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Claudio Astorri: "Promuovere ON AIR l'indagine TER per elemosinare ascolti"

VOCI IN VETRINA

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ARTICOLO

Torna su VOCI.fm il radio specialist Claudio Astorri. Nell'intervista di Marco Picchio si è parlato di un recente articolo di Claudio, pubblicato su Astorri.it, dal titolo "Promuovere ON AIR l'indagine TER per elemosinare ascolti". Buona visione.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, bentrovati! Eccoci con un ospite che non vedevamo da un po'! È la prima volta nel 2023 che appare su VOCI.fm: Claudio Astorri, benvenuto!
Grazie Marco, è sempre un piacere rivederti e un saluto ovviamente anche a tutta la comunità di VOCI.fm!

Comunità che gradisce sempre le tue interviste! A parte le indagini d'ascolto – e adesso che siamo ad Aprile sappiamo che usciranno a breve nuovi risultati – io seguo il tuo sito e le tue pagine sociale e sono capitato su un tuo articolo dove sei andato giù piuttosto pesante su una situazione (io condivido appieno la tua posizione). Hai intitolato l'articolo “Promuovere on-air l’indagine T.E.R. per elemosinare l'ascolto”. È un verbo un po' forte “elemosinare” non è mai una cosa bella. Ma perché questo? Perché tante radio sia nazionali che locali più o meno grandi hanno preso l'abitudine di dire in onda “se vi chiamano dite che ascoltate noi”. Questo è un problema che riguarda un po' tutte le radio, ci viene imposto un po' dall'alto in realtà ed è una tendenza che interessa anche i network, dicci cosa ne pensi!
Marco, innanzitutto devo ringraziarti per aver segnalato questo articolo agli amici di VOCI.fm perché è stato il più letto del mese di Marzo. Evidentemente ha creato un po' di scompiglio. Non ti nascondo che la parola “elemosinare” è una parola forte, e l'ho utilizzata appositamente non tanto per portare attenzione all'articolo, ma per dare il senso grave di quello che sta accadendo. Non è una parola quindi “strumentale”, bensì “rappresentativa”. Nel dietro le quinte, cosa che non ho scritto nell'articolo, il parere di tanti editori è che il successo enorme di RDS (Radio Dimensione Suono) nella seconda metà dell'anno scorso, in particolare nell'ultimo trimestre, sia dovuto al fatto che quest'emittente nazionale – che peraltro non necessita di spinte particolari – abbia cominciato a usare quest'espressione con i suoi ascoltatori, ovvero: “se vi chiamano da un'indagine di ascolti, dite che ascoltate RDS”. Sembra quindi che non riconoscendo evidentemente a RDS dei meriti sul campo, altri editori abbiano deciso di contrapporre a chi per primo ha beneficiato di questo vantaggio, la stessa ricetta. Addirittura rincarandone la dose, perché nelle radio del gruppo Mediaset ma anche in molte altre, a quel che sento molti conduttori invocano addirittura in nome dell'indagine TER la richiesta agli ascoltatori di esprimere un ascolto totalizzante, di 24 ore, portando gli ascoltatori ad una forma di dichiarazione falsa e ad un'alterazione della stessa indagine. Ecco che di fronte a tutto questo caos il signor Claudio Astorri, un semplice operatore di radio ma professore di università, ha voluto scrivere un articolo...

Sì, un “semplice” operatore, ma abbastanza autorevole!
Questo lo dici tu e te ne ringrazio, ma siamo amici e bisogna far capire alla comunità di VOCI.fm che magari questa amicizia influenza il tuo giudizio. Detto questo, mi sono messo a razionalizzare quello che a me sembra una reazione emotiva, un comportamento veramente negativo per il mezzo radio. Ho spiegato che il primo motivo per cui secondo me non bisogna elemosinare l'ascolto dagli ascoltatori della propria stazione radio è che c'è un decoro della nostra industria e dell'immagine complessiva del mezzo che viene distrutta. Già è imbarazzante che nel 2023 ci sia un'indagine a mezzo telefonico. Inutile ricordare che sul mio blog ci sono articoli e articoli a favore della misurazione elettronica del mezzo con tanto di interviste ai massimi protagonisti nel mondo, e inoltre c'è l'ultima di queste con il direttore delle ricerche che in Gran Bretagna ha effettuato una ibridizzazione tra i diari e la misurazione elettronica. Da questo punto di vista siamo molto indietro, e tutto questo bailamme, questo amplificare il fatto che la radio sia “soggetta” a un sondaggio telefonico – sembra che un'industria che fattura mezzo miliardo di euro dipenda dalle reazioni emotive – depone irrimediabilmente e negativamente presso l'ascoltatore l'immagine della radio. Il secondo motivo è che questa richiesta di dilatare nelle proprie dichiarazioni il tempo d'ascolto altera peraltro il valore stesso della ricerca. Se noi ci comportiamo così in onda, i clienti pubblicitari crederanno di più o di meno ai risultati e alle evidenze di questa ricerca? Sì, frequento persone che lavorano nei centri media, e ho la sensazione che la risposta sia ovvia: la credibilità dell'immagine scende notevolmente, così come la credibilità istituzionale della radio. Lo devono sapere anche i tuoi fruitori di VOCI.fm che la GICOM ha mandato giusto due settimane fa una simpatica raccomandata a TER, dicendo in soldoni: “signori, voi rilevate l'indagine ufficiale d'ascolto del mezzo radio, dovete integrare il mondo della pubblicità, non potete suonarvela e cantarvela da soli”. E non solo, sempre nella raccomandata si sottolinea il fatto che la metodologia deve essere innovata secondo le procedure più innovative disponibili. Non hanno scritto esplicitamente “misurazione elettronica” ma mancava solo quello. Che in questo momento la GICOM ci imponga uno sviluppo e noi difendiamo la ricerca dei Flintstones, non mi sembra che deponga a favore nostro nei rapporti istituzionali in cui io nel 2023 credo ancora. Non penso che davanti all'istituzione ci si debba girare dall'altra parte. Ultimo motivo, non meno importante, c'è un'implicita richiesta di stare attenti a tutte le telefonate – parlo ovviamente anche di quelle dei call-center più sgradevoli – perché “attenzione, fra tutte quelle telefonate potrebbe esserci quella di TER”. È come se noi dicessimo agli ascoltatori di guardare nel cestino, di salutare oltre che la GICOM anche il garante della privacy, di riaprire i cordoni e perdere moltissimo tempo perché forse tra quelle telefonate potrebbe esserci quella di T.E.R. Io sorrido con te, Marco, ma penso che questi motivi siano terribilmente seri. E quindi siccome non ho alcun potere in questa vicenda, ho pensato di scrivere sul mio blog astorri.it, e la sorpresa è che in poche ore questo articolo è diventato il più letto, e non ti dico i commenti! Quasi tutti a favore.

È un tema molto sentito da chi fa radio e dall'ascoltatore stesso. Io ho visto e sentito i messaggi che vengono dalle radio premendo per la risposta all'indagine, è una cosa assurda. Un po' di tempo fa ho letto che in Francia c'è stata addirittura una multa nei confronti di radio che facevano questo.
Confermo la notizia, e questi comportamenti sono sanzionati anche negli USA: qualsiasi emittente che menzioni le indagini d'ascolto o solleciti gli ascoltatori a comportamenti verso tali indagini, viene immediatamente squalificata. Questo è quello che succede: ha pagato per essere iscritta e rilevata, viene squalificata. È un codice che a mio parere dovrebbe valere anche da noi.

Speriamo che quello che hai detto arrivi alle orecchie degli editori e che loro si facciano un piccolo mea culpa.
Se la stessa intensità di impegno nel salvare la ricerca telefonica venisse riservata alla ricerca di nuove metodologie più puntuali, elettroniche, multipiattaforma, sarebbe meglio per tutti!

Grazie Claudio, è stato un piacere come sempre, e speriamo di rivederti presto!
Grazie a te, Marco, e spero di essere meno polemico la prossima volta. Un saluto a tutta la comunità di VOCI.fm

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Claudio Astorri: "Promuovere ON AIR l'indagine TER per elemosinare ascolti"

Torna su VOCI.fm il radio specialist Claudio Astorri. Nell'intervista di Marco Picchio si è parlato di un recente articolo di Claudio, pubblicato su Astorri.it, dal titolo "Promuovere ON AIR l'indagine TER per elemosinare ascolti". Buona visione.

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, bentrovati! Eccoci con un ospite che non vedevamo da un po'! È la prima volta nel 2023 che appare su VOCI.fm: Claudio Astorri, benvenuto!
Grazie Marco, è sempre un piacere rivederti e un saluto ovviamente anche a tutta la comunità di VOCI.fm!

Comunità che gradisce sempre le tue interviste! A parte le indagini d'ascolto – e adesso che siamo ad Aprile sappiamo che usciranno a breve nuovi risultati – io seguo il tuo sito e le tue pagine sociale e sono capitato su un tuo articolo dove sei andato giù piuttosto pesante su una situazione (io condivido appieno la tua posizione). Hai intitolato l'articolo “Promuovere on-air l’indagine T.E.R. per elemosinare l'ascolto”. È un verbo un po' forte “elemosinare” non è mai una cosa bella. Ma perché questo? Perché tante radio sia nazionali che locali più o meno grandi hanno preso l'abitudine di dire in onda “se vi chiamano dite che ascoltate noi”. Questo è un problema che riguarda un po' tutte le radio, ci viene imposto un po' dall'alto in realtà ed è una tendenza che interessa anche i network, dicci cosa ne pensi!
Marco, innanzitutto devo ringraziarti per aver segnalato questo articolo agli amici di VOCI.fm perché è stato il più letto del mese di Marzo. Evidentemente ha creato un po' di scompiglio. Non ti nascondo che la parola “elemosinare” è una parola forte, e l'ho utilizzata appositamente non tanto per portare attenzione all'articolo, ma per dare il senso grave di quello che sta accadendo. Non è una parola quindi “strumentale”, bensì “rappresentativa”. Nel dietro le quinte, cosa che non ho scritto nell'articolo, il parere di tanti editori è che il successo enorme di RDS (Radio Dimensione Suono) nella seconda metà dell'anno scorso, in particolare nell'ultimo trimestre, sia dovuto al fatto che quest'emittente nazionale – che peraltro non necessita di spinte particolari – abbia cominciato a usare quest'espressione con i suoi ascoltatori, ovvero: “se vi chiamano da un'indagine di ascolti, dite che ascoltate RDS”. Sembra quindi che non riconoscendo evidentemente a RDS dei meriti sul campo, altri editori abbiano deciso di contrapporre a chi per primo ha beneficiato di questo vantaggio, la stessa ricetta. Addirittura rincarandone la dose, perché nelle radio del gruppo Mediaset ma anche in molte altre, a quel che sento molti conduttori invocano addirittura in nome dell'indagine TER la richiesta agli ascoltatori di esprimere un ascolto totalizzante, di 24 ore, portando gli ascoltatori ad una forma di dichiarazione falsa e ad un'alterazione della stessa indagine. Ecco che di fronte a tutto questo caos il signor Claudio Astorri, un semplice operatore di radio ma professore di università, ha voluto scrivere un articolo...

Sì, un “semplice” operatore, ma abbastanza autorevole!
Questo lo dici tu e te ne ringrazio, ma siamo amici e bisogna far capire alla comunità di VOCI.fm che magari questa amicizia influenza il tuo giudizio. Detto questo, mi sono messo a razionalizzare quello che a me sembra una reazione emotiva, un comportamento veramente negativo per il mezzo radio. Ho spiegato che il primo motivo per cui secondo me non bisogna elemosinare l'ascolto dagli ascoltatori della propria stazione radio è che c'è un decoro della nostra industria e dell'immagine complessiva del mezzo che viene distrutta. Già è imbarazzante che nel 2023 ci sia un'indagine a mezzo telefonico. Inutile ricordare che sul mio blog ci sono articoli e articoli a favore della misurazione elettronica del mezzo con tanto di interviste ai massimi protagonisti nel mondo, e inoltre c'è l'ultima di queste con il direttore delle ricerche che in Gran Bretagna ha effettuato una ibridizzazione tra i diari e la misurazione elettronica. Da questo punto di vista siamo molto indietro, e tutto questo bailamme, questo amplificare il fatto che la radio sia “soggetta” a un sondaggio telefonico – sembra che un'industria che fattura mezzo miliardo di euro dipenda dalle reazioni emotive – depone irrimediabilmente e negativamente presso l'ascoltatore l'immagine della radio. Il secondo motivo è che questa richiesta di dilatare nelle proprie dichiarazioni il tempo d'ascolto altera peraltro il valore stesso della ricerca. Se noi ci comportiamo così in onda, i clienti pubblicitari crederanno di più o di meno ai risultati e alle evidenze di questa ricerca? Sì, frequento persone che lavorano nei centri media, e ho la sensazione che la risposta sia ovvia: la credibilità dell'immagine scende notevolmente, così come la credibilità istituzionale della radio. Lo devono sapere anche i tuoi fruitori di VOCI.fm che la GICOM ha mandato giusto due settimane fa una simpatica raccomandata a TER, dicendo in soldoni: “signori, voi rilevate l'indagine ufficiale d'ascolto del mezzo radio, dovete integrare il mondo della pubblicità, non potete suonarvela e cantarvela da soli”. E non solo, sempre nella raccomandata si sottolinea il fatto che la metodologia deve essere innovata secondo le procedure più innovative disponibili. Non hanno scritto esplicitamente “misurazione elettronica” ma mancava solo quello. Che in questo momento la GICOM ci imponga uno sviluppo e noi difendiamo la ricerca dei Flintstones, non mi sembra che deponga a favore nostro nei rapporti istituzionali in cui io nel 2023 credo ancora. Non penso che davanti all'istituzione ci si debba girare dall'altra parte. Ultimo motivo, non meno importante, c'è un'implicita richiesta di stare attenti a tutte le telefonate – parlo ovviamente anche di quelle dei call-center più sgradevoli – perché “attenzione, fra tutte quelle telefonate potrebbe esserci quella di TER”. È come se noi dicessimo agli ascoltatori di guardare nel cestino, di salutare oltre che la GICOM anche il garante della privacy, di riaprire i cordoni e perdere moltissimo tempo perché forse tra quelle telefonate potrebbe esserci quella di T.E.R. Io sorrido con te, Marco, ma penso che questi motivi siano terribilmente seri. E quindi siccome non ho alcun potere in questa vicenda, ho pensato di scrivere sul mio blog astorri.it, e la sorpresa è che in poche ore questo articolo è diventato il più letto, e non ti dico i commenti! Quasi tutti a favore.

È un tema molto sentito da chi fa radio e dall'ascoltatore stesso. Io ho visto e sentito i messaggi che vengono dalle radio premendo per la risposta all'indagine, è una cosa assurda. Un po' di tempo fa ho letto che in Francia c'è stata addirittura una multa nei confronti di radio che facevano questo.
Confermo la notizia, e questi comportamenti sono sanzionati anche negli USA: qualsiasi emittente che menzioni le indagini d'ascolto o solleciti gli ascoltatori a comportamenti verso tali indagini, viene immediatamente squalificata. Questo è quello che succede: ha pagato per essere iscritta e rilevata, viene squalificata. È un codice che a mio parere dovrebbe valere anche da noi.

Speriamo che quello che hai detto arrivi alle orecchie degli editori e che loro si facciano un piccolo mea culpa.
Se la stessa intensità di impegno nel salvare la ricerca telefonica venisse riservata alla ricerca di nuove metodologie più puntuali, elettroniche, multipiattaforma, sarebbe meglio per tutti!

Grazie Claudio, è stato un piacere come sempre, e speriamo di rivederti presto!
Grazie a te, Marco, e spero di essere meno polemico la prossima volta. Un saluto a tutta la comunità di VOCI.fm

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