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Claudio Astorri: 4 suggerimenti per i conduttori in radio

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Il radio specialist Claudio Astorri ancora ospite di VOCI.fm, questa volta per fornire a tutti i conduttori radiofonici 4 semplici e utili consigli. Ecco l'intervista video di Marco Picchio.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, ben ritrovati! È con noi un ospite ormai familiare, Claudio Astorri. Benvenuto!
Grazie, e un saluto a tutti!

Siamo qui per parlare di qualcosa di semplice, un argomento che abbiamo già trattato e di cui tu hai scritto molto chiaramente in un articolo: quattro consigli per chi fa radio e vuole dare il meglio: ascoltare, ascoltarsi, valorizzare, e valorizzarsi. Come sei giunto a questi punti cardine? È stata la tua esperienza ad aiutarti?
Quarant'anni di radio e l'amore per la semplicità, caro Marco, perché credo che anche i corsi per speaker diano molta tecnica, arrivano a me richieste di chiarimento, domande su quale sia il mio pensiero, e il mio pensiero è prima di tutto “semplice”. Va benissimo avere tecniche di conduzione radiofonica ma bisogna nel profondo aver risolto prima il rapporto con sé stessi e con il microfono.

Partiamo dal primo punto: ascoltare. Intendi sia la radio in generale che la propria, quella in cui si conduce.
Molti personaggi importanti mi hanno detto molti anni fa che per fare “grande” radio bisogna essere grandi ascoltatori, e penso che sia vero. Non l'ho trovato scritto nei manuali, nemmeno negli Stati Uniti mi è stato spiegato più di tanto, ma sono convinto che ci sia del vero: ascoltare, immedesimarsi, percepire quello che arriva a sé stessi e agli altri ascoltatori, e riflettere su tutto questo. La radio deve essere amata per quanto si possa amare un mezzo di comunicazione. Ascoltare vuol dire essenzialmente mettersi in sintonia con quella che è la relazione tra stazione e individuo, quindi ascoltare è un'azione basilare; le radio estere sono molto interessanti perché offrono approcci e modalità differenze, e questo può dare ispirazione.


E di questo abbiamo bisogno, perché così nascono le nuove idee. Dell'ascoltarsi abbiamo già parlato un pò, ma è innegabile che sia una cosa difficilissima.
È la cosa più dura, ma nel senso autocritico che ciascuno di noi conduttori ha nel riascoltarsi c'è il seme del miglioramento, quindi se si riesce ad accettare di infliggersi quella che non è una penitenza ma che è anzi uno specchio, si ha il 70% di probabilità di crescita; sospetto a questo proposito che nei corsi di conduzione ciò non venga sufficientemente valorizzato, il che è un problema perché quello che ci possiamo insegnare da soli è più di quello che può esserci insegnato da una figura esterna che però bisognerebbe cercare, trovare e pagare.

Siamo i migliori critici di noi stessi, quindi è un'ottima lezione. Passiamo al terzo punto: valorizzare.
Valorizzare significa non limitarsi al semplice resoconto dei fatti. I conduttori non fanno sempre interventi dal vivo, ad esempio un commento su un tramonto spettacolare o qualcosa di simile. Non dico che molti facciano i giornalisti, ma sicuramente c'è questa tendenza al dare attenzione alle “notiziole” che però diventa una potenziale morte del mezzo radio. Le “notiziole” si devono... decapsulare. Bisogna prendere l'argomento che sta alla base della notiziola, vedere se sta in piedi, e questo fatto poi lo si deve trasformare in storia e valorizzarlo, facendolo camminare. La radio è questo, non un semplice riportare le notizie; quello è il compito di una redazione giornalistica, non di una radio che deve accendere l'illuminazione interiore di chi ascolta.

Hai detto una cosa bellissima, perché davanti a dei fogli di carta l'atto del decapsulare (aggiungendo anche qualcosa di se stessi) è davvero difficile. Passiamo al quarto e ultimo punto: valorizzarsi.
Io sono un forte ascoltatore di radio, e quello che noto è che tantissimi conduttori non si presentano o se lo fanno non lo fanno adeguatamente; magari ascoltando una radio viene da esclamare “bravo questo conduttore!” però passano trenta, quaranta minuti, e il conduttore non fa mai il proprio nome e quindi l'esperienza di ascolto non può essere cementata positivamente. È un comportamento dannoso che annulla l'efficacia dei tre punti precedenti, e a questo punto mi permetto di dire ai conduttori di non temere troppo un rimprovero dello station manager perché vi menzionate spesso; concordate insieme la giusta menzione del nome ma fatelo perché è importante per tutti, station manager, conduttori, radio, e ascoltatori. Siete bravi? Siete riconoscibili? Siete dotati di originalità? Vogliamo saperlo e per ringraziarvi abbiamo bisogno che vi valorizziate.

Pochi punti ma essenziali, quasi una filosofia!
Direi di sì, perché si parla di ascolto e valore poi declinati nel riflessivo. Mi sono permesso di scrivere l'articolo non per andare contro ai corsi di speaker e conduzione, ma perché credo che non dobbiamo perdere i basics, che devono essere applicati all'individuo, alla personalità. Ecco perché io privilegio molto gli aircheck, perché permettono di andare nel personale del conduttore e creare il proprio status, le proprie regole, e distinguersi per questi. C'è un cammino da fare e queste quattro regole aiutano a imboccare la strada.

Siamo sicuri che queste regole saranno utilissime a tutto il nostro pubblico, che come sai è costituito in parte anche da giovanissimi che vogliono approcciarsi alla meravigliosa attività della radio. Grazie per essere stato con noi oggi, Claudio!
Alla prossima, e grazie come sempre a VOCI.fm per l'ospitalità!


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Claudio Astorri: 4 suggerimenti per i conduttori in radio

Il radio specialist Claudio Astorri ancora ospite di VOCI.fm, questa volta per fornire a tutti i conduttori radiofonici 4 semplici e utili consigli. Ecco l'intervista video di Marco Picchio.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, ben ritrovati! È con noi un ospite ormai familiare, Claudio Astorri. Benvenuto!
Grazie, e un saluto a tutti!

Siamo qui per parlare di qualcosa di semplice, un argomento che abbiamo già trattato e di cui tu hai scritto molto chiaramente in un articolo: quattro consigli per chi fa radio e vuole dare il meglio: ascoltare, ascoltarsi, valorizzare, e valorizzarsi. Come sei giunto a questi punti cardine? È stata la tua esperienza ad aiutarti?
Quarant'anni di radio e l'amore per la semplicità, caro Marco, perché credo che anche i corsi per speaker diano molta tecnica, arrivano a me richieste di chiarimento, domande su quale sia il mio pensiero, e il mio pensiero è prima di tutto “semplice”. Va benissimo avere tecniche di conduzione radiofonica ma bisogna nel profondo aver risolto prima il rapporto con sé stessi e con il microfono.

Partiamo dal primo punto: ascoltare. Intendi sia la radio in generale che la propria, quella in cui si conduce.
Molti personaggi importanti mi hanno detto molti anni fa che per fare “grande” radio bisogna essere grandi ascoltatori, e penso che sia vero. Non l'ho trovato scritto nei manuali, nemmeno negli Stati Uniti mi è stato spiegato più di tanto, ma sono convinto che ci sia del vero: ascoltare, immedesimarsi, percepire quello che arriva a sé stessi e agli altri ascoltatori, e riflettere su tutto questo. La radio deve essere amata per quanto si possa amare un mezzo di comunicazione. Ascoltare vuol dire essenzialmente mettersi in sintonia con quella che è la relazione tra stazione e individuo, quindi ascoltare è un'azione basilare; le radio estere sono molto interessanti perché offrono approcci e modalità differenze, e questo può dare ispirazione.


E di questo abbiamo bisogno, perché così nascono le nuove idee. Dell'ascoltarsi abbiamo già parlato un pò, ma è innegabile che sia una cosa difficilissima.
È la cosa più dura, ma nel senso autocritico che ciascuno di noi conduttori ha nel riascoltarsi c'è il seme del miglioramento, quindi se si riesce ad accettare di infliggersi quella che non è una penitenza ma che è anzi uno specchio, si ha il 70% di probabilità di crescita; sospetto a questo proposito che nei corsi di conduzione ciò non venga sufficientemente valorizzato, il che è un problema perché quello che ci possiamo insegnare da soli è più di quello che può esserci insegnato da una figura esterna che però bisognerebbe cercare, trovare e pagare.

Siamo i migliori critici di noi stessi, quindi è un'ottima lezione. Passiamo al terzo punto: valorizzare.
Valorizzare significa non limitarsi al semplice resoconto dei fatti. I conduttori non fanno sempre interventi dal vivo, ad esempio un commento su un tramonto spettacolare o qualcosa di simile. Non dico che molti facciano i giornalisti, ma sicuramente c'è questa tendenza al dare attenzione alle “notiziole” che però diventa una potenziale morte del mezzo radio. Le “notiziole” si devono... decapsulare. Bisogna prendere l'argomento che sta alla base della notiziola, vedere se sta in piedi, e questo fatto poi lo si deve trasformare in storia e valorizzarlo, facendolo camminare. La radio è questo, non un semplice riportare le notizie; quello è il compito di una redazione giornalistica, non di una radio che deve accendere l'illuminazione interiore di chi ascolta.

Hai detto una cosa bellissima, perché davanti a dei fogli di carta l'atto del decapsulare (aggiungendo anche qualcosa di se stessi) è davvero difficile. Passiamo al quarto e ultimo punto: valorizzarsi.
Io sono un forte ascoltatore di radio, e quello che noto è che tantissimi conduttori non si presentano o se lo fanno non lo fanno adeguatamente; magari ascoltando una radio viene da esclamare “bravo questo conduttore!” però passano trenta, quaranta minuti, e il conduttore non fa mai il proprio nome e quindi l'esperienza di ascolto non può essere cementata positivamente. È un comportamento dannoso che annulla l'efficacia dei tre punti precedenti, e a questo punto mi permetto di dire ai conduttori di non temere troppo un rimprovero dello station manager perché vi menzionate spesso; concordate insieme la giusta menzione del nome ma fatelo perché è importante per tutti, station manager, conduttori, radio, e ascoltatori. Siete bravi? Siete riconoscibili? Siete dotati di originalità? Vogliamo saperlo e per ringraziarvi abbiamo bisogno che vi valorizziate.

Pochi punti ma essenziali, quasi una filosofia!
Direi di sì, perché si parla di ascolto e valore poi declinati nel riflessivo. Mi sono permesso di scrivere l'articolo non per andare contro ai corsi di speaker e conduzione, ma perché credo che non dobbiamo perdere i basics, che devono essere applicati all'individuo, alla personalità. Ecco perché io privilegio molto gli aircheck, perché permettono di andare nel personale del conduttore e creare il proprio status, le proprie regole, e distinguersi per questi. C'è un cammino da fare e queste quattro regole aiutano a imboccare la strada.

Siamo sicuri che queste regole saranno utilissime a tutto il nostro pubblico, che come sai è costituito in parte anche da giovanissimi che vogliono approcciarsi alla meravigliosa attività della radio. Grazie per essere stato con noi oggi, Claudio!
Alla prossima, e grazie come sempre a VOCI.fm per l'ospitalità!


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