket di cui parlavo prima, perché uno che lascia il microfono aperto mentre ha due o tre amiche in studio e mentre gli appassionati sentono la radiocronaca e dunque ascoltano il nostro cazzeggio amicale, beh, non è un gran pregio.
Ed è andata bene! Si poteva sentire anche chissà cos'altro.
In effetti! Ma essendo persone educate è andata abbastanza bene, poi mi hanno perdonato questo errore ed è arrivato Roby Chris; il secondo passo è stato quello di conduttore. Ho capito subito che era bellissimo stare davanti al microfono, ma che stare dietro le quinte era infinitamente più interessante. Allora nel tempo sono diventato assistente del responsabile della musica, poi assistente del responsabile dei programmi, fin quando RTL 102.5 mi affida la direzione editoriale. Lì c'è una figura che mi piace menzionare, che paradossalmente non è un editore o un titolare, bensì un collega: Paolo Oberto. Era il deejay del “Capriccio Incontri”, ovvero della discoteca da cui originava la radio, che fisicamente si trovava al piano superiore. Paolo mi ha insegnato la mitezza e molte altre cose; è una persona aperta ed è stato il primo entusiasta del progetto “Hit Radio”, quindi un collega con cui c'è sintonia e con cui condividere ogni cosa, riuscendo a far fronte a perplessità, dubbi e obiezioni. Da lui imparai a crescere. Tra le quaranta persone che ho tributato, Paolo è una delle più importanti.
La lista è lunga, però potresti farci un riassuntino!
Qualche flash molto volentieri! Fabio Santini, che mi ha insegnato il lavoro prima di RTL 102.5, infatti in quella emittente lo richiamai come responsabile di redazione. Poi degli autori di libri che hanno rivoluzionato il mio pensiero riguardo la radio: Bob Paiva e Bob Schulberg, che non ho avuto il piacere di incontrare ma è come se li conoscessi, perché quando leggi e assorbi un libro, condividendone anche le parti più intime, è come se diventassi amico di chi l'ha scritto. Poi c'è Claudio Cecchetto, una lezione di creatività importantissima a Radio DeeJay, un uomo geniale che è un peccato non avere più a supporto della radio.
Non sarebbe male se Claudio Cecchetto tornasse in qualche modo.
Io resto dell'idea che la radio debba rimanere aperta con chi ha lavorato nel passato; molto spesso le operazioni di ripescaggio dal passato non mi piacciono, ma se qualcuno vuole rientrare per proporre qualcosa di nuovo, io ne sono sempre felice. Altri personaggi importanti, sicuramente John J. Kennedy, un professore dell'università di Notre Dame negli Stati Uniti dove ho fatto un corso intensivo di management radiofonico, che mi spiegò che la radio non è fare palinsesti ma “make people feel better”, fare sentire meglio le persone. Eravamo in venticinque in classe quando ce lo disse e nessuno era in grado di dire quale fosse la USP, la Unique Selling Proposition (argomentazione esclusiva di vendita), o comunque la missione della radio. Lui ci trattò malissimo, pieno di sdegno: “ma come, siete i migliori degli Stati Uniti e dell'Europa, e non siete in grado di dirmi questo? Questo è quello che fa la radio alle persone ed è ciò che la rende unica tra tutti i mezzi di comunicazione”. Ecco, quest'uomo mi ha fulminato, anche con severità, ma io gli devo dei ringraziamenti infiniti, perché da quel momento ho capito che i miei obiettivi erano in realtà solo degli strumenti e li ho completamente ribaltati. In tempi più recenti devo dei ringraziamenti a Carlo Mandelli, che era amministratore delegato di R101 e di Monradio, e che mi ha fatto capire il perché dei gruppi editoriali. Devo molto anche a un altro amico carissimo, Giorgio Drago, che è un grandissimo uomo di Private Equity, quindi investimenti finanziari, perché mi ha spiegato che cosa possa interessare un investitore finanziario nel mondo della radio, e non è poco perché l'ha fatto con una partecipazione anche su progetti concreti che mi ha trasmesso molto e mi ha dato una lettura non solo del denaro ma delle motivazioni che spingono gli investitori a credere in un progetto radiofonico. Un'altra è sicuramente Paola Marchesini, direttore di Rai Radio 2, una donna dalla grandissima personalità, che ha un rapporto molto educato, professionale e manageriale, ma assolutamente diretto.
Rai Radio 2 è una tua collaborazione attuale, giusto?
Sì, certo, e prosegue con questa persona che per quanto mi riguarda è un piacere ascoltare e con cui è un piacere confrontarsi. C'è poi una menzione necessaria a una persona molto speciale, che è Don Vinicio Albanesi, che mi ha coinvolto in un premio sociale intitolato “L'Anello Debole”; io sono nella giuria di questo progetto, che ogni anno assegna dei riconoscimenti a chi realizza cortometraggi audio con comunicazioni sociali particolarmente meritevoli di tributo. Tutto questo avviene nella comunità di Capodarco, dove Don Albanesi gestisce oltre più di venti comunità che si prendono cura di varie problematiche relative alla salute delle persone. Quest'uomo, che si dedica tanto agli altri e che ha voluto organizzare a Capodarco un progetto per premiare le persone più sensibili al sociale, mi ha insegnato veramente tantissimo, e il confronto con lui è un'esperienza incredibile che mi permetto di raccomandare ai nostri ascoltatori e alle loro famiglie. Poi, ultimo ma non meno importante, Giuseppe Vaccari, fondatore di Axel Technology. Ad Anzola e dentro Axel Technology hanno una voglia di mondo che secondo me è un virus o una malattia, perché hanno uno spirito imprenditoriale che li porta a prendere quando serve il primo volo per il Ghana, per la Malesia, il Cile, Las Vegas; persone che sono dotate di skill e di competenze ma che hanno il proposito non di conquistare il mondo, bensì di servirlo. Qui c'è tutto un discorso sulla filosofia che Giuseppe ha impostato nella propria azienda; e comunque cinquanta persone che lavorano significa sfamare cinquanta famiglie, e Giuseppe fa tutto questo anche nella successione verso i figli, in modi che personalmente mi danno un grande insegnamento di vita e che si guadagnano tutta la mia stima. Quindi come puoi vedere, Marco, in quarant'anni ho accumulato una montagna di grazie!
Stavo facendo una riflessione: l'uomo che ho qui di fronte è diventato il grande professionista di oggi grazie anche al contributo da diversi mondi e diverse situazioni, distanti fra di loro ma tutte importanti. Allora soffiamo su queste quaranta candeline!
Io non voglio dare nessuna lezione e nessun messaggio, però io ho ascoltato molto nella mia vita e credo che ogni radiofonico dovrebbe farlo. Questa è una lezione dei padri della radio che però vale ancora oggi.
Claudio, è sempre un piacere immenso parlare con te. Grazie per essere stato con noi!
Grazie Marco e un saluto a tutti voi di VOCI.fm!
Guarda anche...
Claudio Astorri: i miei 40 anni di radio
Ospite del #sitodellevoci il radio specialist Claudio Astorri. Questa volta non per parlare di dati d'ascolto ma per festeggiare un compleanno importante: i suoi 40 anni nel mondo dellla radio. Ecco l''intervista video di Marco Picchio.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm, benvenuti! Oggi è con noi un ospite ormai “di famiglia”: Claudio Astorri! Benvenuto.
Grazie Marco e un saluto a tutti gli amici di VOCI.fm!
Oggi non parliamo di numeri bensì di un evento importante, che ci piacerebbe celebrare insieme: non si tratta infatti del tuo compleanno ma quasi, perché hai compiuto 40 anni di radio!
Confesso che tra il dire che ho 58 anni e il dire che ho 40 anni di radio, io preferisco di gran lunga la seconda!
Quando uno si occupa di radio, non invecchia mai.
Mi sembra, guardandomi intorno, che molti colleghi mantengono lo spirito da Peter Pan, quindi la radio fa bene!
40 anni di radio, dunque, spesi in tante direzioni...
Io amo solo ricordare l'inizio, poi francamente questi 40 anni non li ho festeggiati come un compleanno, ne ho approfittato per fare quaranta ringraziamenti: sul mio blog, cinque anni alla volta, ho pubblicato articoli in cui ringrazio le quaranta persone più importanti per quanto riguarda i miei anni di radio, perché da loro ho imparato tanto e mi sembrava giusto tributare chi mi ha aiutato a vivere questa esperienza così incredibile. L'inizio lo devo ad una persona che si chiama Roby Chris, Roberto Cristofari. Devi sapere che un mio vecchio amico di nome Sergio Ghisleni a un certo punto ottiene da una radio di Bergamo la possibilità di trasmettere la radiocronaca della partita di basket della squadra locale e mi dice: “Claudio, tu che sei radioamatore, vieni a farmi da regia”. Naturalmente, la connessione tra l'essere un radioamatore (cosa che sono ancora oggi) e fare regia non esiste, però mi inventai pur di entrare in radio, di mettermi al mixer. E in quell'ambiente, “Studio 54” di Bergamo, conobbi Roby Chris che era il direttore, una persona per me importantissima perché scoprì le mie qualità al microfono e mi affidò un programma. Non solo: con Roby Chris ho fatto anche i primi dieci anni di radio in varie emittenti. Purtroppo non si occupa più di questo mondo perché è un informatore farmaceutico, in pensione da poco, ma nel mio cuore lui resta il punto di partenza.
Quello che ho notato è che tu non sei mai autocelebrativo, nel festeggiare questi importantissimi quarant'anni, e lo si deduce anche dalle parole che hai scritto sui social: non stai celebrando te stesso bensì le persone che ti sono state accanto.
Marco, la cosa può essere certo letta psicologicamente in più modi; il primo è quello della pazzia: “ma come, festeggi quarant'anni e non ti dedichi qualcosa?” No, io penso che non sia pazzia ma è di più e di peggio: è un aspetto della megalomania perché io credo che i miei migliori progetti siano ancora da realizzarsi. Questa è la verità. Mi muovo con molta umiltà e tranquillità rispetto al passato e al presente, perché continuo ad avere il maledetto vizio di guardare al futuro.
A che titolo hai fatto radio, tu? Speaker... e poi come sei arrivato ad oggi?
Sono arrivato ad oggi facendo il pessimo (e sottolineo pessimo) tecnico di regia del programma di basket di cui parlavo prima, perché uno che lascia il microfono aperto mentre ha due o tre amiche in studio e mentre gli appassionati sentono la radiocronaca e dunque ascoltano il nostro cazzeggio amicale, beh, non è un gran pregio.
Ed è andata bene! Si poteva sentire anche chissà cos'altro.
In effetti! Ma essendo persone educate è andata abbastanza bene, poi mi hanno perdonato questo errore ed è arrivato Roby Chris; il secondo passo è stato quello di conduttore. Ho capito subito che era bellissimo stare davanti al microfono, ma che stare dietro le quinte era infinitamente più interessante. Allora nel tempo sono diventato assistente del responsabile della musica, poi assistente del responsabile dei programmi, fin quando RTL 102.5 mi affida la direzione editoriale. Lì c'è una figura che mi piace menzionare, che paradossalmente non è un editore o un titolare, bensì un collega: Paolo Oberto. Era il deejay del “Capriccio Incontri”, ovvero della discoteca da cui originava la radio, che fisicamente si trovava al piano superiore. Paolo mi ha insegnato la mitezza e molte altre cose; è una persona aperta ed è stato il primo entusiasta del progetto “Hit Radio”, quindi un collega con cui c'è sintonia e con cui condividere ogni cosa, riuscendo a far fronte a perplessità, dubbi e obiezioni. Da lui imparai a crescere. Tra le quaranta persone che ho tributato, Paolo è una delle più importanti.
La lista è lunga, però potresti farci un riassuntino!
Qualche flash molto volentieri! Fabio Santini, che mi ha insegnato il lavoro prima di RTL 102.5, infatti in quella emittente lo richiamai come responsabile di redazione. Poi degli autori di libri che hanno rivoluzionato il mio pensiero riguardo la radio: Bob Paiva e Bob Schulberg, che non ho avuto il piacere di incontrare ma è come se li conoscessi, perché quando leggi e assorbi un libro, condividendone anche le parti più intime, è come se diventassi amico di chi l'ha scritto. Poi c'è Claudio Cecchetto, una lezione di creatività importantissima a Radio DeeJay, un uomo geniale che è un peccato non avere più a supporto della radio.
Non sarebbe male se Claudio Cecchetto tornasse in qualche modo.
Io resto dell'idea che la radio debba rimanere aperta con chi ha lavorato nel passato; molto spesso le operazioni di ripescaggio dal passato non mi piacciono, ma se qualcuno vuole rientrare per proporre qualcosa di nuovo, io ne sono sempre felice. Altri personaggi importanti, sicuramente John J. Kennedy, un professore dell'università di Notre Dame negli Stati Uniti dove ho fatto un corso intensivo di management radiofonico, che mi spiegò che la radio non è fare palinsesti ma “make people feel better”, fare sentire meglio le persone. Eravamo in venticinque in classe quando ce lo disse e nessuno era in grado di dire quale fosse la USP, la Unique Selling Proposition (argomentazione esclusiva di vendita), o comunque la missione della radio. Lui ci trattò malissimo, pieno di sdegno: “ma come, siete i migliori degli Stati Uniti e dell'Europa, e non siete in grado di dirmi questo? Questo è quello che fa la radio alle persone ed è ciò che la rende unica tra tutti i mezzi di comunicazione”. Ecco, quest'uomo mi ha fulminato, anche con severità, ma io gli devo dei ringraziamenti infiniti, perché da quel momento ho capito che i miei obiettivi erano in realtà solo degli strumenti e li ho completamente ribaltati. In tempi più recenti devo dei ringraziamenti a Carlo Mandelli, che era amministratore delegato di R101 e di Monradio, e che mi ha fatto capire il perché dei gruppi editoriali. Devo molto anche a un altro amico carissimo, Giorgio Drago, che è un grandissimo uomo di Private Equity, quindi investimenti finanziari, perché mi ha spiegato che cosa possa interessare un investitore finanziario nel mondo della radio, e non è poco perché l'ha fatto con una partecipazione anche su progetti concreti che mi ha trasmesso molto e mi ha dato una lettura non solo del denaro ma delle motivazioni che spingono gli investitori a credere in un progetto radiofonico. Un'altra è sicuramente Paola Marchesini, direttore di Rai Radio 2, una donna dalla grandissima personalità, che ha un rapporto molto educato, professionale e manageriale, ma assolutamente diretto.
Rai Radio 2 è una tua collaborazione attuale, giusto?
Sì, certo, e prosegue con questa persona che per quanto mi riguarda è un piacere ascoltare e con cui è un piacere confrontarsi. C'è poi una menzione necessaria a una persona molto speciale, che è Don Vinicio Albanesi, che mi ha coinvolto in un premio sociale intitolato “L'Anello Debole”; io sono nella giuria di questo progetto, che ogni anno assegna dei riconoscimenti a chi realizza cortometraggi audio con comunicazioni sociali particolarmente meritevoli di tributo. Tutto questo avviene nella comunità di Capodarco, dove Don Albanesi gestisce oltre più di venti comunità che si prendono cura di varie problematiche relative alla salute delle persone. Quest'uomo, che si dedica tanto agli altri e che ha voluto organizzare a Capodarco un progetto per premiare le persone più sensibili al sociale, mi ha insegnato veramente tantissimo, e il confronto con lui è un'esperienza incredibile che mi permetto di raccomandare ai nostri ascoltatori e alle loro famiglie. Poi, ultimo ma non meno importante, Giuseppe Vaccari, fondatore di Axel Technology. Ad Anzola e dentro Axel Technology hanno una voglia di mondo che secondo me è un virus o una malattia, perché hanno uno spirito imprenditoriale che li porta a prendere quando serve il primo volo per il Ghana, per la Malesia, il Cile, Las Vegas; persone che sono dotate di skill e di competenze ma che hanno il proposito non di conquistare il mondo, bensì di servirlo. Qui c'è tutto un discorso sulla filosofia che Giuseppe ha impostato nella propria azienda; e comunque cinquanta persone che lavorano significa sfamare cinquanta famiglie, e Giuseppe fa tutto questo anche nella successione verso i figli, in modi che personalmente mi danno un grande insegnamento di vita e che si guadagnano tutta la mia stima. Quindi come puoi vedere, Marco, in quarant'anni ho accumulato una montagna di grazie!
Stavo facendo una riflessione: l'uomo che ho qui di fronte è diventato il grande professionista di oggi grazie anche al contributo da diversi mondi e diverse situazioni, distanti fra di loro ma tutte importanti. Allora soffiamo su queste quaranta candeline!
Io non voglio dare nessuna lezione e nessun messaggio, però io ho ascoltato molto nella mia vita e credo che ogni radiofonico dovrebbe farlo. Questa è una lezione dei padri della radio che però vale ancora oggi.
Claudio, è sempre un piacere immenso parlare con te. Grazie per essere stato con noi!
Grazie Marco e un saluto a tutti voi di VOCI.fm!











