Johnson Righeira su VOCI.fm
ARTICOLO
Ospite di VOCI.fm questa volta il cantante Johnson Righeira. Lo ha videointervistato per noi Francesca Faggella.
Intervista realizzata da Francesca Faggella
Amici di VOCI.fm, ci troviamo in collegamento da Palma di Maiorca al Canavese con il cantante Johnson Righeira! Benvenuto, Johnson!
Grazie, Francesca.
La tua carriera la conoscono tutti, ma giusto per rispolverare la memoria: nel 1983 nascono per tua iniziativa i “Righeira”, giusto?
Io avevo già iniziato come solista nel 1980, poi conoscemmo i fratelli La Bionda e decidemmo di formare un duo. Michael all'epoca mi aiutava nelle performance live, dopotutto; in seguito, è successo quello che è successo, ed è stato un uragano che ha travolto per fortuna non soltanto noi ma anche il pubblico.
Come sono nate le vostre canzoni? È vera la storia dello scantinato?
È vera! Io avevo già un'idea di “Vamos a la Playa”, però mancava ancora il ritornello che mi venne in mente mettendo le mani a casaccio su un sintetizzatore, pensando “non è male”. Certo non avrei mai creduto che quel “non è male” sarebbe diventato un marchio di fabbrica e passaporto a livello planetario.
Tu sei autore, musicista, cantante, e anche deejay! Ricordo quando ci incontravamo in Sardegna e i tuoi set spaziavano tra bossa nova... jazz... elettronica.
Cercavo un'atmosfera lounge nel senso originario del termine; dalla bossa nova alle colonne sonore, ma anche cose moderne, come il pezzo con “Montefiori Cocktail”, veloce e divertente.
Quanto è stata importante la tua voce per tono e timbro, nella tua carriera?
Io ho cominciato a cantare quasi per caso, quindi non ho mai preso lezioni e all'inizio non davo molta importanza a certe cose; da un lato questo mi ha privato della tecnica di un virtuoso, dall'altro però non ho mai copiato nessuno e il mio timbro è diventato riconoscibile. Negli anni ho iniziato a curarla un pò di più, cercando di riposare la voce e fare il bravo, ma l'età da questo punto di vista aiuta! Non ho molta voglia di far mattina, ho già dato abbastanza in passato.
Se qualcuno dicesse “conosco i Righeira, adoro le loro canzoni, anche io voglio fare il cantante non tanto per il successo quanto per esprimere ciò che sento”... tu cosa diresti?
Parlando della voce, la mia l'ho forgiata nei live. La cosa migliore è fare esperienza davanti alla gente su un palco, a prescindere dalle dimensioni; io stesso mi ritrovo a fare talvolta esibizioni in birrerie per gli amici, non mi formalizzo. Però cantare davanti a un pubblico, ecco, se si ha la predisposizione aiuta a maturare un certo controllo della voce. Bisogna cercare di essere sempre diversi e originali sia nel modo di cantare che nel tipo di canzoni che si fanno. Qualora si parlasse di fare cover, invece, è fondamentale entrare dentro la canzone e soprattutto trasmettere qualcosa con la voce che, ripeto, deve essere il più personale possibile. È meglio cantare con meno perfezione e più emozione, perché di cantanti bravi ma vuoti ne è pieno il mondo.
Fra quanto potremo bere un sorso del tuo vino?
Bisogna dirlo, però: approfittando del mio spostamento a trenta chilometri da Torino, sono circondato da vigneti; a me il vino è sempre piaciuto, quindi ho rilevato da un amico una vigna semi-abbandonata, e adesso produco “Erbaluce di Caluso”, un vitigno autoctono, un bianco molto particolare. Per adesso la vigna è in fase di ristrutturazione quindi per tre anni la produzione sarà minima, ma speriamo di arrivare a 3500 bottiglie l'anno circa.
Bene, allora aspettiamo il tuo invito! Johnson, grazie per essere stato con noi!
Grazie a te e un saluto a tutti gli amici di VOCI.fm!
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Johnson Righeira su VOCI.fm
Ospite di VOCI.fm questa volta il cantante Johnson Righeira. Lo ha videointervistato per noi Francesca Faggella.
Intervista realizzata da Francesca Faggella
Amici di VOCI.fm, ci troviamo in collegamento da Palma di Maiorca al Canavese con il cantante Johnson Righeira! Benvenuto, Johnson!
Grazie, Francesca.
La tua carriera la conoscono tutti, ma giusto per rispolverare la memoria: nel 1983 nascono per tua iniziativa i “Righeira”, giusto?
Io avevo già iniziato come solista nel 1980, poi conoscemmo i fratelli La Bionda e decidemmo di formare un duo. Michael all'epoca mi aiutava nelle performance live, dopotutto; in seguito, è successo quello che è successo, ed è stato un uragano che ha travolto per fortuna non soltanto noi ma anche il pubblico.
Come sono nate le vostre canzoni? È vera la storia dello scantinato?
È vera! Io avevo già un'idea di “Vamos a la Playa”, però mancava ancora il ritornello che mi venne in mente mettendo le mani a casaccio su un sintetizzatore, pensando “non è male”. Certo non avrei mai creduto che quel “non è male” sarebbe diventato un marchio di fabbrica e passaporto a livello planetario.
Tu sei autore, musicista, cantante, e anche deejay! Ricordo quando ci incontravamo in Sardegna e i tuoi set spaziavano tra bossa nova... jazz... elettronica.
Cercavo un'atmosfera lounge nel senso originario del termine; dalla bossa nova alle colonne sonore, ma anche cose moderne, come il pezzo con “Montefiori Cocktail”, veloce e divertente.
Quanto è stata importante la tua voce per tono e timbro, nella tua carriera?
Io ho cominciato a cantare quasi per caso, quindi non ho mai preso lezioni e all'inizio non davo molta importanza a certe cose; da un lato questo mi ha privato della tecnica di un virtuoso, dall'altro però non ho mai copiato nessuno e il mio timbro è diventato riconoscibile. Negli anni ho iniziato a curarla un pò di più, cercando di riposare la voce e fare il bravo, ma l'età da questo punto di vista aiuta! Non ho molta voglia di far mattina, ho già dato abbastanza in passato.
Se qualcuno dicesse “conosco i Righeira, adoro le loro canzoni, anche io voglio fare il cantante non tanto per il successo quanto per esprimere ciò che sento”... tu cosa diresti?
Parlando della voce, la mia l'ho forgiata nei live. La cosa migliore è fare esperienza davanti alla gente su un palco, a prescindere dalle dimensioni; io stesso mi ritrovo a fare talvolta esibizioni in birrerie per gli amici, non mi formalizzo. Però cantare davanti a un pubblico, ecco, se si ha la predisposizione aiuta a maturare un certo controllo della voce. Bisogna cercare di essere sempre diversi e originali sia nel modo di cantare che nel tipo di canzoni che si fanno. Qualora si parlasse di fare cover, invece, è fondamentale entrare dentro la canzone e soprattutto trasmettere qualcosa con la voce che, ripeto, deve essere il più personale possibile. È meglio cantare con meno perfezione e più emozione, perché di cantanti bravi ma vuoti ne è pieno il mondo.
Fra quanto potremo bere un sorso del tuo vino?
Bisogna dirlo, però: approfittando del mio spostamento a trenta chilometri da Torino, sono circondato da vigneti; a me il vino è sempre piaciuto, quindi ho rilevato da un amico una vigna semi-abbandonata, e adesso produco “Erbaluce di Caluso”, un vitigno autoctono, un bianco molto particolare. Per adesso la vigna è in fase di ristrutturazione quindi per tre anni la produzione sarà minima, ma speriamo di arrivare a 3500 bottiglie l'anno circa.
Bene, allora aspettiamo il tuo invito! Johnson, grazie per essere stato con noi!
Grazie a te e un saluto a tutti gli amici di VOCI.fm!











