Francesca Zanni su VOCI.fm dal Festival del Podcasting 2023
ARTICOLO
Al Festival del Podcasting di Milano, Francesca Zanni ha presentato il podcast di inchiesta “Cento giorni dopo”. Patrizia Simonetti l’ha videointervistata per VOCI.fm
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
Ancora un podcast di inchiesta al Festival del Podcasting di Milano. Si intitola “Cento giorni dopo - Il Caso Amedeo Damiano” ed è stato presentato dall’autrice e conduttrice Francesca Zanni, vincitrice lo scorso anno del Pod24 con “Rumore. Il caso di Federico Aldrovandi” come miglior podcast di inchiesta e i premi “Indie Narrazione” e “Podcast Indie dell’anno” agli Italian Podcast Awards 2023. Giornalista pubblicista, freelance nel mondo dell’editoria e podcaster, Francesca Zanni ha esordito nel mondo del podcasting nel 2020 con “Irrisolti. I misteri del crimine”. Ha realizzato due podcast per Zanichelli Editore e uno per Sardegna Ricerche. “Cento giorni dopo - Il caso Amedeo Damiano”, realizzato con Enrico Bergianti, è il suo primo podcast per Radio 24.
Amedeo Damiano era il presidente dell’USSL di Saluzzo in provincia di Cuneo. Gli hanno sparato la sera del 24 marzo 1987 nell’androne del suo palazzo. Volevano gambizzarlo, diranno poi le indagini, ma l’uomo morì in ospedale cento giorni dopo per gravi complicazioni. Un amministratore pubblico integerrimo che aveva aperto un’indagine interna all’Ospedale di Saluzzo a tutela dei pazienti e in relazione a comportamenti scorretti. Il suo omicidio ha dato vita ad una lunga vicenda giudiziaria che però ha fornito solo risposte parziali. Nel 2020 il nome di Amedeo Damiani è stato aggiunto alla lista delle vittime innocenti di mafia di Libera, anche grazie all’attività di Giovanni Damiano, uno dei quattro figli di Amedeo. “Una storia meno conosciuta ma altrettanto pesante dal punto di vista emotivo - ci racconta Francesca Zanni nella nostra video intervista - un caso di mafia al nord rimasto in parte insoluto. I cento giorni del titolo sono quelli che passano dall’agguato alla morte per le lesioni subite, nel corso dei quali dal punto di vista delle indagini succede poco o niente”.
Poi ci spiega così la scelta del podcast: “Il podcast è un mezzo ottimo per fare inchiesta perché permette di avere dei tempi e delle modalità che consentono di ascoltare vicende complesse come questa direttamente dalle voci dei protagonisti, e di assorbire tramite l’audio, quindi le voci e anche le musiche, quelle originali di Francesco Imbriaco, una storia così difficile e complicata. Il podcast è il mio mezzo preferito per raccontare le inchieste che svolgo e credo che ci sia una gran futuro dal punto di vista dell’audio per il giornalismo e le inchieste”. Infine sull’attenzione della voce e del tono in podcast come questi, spiega: “Non sono un’attrice o una persona che studia dizione, sono una giornalista e spesso ricevo anche delle critiche per il mio tono poco teatrale. Ma io ho un metodo molto mio per realizzare i podcast che spero possa comunque piacere. Per rispetto nei confronti delle vittime, che per me è sempre la cosa fondamentale, cerco appositamente di utilizzare un tono poco teatrale, quanto piuttosto serio e giornalistico”.
(Foto di Angelo Costanzo)
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Al Festival del Podcasting di Milano, Francesca Zanni ha presentato il podcast di inchiesta “Cento giorni dopo”. Patrizia Simonetti l’ha videointervistata per VOCI.fm
Intervista realizzata da Patrizia Simonetti
Ancora un podcast di inchiesta al Festival del Podcasting di Milano. Si intitola “Cento giorni dopo - Il Caso Amedeo Damiano” ed è stato presentato dall’autrice e conduttrice Francesca Zanni, vincitrice lo scorso anno del Pod24 con “Rumore. Il caso di Federico Aldrovandi” come miglior podcast di inchiesta e i premi “Indie Narrazione” e “Podcast Indie dell’anno” agli Italian Podcast Awards 2023. Giornalista pubblicista, freelance nel mondo dell’editoria e podcaster, Francesca Zanni ha esordito nel mondo del podcasting nel 2020 con “Irrisolti. I misteri del crimine”. Ha realizzato due podcast per Zanichelli Editore e uno per Sardegna Ricerche. “Cento giorni dopo - Il caso Amedeo Damiano”, realizzato con Enrico Bergianti, è il suo primo podcast per Radio 24.
Amedeo Damiano era il presidente dell’USSL di Saluzzo in provincia di Cuneo. Gli hanno sparato la sera del 24 marzo 1987 nell’androne del suo palazzo. Volevano gambizzarlo, diranno poi le indagini, ma l’uomo morì in ospedale cento giorni dopo per gravi complicazioni. Un amministratore pubblico integerrimo che aveva aperto un’indagine interna all’Ospedale di Saluzzo a tutela dei pazienti e in relazione a comportamenti scorretti. Il suo omicidio ha dato vita ad una lunga vicenda giudiziaria che però ha fornito solo risposte parziali. Nel 2020 il nome di Amedeo Damiani è stato aggiunto alla lista delle vittime innocenti di mafia di Libera, anche grazie all’attività di Giovanni Damiano, uno dei quattro figli di Amedeo. “Una storia meno conosciuta ma altrettanto pesante dal punto di vista emotivo - ci racconta Francesca Zanni nella nostra video intervista - un caso di mafia al nord rimasto in parte insoluto. I cento giorni del titolo sono quelli che passano dall’agguato alla morte per le lesioni subite, nel corso dei quali dal punto di vista delle indagini succede poco o niente”.
Poi ci spiega così la scelta del podcast: “Il podcast è un mezzo ottimo per fare inchiesta perché permette di avere dei tempi e delle modalità che consentono di ascoltare vicende complesse come questa direttamente dalle voci dei protagonisti, e di assorbire tramite l’audio, quindi le voci e anche le musiche, quelle originali di Francesco Imbriaco, una storia così difficile e complicata. Il podcast è il mio mezzo preferito per raccontare le inchieste che svolgo e credo che ci sia una gran futuro dal punto di vista dell’audio per il giornalismo e le inchieste”. Infine sull’attenzione della voce e del tono in podcast come questi, spiega: “Non sono un’attrice o una persona che studia dizione, sono una giornalista e spesso ricevo anche delle critiche per il mio tono poco teatrale. Ma io ho un metodo molto mio per realizzare i podcast che spero possa comunque piacere. Per rispetto nei confronti delle vittime, che per me è sempre la cosa fondamentale, cerco appositamente di utilizzare un tono poco teatrale, quanto piuttosto serio e giornalistico”.
(Foto di Angelo Costanzo)











