Emanuela Rossi su VOCI.fm da "Voci nell'Ombra 2023"
ARTICOLO
"Voci nell'Ombra 2023": la doppiatrice Emanuela Rossi, premiata come “Miglior Voce Femminile” per il doppiaggio di Cate Blanchett in “Tar”. Ecco la videointervista per VOCI.fm
Intervista realizzata da Barbara Kal
Su VOCI.fm siamo al festival “Voci nell'Ombra” e incontriamo Emanuela Rossi, premiata come “Miglior Voce Femminile” per il doppiaggio di Cate Blanchett in “Tar”. Emanuela, come si arriva ad essere un doppiatore?
Io ho iniziato seguendo mio fratello più grande, che da bambino doppiava spesso dei ruoli. Andavo in sala con lui ed ero affascinata da questo mondo. Sentivo parlare in una lingua straniera e poi a un certo punto il muto, e poi la battuta in italiano. Così, fatalità, successe che un giorno il direttore del doppiaggio mi chiese di recitare una piccola parte, chiedendomi se già avevo avuto altre esperienze al leggio. Io lo guardai e risposi di si, mentendo spudoratamente. Tutto è iniziato da lì, con una piccola bugia.
Che però ha portato degli ottimi risultati. E se tu dovessi consigliare un giovane che vuole avvicinarsi a questo mestiere, che cosa gli diresti di fare (o di non fare)?
Negli ultimi anni sono sorte tantissime scuole di doppiaggio che insegnano il doppiaggio da un punto di vista molto “tecnico”. Molti però dimenticano che in realtà per fare questo lavoro ci vuole una preparazione attoriale, per cui consiglierei innanzitutto di seguire un corso di teatro, recitazione, dizione... per poi arrivare ad apprendere la tecnica del doppiaggio. Anche perché questa come specializzazione è la più difficile di tutte, quindi serve talento e non basta solo possedere una bella voce. Fare il doppiatore è più difficile di fare l'attore perché bisogna incollarsi ad un personaggio, ad un attore che non sei tu. Infatti, c'è un lavoro già fatto che devi seguire con grande umiltà, ti devi proprio mettere al servizio di quell'attore. E non è facile restituire tutte le emozioni stando fermi in una sala al buio, molto spesso lavorando da solo, senza neanche il supporto del partner con cui magari devi recitare la scena. Insomma... è abbastanza inquietante, anche un pò schizofrenico, per cui devi avere una buona preparazione tecnica che però non deve andare a discapito dell'interpretazione.
A proposito di interpretazione, qual è stato il ruolo e quindi il doppiaggio più complicato per te?
Beh, insomma, dovrei andare a scandagliare i miei 50 anni di carriera. Indubbiamente ci sono tanti film in cui io mi sono divertita. Per esempio, il film di Mel Brooks che si intitolava “Balle Spaziali”, una sorta di parodia di “Guerre Stellari”; lì il direttore Manlio De Angelis, un grande, ebbe quest'idea di farmi fare due personaggi, per uno dei quali imitavo Tina Lattanzi, che era una vecchia doppiatrice degli anni ruggenti che doppiava Rita Hayworth, con uno stile caratteristico. Poi ne ho fatti tanti di ruoli difficili, anche l'ultimo “Tar”, molto impegnativo se non altro perché ho dovuto parlare in tedesco... che per noi italiani non è proprio una lingua così semplice. Ho anche doppiato una sordomuta, anni fa.
Questa è la grandiosità del doppiaggio. Sei già in procinto di fare nuovi personaggi, nuovi ruoli?
Sto preparando uno spettacolo in teatro, dell'autore e regista Angelo Longoni e sarò in scena da metà Febbraio 2024 con mio marito Francesco Pannofino e mio figlio Andrea Pannofino. È una nuova sfida.
Sono sicura che andrà benissimo. Grazie di essere stata su VOCI.fm
Grazie a voi, saluto tutti gli amici di VOCI.fm
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Intervista realizzata da Barbara Kal
Su VOCI.fm siamo al festival “Voci nell'Ombra” e incontriamo Emanuela Rossi, premiata come “Miglior Voce Femminile” per il doppiaggio di Cate Blanchett in “Tar”. Emanuela, come si arriva ad essere un doppiatore?
Io ho iniziato seguendo mio fratello più grande, che da bambino doppiava spesso dei ruoli. Andavo in sala con lui ed ero affascinata da questo mondo. Sentivo parlare in una lingua straniera e poi a un certo punto il muto, e poi la battuta in italiano. Così, fatalità, successe che un giorno il direttore del doppiaggio mi chiese di recitare una piccola parte, chiedendomi se già avevo avuto altre esperienze al leggio. Io lo guardai e risposi di si, mentendo spudoratamente. Tutto è iniziato da lì, con una piccola bugia.
Che però ha portato degli ottimi risultati. E se tu dovessi consigliare un giovane che vuole avvicinarsi a questo mestiere, che cosa gli diresti di fare (o di non fare)?
Negli ultimi anni sono sorte tantissime scuole di doppiaggio che insegnano il doppiaggio da un punto di vista molto “tecnico”. Molti però dimenticano che in realtà per fare questo lavoro ci vuole una preparazione attoriale, per cui consiglierei innanzitutto di seguire un corso di teatro, recitazione, dizione... per poi arrivare ad apprendere la tecnica del doppiaggio. Anche perché questa come specializzazione è la più difficile di tutte, quindi serve talento e non basta solo possedere una bella voce. Fare il doppiatore è più difficile di fare l'attore perché bisogna incollarsi ad un personaggio, ad un attore che non sei tu. Infatti, c'è un lavoro già fatto che devi seguire con grande umiltà, ti devi proprio mettere al servizio di quell'attore. E non è facile restituire tutte le emozioni stando fermi in una sala al buio, molto spesso lavorando da solo, senza neanche il supporto del partner con cui magari devi recitare la scena. Insomma... è abbastanza inquietante, anche un pò schizofrenico, per cui devi avere una buona preparazione tecnica che però non deve andare a discapito dell'interpretazione.
A proposito di interpretazione, qual è stato il ruolo e quindi il doppiaggio più complicato per te?
Beh, insomma, dovrei andare a scandagliare i miei 50 anni di carriera. Indubbiamente ci sono tanti film in cui io mi sono divertita. Per esempio, il film di Mel Brooks che si intitolava “Balle Spaziali”, una sorta di parodia di “Guerre Stellari”; lì il direttore Manlio De Angelis, un grande, ebbe quest'idea di farmi fare due personaggi, per uno dei quali imitavo Tina Lattanzi, che era una vecchia doppiatrice degli anni ruggenti che doppiava Rita Hayworth, con uno stile caratteristico. Poi ne ho fatti tanti di ruoli difficili, anche l'ultimo “Tar”, molto impegnativo se non altro perché ho dovuto parlare in tedesco... che per noi italiani non è proprio una lingua così semplice. Ho anche doppiato una sordomuta, anni fa.
Questa è la grandiosità del doppiaggio. Sei già in procinto di fare nuovi personaggi, nuovi ruoli?
Sto preparando uno spettacolo in teatro, dell'autore e regista Angelo Longoni e sarò in scena da metà Febbraio 2024 con mio marito Francesco Pannofino e mio figlio Andrea Pannofino. È una nuova sfida.
Sono sicura che andrà benissimo. Grazie di essere stata su VOCI.fm
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