Skip to main content

Marco Biondi torna su VOCI.fm

VOCI IN VETRINA

VOCI.fm ADV

ARTICOLO

Torna sul #sitodellevoci il conduttore radiofonico Marco Biondi. In passato voce tra l'altro di Radio Deejay e Radio 105, nella chiacchierata con Marco Picchio ci racconta della sua attuale esperienza con la romana Radio Rock e del suo impegno nella ricerca di giovani talenti musicali. 

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, bentrovati! Salutiamo l'ospite di oggi, che ritrovo con grande piacere dopo un po' di tempo: ciao Marco Biondi!
Ciao Marco e grazie per l'invito! È sempre un piacere.

Tutto è nato dai social, perché Marco Biondi ha condiviso su Facebook il ricordo di un'intervista che avevamo fatto insieme, io ho visto la condivisione e gli ho proposto un'altra intervista. E' sempre bello avere ospite su VOCI.fm una persona come te, che ama la radio, che l'ha fatta per tanto tempo e che la sta facendo ancora! E proprio di questo si parlava all'epoca, di “Radio Rock”, tu eri un po' incerto sull'esito del progetto e invece mi sembra che stia andando proprio bene.
Sì, è partita come un gioco, perché il contatto con “Radio Rock” era avvenuto (ormai un anno fa!) per degli artisti che avevamo sotto contratto e che secondo me e il mio socio Luca Bernardoni di Sorry Mom! potevano essere adatti a Radio Rock; per cui abbiamo chiesto un appuntamento con Emilio Pappagallo e Valerio, il programmatore musicale dell'emittente, per parlare con un paio di band ed organizzare interviste, live, attività dal vivo che Radio Rock fa da tempo nei propri studi, molto belli. Emilio ha colto la palla al balzo e mi ha detto “Marco, ma sei qua a Roma, vieni come ospite domani in diretta?”
E così è stato, ci siamo trovati benissimo fin da subito, anche se io non conoscevo lui e lui non conosceva me personalmente. Dopo alcuni mesi sono tornato a Roma e ovviamente Emilio mi ha proposto di rifare la stessa cosa, e questo ciclo si è ripetuto per tre o quattro volte finché non ci siamo detti “beh, vogliamo far qualcosa?”

E così è iniziata la frequentazione!
Esatto, alla fine abbiamo tirato in ballo dal 31 maggio 2022 le prime sette puntate – che erano un po' di fine stagione, perché a giugno/luglio si chiudeva il palinsesto – ed è stato un primo esperimento che poi si è concretizzato più seriamente a partire da settembre. Ogni lunedì mattina, dalle nove alle dieci, io ed Emilio siamo in onda ed io interferisco nella sua trasmissione “The Rock Show”. Ci vantiamo di essere il programma più ascoltato in quella fascia nell'area romana, e siamo tutti molto contenti.

Le indagini e i numeri parlano chiaro! Ma tu sei in studio adesso?
Io trasmetto dal mio studio di Milano, che di fatto è casa mia, è per metà ufficio e per metà studio. Mi collego con Roma ogni lunedì mattina, e quando invece sono a Roma ovviamente passo per lo studio di “Radio Rock” e trasmettiamo insieme in diretta.

Questa è l'esperienza di “Radio Rock” e dal bilancio si direbbe positiva, no?
Guarda, assolutamente positiva! Come sai io avevo lasciato la radio per qualche anno, poi ho ricominciato nel 2019 con RMC 2, ma da consulente. Nel 2020 ho lavorato con una piccola webradio, dopodiché è arrivata “Radio Rock”. Le altre erano collaborazioni in cui mettevo il cuore, per carità, come in ogni cosa che faccio, ma “Radio Rock” mi ha dato una botta di vita e mi ha fatto capire che avevo trovato quello che cercavo da tanto.

Forse è il rock che ti appassiona in modo particolare.
Vero, ma voglio sfatare il mito di essere un rockettaro: sono anche quello, ma anche tante altre cose, non si riesce ad ingabbiarmi.

So che ascolti molta musica italiana, infatti.
Si, ma ho anche una collezione di vinili jazz, disco music, soul, rap, insomma ascolto quello che mi piace. Al di là dei generi, che restringono un po' la musica come definizioni secondo me. Quello che mi piace della radio è anzitutto la libertà totale di espressione, e “Radio Rock” è veramente “libera”, ed è il motivo per cui l'ho scelta. Anche a livello musicale, ha il rock come visione globale: se io, come è successo una mattina, ho bisogno di mettere i Weather Report, li metto. Se voglio mettere Miles Davis lo posso fare, e cosa c'è di rock in Miles Davis? L'attitudine rock può averla anche chi fa trap, come per esempio Blanco che ce l'aveva eccome, anche se ultimamente si sta un po' standardizzando.

Con me sfondi una porta aperta, io adoro Blanco. Visto che parliamo di musica, tu sei un po' un talent scout con la tua Sorry Mom! Come sta andando questo progetto?
Sta andando molto bene, noi siamo ufficio stampa e management, abbiamo aperto quattro etichette, ci stiamo evolvendo perché siamo una struttura che crede molto nelle collaborazioni, e quando altre strutture lo permettono per noi è oro. Crediamo che solo ragionando come squadra si riesca a vincere: in Italia ci sono tanti talenti di ogni età, e io posso capire il fatto che la discografia che conta punti quasi esclusivamente sui giovani perché il business è lì, però così facendo taglia fuori una fetta di artisti che ha molte belle cose da dire. Noi col rock stiamo avendo soddisfazioni enormi con artisti emergenti – che non significa “giovani” ma “appena formati”. Quando ci svegliamo il venerdì mattina – il venerdì notte ci sono le uscite discografiche – e vediamo che quasi ogni settimana c'è un nostro brano nella playlist editoriale di Spotify e nelle playlist mondiali, allora vuol dire che c'è un grande mercato là fuori, con tanti punti d'arrivo, ed è una soddisfazione.


State facendo un po' quello che una volta le band facevano nei piccoli club per farsi conoscere, e quella era la vita dei gruppi. E' una cosa molto bella, è una missione!
Non ti nascondo che non è così facile; ti ho raccontato i risvolti positivi, ma è chiaro che c'è da lavorare tanto e gestire queste band comporta essere in ballo molte ore al giorno, e per fortuna io ho un socio quindi non devo gestire tutto da solo.

Andiamo un po' sulla sfera privata di Marco Biondi: io ti seguo sui social e vedo che c'è sempre un piatto che gira con un disco sopra, magari rivendi pure qualcosa, adoro vedere che casa tua straborda di tanta musica!
Tu vedi solo un angolo adesso, ma casa mia esplode: a un certo punto ti guardi intorno e dici “forse c'è un po' troppa roba”. Noi che facciamo questo lavoro siamo un po' accumulatori seriali, no? Negli anni ci portiamo a casa di tutto come se non ci fosse un domani, ma quel domani arriva e devi selezionare e scremare, altrimenti non entri più in casa. Ci sono cose che ritengo superflue, belle ma superflue: se hai un disco, un cofanetto, un cd che sta lì da vent'anni e non l'hai mai ascoltato, forse c'è un motivo, forse non è la tua priorità; altro caso, e non esagero, magari ne hai sette o otto copie. Diventa un po' ossessivo, sfocia nella maniacalità di chi colleziona dischi, edizione rimasterizzata, edizione per il quarantesimo anniversario, edizione con gli inediti, e così via. Quando io mi sono accorto di avere otto discografie complete dei Beatles mi sono detto “c'è qualcosa che non va”. È un pochino eccessivo.

Ti trovo bene e sono felice di aver fatto questa chiacchierata, i capelli non ti sono ricresciuti e neanche a me!
Ma sai qual è la cosa bella? “Pettinati” come siamo noi, non si capisce la nostra età. Giusto qualche sera fa mi hanno dato del quarantottenne e ho goduto come un pazzo. Ma sai che quando mi sono rasato a zero per la prima volta – erano gli anni Novanta e stavo ancora a Radio Deejay – io l'ho fatto per fare uno scherzo agli altri, perché avevo i capelli abbastanza lunghi. D'accordo con un ragazzo che lavorava con me – Vito Andreani, un regista che ancora fa cose molto belle – ci siamo dati appuntamento, siamo entrati a fare il nostro lavoro come al solito, poi alle quattro del pomeriggio ci siamo chiusi in bagno, mi ha rasato completamente a zero, e io sono uscito dal bagno facendo finta di niente.

I giovani lo chiamano “farsi la boccia”, ho un amico molto giovane che se l'è fatta in diretta su Instagram addirittura.
La cosa che mi dispiace è che all'epoca non ci fossero i telefonini. Ho cominciato a girare per la sede di Radio Deejay facendo finta di niente, e la gente mi guardava a occhi sgranati come a dire “ma chi è quello lì?!”. La centralinista dell'epoca vedendomi arrivare mi fece “mi scusi, cerca qualcuno? Vuole degli adesivi?”. “Sono Biondi!” le ho detto, e lei: “AH!”

Marco, è stato un grande piacere parlare con te, ci vediamo presto e tanti auguri per i tuoi progetti radiofonici!
Grazie Marco, e un saluto a tutta la community di VOCI.fm
 

Condividi su:

Marco Biondi torna su VOCI.fm

Torna sul #sitodellevoci il conduttore radiofonico Marco Biondi. In passato voce tra l'altro di Radio Deejay e Radio 105, nella chiacchierata con Marco Picchio ci racconta della sua attuale esperienza con la romana Radio Rock e del suo impegno nella ricerca di giovani talenti musicali. 

Intervista realizzata da Marco Picchio


Amici di VOCI.fm, bentrovati! Salutiamo l'ospite di oggi, che ritrovo con grande piacere dopo un po' di tempo: ciao Marco Biondi!
Ciao Marco e grazie per l'invito! È sempre un piacere.

Tutto è nato dai social, perché Marco Biondi ha condiviso su Facebook il ricordo di un'intervista che avevamo fatto insieme, io ho visto la condivisione e gli ho proposto un'altra intervista. E' sempre bello avere ospite su VOCI.fm una persona come te, che ama la radio, che l'ha fatta per tanto tempo e che la sta facendo ancora! E proprio di questo si parlava all'epoca, di “Radio Rock”, tu eri un po' incerto sull'esito del progetto e invece mi sembra che stia andando proprio bene.
Sì, è partita come un gioco, perché il contatto con “Radio Rock” era avvenuto (ormai un anno fa!) per degli artisti che avevamo sotto contratto e che secondo me e il mio socio Luca Bernardoni di Sorry Mom! potevano essere adatti a Radio Rock; per cui abbiamo chiesto un appuntamento con Emilio Pappagallo e Valerio, il programmatore musicale dell'emittente, per parlare con un paio di band ed organizzare interviste, live, attività dal vivo che Radio Rock fa da tempo nei propri studi, molto belli. Emilio ha colto la palla al balzo e mi ha detto “Marco, ma sei qua a Roma, vieni come ospite domani in diretta?”
E così è stato, ci siamo trovati benissimo fin da subito, anche se io non conoscevo lui e lui non conosceva me personalmente. Dopo alcuni mesi sono tornato a Roma e ovviamente Emilio mi ha proposto di rifare la stessa cosa, e questo ciclo si è ripetuto per tre o quattro volte finché non ci siamo detti “beh, vogliamo far qualcosa?”

E così è iniziata la frequentazione!
Esatto, alla fine abbiamo tirato in ballo dal 31 maggio 2022 le prime sette puntate – che erano un po' di fine stagione, perché a giugno/luglio si chiudeva il palinsesto – ed è stato un primo esperimento che poi si è concretizzato più seriamente a partire da settembre. Ogni lunedì mattina, dalle nove alle dieci, io ed Emilio siamo in onda ed io interferisco nella sua trasmissione “The Rock Show”. Ci vantiamo di essere il programma più ascoltato in quella fascia nell'area romana, e siamo tutti molto contenti.

Le indagini e i numeri parlano chiaro! Ma tu sei in studio adesso?
Io trasmetto dal mio studio di Milano, che di fatto è casa mia, è per metà ufficio e per metà studio. Mi collego con Roma ogni lunedì mattina, e quando invece sono a Roma ovviamente passo per lo studio di “Radio Rock” e trasmettiamo insieme in diretta.

Questa è l'esperienza di “Radio Rock” e dal bilancio si direbbe positiva, no?
Guarda, assolutamente positiva! Come sai io avevo lasciato la radio per qualche anno, poi ho ricominciato nel 2019 con RMC 2, ma da consulente. Nel 2020 ho lavorato con una piccola webradio, dopodiché è arrivata “Radio Rock”. Le altre erano collaborazioni in cui mettevo il cuore, per carità, come in ogni cosa che faccio, ma “Radio Rock” mi ha dato una botta di vita e mi ha fatto capire che avevo trovato quello che cercavo da tanto.

Forse è il rock che ti appassiona in modo particolare.
Vero, ma voglio sfatare il mito di essere un rockettaro: sono anche quello, ma anche tante altre cose, non si riesce ad ingabbiarmi.

So che ascolti molta musica italiana, infatti.
Si, ma ho anche una collezione di vinili jazz, disco music, soul, rap, insomma ascolto quello che mi piace. Al di là dei generi, che restringono un po' la musica come definizioni secondo me. Quello che mi piace della radio è anzitutto la libertà totale di espressione, e “Radio Rock” è veramente “libera”, ed è il motivo per cui l'ho scelta. Anche a livello musicale, ha il rock come visione globale: se io, come è successo una mattina, ho bisogno di mettere i Weather Report, li metto. Se voglio mettere Miles Davis lo posso fare, e cosa c'è di rock in Miles Davis? L'attitudine rock può averla anche chi fa trap, come per esempio Blanco che ce l'aveva eccome, anche se ultimamente si sta un po' standardizzando.

Con me sfondi una porta aperta, io adoro Blanco. Visto che parliamo di musica, tu sei un po' un talent scout con la tua Sorry Mom! Come sta andando questo progetto?
Sta andando molto bene, noi siamo ufficio stampa e management, abbiamo aperto quattro etichette, ci stiamo evolvendo perché siamo una struttura che crede molto nelle collaborazioni, e quando altre strutture lo permettono per noi è oro. Crediamo che solo ragionando come squadra si riesca a vincere: in Italia ci sono tanti talenti di ogni età, e io posso capire il fatto che la discografia che conta punti quasi esclusivamente sui giovani perché il business è lì, però così facendo taglia fuori una fetta di artisti che ha molte belle cose da dire. Noi col rock stiamo avendo soddisfazioni enormi con artisti emergenti – che non significa “giovani” ma “appena formati”. Quando ci svegliamo il venerdì mattina – il venerdì notte ci sono le uscite discografiche – e vediamo che quasi ogni settimana c'è un nostro brano nella playlist editoriale di Spotify e nelle playlist mondiali, allora vuol dire che c'è un grande mercato là fuori, con tanti punti d'arrivo, ed è una soddisfazione.


State facendo un po' quello che una volta le band facevano nei piccoli club per farsi conoscere, e quella era la vita dei gruppi. E' una cosa molto bella, è una missione!
Non ti nascondo che non è così facile; ti ho raccontato i risvolti positivi, ma è chiaro che c'è da lavorare tanto e gestire queste band comporta essere in ballo molte ore al giorno, e per fortuna io ho un socio quindi non devo gestire tutto da solo.

Andiamo un po' sulla sfera privata di Marco Biondi: io ti seguo sui social e vedo che c'è sempre un piatto che gira con un disco sopra, magari rivendi pure qualcosa, adoro vedere che casa tua straborda di tanta musica!
Tu vedi solo un angolo adesso, ma casa mia esplode: a un certo punto ti guardi intorno e dici “forse c'è un po' troppa roba”. Noi che facciamo questo lavoro siamo un po' accumulatori seriali, no? Negli anni ci portiamo a casa di tutto come se non ci fosse un domani, ma quel domani arriva e devi selezionare e scremare, altrimenti non entri più in casa. Ci sono cose che ritengo superflue, belle ma superflue: se hai un disco, un cofanetto, un cd che sta lì da vent'anni e non l'hai mai ascoltato, forse c'è un motivo, forse non è la tua priorità; altro caso, e non esagero, magari ne hai sette o otto copie. Diventa un po' ossessivo, sfocia nella maniacalità di chi colleziona dischi, edizione rimasterizzata, edizione per il quarantesimo anniversario, edizione con gli inediti, e così via. Quando io mi sono accorto di avere otto discografie complete dei Beatles mi sono detto “c'è qualcosa che non va”. È un pochino eccessivo.

Ti trovo bene e sono felice di aver fatto questa chiacchierata, i capelli non ti sono ricresciuti e neanche a me!
Ma sai qual è la cosa bella? “Pettinati” come siamo noi, non si capisce la nostra età. Giusto qualche sera fa mi hanno dato del quarantottenne e ho goduto come un pazzo. Ma sai che quando mi sono rasato a zero per la prima volta – erano gli anni Novanta e stavo ancora a Radio Deejay – io l'ho fatto per fare uno scherzo agli altri, perché avevo i capelli abbastanza lunghi. D'accordo con un ragazzo che lavorava con me – Vito Andreani, un regista che ancora fa cose molto belle – ci siamo dati appuntamento, siamo entrati a fare il nostro lavoro come al solito, poi alle quattro del pomeriggio ci siamo chiusi in bagno, mi ha rasato completamente a zero, e io sono uscito dal bagno facendo finta di niente.

I giovani lo chiamano “farsi la boccia”, ho un amico molto giovane che se l'è fatta in diretta su Instagram addirittura.
La cosa che mi dispiace è che all'epoca non ci fossero i telefonini. Ho cominciato a girare per la sede di Radio Deejay facendo finta di niente, e la gente mi guardava a occhi sgranati come a dire “ma chi è quello lì?!”. La centralinista dell'epoca vedendomi arrivare mi fece “mi scusi, cerca qualcuno? Vuole degli adesivi?”. “Sono Biondi!” le ho detto, e lei: “AH!”

Marco, è stato un grande piacere parlare con te, ci vediamo presto e tanti auguri per i tuoi progetti radiofonici!
Grazie Marco, e un saluto a tutta la community di VOCI.fm
 

Condividi su: