Emilio Pappagallo: direttore artistico e voce di Radio Rock su VOCI.fm
ARTICOLO
Ospite del #sitodellevoci Emilio Pappagallo, direttore artistico e conduttore della romana Radio Rock intervistato da Marco Picchio. Innovativa nella conduzione, nei contenuti e nelle scelte musicali, l'emittente non teme i suoi due competitor nazionali.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm, bentrovati! Saluto subito il nostro ospite, Emilio Pappagallo di “Radio Rock”, da Roma!
Grazie, Marco e buongiorno a tutti!
Pappagallo! È il tuo cognome reale, vero?
Assolutamente sì, e infatti ci sono legato perché io porto il nome di mio nonno che era uno speaker radiofonico nonché conduttore televisivo in RAI e ho voluto mantenerlo anche perché è molto facile da ricordare.
Emilio, tu conduci il Morning Show di “Radio Rock”, un programma molto seguito, insieme a Paniconi, Tirocchi e il lunedì anche Marco Biondi!
Oltre a fare la direzione artistica della radio, conduco da 21 anni ormai questo Morning Show; sei anni fa la squadra si è arricchita con Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi che erano già una coppia ben consolidata a teatro, quindi nelle due delle tre ore del Morning Show loro condividono con me il microfono, facendo una cosa molto simpatica e leggera per aiutare le persone bloccate nel traffico della capitale. Nell'ultima ora sono da solo e faccio approfondimenti e interviste; il lunedì ho appuntamento fisso con Marco Biondi, lui da Milano e io da Roma.
Io sono in Umbria e a volte vi ascolto in DAB: dove arrivate adesso, vi state espandendo?
Abbiamo fatto un investimento sul DAB perché, oltre alla presenza storica dell'FM nel Lazio (Roma, Viterbo, Rieti), abbiamo voluto portare il nostro segnale in alcuni dei principali centri d'Italia, Milano e gran parte della Lombardia, a Torino e Cuneo e relative province, tutta la Liguria l'Umbria, dove sono contento di poter dire che abbiamo una copertura davvero capillare. Il DAB permette una presenza importante nelle autovetture ma sicuramente anche dei costi ridimensionati rispetto all'FM. È un progetto legato a Roma perché è la nostra base di partenza, ma è un progetto che per i numeri che ha noi crediamo possa essere nazionale e internazionale, e quindi da espandere.
“Radio Rock” la conosco da una vita, ma di questo volevo parlare: i vostri numeri. Dalle ultime indagini risulta che il Morning Show, per esempio, stia andando non bene, di più!
Sì, siamo molto contenti dei numeri ma sperando di non sembrare retorici, siamo più legati al progetto, anche se i numeri ci permettono di vendere pubblicità e di sostenerci. Abbiamo un feedback molto forte e particolare da parte degli ascoltatori, che ci scrivono e seguono; siamo probabilmente una delle radio più partecipate in Italia e questo ci fa capire che il nostro modello funziona. Al tempo stesso la nostra è una radio che ha quasi quarant'anni di storia (siamo nati nel 1984) e ha costruito una roccaforte da circa 150.000 ascoltatori al giorno su Roma e provincia, ma che sta cominciando a ottenere buoni risultati anche nelle zone raggiunte col DAB e con lo streaming.
Musicalmente potremmo dire che le vostre principali concorrenti siano le nazionali “Virgin Radio” e “Radiofreccia”, perché in Italia non ci sono molte radio rock-oriented, però a livello di contenuti siete molto particolari e grazie a questo riuscite ad agganciare la gente. Qual è il segreto?
La scommessa che sotto la mia direzione si è fatta, da una decina d'anni, è quella di dire “perché una radio che si chiama Radio Rock – con il background della grande musica rock del presente e del passato italiana e internazionale – non può parlare anche di cose non strettamente legate alla musica? Parlare di contenuti importanti, sociali, interviste a politici, attori?”. Insomma, l'idea di una radio come quelle in America, dove la musica si accompagna a contenuti vari che non siano solo musica. Questo è quello che ci differenzia di più dai nostri competitor, che hanno fatto la scelta – rispettabilissima ma che io non ho mai fatto mistero di non condividere – di non passare la musica rock italiana, che invece a parer mio è molto interessante e piena di cose da promuovere, e inoltre di non avere contenuti come i nostri.
La scelta della musica italiana secondo me vi pagherà; all'estero si pensa che in Italia non si possa fare rock, e in realtà è tutto il contrario, abbiamo molti esempi e voi li appoggiate.
Sai, penso che la musica – per chi ne è appassionato – non debba avere confini; noi che siamo italiani non possiamo snobbare la musica italiana. Ovviamente cerchiamo di fare una valutazione sulla base della qualità – umilmente e soggettivamente – scegliendo quel che riteniamo possa essere valido. A differenza delle radio citate, forse cerchiamo di mantenere una visione di ricerca musicale, che non significa non passare i grandi classici, però significa passare anche brani rock un po' particolari e ricercati, sempre rock ma a 360°, anche perché per noi il rock non è solo un genere musicale ma un modo di intendere la musica e la vita: apertura di orizzonti, il rifiuto delle limitazioni. Rock, non solo in termini tecnici ma anche nella concezione dell'abbattimento dei muri.
Anche Marco Biondi è uno che ascolta la musica a 360°, ne abbiamo parlato, e forse per questo vi siete trovati.
Tra me e Marco si è formato un bel filo, anche se siamo lontani. Condividiamo filosofia e approccio di vita, come se avessimo sempre lavorato insieme, siamo persone molto curiose musicalmente e, per carità, se si ama la musica si può avere un genere di riferimento, qualcosa con cui si è cresciuto, una certa scena, concerti, però la passione per la musica porta anche la curiosità di trovare cose diverse e l'ho riscontrata in Marco Biondi. Io sono come lui, e anche quando ci confrontiamo giornalmente ci troviamo su ogni cosa.
Una domanda di pura curiosità: il limite. Dove vi spingete?
Dipende: “Radio Rock” rimane uno dei pochi esempi in Italia di radio che pur raggiungendo numeri da mainstream mantiene un approccio da radio libera. Ogni speaker è libero di passare la tua musica, come negli anni Ottanta; facciamo riunioni per darci una linea generale, vengono proposte novità e si sceglie insieme, ma all'interno dei singoli spazi ogni conduttore è libero di mettere quel che vuole. Perché no, a me piace fare provocazioni musicali, dire “questa cosa tecnicamente non ci dovrebbe stare su Radio Rock”. C'è chi ha passato Cesare Cremonini, o artisti della scena rap e hip-hop come Salmo e Marracash; non è il genere musicale a fare la differenza quanto l'attitudine specifica di ogni singolo artista, che cerchiamo di ascoltare sempre con grande rispetto e attenzione.
Custodite gelosamente questa chiave vincente, che fa ritrovare la radio vera e che secondo me potrebbe avere un forte impatto a livello nazionale. Complimenti per la vostra scelta.
Grazie mille, Marco, e spero che sarà apprezzata da un pubblico sempre maggiore.
Grazie a te per questa chiacchierata su VOCI.fm, che come sai benissimo è una comunità di migliaia di iscritti che fanno da professionisti o curiosi questo tipo di attività, e che potranno trarre insegnamenti da questa intervista. Emilio, grazie ancora!
Grazie a voi e ciao a tutti!
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Emilio Pappagallo: direttore artistico e voce di Radio Rock su VOCI.fm
Ospite del #sitodellevoci Emilio Pappagallo, direttore artistico e conduttore della romana Radio Rock intervistato da Marco Picchio. Innovativa nella conduzione, nei contenuti e nelle scelte musicali, l'emittente non teme i suoi due competitor nazionali.
Intervista realizzata da Marco Picchio
Amici di VOCI.fm, bentrovati! Saluto subito il nostro ospite, Emilio Pappagallo di “Radio Rock”, da Roma!
Grazie, Marco e buongiorno a tutti!
Pappagallo! È il tuo cognome reale, vero?
Assolutamente sì, e infatti ci sono legato perché io porto il nome di mio nonno che era uno speaker radiofonico nonché conduttore televisivo in RAI e ho voluto mantenerlo anche perché è molto facile da ricordare.
Emilio, tu conduci il Morning Show di “Radio Rock”, un programma molto seguito, insieme a Paniconi, Tirocchi e il lunedì anche Marco Biondi!
Oltre a fare la direzione artistica della radio, conduco da 21 anni ormai questo Morning Show; sei anni fa la squadra si è arricchita con Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi che erano già una coppia ben consolidata a teatro, quindi nelle due delle tre ore del Morning Show loro condividono con me il microfono, facendo una cosa molto simpatica e leggera per aiutare le persone bloccate nel traffico della capitale. Nell'ultima ora sono da solo e faccio approfondimenti e interviste; il lunedì ho appuntamento fisso con Marco Biondi, lui da Milano e io da Roma.
Io sono in Umbria e a volte vi ascolto in DAB: dove arrivate adesso, vi state espandendo?
Abbiamo fatto un investimento sul DAB perché, oltre alla presenza storica dell'FM nel Lazio (Roma, Viterbo, Rieti), abbiamo voluto portare il nostro segnale in alcuni dei principali centri d'Italia, Milano e gran parte della Lombardia, a Torino e Cuneo e relative province, tutta la Liguria l'Umbria, dove sono contento di poter dire che abbiamo una copertura davvero capillare. Il DAB permette una presenza importante nelle autovetture ma sicuramente anche dei costi ridimensionati rispetto all'FM. È un progetto legato a Roma perché è la nostra base di partenza, ma è un progetto che per i numeri che ha noi crediamo possa essere nazionale e internazionale, e quindi da espandere.
“Radio Rock” la conosco da una vita, ma di questo volevo parlare: i vostri numeri. Dalle ultime indagini risulta che il Morning Show, per esempio, stia andando non bene, di più!
Sì, siamo molto contenti dei numeri ma sperando di non sembrare retorici, siamo più legati al progetto, anche se i numeri ci permettono di vendere pubblicità e di sostenerci. Abbiamo un feedback molto forte e particolare da parte degli ascoltatori, che ci scrivono e seguono; siamo probabilmente una delle radio più partecipate in Italia e questo ci fa capire che il nostro modello funziona. Al tempo stesso la nostra è una radio che ha quasi quarant'anni di storia (siamo nati nel 1984) e ha costruito una roccaforte da circa 150.000 ascoltatori al giorno su Roma e provincia, ma che sta cominciando a ottenere buoni risultati anche nelle zone raggiunte col DAB e con lo streaming.
Musicalmente potremmo dire che le vostre principali concorrenti siano le nazionali “Virgin Radio” e “Radiofreccia”, perché in Italia non ci sono molte radio rock-oriented, però a livello di contenuti siete molto particolari e grazie a questo riuscite ad agganciare la gente. Qual è il segreto?
La scommessa che sotto la mia direzione si è fatta, da una decina d'anni, è quella di dire “perché una radio che si chiama Radio Rock – con il background della grande musica rock del presente e del passato italiana e internazionale – non può parlare anche di cose non strettamente legate alla musica? Parlare di contenuti importanti, sociali, interviste a politici, attori?”. Insomma, l'idea di una radio come quelle in America, dove la musica si accompagna a contenuti vari che non siano solo musica. Questo è quello che ci differenzia di più dai nostri competitor, che hanno fatto la scelta – rispettabilissima ma che io non ho mai fatto mistero di non condividere – di non passare la musica rock italiana, che invece a parer mio è molto interessante e piena di cose da promuovere, e inoltre di non avere contenuti come i nostri.
La scelta della musica italiana secondo me vi pagherà; all'estero si pensa che in Italia non si possa fare rock, e in realtà è tutto il contrario, abbiamo molti esempi e voi li appoggiate.
Sai, penso che la musica – per chi ne è appassionato – non debba avere confini; noi che siamo italiani non possiamo snobbare la musica italiana. Ovviamente cerchiamo di fare una valutazione sulla base della qualità – umilmente e soggettivamente – scegliendo quel che riteniamo possa essere valido. A differenza delle radio citate, forse cerchiamo di mantenere una visione di ricerca musicale, che non significa non passare i grandi classici, però significa passare anche brani rock un po' particolari e ricercati, sempre rock ma a 360°, anche perché per noi il rock non è solo un genere musicale ma un modo di intendere la musica e la vita: apertura di orizzonti, il rifiuto delle limitazioni. Rock, non solo in termini tecnici ma anche nella concezione dell'abbattimento dei muri.
Anche Marco Biondi è uno che ascolta la musica a 360°, ne abbiamo parlato, e forse per questo vi siete trovati.
Tra me e Marco si è formato un bel filo, anche se siamo lontani. Condividiamo filosofia e approccio di vita, come se avessimo sempre lavorato insieme, siamo persone molto curiose musicalmente e, per carità, se si ama la musica si può avere un genere di riferimento, qualcosa con cui si è cresciuto, una certa scena, concerti, però la passione per la musica porta anche la curiosità di trovare cose diverse e l'ho riscontrata in Marco Biondi. Io sono come lui, e anche quando ci confrontiamo giornalmente ci troviamo su ogni cosa.
Una domanda di pura curiosità: il limite. Dove vi spingete?
Dipende: “Radio Rock” rimane uno dei pochi esempi in Italia di radio che pur raggiungendo numeri da mainstream mantiene un approccio da radio libera. Ogni speaker è libero di passare la tua musica, come negli anni Ottanta; facciamo riunioni per darci una linea generale, vengono proposte novità e si sceglie insieme, ma all'interno dei singoli spazi ogni conduttore è libero di mettere quel che vuole. Perché no, a me piace fare provocazioni musicali, dire “questa cosa tecnicamente non ci dovrebbe stare su Radio Rock”. C'è chi ha passato Cesare Cremonini, o artisti della scena rap e hip-hop come Salmo e Marracash; non è il genere musicale a fare la differenza quanto l'attitudine specifica di ogni singolo artista, che cerchiamo di ascoltare sempre con grande rispetto e attenzione.
Custodite gelosamente questa chiave vincente, che fa ritrovare la radio vera e che secondo me potrebbe avere un forte impatto a livello nazionale. Complimenti per la vostra scelta.
Grazie mille, Marco, e spero che sarà apprezzata da un pubblico sempre maggiore.
Grazie a te per questa chiacchierata su VOCI.fm, che come sai benissimo è una comunità di migliaia di iscritti che fanno da professionisti o curiosi questo tipo di attività, e che potranno trarre insegnamenti da questa intervista. Emilio, grazie ancora!
Grazie a voi e ciao a tutti!











